Vita e opere di Alessandro Manzoni

Alessandro Manzoni nasce a Milano nel 1785 da Giulia Beccaria, figlia del giurista Cesare Beccaria; in quanto al padre, al momento della nascita pochi ebbero dubbi indicando come padre naturale Giovanni Verri, fratello di Pietro Verri fondatore di Il caffè. Il padre legittimo era comunque il conte Pietro Manzoni che da poco aveva sposato Giulia; il matrimonio però durò pochi anni perché lei aveva un carattere insofferente. I due si separarono legalmente e Giulia andò a risiedere a Londra e poi a Parigi, convivendo con Carlo Imbonati.
Alessandro viene mandato nei collegi dei padri Somaschi e dei Barnabiti e trascorre qui l’infanzia e l’adolescenza ricevendo un’educazione cattolica. Visse poi nella casa paterna, mostrando un atteggiamento sempre più insofferente nei confronti del padre che gli imponeva un’educazione repressiva. Si avvicinò alle posizione giacobine in politica e neoclassiche in letteratura. Subito dopo conobbe Cuoco e Lomonaco, due fuoriusciti napoletani dalle rivoluzione del ’99, che lo indussero a superare il giacobinismo e ad avvicinarsi alle idee liberali.

Nel 1805 va a Parigi dalla madre,alla morte di Carlo Imbonati. Scrive allora il componimento più interessante della sua giovinezza In morte di Carlo Imbonati, in cui mostra chiaramente di voler riprendere e continuare la lezione di Parini e dell’Illuminismo lombardo.
A Parigi si avvicina al gruppo degli ideologues (ideologi) illuministi e diventa amico di uno di essi , Claude Fauriel, che lo influenzò con la sua concezione della storia.
Infatti, prima la storia era considerata opera degli uomini che hanno il potere→concezione aristocratica della storia→parte dall’antichità e arriva fino all’età moderna, e chi non era grande era una massa di sfondo. Quindi con la concezione aristocratica della storia si trascurano le masse, considerate inutili, perché gli uomini importanti erano quelli grandi (infatti si parlava solo di trattati e guerre).
Con filosofi come Claude Fauriel diedero per la prima volta una concezione della storia come qualcosa fatto dalla masse. Manzoni si affianca a questa concezione e infatti nel suo romanzo più famoso fa protagonisti due semplici popolani, Renzo e Lucia. Con Manzoni cambia così la concezione della storia.
1810: questa data è molto importante nella vita di Manzoni perché si converte; aderisce convinto al cattolicesimo, dopo che fu seguito da sacerdoti e che ebbe letto molti libri a riguardo. Non sappiamo molto della sua conversione, ma probabilmente l’input lo ricevette quando in Francia conobbe il giansenismo→radicalismo→predicava la divisione netta tra chi sarà dannato e chi sarà salvato. Manzoni comunque non è giansenista, ne condivide solo alcuni aspetti.
Un’accelerazione ad avvicinarsi al cattolicesimo si ipotizzi l’abbia ricevuta al matrimonio di Napoleone con Maria Luigia d’Austria, quando quasi miracolosamente ritrovò la giovane moglie Enrichetta Blondel, smarrita nella folla, nella chiesa di San Rocco in cui Alessandro, disperato, si era rifugiato.
È importante la sua conversione perché le sue opere di maggiore importanza le scrisse dopo essersi convertito. L’interessante componimento della giovinezza In morte di Carlo Imbonati lo aveva scritto prima di questa data, quindi non è che esordisce dopo la conversione. Da giovane, nel 1808, sposa Enrichetta Blondel a Milano, poi i due tornano a Parigi.
Le figure della madre e della moglie furono molto importanti per Foscolo, perché gli organizzavano la vita e impegnate a tenere lontano da lui ogni disagio pratico che potesse distrarlo dall’impegno culturale. Ebbe 10 figli di cui tutti tranne due morirono prima di lui.
Manzoni vive di rendita in quanto aveva ricevuto l’eredità del padre alla quale si era aggiunta quella di Imbonati, pervenutagli attraverso la madre, e quindi può dedicarsi a tempo pieno alla letteratura. Scrive molte opere.
