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Il Romanticismo letterario

Il Romanticismo è un movimento culturale, artistico e letterario nato tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento in Germania, come risposta all’Illuminismo francese. Può essere considerato l’opposto dell’Illuminismo: valorizzava il sentimento e la fantasia ed esaltava il concetto della patria e del Cristianesimo, sostenendo che era la radice della cultura europea. Ammirava inoltre il Medioevo in quanto epoca memorabile durante la quale nacquero le Nazioni moderne. I poeti romantici sostenevano che l’arte doveva aderire alla vita presente, abbandonando i temi classici e mitologici del Neoclassicismo, e rivolgevano la loro poesia ad un pubblico vasto, utilizzando un linguaggio comprensibile anche dal popolo.
Il Romanticismo letterario italiano nacque a Milano nei primi anni dell’Ottocento e aprì un dibattito culturale tra i classicisti, politicamente vicini ai regimi assoluti, e romanticismi, perlopiù patrioti rivoluzionari. In quest’epoca la lingua privilegiata era il francese, spesso preferita dalle classi sociali più elevate. Si intensificava intanto il dibattito tra i “puristi”, che volevano tornare ai modelli linguistici del Petrarca e del Boccaccio, e gli “antipuristi”, che invece consideravano la lingua come un elemento vivo e in continua trasformazione e accoglievano nuove parole ed espressioni di origine straniera. La lingua più parlata, tuttavia, era il dialetto, ma era chiara la necessità di una lingua nazionale parlata da tutti, l’italiano, che, seppur poco parlato, si stava avviando verso una certa stabilità grammaticale. Foscolo e Leopardi si dichiaravano classicisti ma anche nelle loro composizioni, nonostante l’utilizzo di una lingua classica e dotta, si riscontra una sensibilità in gran parte romantica. Il principale esponente di questa nuova corrente letteraria, però, fu Alessandro Manzoni, che ne “I Promessi Sposi” concretizzò tutti i principi del Romanticismo.

Alessandro Manzoni

Vita
Alessandro Francesco Tommaso Manzoni nacque il 7 marzo 1785 a Milano. Il padre Piero era un nobile di campagna, mentre la madre Giulia Beccaria era figlia del celebre Cesare Beccaria ( autore de “Dei delitti e delle pene”). Esiste l’ipotesi che il padre naturale del Manzoni sia stato Giovanni Verri, amante della madre. In seguito alla separazione dei genitori trascorse l’infanzia presso i padri Somaschi e Barnabiti, dai quali ricevette un’educazione classica. Uscito dal collegio nel 1801 cominciò a frequentare poeti già affermati e noti come Foscolo e Monti e s’inserì agevolmente nell’ambiente culturale milanese. In questo periodo compose il poemetto “Trionfo della Libertà” e si dedicò poi alla stesura di sonetti e idilli, tra cui il più famoso è “Adda”.
Nel 1805, appena ventenne, raggiunse la madre a Parigi, dove compose il carme “In morte di Carlo Imbonati”, compagno di Giulia Beccaria. Nella capitale francese conobbe poeti e letterati dell’epoca, in particolare Claude Fauriel, che conobbe attraverso uno scambio epistolare e che divenne successivamente un punto di riferimento per Manzoni nella sua attività di scrittore.
A Parigi conobbe la calvinista Enrichetta Blondel, che sposò e dalla quale ebbe dieci figli. Sotto la guida di un abate genovese entrambi si avvicinarono al cattolicesimo e si risposarono con rito cattolico; la conversione di Manzoni fu accompagnata da crisi nervose che lo angustiarono per tutto il resto della sua vita.
Nel 1810 lasciò Parigi per tornare a Milano e comporre opere caratterizzate da una visione della vita propria del cattolicesimo, come gli “Inni Sacri”, che aprirono la strada ad una successiva produzione di stampo romantico.
Tra il 1820 e il 1821, gli anni dei moti rivoluzionari, Manzoni ebbe un’intensa attività produttiva, componendo le “Odi civili”, la “Pentecoste”, le tragedie “Il Conte di Carmagnola” e “Adelchi” e le prime due stesure de “I Promessi Sposi”, intitolato originariamente “Fermo e Lucia”. In occasione della morte di Napoleone Bonaparte, avvenuta il 5 maggio 1821 a Sant’Elena, Manzoni compose l’ode “ Il cinque maggio”. Influenzato dall’entusiasmo patriottico dell’epoca, scrisse l’altra sua famosa ode intitolata “Marzo 1821”, che venne però tenuta nascosta per molti anni e pubblicata solo nel 1848 in occasione delle Cinque Giornate di Milano.
Con un ulteriore pubblicazione de “I Promessi Sposi”, nel 1827 (detta “Ventisettana”), si può dichiarare concluso il principale periodo compositivo del Manzoni, infatti molte successive composizioni rimasero incompiute. L’edizione definitiva del romanzo (“Quarantana”) venne resa pubblica solo dopo che il Manzoni “sciacquò i panni in Arno” ed eliminò cioè tutte le forme dialettali presenti nell’opera, cercando di rispecchiare al meglio l’italiano dei due più importanti poeti fiorentini, Petrarca e Boccaccio. Per avvicinarsi meglio alla lingua “pura” di questi due autori, nel 1827, compì con tutta la famiglia un viaggio in Toscana, dove conobbe Leopardi e Giordani. Dal 1833 la sua vita fu segnata da molti lutti familiari, la morte della madre a cui si era particolarmente affezionato, quelle premature della moglie e di alcuni tra i dieci figli. Nel 1837 si risposò con Teresa Borri, vedova Stampa. Nel 1842 scrisse “Storia della colonna infame”, una cronaca giudiziaria in cui l’autore riporta in modo distaccato la vicenda di un presunto untore, accusato di aver propagato la peste a Milano.
Nel 1861, anno in cui anche la seconda moglie morì, fu nominato senatore del Regno d’Italia appena proclamato ed essendo profondamente cattolico votò a sfavore per il trasferimento della capitale da Torino a Firenze, preferendo Roma. Nel 1872, dopo la liberazione di Roma, ne accettò la cittadinanza onoraria.
A Milano fu circondato durante tutta la sua vecchiaia dalla borghesia italiana. Morì il 22 maggio 1873 in seguito ad una caduta che gli procurò gravi sofferenze. I funerali furono celebrati con la presenza del futuro re Umberto I, venne poi sepolto nel cimitero monumentale della città.
Opere
Opere
• Inni sacri: raccolta di cinque liriche dedicate alla celebrazione delle principali festività religiose, scritta tra il 1812 e il 1822 come primo frutto della conversione al cattolicesimo.
• Pentecoste: scritta in corrispondenza con gli “Inni Sacri”, è un inno che descrive la discesa dello Spirito Santo sugli apostoli ed è l’opera stilisticamente meglio riuscita tra quelle a carattere religioso.
• Il Conte di Carmagnola: tragedia scritta a partire dal 1816, dedicata all’amico Claude Fauriel, incentrata sulla persona di Francesco Bussone, condannato a morte per aver liberato dei prigionieri, e sulla guerra tra Milano e Venezia del 1400.
• Adelchi: tragedia pubblicata per la prima volta nel 1822 che narra la vicenda, svoltasi tra il 772 e il 774, del figlio dell’ultimo re dei Longobardi, Adelchi, e della caduta del regno longobardo ad opera di Carlo Magno.
• Marzo 1821: ode patriottica dedicata al poeta tedesco Theodor Korner per ricordare ai Tedeschi che anche loro, quando erano oppressi, avevano lottato per i loro diritti come facevano ora gli Italiani.

