Ominide 50 punti

Pianto Secco è un libro che attraversa l’anima come un rasoio taglia la pelle. La sua originalità risiede nella struttura narrativa che indirizza l’attenzione del lettore non su l’oggettività degli eventi, ma sui loro effetti trasversali. Una storia che sviscera la banalità quotidiana di un rapporto sentimentale, rovesciandola come un calzino sporco e logoro sulle immagini distorte del protagonista. Nessuno è ciò che vorrebbe essere, nessuno è ciò che l’altro vorrebbe. Punti di incontro e scontro, come una pallina lanciata all’infinito contro un muro. Masochismo esistenziale del quale non si può fare a meno in quanto unico punto di contatto con il nostro essere. Pessimismo e realismo che corrono veloci lugo la stessa strada, fin quando qualcuno non decide autonomamente di fermarsi e di iniziare per la prima volta a pensare.

“… un Leone di solito recita una parte assegnatagli dalla natura e questo lui lo sa. Conosce se stesso come pochi e non è sempre felice, ma vorrebbe tanto esserlo. Recitare una parte per tanto tempo, non riconoscersi nella sua maschera, significa assecondare il misterioso e labile confine tra bianco e nero, senza possibilità di focalizzarsi su bagliori differenti da quelli che lui per definizione produce verso gli altri.”

Leone non ha un nome. E’ un uomo speciale, almeno questo lui crede. Lo è nel bene e nel male. Esiste, questo si, ma non come ambirebbe. Crede di subire la vita, forse perché i suoi riflettori sono rivolti esclusivamente su se stesso. Gli altri, il mondo, il lavoro, la famiglia, le sue donne, scorrono come identiche figurine di uno stesso album. Non sa cos’è l’amore. Non crede nell’amore. Ogni cosa è predefinita, incastrata in un meccanismo che non ha nulla da svelargli. Tutto ciò fin quando non si scontra casualmente con Foresta. Non ne viene illuminato, non si innamora perdutamente, persevera nella sua “cara” autodistruzione, pure con lei. Foresta lo ama sin da subito, come tutte d’altronde, e sceglie di subire, di pazientare, perché per amore si può soffrire. Si può, certo, ma non si deve. Poi l’abbandono inevitabile e l’inizio di una nuova fase a lui sconosciuta, il rimpianto, forse l’amore, il dolore.

Il problema della coscienza a posteriori degli effetti derivabili dai comportamenti personali è l’oggetto centrale del romanzo.

Pianto Secco è un percorso umano a tappe in un lasso di tempo ben definito: un anno di vita del protagonista che rivive oggi, con una nuova consapevolezza ed una più nitida interpretazione degli eventi, la nascita e la morte di un sentimento verso una donna.

Egli analizza se stesso, i traumi passati, la sua perenne intolleranza verso il mondo e verso il lavoro, gli effetti della malattia che ha conosciuto in gioventù, le sue manie latenti, per tentare di strappare una soluzione che sia in grado di dipanare i suoi dilemmi. Subisce suo malgrado una metamorfosi apparentemente migliorativa, che in ogni caso non potrà salvarlo dall’immenso dolore per un amore decifrato troppo tardi e che non gli sarà mai concesso di vivere.

Il libro ripercorre minuziosamente i momenti essenziali del rapporto tra il Leone e la sua Foresta, senza soffermarsi sugli eventi, ma sui loro effetti. Il senso di sconfitta prevale nonostante gli sforzi del protagonista di sviscerare quanto accaduto al fine di raggiungere una risposta che in realtà non esiste.

Tutto in me è “nuovo” ora, ma tutto rischia a breve di divenire inesorabilmente inutile ed obsoleto e dunque destinato al decadimento. Per ora resisto, per ora vivo il mio dolore con fierezza perché è forse l’unico vero emblema dell’amore che provo per lei.

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