➢ Nel 1820, tornato dalla Francia, termina la tragedia di argomento storico Il conte di Carmagnola, cominciato quattro anni prima.
➢ Nel 1821 scrive due odi, Marzo 1821, quando sembra che l’esercito dei Savoia superi il Ticino e Il cinque maggio, dedicata alla morte di Napoleone.
➢ Nel 1822 pubblica l’Adelchi, scritto tra il 1820 e il 1821.
➢ Nel 1822, parallelamente alla scrittura dell’Adelchi , scrive Discorso sopra alcuni punti della storia longobardica in Italia. Quest’opera si ricollega all’Adelchi perché questo è il figlio di Desiderio, ultimo re dei longobardi. Ricordiamo che Manzoni era molto rigoroso nella storia.
➢ Discorso sopra alcuni punti della storia longobardica in Italia si ricollega al discorso sostenuto da una parte degli storici che dicevano che quando il Papa chiama Carlo Magno per proteggerlo dai Longobardi, la chiesa in quell’occasione avesse evitato l’unificazione d’Italia, perché tra Longobardi e italiani ci sarebbe potuta essere un’unificazione, perché i due popoli erano fusi.
Manzoni dice che invece il Papa chiamando Carlo Magno aveva protetto l’Italia perche longobardi e italiani non erano fusi, ma c’era un rapporto sottomessi (italiani) – conquistatori (longobardi).
➢ Lettera a Monsieur Chauvet voleva essere una risposta alla recensione che nel 1820 lo scrittore Chauvet aveva dedicato al Conte di Carmignola criticando Manzoni in quanto non aveva rispettato le tre unità aristoteliche. Manzoni risponde che l’unità d’azione è indipendente dalle altre unità il quanto il poeta tragico cerca di cogliere tra gli avvenimenti i rapporti di causa ed effetto che danno coerenza e unità all’azione, ma, quando si ispira alla storia, non può limitarsi a un solo luogo e a 24 ore di tempo, dovendo piuttosto rispettare le dinamiche reali dell’episodio descritto.
➢ Promessi sposi:→dal 1821 fino al 1823 c’è la prima stesura con il titolo Fermo e Lucia
→nel 1824 c’è la prima revisione dove vengono apportate modifiche significative. Ad esempio prima della revisione l’Innominato si chiamava il Conte del Sagrato,da uno dei tanti omicidi che aveva commesso nel sagrato di una chiesa ( il sagrato è la piazza antistante la chiesa). In questa revisione, inoltre, i capitoli dedicati alla Monaca di Monza sono ridotti.
→nel 1827 esce la prima edizione con il titolo I promessi sposi, detta ventisettana.
→segue un’ulteriore revisione. Durante questa revisione corregge il romanzo da un punto di vista linguistico perché lui era lombardo e si accorse che il suo linguaggio era pieno di idiotismi (=espressioni particolari personali / di un ambiente. Deriva da idiotes = chi non copre cariche pubbliche). Così va a Firenze a “lavare i panni in Arno” perché lui vuole una lingua moderna, che non sia esclusiva di pochi. Ma siamo prima dell’Unità d’Italia e quindi c’è una spaccatura tra italiano scritto e italiano orale. Nell’italiano orale ognuno ha la sua lingua (ad esempio Alfieri parlava francese e il dialetto piemontese) e per comunicare si usava quello imparato a scuola. Ricordiamo che nel 1861 ci fu il primo censimento della lingua italiana e il 78% della popolazione risultò analfabeta. Nell’italiano scritto si usava la lingua appresa nei libri, cioè una lingua letteraria, sostanzialmente stabile e tramandata nei secoli (la lingua scritta non era parlata e quindi rimase immutata, stabile nei secoli e seguiva come modelli Dante, Petrarca e Boccaccio).
Manzoni voleva una lingua moderna, leggibile e fruibile da tutti; per far questo ci voleva un terreno comune ed ecco che cerca perciò di salvare la tradizione rappresentata dal fiorentino (perché il fiorentino era la lingua dei padri della lingua cioè dante, Petrarca e Boccaccio) conciliandola alla modernità perché sceglie il fiorentino della SUA epoca, usa il fiorentino parlato dai borghesi della sua epoca. Salva così capra e cavoli conciliando tradizione (=usa come lingua il fiorentino) e modernità

