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Alessandro Manzoni


Nasce a Milano nel 1785 da Giulia Beccaria, figlia di Cesare Beccaria, autore del trattato "Dei delitti e delle pene", e del conte Pietro Manzoni. Trascorre l'infanzia presso i collegi dei Padri Somaschi a Merate e a Lugano. Dal 1798, presso i Barnabiti a Milano. La madre si separa e va a vivere a Parigi con Carlo Imbonati, che rivestirà per la formazione spirituale di Manzoni un ruolo di primo piano. Nel lungo periodo trascorso in collegio, ambiente contrassegnato da un formalismo arido e austero, non mostra grande interesse per l'educazione cattolica, sentendosi attratto dalle idee democratiche e libertarie, che provengono dalla Francia rivoluzionaria.

Dopo il collegio frequenta corsi dell'Università di Pavia e si inserisce nell'ambiente culturale milanese, stimolante per lui. Stringe amicizia con Cuoco, esule da Napoli a Milano come Lomonaco. Dal primo è spronato ad avvicinarsi al pensiero di Vico. A Milano frequenta anche poeti già affermati come Foscolo e Monti, sotto cui influsso compie i primi tentativi di versie di traduzioni. Del 1801 è "Del trionfo della libertà" (poema), di accesi spiriti democratici, e il sonetto "Autoritratto".

Tra il 1802/3 compone l'ode di argomento amoroso "Qual su le Cinzie cime" e l'idillio "Adda", indirizzato a Monti: i testi mostrano una chiara osservanza alla moda neoclassica.
Tra il 1802/4, a Milano e Venezia scrive quattro Sermoni, in cui come il poeta latino Orazio, elabora contro il malcostume del tempo una satira sferzante, che risente dell'influenza di Parini.

Nel 1805 raggiunge la madre a Parigi. Alla morte di Imbonati compone il carme "In morte di Carlo Imbonati". Fino al 1810, ha l'opportunità di allargare la propria cultura con amicizie decisive per la sua formazione artistica e letteraria. Frequenta il salotto di Grouchy e conosce Fauriel, il filologo che con Madame de Stael promuove la cultura romantica in Francia e che lo introduce nel gruppo degli "ideologi", di posizioni politiche liberali e di ispirazione iluministica e sensistica in filosofia.
Inizia la lettura di opere di grandi moralisti e filosofi del Seicento. Legge anche Voltaire e grazie a Fauriel si accosta alle idee romantiche attraverso il pensiero di Schlegel. Nel 1809 pubblica un poemetto neoclassico "Urania", sulla funzione civilizzatrice della poesia.

Nel 1808 sposa Enrichetta Blondel, calvinista. Il confronto spirituale con la donna, sincera credente, e il contatto con ecclesiastici di orientamento giansenista lo portano alla convesione religiosa. Dopo il battesimo secondo il rito romano della figlia Giulia, per approfondire l'avvicinamento alla religione cattolica, ricorrono al magistero spirituale di Degola (abate, giansenista), fino a giungere all'adesione alla fede cattolica.

Nel 1810 è celebrato nuovamente il matrimonio con Enrichetta, con rito cattolico.

Nel 1810, lascia Parigi per tornare in Italia, dove conduce la vita del possidente, tra Milano e la villa di Brusuglio. In casa sua discute con molti amici: Visconti, Berchet, Grossi, Porta, D'Azeglio, Capponi, Giusti, stimolanti interlocutori. Va abbandonando i verso dal tono classicheggiante e si apre a tutt'altro genere di lirica, più originale e matura. Segue gli sviluppi del movimento romantico milanese del "Conciliatore", la rivista che diffonde le nuove idee e alla quale collaborano Pellico, Borsieri, Visconti. Prosegue il suo itinerario spirituale con guida di Tosi, giansenista. Nel 1812, inizia la composizione del primo degli Inni sacri, "La Resurrezione", pubblicata con i tre successivi, "Il nome di Maria, Il Natale, La Passione", nel 1815. Più tardi "la Pentecoste", scritta nel 1822; "Ognissanti" rimarrà incompiuto.
Nel frattempo assiste ad avvenimenti italiani ed europei, dal tumulto del popolo milanese contro il ministro Prina alla sconfitta di Napoleone a Waterloo (1815), scrive due canzoni civili: "Aprile 1814". sull'insurrezione popolare e "Il proclama di Rimini", dedicata alla rivolta capeggiata da Murat nel 1815. Nel 1816 comincia la stesura di una sua tragedia storica, "Il conte di Carmagnola", poi scriverà le "Osservazioni sulla morale cattolica".

