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ALESSANDRO MANZONI

Nacque a Milano nel 1785 da Giulia Beccaria e Pietro Manzoni (padre naturale fu però Giovanni Verri). Alessandro fu mandato a studiare a Merate. Dal 1798 al 1801 proseguì gli studi a Milano, nel collegio dei padri Bernabiti. Alessandro strinse rapporti di amicizia con i patrioti e i letterati approdati a Milano dopo la battaglia di Marengo. Nel clima culturale neoclassico della Milano napoleonica fece i suoi primi esperimenti letterari, infatti scrisse il Trionfo della Libertà. Intanto, nel 1803, il padre, per sottrarlo a questi ambienti, lo mandò a Venezia da un cugino, ma Alessandro tornò presto a Milano.
Nel 1805, Alessandro raggiunse la madre a Parigi dopo la morte del conte Crlo Imbonati, compagno di Giulia. Qui visse fino al 1810. Nel 1807, il padre morì,lasciandolo erede universale. Nel 1808 sposò Enrichetta Blondel dalla quale ebbe la sua prima figlia, Giulia. Il 2 aprile 1810 si verificò un fatto importantissimo della sua vita: Alessandro si convertì alla fede cattolica, avvenuta per un’improvvisa folgorazione che ebbe in una chiesa parigina. Anche sua moglie si convertì al cattolicesimo e in seguito anche Giulia Beccaria,sua madre.

In quello stesso anno, i Manzoni ritornarono definitivamente a Milano; negli anni tra il 1810 e il 1827 Manzoni si dedica appieno all’attività letteraria: sono di questo periodo il Conte di Carmagnola (1820), L’Adelchi (1821), il 5 Maggio (1821). Inoltre, realizzò la prima stesura dei Promessi Sposi, che allora intitolò Fermo e Lucia e che corresse fino all’edizione del 1827 (ventisettana). Manzoni era favorevole al progetto di unità nazionale ma non intervenne mai in prima persona.
Nel 1827 si trasferì a Firenze, dove incontrò Giordani e Leopardi; questi sono gli anni più dolorosi della sua vita perché dei nove figli che ebbe, 6 morirono e si aggiunse anche la scomparsa della moglie. Dal 1833 fino al 1840 Manzoni si dedicò alla revisione dei promessi sposi, modificando il romanzo sia a livello strutturale sia dal punto di vista linguistico. Il soggiorno a Firenze aveva avuto anche un altro scopo e cioè di conformare il linguaggio del romanzo al fiorentino parlato, da lui ritenuto unica lingua d’uso capace di soddisfare le sue esigenze letterarie ma anche i suoi ideali sociali e politici, in quanto comprensibile da tutti. Nel 1861 morì persino la seconda moglie Teresa Borri Stampa.
Nel 1860 venne nominato senatore del Regno d’Italia e ricevette la visita di Garibaldi. Negli ultimi anni di vita auspicò che Roma diventasse capitale, morì a Milano nel 1873.


POETICA

La sua riflessione morale e culturale prese avvio dalle idee illuministiche di libertà e giustizia; egli assimilò dall’illuminismo lombardo l’esigenza di avvicinare l’intellettuale alla società e vuole porre l’attenzione al carattere popolare e nazionale della letteratura.
Pessimismo storico: l’esito conclusivo della Restaurazione lo portò a interrogarsi sul senso della vita e della storia, a non nutrire più fiducia nell’idea del progresso profetizzato dagli illuministi. La storia e il progresso, secondo Manzoni, erano oscurati dal trionfo del male e dell’ingiustizia. Questo pessimismo storico-politico, incontrandosi con il cattolicesimo, si indirizzò verso una concezione della storia come realizzazione di un fine ultraterreno, che obbedisce ai disegni della Provvidenza divina. Manzoni fonde i principi illuministici di valorizzazione della ragione e le idee liberali con il cattolicesimo, cui assegna la funzione di rinnovamento morale e civile della società.
Per Manzoni, l’opera d’arte deve unire la verità e l’invenzione, il vero storico e il vero poetico: l’uno è costituito dagli avvenimenti di un’epoca e l’altro dai pensieri, dai sentimenti e dalle passioni che hanno generato quegli eventi. L’analisi di vicende del passato offre anche lo spunto per riflettere sul presente e proporre soluzioni possibili.
Nella prefazione alla tragedia il conte di Carmagnola, egli espone la sua teoria estetica: l’arte è inseparabile dalla sua utilità morale, la poesia deve poter sviluppare nel lettore forza morale e non la tempesta delle passioni come suggeriva la letteratura romantica. La tragedia costituisce,per Manzoni, il genere letterario più idoneo a esprimere i principi della sua poetica e a rappresentare la storia e le passioni umane. Poi analizza il rapporto tra verità e invenzione: esso consente all’artista di inventare personaggi che si accordino con la verità storica.
Manzoni rifiuta il principio dell’imitazione dei classici e la mitologia che giudica immortale e falsa, in quanto mette le passioni al posto di Dio. Nel romanzo I promessi sposi, la formula poetica manzoniana si realizza in pieno: lo scopo del romanzo (l’utile) è l’insegnamento morale che il lettore può trarne; l’oggetto della narrazione è il vero storico, rappresentato attraverso le vicende inventate ma verosimili dei personaggi, molti dei quali realmente esistiti; il verosimile, cioè l’intreccio degli avvenimenti, svolge il ruolo di interessare il lettore e di avvicinarlo al vero.

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