= i romantici si rivolgono al popolo
e per popolo si intendeva borghesia

Con questo romanzo Manzoni fonda la questione della lingua nella prosa; (in Italia è sempre mancata un’unità linguistica. La farà la televisione nel 1954) il suo romanzo è il punto di riferimento per chi vuole scrivere in prosa.
Ma lui non è l’unico modello: ⌂ c’era il modello del linguaggio enfatico di
Foscolo usato nelle Ultime lettere di Jacopo
Ortis
⌂ c’era il modello della prosa delle Operette
morali di Leopardi, ma era un linguaggio ancora
più difficile di quello di Foscolo

Si impone come modello quello di Manzoni che è il linguaggio più fruibile. Da qui si divideranno manzoniani, cioè coloro che vogliono imitare Manzoni, e antimanzoniani (ad esempio Carducci, che odia Manzoni).

Quindi l’italiano di quest’epoca è l’italiano moderno; naturalmente l’italiano letterario è evoluto, ma nasce da questo romanzo.

Oltre che in questo romanzo Manzoni tratta la questione della lingua il maniera frastagliata ad esempio: ∞ in una lettera a Ruggero Bondi
∞ nella lettera a Zacinto Carena
∞ in uno studio con Gino Capponi
∞ nel frammento Sentir messa
∞ nel frammento Ognissanti
∞ nel 1868 in una relazione scritta dopo l’Unità d’Italia, quando fu
chiamato dal ministro Broglio a scrivere la relazione Dell’unità
della lingua italiana e dei mezzi per diffonderla, in quanto
Manzoni era presidente della commissione per l’unificazione
della lingua.
Lui dice che per la scelta della lingua scritta e parlata bisogna far prevalere l’uso che ha una lingua, non la sua tradizione. Infatti lui da peso alla tradizione (sceglie il fiorentino), ma poi questo fiorentino deve essere una lingua parlata e non morta e per quello sceglie il fiorentino contemporaneo (non il fiorentino del 200 che sarebbe stato una lingua morta). Questa è una scelta che influenza anche il problema dell’unificazione d’Italia perché con questa viene imposta l’unificazione della lingua con l’istruzione obbligatoria: → legge Coppino: obbligatoria 1^ e 2^
elementare
→ legge Orlandi: obbligatoria 5^elementare (con il fascismo si applica
bene, non solo sulla carta)
→ 1963 media unificata
→ oggi obbligo fino al 16 anni
Nel momento in cui l’unificazione verrà imposta dall’alto si verificano contraddizioni con quello che dice Manzoni, perché non prevale l’uso della lingua ma prevale quella perché imposta. La lingua deve nascere dal basso per essere sentita, non essere imposta. Quindi viene imposta, non nasce dall’uso.

Il modello linguistico presentato da Manzioni e poi imposto dalla scuola genera il manzonismo = imitazione dello stile di Manzoni. Gli scapigliati non lo accettarono

Movimento di avanguardia in vari
settori, cioè gruppi che
consapevolmente vogliono rompere
con la tradizione, col passato,
per creare qualcosa di nuovo.
Carducci era conto al manzonismo perché a lui interessava uno stile più classico, più antico.
Il superamento della prosa di Manzioni ci sarà con Verga, ma questa prosa non si diffonderà tanto quanto quella di Manzoni.
Nel 900 la prosa di Manzioni sarà posta sotto accusa dagli scrittori d’avanguardia, ma nel 1920 sarà difesa per portare l’ordine. Questi scrivevano sulla rivista La ronda, che dà spazio al frammento di prosa aulica.
Avversato nuovamente nel 1960, Manzoni è tornato a presentarsi come un modello negli scrittori post moderni (per esempio Sebastiano Vassalli), che hanno riproposto, dopo il 1980, il romanzo storico (1981 Il nome della rosa di Umberto Eco).
Gadda è un autore lombardo che ha scritto la Cognizione del dolore e un giallo ambientato a Roma. È uno sperimentalista linguistico e considerava Manzoni in fondatore della contaminazione grottesca = uso di termini di diverso livello.
Moravia vedeva nei Promessi sposi un eccesso di propagando religiosa. All’estero Manzoni non è molto conosciuto e secondo Moravia la causa era questo eccesso di propaganda religiosa.
Manzoni influenza Sciascia autore che ha trattato temi di mafia, Calvino per l’impostazione del racconto e Fortini riecheggia metrica e spunti degli Inni sacri.
Rapporto con il pubblico straniero: essendo che l’opera di Manzoni è stati assimilata al potere (è obbligatoria la sua lettura in 2^ superiore) è difficile la grandezza letteraria dell’autore dal valore morale dell’opera, perché appunto è imposta fuori dall’Italia non ci si accosta a Manzoni forse perché una lettura sbagliata fa dell’ideologia di Manzoni qualcosa di chiuso nella sua fede.

