Home Invia e guadagna
Registrati
 

Password dimenticata?

Registrati ora.

Manzoni, Alessandro - Vita in breve (2)

Interessante sintesi sulla vita e sulle opere di Manzoni, con riferimento al romanzo I Promessi Sposi

E io lo dico a Skuola.net
Alessandro Manzoni e i "Promessi Sposi"
Alessandro Manzoni nasce a Milano nel 1785 da Pietro e Giulia Beccaria.
Gli anni nella capitale francese, dal 1805 al 1810, sono decisivi nella sua formazione culturale, che è sostanzialmente di stampo illuminista, razionalista e anticlericale. L'avvenimento più importante della sua vita sarà perciò la conversione al cattolicesimo. Il testo più maturo e signifìcativo dell'opera giovanile manzoniana è tuttavia il carme In morte di Carlo Imbonati (1805). La storia autentica della poesia manzoniana inizia però con gli Inni sacri, che testimoniano della conversione religiosa del loro autore. In un periodo di riflessione nascono le odi civili, Marzo 1821 e Cinque maggio, del 1821. I promessi sposi in edizione definitiva, nel 1840.

La conversione alla religione cattolica impronta il suo pensiero e la sua poetica.
Teorie illuministiche: valori di libertà e uguaglianza, la cultura come impegno civile, l’uomo di cultura deve occuparsi dell’analisi della realtà e dello studio della storia.
L’interesse per la realtà è alla base della riflessione manzoniana sulla letteratura, riflessione sul rapporto tra invenzione letteraria e realtà storica. Le sue tesi erano:
- la materia dell’opera letteraria deve essere tratta da vicende stirike reali
- l’autore deve essere libero di riprodurre i tempi, i luoghi e le azioni della storia
- l’essenza dell’opera letteraria non consiste nell’invenzione di fatti ma nell’analisi della realtà
Un opera letteraria non deve descrivere solamente ciò che gli uomini hanno fatto (vero storico) ma indagare i loro sentimenti e i moventi che li hanno spinti ad agire (vero poetico).
Per Manzoni, l’arte e la letteratura devono avere finalità morali. Con il Romanticismo condivide il rifiuto per il classicismo.
La poesia e la letteratura devono proporsi l’utile per scopo (utile all’educazione morale dei cittadini), il vero per soggetto (cioè analizzare situazioni concrete), e l’interessante per mezzo (è necessario scegliere argomenti che interessino tutte l classi sociali).

Nell’Adelchi, nei Promessi Sposi e ne Il Conte di Carmagnola emerge una visione pessimistica della storia, secondo la le sempre prevalgono le ingiustizie e la legge del più forte. L’unica speranza è nell’intervento della Grazie divina e nella fede in una pace ultraterrena. Le vicende non sono vere, ma verosimili, non sono vere ma sarebbero potute accadere all’interno di quel contesto storico. La visione profondamente morale e religiosa della storia lo impegnava a descrivere le sofferenze e i valori degli umili.

Manzoni elabora delle proprie riflessioni sul problema della lingua: fondamento e norma di una lingua è l’uso; fondamento della lingua italiana è il modello toscano. Nel parlato fiorentino delle persone colte, egli indica perciò la norma da seguire per l'unificazione linguistica italiana.

PROMESSI SPOSI
Nella «Introduzione», il Manzoni immagina di aver scoperto, in un vecchio manoscritto anonimo del XVII secolo (quando la Lombardia era sottoposta alla dominazione spagnola) la storia di due giovani operai innamorati, impediti nel loro matrimonio dalla prepotenza di un signorotto del tempo. Manzoni ritiene che soprattutto le vicende della gente umile, di chi soffre e patisce i soprusi dei potenti, siano degne di essere ricordate e descritte. A fianco dei personaggi nati dalla fantasia dell'autore si muovono così personaggi storici veri e propri oppure personaggi realmente esistiti a cui Manzoni si ispira per crearne dei nuovi. Solo in questo modo la storia di Renzo e Lucia diventa vera.
I disegni della Provvidenza però non sempre possono apparire chiari all'uomo. Allora, soltanto la fiducia in Dio « raddolcisce » i guai che, « o per colpa o senza colpa », si incontrano nel cammino della vita: e questa è proprio la morale, « il sugo di tutta la storia », come scrive Manzoni nel finale del romanzo.

Renzo: anima semplice ed ottimista, candida e fedele, pieno di generosità e bontà, con un cuore giovanile e ardente. Di fronte alle sopraffazioni e alle violenze, il suo animo pacifico non pensa che alla vendetta e all'omicidio. Ma da questo lo terranno sempre lontano la sua innata onestà ed il forte sentimento religioso. Anch'egli, infatti, come Lucia, a cui è legato da una dedizione totale, trova nella fede la guida della vita ed il conforto della sventura.

Lucia: una giovane contadina, semplice ed intelligente, religiosa ed innamorata. Prega assiduamente ed intensamente, quando ogni speranza terrena sembra crollare, ogni aiuto umano scomparire; la preghiera è il porto sicuro, è la riconquista della calma e della fiducia. Ella ama il suo promesso sposo con amore intenso, vivissimo.

Don Abbondio: che «non era nato con un cuor di leone», non trova spazio nella società del suo tempo e accetta di farsi prete per « scansar tutti i contrasti » di quel triste momento storico. Il ministero sacerdotale diventa quindi per don Abbondio l'unico sistema per assicurarsi un quieto vivere, in un mondo violento e corrotto: e il curato infatti si fa prete per mettersi in salvo e in pace.

Perpetua: la governante, è davvero la protettrice del curato. La serva non è solo il sostegno morale del suo padrone, lei agisce, ha pronti i suoi pareri.

Agnese: viene rappresentata dal Manzoni come un'esperta conoscitrice del mondo e del genere umano. E' lei, infatti, che escogita alcune delle soluzioni più ingegnose, come quella di mandare Renzo da Azzeccagarbugli, o di celebrare il matrimonio clandestino. Accorta e giudiziosa, pronta e sicura, sa dare giuste risposte a tutti.

Don Rodrigo: è il tipo comune del signorotto prepotente e spregiudicato che, pur di soddisfare puntigli e passioni, si considera padrone di far tutto ciò che vuole e giudica tutti a sè sottoposti. Circondato di bravi, adulato e riverito da coloro che avrebbero dovuto essere i naturali esecutori della legge.

Fra Cristoforo (uomo sui sessanta, capo raso salvo la piccola corona di capelli) è la figura che personifica l'ideale cristiano della carità e del sacrificio, è l'immagine del religioso che opera nel mondo, fino ad opporsi, anche con aggressività, ai mali della società secentesca. Le sue parole non restano soltanto parole, ma diventano azioni concrete.

Monaca di Monza: dimostrava venticinque anni, faceva a prima vista un'impressione di bellezza, ma d'una bellezza sfiorita. Nata per la libertà, per l'amore, per la gioia di vivere, Gertrude viene costretta a chiudersi in un mondo che è l'opposto di quello sognato, con un rancore che si fa odio verso tutti, con un rimpianto che diviene assillante tormento.

Azzeccagarbugli: è un uomo servile, corrotto a don Rodrigo e ai suoi bravi. Il suo studio è una cornice degna del decadimento fisico e morale del personaggio. Esaminando il comportamento del dottore nell'esercizio della sua professione, si ha ben chiara l'idea di come funzionava la giustizia nel '600, in pieno regime feudale. Le "gride" erano tante e tutte decretavano pene severissime, per qualsiasi infrazione. Ma esse valevano per i poveri diavoli, senza protettore.
Registrati via email
Skuola University Tour 2014