Ominide 168 punti

ALESSANDRO MANZONI

La vita: Alessandro Manzoni nacque a Milano nel 1785, dal conte Pietro e da Giulia Beccaria, figlia di cesare Beccaria. Trascorse la fanciullezza in collegio dove ricevette un’educazione classica. Uscito dal collegio, si inserì nell'ambiente culturale milanese e frequentò poeti famosi. Lasciò la casa paterna e raggiunse la madre a Parigi. Tra il figlio e la madre nacque un rapporto affettivo intenso, destinato a segnare profondamente la vita successiva dello scrittore. A Parigi, entrò in contatto con intellettuali che esercitarono un influsso nella formazione delle idee di Manzoni. A Parigi, il contatto con ecclesiastici giansenisti incise sulla sua conversione religiosa. Sul suo ritorno alla fede cattolica fu determinate l’influsso della giovane moglie Enrichetta Blondel, che proprio a Parigi si convertì dal calvinismo al cattolicesimo. Ritornò definitivamente a Milano. Il rinnovamento coinvolse anche l’attività intellettuale e si dedicò alla stesura di una serie di Inni Sacri di opere di orientamento romantico. Con la pubblicazione dei Promessi Sposi si può dire concluso il periodo creativo di Manzoni. Egli tendeva sempre più a rifiutare la poesia considerandola falsità di contro al vero storico e morale. Conseguentemente approfondì gli interessi storici, filosofiche e linguistici. L’amicizia con Rosmini fu importante in quanto divenne la sua guida intellettuale. La sua figura di intellettuale era sempre più circondata di ammirazione dopo il grandissimo successo del romanzo che veniva ristampato continuamente in tutta Italia. Morì a Milano.

Prima della conversione, le opere classicistiche:Negli anni giovanili Manzoni compone opere allineate con il gusto classicistico allora dominante come il Trionfo della liverta, l’Adda, Sermioni, in cui polemizza contro aspetti del costume contemporaneo. Ne “Il Carme in morte di Carlo Imbonati” egli immagina che Imbonati (il compagno della madre), che egli ammirava come un padre, gli appariva in sogno dandogli nobili ammaestramenti di vita e di poesia. Successivamente si fece sentire il sintomo di un distacco dal gusto e dalla cultura classicistica in quanto Manzoni ne avverte l’esaurimento e sente in bisogno di una letteraura nuova.
Dopo la conversione, la concezione della storia e della letteratura: La conversione investì tutti gli aspetti della sua personalità. Ne sono una prova eloquente le “Osservazioni sulla morale cattolica”: dalle argmentazioni di Manzoni traspare una fiducia assoluta nella religione come fonte di tutto ciò che è buono e vero, come punto di riferimento per ogni tipo di scelta. La svolta interiore segnata dalla conversione giocò un ruolo determinante sulla svolta letteraria di Manzoni. In primo luogo ciò può essere verificato nella concezione della storia: il classicismo aveva visto nel mondo romano un modello supremo di civiltà in tutti i campi; l’adozione di una prospettiva cristiana induce Manzoni a considerare il popolo romano violenti. Da questo ripudio della visione classica, scaturisce in Manzoni un rifiuto della concezione eroica ed un interessa per i vinti, gli umili,… la nuova ottica cristiana influenza profondamente anche la concezione manzoniana della letteratura. Si forma in lui una visione tragica del reale. Nasce il bisogno di una letteratura che guardi al “vero” della condizione storica dell’uomo. Manzoni, fisserà in una formula sintetica i principi che muovono la sua ricerca letteraria e degli altri intelletuali: “l’utlile per iscopo, il vero per soggetto, e l’interesse per mezzo” (conzeione utilitaria ed educativa della letteratura a cui sono assegnati fini di diffuzione dell’educazione morale, sollecitazione civile, ecc; concetto di vero inteso come rifiuto dei contenuti e delle forme della lettarura del passatosentita come falsa, artificiosa; la letteratura deve utilizzare argomenti attuali per rivolgersi non solo ad un’elite ma ad un pubblico ampio). Tutta la produzione manzoniana, si presenta con un’aspetto fortemente innovatore rispetto alla fisionomia delle letterature italiane del periodo neoclassico.