→nel 1840 esce l’edizione definitiva de I promessi sposi, che è quindi un romanzo
importante, oltre che per il valore in sé, per una questione linguistica. Questa
edizione è chiamata anche quarantana.

PROMESSI SPOSI


-- questione delle stesure;
-- questione dei titoli.
-- Manzoni finge di aver trovato un manoscritto anonimo e lui fa l’invenzione dello scartafaccio di questo testo antico per risistemare la lingua → invenzione letteraria. Si pensa potesse essere una storia da lui letta negli archivi di Venezia, storia che raccontava la vicenda di Giampaolo Osio del paese di Orgiano. Giampaolo Osio è il modello storico di don Rodrigo. Le pagine di invenzione letteraria sono scritte con lo stile ridondante e ampolloso del barocco.
Pagina 255: Manzoni per auto ironia allude ai suoi 25 lettori. Quando parla dei luoghi di Milano, sempre per auto ironia, dice che 10 dei suoi lettori milanesi avrebbero potuto riconoscere i luoghi descritti.
Nello scrivere si è ispirato ai vangeli che erano la dimostrazione che con uno stile umile ci si poteva rivolgere ai più.
Il realismo storico dipende dal fatto che l’etichettabile come romantico di Manzoni vuole trovare l’ideale nel reale e quindi vuole cercare nella storia l’oggettivo e non il soggettivo. Nel realismo di Manzoni c’è la luce della provvidenza dove gli uomini non sono i prediletti. In Verga ci sarà un ottica diversa).

Il vero protagonista della storia è il 600 → nel romanzo appare un affresco delle grandezze e delle miserie del secolo in cui è importante l’etichetta, elemento che stride con la povertà. È quindi il secolo di luci e ombre.
Come già detto il primo ha inserire gli umili come protagonisti nel suo romanzo. Prima venivano messi in scena o per idealizzarli (poesia idillico-pastorale) o per umiliarli, ridicolizzarli; Goldoni nel teatro li mette in scena per valorizzarli. Quindi la scelta degli umili si accorda alla sua prospettiva religiosa.
In realtà Manzoni è pessimista, non ha fiducia nell’uomo, nella politica, nella storia. Basti vedere come rappresenta i politici, le loro scelte e come giudica i suoi simili. L’ottimismi gli deriva dalla fiducia nella provvidenza, non dai suoi simili. Nei Promessi Sposi questo si riscontra alla fine quando Renzo fa un resoconto dell’accaduto e Lucia dice che lei non era andata in cerca dei guai (come aveva fatto lui) eppure le erano accadute tristi vicende. Quindi non si vede nella realtà il senso di questi mali. Lo si trova nella provvidenza, che agisce in una maniera che non è comprensibile, però Manzoni ha fiducia in lei per trovare un senso a quello che accade, al male, alla sofferenza.

Prima di scrivere questo romanzo si documenta: ambienta la storia tra il 1628 e il 1630 e in quegli anni in Italia si verificarono alcuni importanti fatti storici:
-- una carestia, che è aggravata dallo scoppio della guerra
-- le guerre di successione nel Ducato di Mantova → a Mantova muore Francesco II Gonzaga: i pretendenti al trono sono Ferrante Gonzaga, sostenuto dalla Spagna e un altro Gonzaga sostenuto dalla Francia
-- i Savoia volevano il Monferrato perché la moglie di Francesco II, che era una Savoia, aveva portato in dote il Monferrato, ma ora che Francesco II è morto i Savoia lo rivogliono.
Questo era un feudo imperiale e quindi l’imperatore manda i Lanzichenecchi. Questi portarono focolai di peste; chiedono alla Spagna di passare per il Ducato di Milano per raggiungere Mantova e la Spagna sapeva che avevano la peste, ma gli concedono il diritto di transito per questioni economiche.
-- quindi si diffonde la peste

