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Gli Inni Sacri


Scritti fra il 1812-14 per celebrare le festività della chiesa. Dovevano essere 12, ma sono solo 5 (la Resurrezione, il nome di Maria, il Natale, la Passione e la Pentecoste). Esse si possono studiare sotto il profilo sociale e religioso. Sotto il profilo sociale, come dice il De Sanctis, ci sono le idee illuministiche perché, attraverso la religione cristiana, vengono fuori i principi di libertà, uguaglianza e fratellanza predicati dall’Illuminismo. Sotto il profilo religioso c’è la concezione cristiana della vita di Manzoni che sente il divino nell’umano e nella storia, operante come lievito fecondo di bene, conforto e speranza. La struttura si articola in tre parti: la prima presenta il vero religioso, nel suo aspetto teologico e soprannaturale; la seconda il vero storico, cioè i riflessi umani e terreni nell’episodio religioso; la terza il vero psicologico, che consiste in un’esortazione ai fedeli a conformarsi allo spirito della festa liturgica, o in una preghiera allo Spirito Santo ad elargire i suoi doni in ogni momento della vita. Queste opere non hanno tutte lo stesso valore poetico. I primi quattro sono un po’ disorganici nel contenuto e impacciati nella forma, perché sentimenti e fantasia sono frenati dall’intenzione del poeta di ripetere frasi di testi sacri. Superiore è la Pentecoste, in cui ritroviamo il motivo centrale del pensiero manzoniano.

Odi Civili


Sono due: Marzo 1821 e il 5 Maggio. La prima fu composta quando i patrioti piemontesi passarono il Ticino per strappare la Lombardia all’Austria, quindi il motivo ispiratore è quello patriottico-oratorio. Qui emerge il suo cattolicesimo liberale. Egli riteneva che Dio ha assegnato ad ogni popolo una patria e una missione da svolgere nella storia. Può accadere, però, che un popolo corrotto e diviso diventa oppresso e schiavo di un altro, prescelto da Dio, come strumento della sua punizione. Trascorso un lungo periodo di penitenza, il popolo oppresso, purificandosi dalle sue colpe, sente il bisogno di riscattarsi e trova in Dio stesso la forza e il sostegno per rivendicare la libertà. La guerra, dunque, è giustificata come strumento di giustizia e libertà, priva di interessi. Questo spiega, nelle sue opere, il tono tirtaico (dal poeta greco Tirteo, che con i suoi versi stimolava i cittadini alla lotta contro i nemici) del Manzoni, il quale auspica che sui volti dei combattenti ci sia il furore contro l’oppressore. Egli non era per una rassegnazione passiva, ma attiva che attinge le sue forze dalla Provvidenza e giustizia delle cose e prima o poi finisce col trionfare. Il 5 Maggio fu composta dopo che a Milano era giunta la notizia della morte di Napoleone. Anche se grezza e disorganica, è una delle più belle poesie. Napoleone fu uno strumento della Provvidenza per l’evoluzione della storia europea, in quanto favorì il passaggio dal feudalesimo all’era moderna. Ma il suo orgoglio ed egoismo lo sviarono dal suo fine e pagò con la sconfitta e l’esilio i suoi errori. La fede ritrovata nell’ultima fase della sua vita fu per lui conforto e sostegno e gli assicurò la beatitudine eterna.

I cori della tragedia


Dei tre cori, quelli noti come la Battaglia di Maclodio (Conte di Carmagnola) e il primo coro dell’Adelchi, hanno un significato patriottico-religioso; il terzo “La morte di Ermengarda”, ha un significato solo religioso. Nella Battaglia di Maclodio il poeta esorta gli italiani a deporre le discordie e a unirsi in una collaborazione fraterna per la rinascita della patria, perché la guerra indebolisce l’Italia e apre agli stranieri la via dell’invasione. È invece di significato religioso la sua concezione di guerra catastrofica. Più organico e compatto è il primo coro dell’Adelchi. Qui egli ammonisce gli italiani a non sperare nell’aiuto degli altri, ma attingere da se stessi la forza della liberazione, perché la libertà non è un dono di qualcuno ma una conquista faticosa che richiede sacrificio. L’ispirazione religiosa si manifesta nella considerazione della furia distruttrice e dolorosa della guerra, che coinvolge vinti e vincitori. Nel terzo coro l’ispirazione è esclusivamente religiosa, perché svolge il tema del dolore sentito come provvida sventura.
Leopardi attribuì la causa del dolore alla natura matrigna, che ha creato l’uomo con la brama di felicità e infinito pur sapendo che è un sogno che si distrugge a contatto con la realtà. Per Manzoni il dolore è una conseguenza del peccato originale, che ha reso fragile la natura umana, esponendola alle passioni, ma è anche opera della Provvidenza che vigila sulla storia dei singoli e le nazioni. La provvida sventura, infatti, collocò Ermengarda, discesa da una stirpe sanguinaria, fra gli eletti del signore. Perciò ella muore compianta dai buoni e con la pace della coscienza. Ci sono differenti valutazioni delle liriche di Manzoni. Alcune come Marzo 1821 sono state criticate per l’eccessivo tono oratorio; altre come i due cori dell’Adelchi, sono stati ammirati per la scioltezza di linguaggio e di stile. La novità della lirica manzoniana sta nel fatto che egli ha creato una lirica oggettiva, realistica, sociale e popolare. Molto importante è anche l’uso sapiente degli aggettivi, con cui riesce ad illustrare situazioni psicologiche. La lingua è sobria e misurata.

Le tragedie


Le tragedie sono: il Conte di Carmagnola, l’Adelchi e Spartaco. Le prime due tragedie sono un esempio del teatro romantico, perché qui non c’è né l’unità di tempo, né l’unità di luogo, ma solo quella d’azione, intesa come rappresentazione organica di avvenimenti in sé conclusi. Un’altra differenza tra il teatro classico e quello romantico è il maggior numero di personaggi e i cori, che non sono parte integrante dell’opera, ma commento lirico del poeta. Il Conte di Carmagnola narra di vicende drammatiche di un capitano di ventura, Francesco Busson, al servizio del duca di Milano di cui sposa la figlia. Trascurato dal duca egli passa al servizio dei veneziani, ma nella battaglia di Maclodio, rinuncia ad inseguire il nemico e libera i prigionieri. Accusato di tradimento dai veneziani, viene arrestato con la collaborazione di un amico veneziano di nome Marco. Qui il poeta ha voluto rappresentare il contrasto tra la politica spietata dei veneziani e lo spirito generoso del conte, travolto dalla forza malvagia che governa il mondo. Molto drammatico è il personaggio di Marco, combattuto dal contrasto tra il sentimento di amicizia che lo lega al conte e la ragion di stato dei veneziani. Nell’Adelchi è rappresentato l’epilogo della guerra tra Desiderio, re dei Longobardi e Carlo, re dei Franchi, che discesero in Italia in aiuto al Papa Adriano I. è superiore al Conte di Carmagnola per la più ampia prospettiva storica, costituita da due popoli, Franchi e Longobardi, nel quale si inserisce quello italiano oppresso, che si illude di ottenere la libertà dallo straniero. I personaggi lottano, non contro una forza esterna, ma contro i sentimenti umani radicati nel loro animo.
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