Mongo95 di Mongo95
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È un dialogo tra Moro stesso, Itlodeo, il marinaio che affronta il viaggio a Utopia (la figura dell’esploratore, ma anche il saggio come figura socratica) e un umanista. Tutto ambientato nei primi del ‘500 ad Anversa, dove Moro aveva vissuto per alcuni anni impegnato in faccende diplomatiche.
Utopia, l’isola in questione, potrebbe essere un non luogo, oppure un mondo che se esistesse sarebbe il migliore dei mondi possibili. Il tutto nel racconto è reso come resoconto di un viaggio fantastico, accompagnato però da (presunte) prove storiche che testimonierebbero il contrario. Questa incertezza di fondo consente di esprimere concetti molto seri riguardo la situazione politica contemporanea, sotto il filtro letterario della finzione narrativa. Difficile è quindi cogliere la differenza tra serietà e ironia. Alla fine la vera isola di cui si parla non è quella immaginaria di Utopia, ma quella storica dell’Inghilterra. La prima è proiezione immaginaria e capovolta di quel che sarebbe la migliore se davvero volesse essere migliore. Ciò che accada a Utopia dovrebbe essere ciò che dovrebbe accadere in Inghilterra se il potere politico fosse interessato al bene sociale.

Nel preambolo, Itlodeo si trova costretto a parlare dell’Inghilterra, dovendo rispondere a domanda precisa di Moro. Quest ultimo ha infatti bisogno di dare indizi al lettore che in realtà vuole parlare esattamente di questo argomento. La domanda riguarda potere politico e consiglio filosofico. Moro si stupisce del fatto che mai una persona con le sue capacità (Itlodeo) continui a voler fare il marinaio e non il consigliere di un re. La risposta è che tra servizio e servitù la differenza è minima: in tutti i suoi viaggi ha imparato che presso le corti di re e politici, se si vuole davvero essere consiglieri bisogna consigliare quello che il re vuole sentire. Se ci si vuole dedicare alla sapienza, quindi non si può farlo in questo ambiente. Si fa l’esempio di una cena in cui si parla della pena di morte, proposta per chi viene scoperto a rubare del cibo. Itlodeo, in quell’occasione, narra che i consiglieri comunque dicono al re quello che vuole sentire, lontani dalla realtà fattuale, proponendo di inasprire le pene. E quando questo consiglio viene accettato, tutti quanti diventano accondiscendenti. È così che funziona alle corti, per questo Itlodeo non intende diventare un consigliere. In un’altra occasione si utilizza per l’Inghilterra la metafora dell’isola in cui tutte le cose vanno al contrario, per esempio le pecore diventano bestie feroci. Quindi Utopia si offre come riflesso razionale dell’irrazionale situazione data. Itlodeo non si propone quindi a impegnarsi politicamente, ma offre a Moro appunto l’esempio di Utopia, con una costituzione che ha saputo garantire il benessere sociale, mai vista in Europa. Il suo elemento fondante è l’abolizione della proprietà privata e del denaro. Fino a che essi esistono, è impossibile che la politica si rivolga all’interesse comune e non a quello dei singoli. In seguito quindi parte il discorso su cosa facciano gli abitanti di Utopia per vivere bene.

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