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Manzoni - Opere prima della conversione

Tra il 1801 e il 1810 Manzoni compone opere tipicamente classiche. Il suo primo scritto è “Il trionfo della libertà” , che si riallaccia al genere di Monti; ne seguirono opere sui modelli di Parini, Alfieri e Foscolo. Fra le opere giovanili abbiamo: “Adda” poemetto della poesia classica, “I Sermoni”, “L’Urania” e “ A Partenide”. L’opera giovanile più significativa fu “In morte di Carlo Imbonati”: scritta nel 1805 e dedicata a Carlo Imbonati l’uomo che visse con la madre e che per Manzoni fu come un padre. Il poeta immagina che l’Imbonati gli appaia in sogno parlandoli di sé e suggerendoli come si dovrebbe comportare sia dal punto di vista della poesia sia dal punto di vista civile. “Non torcer gli occhi: conservar la mano;Pura e la mente: de le umane cose;Tanto sperimentar, quanto ti basti;Per non curarle: non ti far mai servo;Non far tregua coi vili;l santo Vero,mai non tradir: né proferir mai verbo” ; non ti far mai servo: molti autori si fecero servi del potere, non mantenendo la propria libertà di pensiero; Non far tregua coi vili: non stare con i vili, come ad esempio Don Abbondio; l santo Vero,mai non tradir: non tradire mai la verità, come ad esempio con le calunnie che colpirono Renzo e Lucia; né proferir mai verbo: non dire delle parole che possano condannare qualcuno (è per questo motivo che scrive il “5 maggio” dopo che ha saputo i veri avvenimenti); non rubare, non compiere reati, non desiderare la roba de-gli altri. Si può fare un paragone con Foscolo, il quale poteva far servo degli austriaci accettando la cattedra italiana.