La lirica patriottica e civile: La lirica patriottica e civile possiedono un’analoga forza di rottura. Manzoni compone l’ode “marzo 1821” dedicata ai moti di quell’anno, e il “cinque maggio” ispirato alla morte di Napoleone. I fatti contemporani sono visti nella prospettiva religiosa. Anche i cori inseriti nelle sue tragedie presentano le caratteristiche innovatrici.
Il cinque maggio: si individuano nel brano tre momenti:
- Preambolo: la morte di Napoleone, l’atteggiamento del poeta difronte l’evento
- Rievocazione della vicenda di Napoleone, le imprese vittoriose, la sconfitta e l’esilio
- Conclusione: il soccorso della fede, il trionfo dell’eterno sulla gloria terrena.
Nel preambolo emergono due opposizioni:
- Immobilità/rapidità: l’immobilità della salma si oppone alle azioni del grande uomo
- La grandezza e la gloria si oppongono alla negatività dell’azione.
Nella parte centrale dell’ode viene revocata la vicenda dell’eroe, si articola su un’opposizione spaziale: lo spazio geografico aplissimo in cui si manifesta napoleone contro la breve sponda dell’isola in cui finsce esule; poi su un’opposizione temporale: il passato glorioso contro il presente misero dell’esilio. La rievocazione dell’impresa di Napoleone insiste sulla rapidità e sulla dinamicità. L’esilio a Sant’Elena ripropone invece il tema dell’immobilità. Nell’ultima parte il contrasto, viene superato attraverso l’ingresso di ua nuova dimensione, fuori dal tempo e dallo spazio: l’eternità in cui viene sviluppata l’altra grande opposizione: gloria/negatività dell’azione, dinamismo/immobilità. Nella nuova dimensione dell’eterno, l’immobilità viene conquistata dalla pace nel perdono divino. Il tema di fondo è la meditazione sull’azione dei frandi uomini nella storia. Secondo la nozione manzoniana dell’eroico, gli individui eccezionali devono utilizzare la loro superiorità ponendola al servizio degli altri uomini, alleviando miserie e afflizioni e combattendo ingiustizie e soprusi.
Le tragedie: La tragedia di Manzoni si basa sul rifiuto delle unità aristiteliche. Manzoni, vuole collocare i conflitti dei suoi personaggi in un determinato contesto storico ricostruito con fedeltà. I principi sono esposti nella forma più chiara e sistematica in un ampio saggio “La lettre a M.Chauvet sur l’unitè de temp et de lieu dans la tragedie”. Secondo l’autore non c’è bisogno di inventare fatti, basta ricostruire un fatto storico nella dinamica intera delle sue cause e dei suoi svolgimenti. Per questo il poeta dev’essere fedele al vero storico. Proprio questo cultoi manzoniano del “vero” storico esclude l’ooservanza delle unità classiche. Chiudere lo sviluppo di un’azione in stretti limiti di tempi e di luogo secondo Manzoni costringe il poeta ade sagerare le passioni per far si che i personaggi giungano in 24 ore alla risoluzione decisiva. Da questo nasce il “falso” della tragedia classicistica, ciò che Manzoni chiama il “romanzesco”: solo la libertà da regole artificiose per Manzoni consente di riprodurre il vero.
Il conte di Carmagnola: il conte di Carmagnola si incentra sulla figura di un capitano di ventura,Francesco Bussone al servizio del duca di Milano. Passa poi al servizio di Venezia. Sospettato di tradimento dai veneziani per la sua clemenza verso i prigionieri, viene attirato con un falso pretesto, incarcerato e condannato a morte. Manzoni era convinto dell’innocenza del conte. La tragedia si regge sul conflitto tra l’uomo d’animo elevato generoso e pure e la ragion di Stato. Affronta dunque un tema centrale della visione manzoniana: la storia umana come trionfo del male.
