Ominide 50 punti

La critica manzoniana

Dopo il 1840, Manzoni non scrisse più nulla e le sue opere da quel momento furono oggetto di critiche letterarie, soprattutto in Francia. Ci sono critici tradizionalisti estimatori de I Promessi Sposi e critici appartenenti alla corrente marxista che, ne sottolineano i limiti e le imperfezioni.
FRANCESCO DE SANTIS: Il critico di età romantica ritiene che il Manzoni sia l’iniziatore di una nuova epoca letteraria ossia il realismo poiché la sua opera fa i conti con la realtà del suo tempo.

Benedetto Croce: ritenne che i Promessi Sposi fossero un’opera di oratoria e non di poesia, intesa come espressione disinteressata dei sentimenti dello scrittore, in quanto l’opera si propone come unico scopo la diffusione di principi morali e l’educazione di un popolo.

Antonio Gramsci: nelle famose “lettere dal carcere” affronta, la disputa sui Promessi Sposi. Egli ritiene sia encomiabile il rinnovamento culturale introdotto dal Manzoni come esponente della nuova coscienza borghese. Tuttavia, ritiene ci siano limiti in quanto Manzoni non rompe fino in fondo con il passato, e in lui permane un atteggiamento aristocratico e di superiorità nei confronti dei ceti subalterni.

Alberto De Rosa: ritiene che i popolani rappresentati da Manzoni siano portatori di valori positivi, ma allo tesso tempo propone loro umiltà, la rassegnazione e accettazione della loro inferiorità sociale.

Giorgio Barberi Squarotti: ritiene che il pessimismo manzoniano non sia legato ad un particolare periodo storico o tipo di società, ma è convinto che il disordine e l’ingiustizia per Manzoni, siano elementi connessi alla condizione stessa dell’uomo.

Alberto Moravia: I Promessi Sposi, sono l’interpretazione di un realismo cattolico ossia strumento di propaganda ecclesiastica di regime cattolico.

Italo Calvino: stima che attorno a Renzo e Lucia si istauri una figura triangolare perfettamente equilibrata. Valuta il capolavoro manzoniano come un libro rivoluzionario.

Registrati via email