Dopo una stimolante parentesi parigina, comincia per Manzoni un'intensa stagione creativa, scrive la tragedia "Adelchi", che ha come argomento la storia longobarda, l'inno sacro "La Pentecoste" e le due odi civili maggiori, fino alla prima edizione dei "Promessi Sposi" nel 27. Avverte l'esigenza di approfondire la riflessione sul mondo di oppressori e oppressi: nasce il "Discorso sopra alcuni punti della storia longobardica in Italia". Nel marzo 1821, in occasione dei moti piemontesi, scrive "Marzo 1821". Concepisce il disegno di un romanzo storico sulla Lombardia secentesca dominata dagli spagnoli.

Alla notizia della morte di Napoleone, avvenuta il 5 maggio nell'esilio di Sant'Elena, compone l'ode "Il cinque maggio", censurata dagli austriaci, ma diffusa tra gli intellettuali.
Nel 1823 Fauriel cura la pubblicazione delle due tragedie e della "Lettera al Signor Chauvet sull'unità di tempo e di luogo della tragedia", con cui Manzoni replica a Chauvet che lo ha criticato per l'inosservanza delle unità aristoteliche. Scrive poi la "Lettere al Romanticismo" verso Cesare d'Azeglio. Spiega a quali profonde istanze di verità risponda la sua adesione al Romanticismo e come per lui il problema estetico sia inscindibile da quello morale e religioso.
Tra 23/24 si dedica alla stesura del Fermo, di cui nel 27 uscirà la seconda edizione.
La stesura del romanzo lo induce ad una riflessione linguistica, che lo spinge a soggiornare a Firenze e porta alla "risciacquatura in Arno" della lingua usata per raccontare la storia. Ultima edizione è del 1840.

Dal 1833 lutti e problemi familiari avvengono numerosi: nel giorno di Natale muore Enrichetta, poi avviene la morte prematura della figlia Giulia, moglie di Massimo d'Azeglio. Nel 1837, sposa la vedova Teresa Borri Stampa. Dal 48 inizia per Manzoni l'impegno diretto nella vita politica italiana: prima co la sottoscrizione dell'appello dei milanesi a Carlo A. Di Savoia e poi con la pubblicazione di due canzoni civili. Va maturando un distacco dalla produzione letteraria creativa, che lascia il posto a studi filosofici, storici e critici sollecitati dal pensiero di Antonio Rosmini (sacerdote e filosofo).

La riflessione teorica su rapporto tra storia e invenzione ha come frutti lo scritto "Dell'invenzione" e il saggio "Del romanzo sotrico e, in genere, dei componimenti misti di storia e d'invenzione", in cui sostiene che solo nella storia si giunge a quel vero che deve perseguire.

Dopo l'Unità d'Italia nel 60 è nominato senatore del Regno d'Italia da Vittorio Emanuele II. Nel 61 partecipa alla seduta del Senato, a Torino, che dà parere favorevole alla proclamazione di V. Emanuele Re d'Italia. Nel 62 Garibaldi gli fa visita, nel 68 è nominato presidente della commissione statale per l'unificazione della lingua. Sarà poi impegnato nello scrivere il saggio storico su "La rivoluzione francese del 1789, La rivoluzione italiana del 1859". Nel 69 appare a stampa l'ultimo suo scritto "l'Appendice intorno all'unità della lingua e ai mezzi per diffonderla", muore nel 1873 dopo una penosa agonia. Nel gennaio precedente nell'uscire dalla chiesa di San Fedele (Milano) era caduto sui gradini del sagrato, battendo la testa. Al corteo funebre partecipa tutta Milano.

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