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Le tragedie del Manzoni

Manzoni fra il 1820-1822 scrive due tragedie: Il Conte di Carmagnola (amb. nel 1400) e L’Adelchi (amb. nel VIII sec. d.C.) descrivendo in entrambe, eventi realmente accaduti sul territorio italico. Punti in comune:
1.Ragione di Stato: non ha valore negativo. Mentre per Machiavelli era il fine per il quale tendere,per Manzoni ha una connotazione negativa quando prescinde dai sentimenti.
2.Protagonisti sconfitti: i protagonisti sono personaggi sconfitti, poiché la storia non è solo costituita da vincitori, ma anche da vittime.
3.Pessimismo storico: poiché le esperienze sono terrene, la propria ricompensa sarà disponibile solo nell’aldilà.
4.Coro: Manzoni attraverso il «cantuccio» del poeta esercita determinate riflessioni di valore soggettivo (Tasso), in conformità alla forma originale della tragedia greca, come possibilità di riflettere su temi contemporanei senza alterare la verità storica dei fatti rappresentati. Mentre nel mondo classico il coro era un “personaggio” costituito da 20-30 individui, ora non è altro che una parentesi lirica.

Il conte di Carmagnola 1816-1819 Francesco Bussone era un valente capitano di ventura (mercenario), dapprima per il duca di Milano e poi per i Veneziani, al soldo dei quali aveva vinto il suo antico padrone nella battaglia di Maclodio, nel 1427. Durante gli scontri, tuttavia, aveva liberato alcuni prigionieri della prima città e per questo motivo era stato accusato dai veneziani che sospettando un tradimento, lo condannarono a morte, nonostante si fosse proclamato innocente. Si tratta del tipico eroe romantico che lotta titanicamente contro la società ostile. Manzoni allora facendosi garante della sua innocenza rievoca la figura di questo eroe tragico, solo e incompreso, vittima della “Ragion di Stato”(nella realtà, si è appurato effettivamente il tradimento da parte di Bussone). Nel coro, è presente una replica sulla guerra in territorio italico, considerata fratricida poiché combattuta da italiani contro italiani, ma allo stesso modo, anche se in modo più velato esorta L’Italia a liberarsi dallo straniero opprimente.

Adelchi 1820-1821 Manzoni si riferisce al momento in cui ilo territorio italico era conteso dai Longobardi capeggiati dal re Desiderio e i Franchi guidati da Carlo Magno. Ermengarda, figlia di Desiderio per ragioni di Stato, viene ripudiata da Carlo Magno, che l’aveva sposato per interessi politici (M. ammonisce Carlo Magno per questo). Desiderio per vendicarsi vuole fare incoronare i figli di Carlomanno, fratello di Carlo Magno, rifugiatisi presso di lui. Ermengarda, che si era rifugiata presso la sorella Ansberga nel monastero di San Salvatore a Brescia, scopre delle nuove nozze di Carlo Magno e delirando muore (coro dell’atto 4 = E. ha tratti in comune con Napoleone). Grazie all'aiuto dei traditori, Carlo Magno riesce a conquistare Verona e fa prigioniero Desiderio. Adelchi (figlio di Desiderio)che prima aveva cercato inutilmente di opporsi alla guerra contro i Franchi, poi combatte fino alla morte. Condotto in fin di vita alla presenza di Carlo e del padre prigioniero, invoca, prima di morire, clemenza per il padre e lo consola per aver perduto il trono. Il significato della figura di Adelchi e del suo dialogo con il padre è importante e innovativo: infatti riflette sul fatto che anche loro, prima di essere stati sconfitti da Carlo e dai Franchi, si erano dovuti imporre su altre popolazioni: in altre parole riflette sulla ciclicità della storia, e si ha così un miglioramento sul piano morale del personaggio. In quest'opera Manzoni inizia a sviluppare il tema della Divina Provvidenza che sarà poi fulcro tematico dei Promessi Sposi. Sia in Napoleone che in Ermengarda, è presente il tema del RICORDO. Tuttavia, in E. acquisisce un ulteriore significato: la figura femminile dalle grandi doti morali, che ha sentimenti nobili e dona la sua vita a Dio; Sembra quasi analoga alla donna angelicata di Dante, Beatrice, e allo stesso tempo un’eroina sedotta e abbandonata.

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