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Alessandro Manzoni

Vita

Nacque a Milano nel 1785. La madre si separò dal marito e poco tempo dopo si trasferì a Parigi. Egli venne stabilito in un collegio fin da piccolo ed è qui che si formò la sua cultura classica, maturando anche un’avversione evidente nei confronti dei tradizionalisti. Divenne un anticlericale e un antidemocratico. Più tardi seguì la madre a Parigi e tra i due si instaurò un legame molto intenso. Qui egli frequenta l’ambiente degli “ideologi” che venivano scoprendo il valore della storia e dell’identità nazionale. La svolta fondamentale della sua vita venne però rappresentata dalla conversione. Si pensa che questa scelta venne molto influenzata dal giansenismo (= corrente interna al cattolicesimo che tiene a sottolineare l’abisso che c’è tra dio e l’uomo). Fu proprio questo periodo che caratterizzò i sintomi nevrotici che accompagneranno l’autore per il resto della sua vita. Da Parigi ritorna a Milano dove non si muoverà più, se non per compiere qualche breve viaggio. Sceglie dunque una vita tranquilla impegnandosi al rinnovamento culturale del proprio paese. Egli si spinge verso la creazione di una letteratura moderna, romantica, cristiana. Il primo frutto sono gli Inni sacri. Seguono poi due tragedie, Prefazione al conte di Carmagnola e Lettre a monsieur Chauvet e due odi civili. Il suo capolavoro furono indiscutibilmente i Promessi Sposi che ebbero tra redazioni (1821-1827-1840). Il successo avuto da quest’ultimo lo portò ad abbandonare la letteratura creativa. Dalla stesura del romanzo la sua vita fu caratterizzata da avvenimenti spiacevoli come la morte della moglie Enrichetta e di sei dei suoi figli. La sua casa fu un luogo di ritrovo per un gruppo di amici devoti dello scrittore. Egli morì nel 1873 e per il primo anniversario della sua morte Giuseppe Verdi scrisse un Requiem.

Idee

La sua fu una formazione illuminista. Il metodo col quale affronta ogni questione è razionale ed analitico. Un elemento che lo accomuna a Leopardi e Foscolo è proprio una profonda delusione storica. Il suo razionalismo funziona in negativo, come critica delle follie umane collettive ed individuali senza alcun tipo di fiducia positiva. Questo pessimismo colora di sé il cristianesimo: per lui il fallimento degli sforzi umani, il peccato, il dolore sono problemi che assillano il suo pensiero come una sfida alla fede in un dio giustio e misericordioso. Dio gli appare lontano dall’uomo e soltanto la misericordia gratuita è in grado di salvare qualche anima eletta. Il suo interesse è rivolto vero la storia civile delle istituzioni, delle idee e dei modi di vita, verso la storia dei popoli e degli oppressi.

Poetica del vero: rifiuto per la mitologia (per ragioni letterarie, morali, religiose), per l’imitazione dei classici e per le regole legate alla tradizione retorica. Il poeta si distingue dallo storico perché approfondisce le ragioni intime degli avvenimenti e i moventi interiori dei protagonisti. Il compito della poesia sta nel far distaccare l’uomo dai sentimenti e dalle passioni.

Liriche

Con gli inni sacri lo scrittore tenta di creare una forma poetica nuova. Essi sono cinque: la Risurrezione, il nome di Maria, il Natale, la Passione, la Pentecoste. I temi sono la rievocazione dell’episodio della storia sacra celebrato in ciascuna festività, il significato per i fedeli, i riti del giorno e la preghiera collettiva. Le forme sono i settenari, gli ottonari e decasillabi. Il discorso si sviluppa in modo denso e le parole sono ridotte al minimo. Il lessico è aulico e fitto di arcaismi e latinismi. Una di queste è IL CINQUE MAGGIO, che rievoca l’esperienza di Napoleone seguita dalla solitudine provata sull’isola di S. Elena, per infine celebrare il trionfo della fede che ha salvato uno spirito così ambizioso come quello del conquistatore.

Tragedie

Vennero scelte per delineare conflitti morali su uno sfondo storico. Sono due: prefazione al conte di carmagnola e lettre a monsieur chaveut. Qui l’azione si distende per lunghi periodi e in luoghi differenti e ciò rende la rappresentazione più verosimile. La prima è ambientata nel quattrocento ed il protagonista è un condottiero di ventura ora al servizio della repubblica veneziana. Il conte ottiene una grandiosa vittoria, ma desta dei sospetti per il modo generoso in cui libera i prigionieri. Più tardi il senato si convince che il conte stia preparando un tradimento e quindi viene condannato a morte. La secondo racconta della sconfitta di Desiderio, ultimo re dei Longobardi. Il tema è quello classico dello scontro tra un eroe e il fato che gli è avverso. Il mondo rappresentato in entrambe le tragedie è corrotto, dominato dalla violenza e lontano da dio, quindi qui l’uomo giusto può soltanto patire e morire. Nel momento della morte gli eroi manzoniani hanno la rivelazione della vanità e si riscattano affidandosi completamente alla volontà di dio. I suoi personaggi sono vittime degli eventi anche quando credono di dominarli. Il cori invece hanno la funzione di esprimere quel distacco critico dalla vicenda, che è un fine essenziale per lo scrittore.

Romanzo

È il genere letterario moderno e popolare per eccellenza. È l’unico in grado di rappresentare una realtà storica nella sua complessità. L’idea di comporre i Promessi sposi gli venne da una lettura in cui l’impedimento dei matrimoni era incluso in uno dei reati da perseguire. La stesura del romanzo è accompagnata da una attenta documentazioni di fonti. Qui è la storia che determina le vicende dei personaggi. Il vero protagonista è rappresentato dal seicento, il secolo dei disordini. Riferendoci ai personaggi invece i due protagonisti sono due popolani quindi lo scrittore decide di descrivere la sfera degli umili, modelli di bontà che sbagliano ogni volta che tentano di risolvere un problema di propria iniziativa. Nessun personaggio è però in grado di comprendere e dominare gli eventi. Non c’è posto per la giustizia è l’unico avvenimento positivo avviene proprio grazie all’intervento divino. La trama è molto complessa: si alternano scene di massa a scene individuali, i luoghi cambiano in continuazione e sono presenti numerose scene di flash-back. Gli stacchi narrativi vengono sempre segnalati da interventi del narratore, che ha il compito di guidare il lettore. Risulta evidente il rifiuto di quegli effetti romanzeschi che negli scritti teorici l’autore condannava come contrari al “vero”.

Le tre redazioni

Questo romanzo è frutto di un eterno lavoro che durò oltre venti anni e si svolse in tre fasi. La prima è quella del 1821-23 col titolo provvisorio di “Fermo e Lucia”; la seconda risale al 1827 col titolo de “I Promessi sposi”; nell’ultima viene ritoccata la forma linguistica e risale al 1840-42.

La questione della lingua

Non esisteva ancora un italiano come lingua d’uso. La scelta del fiorentino in sé era tradizionale, ma quello attuale diciamo che mirava ad un uso vivo. Lo scrittore allora fece un lungo soggiorno a Firenze per assorbire la lingua al meglio. Con questo duro lavoro egli riuscì ad inventare una lingua italiana moderna.

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