Opere dopo la Conversione
Con la conversione al Cristianesimo Manzoni adottò un atteggiamento anticlassico, che fa nascere in lui un amore per il Medio Evo cristiano, visto come un elemento fondamentale verso la civiltà moderna; rifiuta la concezione eroica ed ari-stocratica che celebra solo i grandi, i potenti e i vincitori e si interessa ai vinti, agli umili, ai più poveri. Si forma in lui una visione tragica del reale, dove non tollera più la visione idillica della serenità, ma dove vuole far scaturire una lette-ratura che guardi il vero, cioè che cosa veramente accade nel popolo. Manzoni fisserà, quindi, dei nuovi principi che sa-ranno alla base della nuova ricerca letteraria: Il vero per oggetto→ raccontare cose realmente accadute; L’interessante per mezzo→ doveva interessare il lettore; L’utile come scopo→ la letteratura doveva avere una funzione comunicativa e doveva insegnare qualcosa sia dal punto di vista politico, sia da quello religioso e sia da quello della vita quotidiana. La prima opera scritta dopo la conversione furono gli “Inni Sacri”, scritti tra il 1812 e il 1815, che diedero inizio alla nuova poesia. Il progetto degli Inni era di comporre dodici inni sacri, che avrebbero cantato le principali festività dell’anno li-turgico; Manzoni ne scrisse solo quattro, pubblicati nel 1815: La Resurrezione, Il Natale, La Passione, e In nome di Ma-ria; un quinto La Pentecoste fu terminato nel 1822 dopo varie stesure. Il modello degli Inni fu offerto dall’antica inno-grafia cristiana e dal materiale di tradizione come i Vangeli, gli scritti dei Padri della Chiesa ecc. I primi quattro Inni hanno degli schemi fissi: enunciazione del tema, discussione del tema, commento che affronta le conseguenze dell’evento; nella Pentecoste, invece, lo schema è interrotto, poiché sono messi in evidenza lo Spirito Santo nella sua discesa nel mondo e invocando una nuova discesa sull’umanità; infine Manzoni negli Inni sacri rifiuta la mitologia e il tema classico considerandolo un repertorio ormai morto, dedicandosi a una poesia vera. Manzoni scrisse due odi: un’ode “Marzo 1821” dedicata ai moti di quel anno nella speranza che l’esercito piemontese si riunisse con i lombardi e dove Manzoni vede l’intervento di Vittorio Emanuele II, e dove è Dio che soccorre i popoli che lottano per la loro indi-pendenza;l’altra ode “Il cinque maggio” è dedicata alla morte di Napoleone dove racconta la vita e le glorie dell’imperatore. Le tragedie: Anche il genere della tragedia subisce delle modifiche da parte di Manzoni, egli scegli la tragedia storica e modifica le tre unità aristoteliche. Manzoni con la sua tragedia storica vuole inserire i suoi personaggi in un contesto storico, ricostruito e realmente accaduto. I nuovi principi adottati sono esposti nella “Lettera à Monsieur Chauvet“scritta nel 1820; nella lettera Manzoni condanna le tre unità aristoteliche, affermando che l’oggetto della tra-gedia deve essere il vero storico, unita anche dall’invenzione che è la parte dove l’autore interpreta i sentimenti degli uomini attraverso i personaggi rappresentati;abbiamo,quindi il vero storico, che ricostruisce i fatti e il vero poetico che ricostruisce i fatti in maniera fantasiosa. Un’altra tragedia è “L’Adelchi” scritta nel 1822 dove si mette in scena il crollo del regno longobardo in Italia nell’VII secolo; la vicenda narra di Ermengarda, figlia di Desiderio re dei Longobardi, data in sposa a Carlo Magno, il quale, però successivamente la ripudia. Carlo Magno intima Desiderio di restituire le terre sottratte al papa, ma egli rifiuta inizia così una dura guerra. Carlo viene bloccato alle Chiuse di Susa, ma il diacono Mar-tino gli rivela un passaggio per aggirare le truppe longobarde. Adelchi, fratello di Ermengarda, tenta di opporsi ai Fran-chi, ma i duchi passano dalla parte di Carlo e l’esercito longobardo si distrugge. La sorella nel frattempo si è rifugiata in un convento di clarisse a Brescia, alla notizia delle nuove nozze del marito è assalita da un delirio e muore. Le truppe dei Franchi entrano a Pavia, Desiderio viene imprigionato e Adelchi viene catturato e ferito, la sua ultima richiesta è quella di morire con il vecchio padre. In questa tragedia la protagonista è Ermengarda, Dio vuole la pace tra gli uomini e mette a dura prova i popoli con la morte di un’innocente Ermengarda, la quale muore pensando ai giorni felici passati con il marito. Caratteristiche principali delle tragedie: tragedia→ scritta per il teatro; oggetto della tragedia→il vero storico; no all’unità di tempo e di luogo, ma sì a quella di azione;cantuccio o coro→Manzoni inserisce nel teatro moder-no questa novità, che è ben diversa da quella della tragedia greca, dove l’autore in prima persona tra il secondo e il quarto atto (erano 5 gli atti) esprime la propria visione e le proprie reazioni di fronte ai fatti tragici;catarsi→ parola che proviene dal teatro greco (Aristotele), è il momento cruciale della tragedia nel quale si trova la realizzazione della vo-lontà di Dio ed è un momento di liberazione per lo spettatore; rientra nella visione cristiana, come Cristo che muore sul-la croce.

Promessi Sposi

E' il primo vero romanzo della letteratura italiana. Uscì per la prima volta nel 1821 con il titolo “Fermo e Lucia”; Manzoni riprese l’opera nel 1838 con il nome “Gli Sposi Promessi” ed infine nel 1848-49 esce con il titolo “I Promessi Sposi”, dopo averlo modificato sotto l’aspetto linguistico. È un romanzo storico con un misto di storie realmente accadute, come la dominazione spagnola nel 1630 e di storie inventate, come la storia di Renzo e Lu-cia. Un certo Walter Scott scrisse per la prima volta romanzi storici in Inghilterra. Nel romanzo sono messi in evidenza: il vero, poiché rappresenta i fatti realmente accaduti; l’interessante, poiché si rivolge non solo ai letterati ma ad un va-sto pubblico ed infine l’utile, poiché tramite il romanzo mette al corrente tutti di ciò che stava accadendo e cerca il sen-timento civile. Nel romanzo vi è la valorizzazione del popolo, con il trionfo degli umili con Lucia e Renzo, il quale rappre-senta un passaggio da un atteggiamento ribelle ad un fiducioso verso la volontà di Dio; provvidenza vista come l’unica vera forza, che agisce contro i mali della società e dove può riuscire anche dove la politica ha fallito. 33° capitolo muore Don Rodrigo; 38° si sposano e nasce una bambina;miracolo delle noci=liturgia, albero di fico;la prima pagina è poetica fino al capitolo VII dove Lucia abbandona il paese natale.

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