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Alessandro Manzoni

Alessandro Manzoni fece parte della prima generazione romantica, nata nel’700 e quindi cresciuta nell’età napoleonica, della Rivoluzione Francese, della Restaurazione, del Risorgimento e di Roma capitale. Nacque a Milano nel 1785, dove visse da piccolo con il padre conte Pietro Manzoni, vecchio conservatore di privilegi sorpassati e la madre Giulia Becca-ria (figlia di Cesare Beccaria autore “Dei delitti e delle pene”) più giovane del marito e anche più attiva dal punto di vi-sta culturale. Separatisi ben presto i genitori, il Manzoni trascorre i primi anni della sua adolescenza sino al 1801 presso i collegi retti dai padri Somaschi e Barnabiti, ottenendo una cultura classica con una buona conoscenza della cultura settecentesca e della fede religiosa. Uscito dal collegio a 16 anni si inserì nell’ambiente culturale milanese del periodo napoleonico, strinse amici con Cuoco e Lomanaco e frequentò poeti già famosi come Monti e Foscolo; iniziò anche a scrivere: il suo primo poema è del 1801 ed è intitolato “Il trionfo della libertà”. Lo scrittore, ricevette allo stesso tempo la cultura illuministica proveniente dalla madre, la quale lasciò il marito per andare a convivere con Carlo Imbonati. Nel 1805 in seguito alla morte di Carlo Imbonati, lasciò la casa paterna e raggiunse la madre a Parigi; tra il figlio e la ma-dre, che si conoscevano poco, nasce un rapporto affettivo intenso che segnerà profondamente lo scrittore per tutta la vita successiva. A Parigi entrò in contatto con gli “ideologi”, un gruppo di intellettuali che erano gli eredi del patrimonio illuministico e fu qui che assorbe le idee rivoluzionarie e giacobine degli scrittori francesi; le posizioni di questi liberali e il loro rigore morale esercitarono un influsso determinante nella formazione delle idee di Manzoni; strinse con Fauriel una profonda amicizia, soprattutto attraverso lo scambio di lettere durato diversi anni, tanto da diventare un punto di riferimento per Manzoni nel periodo più fecondo della sua attività di scrittore. Nella città entrò in contatto con gli eccle-siastici di orientamento giansenista, che influenzarono la sua conversione religiosa. Nel 1808 conobbe e sposò Enri-chetta Blondel, figlia di un noto banchiere. Il matrimonio risultò decisivo per Manzoni sia per l’affetto profondo che nu-triva per la moglie, sia per l’influsso che questa calvinista esercitò nella vita religiosa di lui. Emerse però evidente la di-vergenza fra il Manzoni, non ateo ma indifferente al problema religioso, ed Enrichetta, cresciuta in una fede diversa da quella conosciuta dal marito; la nascita di una figlia rese ancora più acuto il problema: Enrichetta per prima avvertì la differenza di fede ed è per questo che maturerà a Parigi, attraverso colloqui con l’abate Degalo la conversione al cattolicesimo di Manzoni, che fu accompagnata da gravissime crisi nervose che accompagneranno lo scrittore per tutta la sua vita. Da questo momento in poi Manzoni sottoporrà la sua vita esteriore, interiore, sentimentale ed intellettuale al vaglio della fede, cioè della corrente cattolica; un cattolicesimo democratico, con posizioni democratiche del giacobismo portato dalla Rivoluzione Francese. Dal 1810 si trasferisce definitivamente a Milano, trascorrendo una vita serena(1810 al 1833), allontanandosi dal mondo che lo circonda e dedicandosi agli studi; abbandona la poesia classicheggiante, la-sciando incompiuti vari progetti e dedicandosi alla stesura di una serie di Inni Sacri (1812-15) che apriranno la strada verso una serie di opere tipicamente romantiche con dei riferimenti storici e religiosi. In questi anni fu vicino al movi-mento romantico milanese, seguendone gli sviluppi ma non partecipando direttamente alle polemiche; nel 1833 muore Enrichetta Blondel ed egli si mette al servizio del “Conciliatore” e scrive una lettera intitolata “Sul Romanticismo”. Si interesso anche alla vita politica, non partecipandovi direttamente, seguì con entusiasmo gli avvenimenti del 1820-21. Questi sono gli anni creativi dove nascono le odi civili, la Pentecoste, le tragedie, le prime due stesure del romanzo, le Osservazioni sulla morale cattolica, ma con la pubblicazione dei Promessi Sposi nel 1827 si può dire concluso il periodo creativo del Manzoni. Lo scrittore assunse un atteggiamento di distacco nei confronti del romanzo storico; successiva-mente fece alcuni tentavi lirici come un inno sacro sull’Ognissanti, ma che rimasero incompiuti. Alcuni anni dopo il 1833 si risposò con Teresa Stampa, molto inferiore culturalmente a lui e alla prima moglie. Lavorò fino al 1840 alla terza re-dazione del romanzo, ma con intenti ormai linguistici, seguendo la tesi della fiorentinità della lingua italiana. L’amicizia con Fauriel fu sostituita con il filosofo cattolico Antonio Rosmini, che divenne la sua guida intellettuale. In questi anni la sua vita fu difficile dovuti a numerosi lutti. La sua figura era ormai rinomata e il suo romanzo veniva ristampato conti-nuamente. Seguì con entusiasmo le cinque giornate di Milano e stampò un’ode patriottica Marzo 1821. Costituitosi il Regno d’Italia, fu nominato senatore; era contrario al potere temporale della Chiesa e favorevole a Roma capitale; nel 1861 votò a favore del trasferimento della capitale da Torino a Firenze, con tappa a Roma, dopo la conquista della città ne accetto la cittadinanza onoraria. Trascorse gli anni della sua vecchiaia circondato dalla borghesia italiana, che vede-va in lui un grande scrittore, un maestro e una guida intellettuale. Morì a Milano nel 1873 a 88 anni; gli furono attributi funerali solenni, alla presenza del principe ereditario Umberto, e fu sepolto nel cimitero monumentale.

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