I PROMESSI SPOSI
I due protagonisti sono Renzo (Lorenzo Tramaglino) e Lucia (Lucia Mondella), due giovani con il desiderio di sposarsi, che non potranno realizzare a causa di una scommessa tra don Rodrigo e il cugino Attilio. Don Abbondio, il curato incaricato di celebrare il matrimonio, era minacciato dai Bravi di don Rodrigo e per paura si sottrasse al suo impegno.

Lucia sfuggì ad un rapimento ordinato da don Rodrigo e con l'aiuto di Fra Cristoforo si rifugiò a Monza con la madre Agnese, in un convento. Qui suor Gertrude, ingannandola, permise che venisse rapita dagli uomini dell'Innominato, un criminale a cui si era rivolto nel frattempo don Rodrigo. Portata al castello dell'Innominato, Lucia riuscì a commuovere l’uomo e a riottenere la libertà.
Nel corso di questi avvenimenti Renzo, che aveva raggiunto Milano, venne coinvolto in una protesta contro la mancanza di pane e scampò ad un arresto con l’aiuto della folla. Raggiunse poi Bergamo, dove trovò ospitalità presso un cugino. Intanto si diffuse la peste, che colpì anche Renzo e Lucia. Una volta guariti i due si incontrarono nel Lazzaretto di Milano, il luogo dove venivano portati i malati di peste e dove Renzo, disperato, era andato a cercare Lucia credendola ancora malata. Con l’aiuto di Fra Cristoforo, dopo finalmente essersi rincontrati, i due riuscirono a sposarsi. Si stabilirono in un paese presso Bergamo, dove Renzo aveva acquistato con il cugino una piccola azienda tessile, e Lucia, aiutata dalla madre, si occupava dei figli.
L’opera di Manzoni è un romanzo storico, cioè un genere letterario misto di storia ed invenzione. Può essere considerato come un prodotto tipico del Romanticismo proprio per la ricostruzione di vicende fantastiche e sentimentali ambientate in un preciso e reale periodo storico. L’interesse di Manzoni per il romanzo storico era nato in seguito alla lettura del romanzo «Ivanhoe» dello scozzese Walter Scott. Basandosi su documenti e libri di storia, l’autore cita nel romanzo alcuni tra i principali avvenimenti italiani del Seicento, epoca in cui è ambientato, come la carestia del 1628 e l’epidemia di peste del 1630, oltre alle varie sommosse milanesi e al passaggio dei Lanzichenecchi per recarsi all’assedio di Mantova. Manzoni intreccia questi fatti storici realmente accaduti con l’invenzione, attorno alla quale è incentrato tutto il romanzo. L’autore infatti finge di aver trovato un manoscritto di un autore ignoto nel quale è descritta dettagliatamente la vicenda di Renzo e Lucia, utilizzando lo stesso artificio di Scott. Per il suo romanzo Manzoni utilizza un linguaggio abbastanza dotto ma comunque molto comprensibile. I luoghi e i tempi sono ben definiti, facendo spesso riferimento al presunto manoscritto. Nel romanzo vengono utilizzate anche alcune figure retoriche, come la metafora che identifica gli Spagnoli, occupatori dell’Italia nel Seicento, negli Austriaci, dominatori dell’Ottocento. Subito dopo la sua uscita definitiva, il romanzo rese ancor più famoso Manzoni, già conosciuto per le sue altre opere, ed è oggi considerato un “classico”, cioè, secondo Italo Calvino, “un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire”.

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