Manzoni, a causa della sua precisione, va a leggersi la storia del Ducato di Milano di Ripamonti. Si legge anche gli atti del processo agli untori

Si era diffusa l’idea che c’erano persone responsabili della diffusione del morbo. Manzoni racconta episodi, a testimonianza di questo, di un vecchio che prima di sedersi aveva spolverato la panca con il mantello e per questo gesto fu considerato un untore di peste. I presunti untore facevano una brutta fine e quindi Manzoni studia gli atti dei loro processi.
Nei luoghi dove questi untori venivano torturati furono messe colonne chiamate “colonne infami”.
Manzoni scrive quindi Colonna infame perché è interessato alla storia e nei confronti di questa ha un atteggiamento illuministico. Ritiene cioè che i giudici che hanno mandato a morte gli untori erano colpevoli nei confronti della storia. Secondo Manzoni non c’è scusante, sono colpevoli di aver mandato a morte degli innocenti. Non ci si può nascondere dietro a una massa; secondo lui c’è sempre, in qualsiasi situazione, una responsabilità individuale. [Nei Promessi Sposi, durante l’assalto ai forni, la folla se la prende con il vicario di provvisione. Anche in quella circostanza Manzoni ci descrive la folla con una visione negativa perché nella folla ognuno non si sente responsabile. In realtà ricordiamo che fu Ferrer a mettere quella tasssa sul pane. Quindi da questo senso di irresponsabilità c’è l’idea del linciaggio.]


➢ Un altro testo importante è Del romanzo storico e in genere di ogni componimento misto di poesia e prosa, che è un opera più tarda, del 1850, dove lui sconfessa il suo romanzo perché secondo lui un romanzo storico deve essere un misto di poesia e storia.

Deve raccontare l’aspetto storico aderendo perfettamente alla effettiva realtà, ma la narrazione deve contenere anche poesia, cioè deve mettere in risalto la psicologia del personaggio, che non è scritta nei testi di storia. Quindi il romanziere divinato (divinare = ritrovare) non deve inventare, ma ritrovare gli aspetti psicologici dei personaggi storici grazie a Dio. Ma considera questo tipo di romanzo sostenuto da motivazioni deboli e quindi dice che non è possibile che un romanzo storico concili questi due caratteri: il romanzo storico non può inventare, mentre la poesia inventa. Quindi non condivide più le motivazioni che lo avevano portato a scrivere un romanzo storico. Adesso lui sostiene che o si scrive poesia o storia. Sconfessa ma non distrugge il suo romanzo.

Ad un certo punto della sua vita si risposa con Teresa Borri vedova Stampa.
Morì quasi 90enne.
A un anno dalla sua morte Verdi compone Messa da requiem, una composizione sacra dedicata a Manzoni

➢ In morte di Carlo Imbonati
➢ Scrive poi opere di ispirazione religiosa. Con gli Inni sacri voleva ripercorrere tutte le festività cattoliche. Aveva in programma di scriverne molti, ma riuscì solo a scrivere Il Natale, la Resurrezione, Il nome di Maria, La Passione, La Pentecoste.
Lui voleva fare una cosa nuova, nel senso di ripudiare la tradizione che imitava quella degli antichi
per fare un epica moderna grazie alla materia di fede, materia che poteva essere sentita da tutto un
popolo. Ma la difficoltà la incontro nel scegliere che lingua avrebbe dovuto usare. Di inni moderni
non ce n’erano e quindi una possibilità era quella di usare la lingua cantabile usata da Metastasio →
ma l’inno di per sé è un genere solenne e quindi fa a pugni con una cosa cantabile.
Quindi attinge da Parini = dai classicisti , ma non un linguaggio pari pari, perché era difficile → fa
così qualcosa di nuovo perché cerca di renderlo accessibile a tutti i lettori, ma mantiene il carattere
solenne dell’inno.
La Pentecoste è la più riuscita da questo punto di vista.

Gli inni hanno tutti lo stesso impianto:
1)invocazione e descrizione dell’inno
2)racconto del fatto storico
3)effetti perduranti dell’evento narrato

Il verso usato è il settenario, verso breve e dal ritmo perciò incalzante

Hai bisogno di aiuto in Vita ed opere di Alessandro Manzoni?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email