L’Adelchi: lo stesso conflitto è al centro della seconda tragedia, Adelchi. Mette in scena il crollo del regno longobardo in Italia, sotto l’urto dei Franchi, oppresso dai Longobardi prima e dai Franchi poi. Ermengarda, figlia di Desiderio re dei Longobardi, è stata ripudiata dal marito Carlo Magno, e torna dal padre. Questi vuol vendicarsi costringendo il papa Adriano a incoronare re dei Franchi i figli di Carlo Magno rifiugiatisi presso di lui. Giunde a Desiderio un messaggio di Carlo Magno che gli intima di restituire le terre sottratte al papa. Desiderio rifiuta e la guerra è dichiarata. Vani sono i tentativi di Adelchi di opporsi ai Franchi. Ermengarda si è nel frattempo ritirata nel convento di Brescia ed alla notizia delle nuove nozze di Carlo è assalita dal delirio e muore. Giunge la notizia che Verona è caduta. Adelchi è portato in scena ferito e morente. Con le sue ultime parole, chiede al vincitore di essere pietoso verso il vecchio padre e muore cristianamente. La tragedia si incentra su quattro personaggi: Desiderio animato dalla volontà di vendicarsi di Carlo; Adelchi suo figlio, sogna la gloria in nobili imprese e non riesce a realizzarle; Ermengarda che vorrebbe distaccarsi dalla passione del mondo ma muore devastata dal suo amore per il marito; Carlo che ha ripudiato Ermengarda e presentandosi come campione di Dio nella difesa del papa è aggredito dai Longobardi. Desiderio e Carlo sono animati solo dall’interessa della Ragion di Stato e dalla passione di domnio, i personaggi idelai Adelchi ed Ermengarda nella loro purezza sono destinati alla sconfitta ed a trovare solo in un’altra vita la soluzione dei loro tormenti.
Nelle sue tragedie Manzoni induduce i cori.
Il dissidio romantico di Adelchi: Anfrido annuncia ad Adelchi che i Franchi sono in procinto di allontanarsi. Anfrido tenta di consolare Adelchi, ricordandogli che a lui tocca la gloria di aver respinto i Franchi. Dal colloqui con lo scudiero emerge il dissidio interiore che caratterizza il personaggio di Adelchi. Egli aspira all gloria conquistata in imprese magnanime, ed è costretto invece dai disegni politici del padre ad assalire gli indifesi territori della chiesa. Il contrasto, si apre tra un’anima privilegiata, nobile e pura, e la realtà della politica, in cui domina solo l’interesse. Questo contratso eprime il pessimismo cristiano della visione di Manzoni, che vede la storia umana, condannata ad una degradazione non riscattabile. In essa gli individui che si ispirano ai valori più alti non possono trovar posto. Il tutto si svolge in un clima romantico (sconfitta dell’eroe condananto alla sofferenza e all’infelicità). A differenza di tanti altri eroi romantici, Adelchi non è un ribelle. Non si erge a sfidare il potere tirannico del padre, non si oppone alla realtà degradata dalla politica e dalla ragion di Stato con gesti clamorosi di rivolta, eroico proprio per la consapevolezza dell’inevitabile fallimento del suo gesto. pura contemplazione della propria sconfitta e della degradazione della propria aspirazione, della propria vita che si trascina oscura, senza scopo, senza possibilità di scelta, del proprio animo che progressivamente si inaridisce. Adelchi appartiene dunque alla categoria degli eroi vittime. A questo tipo di eroi non si prospetta altra alternativa che la morte, e così è anche per Adelchi, ma in una variante cristiana, la morte è il riscatto in un’altra dimensione. Il conflitto romantico ideale-reale, per Manzoni, si risolve sul piano dell’eterno. Se l’eroe non è fatto per la brutalità del reale, può trovare la sua vera patria nell’altra vita

Registrati via email