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Adelchi
L’Adelchi fu composta da Manzoni nel 1820-22 dedicata alla moglie Enrichetta, fu stampata a Milano nel 1822. L’Adelchi tratta la storia dei longobardi. Ermengarda, figlia del re longobardo Desiderio, è stata ripudiata da Carlo Magno. Nel conflitto tra papa Adriano e Desiderio, Carlo interviene in difesa del papa scoppia così la guerra. Alcuni duchi longobardi sono pronti a tradire, mentre al campo dei franchi il diacono Martino rivela l’esistenza di un valico segreto attraverso cui prendere di sorpresa i longobardi attestati alle Chiuse di Susa. Ermengarda muore straziata dal dolore a Brescia. Davanti ai due re giunge Adelchi morente.
Parafrasi
Dalle rovine delle piazze e dei palazzi pubblici, dai boschi, dalle officine riarse dal fuoco, dai campi arati bagnati dal sudore dei servi, un popolo disperso degli italiani, improvvisamente si sveglia, tende l’orecchio, solleva la testa colpito dalla inattesa notizia.
Dagli sguardi perplessi, dai volti timorosi, come un raggio di sole che trapela dalle nuvole, il feroce valore degli antenati negli sguardi nei volti confuso ed incerto si mescola discordante il disprezzo patito con l’orgoglio misero di un tempo passato.
Il volgo disperso si raduna in gruppetti, si disperde tremante per sentieri non diritti con passo incerto ondeggianti fra paura e desiderio avanzano e si fermano. Prima adocchia e poi ammira scoraggiata e confusa la turba sparpagliata di quei crudeli signori che fugge dalle spade senza sosta.
Vede i longobardi ansanti come bestie feroci con il pelo dritto dalla paura, cercare i loro soliti conosciuti nascondigli quindi toltasi dal volto la loro minacciosa maschera, le madri superbe pallide guardano di sbieco pensosamente i figli.
Il volgo disperso vede sopra ai fuggitivi giungere con una spada con l’intento di uccidere come cani da destra e sinistra guerrieri: il popolo li vede e preso da una felicità prima sconosciuta con la veloce speranza anticipa l’evento e sogna la fine della dura schiavitù.
Ascoltate! I franchi che occupano l’accampamento, che ai longobardi impediscono la fuga, son giunti da lontano per vie impervie e accidentate. Interruppero le gioie dei loro pranzi gioiosi si alzarono in fretta dai loro letti in cui riposavano tranquilli chiamati improvvisamente dalla tromba di guerra. Abbandonarono nelle sale dei loro castelli le loro donne tristi le quali mentre mi salutarono ritornavano più e più volte a quelle preghiere e a quei consigli che il pianto fermò,hanno caricato la loro fronte con gli elmi un po’ ammaccati , hanno messo la sella ai suoi cavalli scusi, volarono sul ponte levatoio che risuonò cupamente.
A frotte passarono di terra in terra cantando allegre canzoni guerresche, ma conservando nel loro cuore il ricordo della loro dolce patria. Attraverso valli pietrose e dirupi scoscesi trascorsero le notti gelide inermi, svegli ricordando i colloqui d’amore con le loro spose. Essi sopportarono gli oscuri pericoli di soste pericolose, sopportarono le marce veloci per impronte, sopportarono gli ordini pronunciati in modo molto duro, sopportarono la fame, si videro calare sui petti le lance, vicino agli scudi volare vicino agli elmetti, udirono le frecce volare sibilando.

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