Daniele di Daniele
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L’amico ritrovato di Fred Uhlman

L'amico ritrovato è un romanzo dello scrittore tedesco Fred Uhlman, la cui prima edizione originale è quella del 1971. Sulla base del romanzo è anche stato girato un film che racconta la medesima storia. Il libro dello scrittore tedesco si basa sull'amicizia tra il protagonista e Konradin von Hohenfels, un suo compagno di scuola. Il protagonista partì dall'Europa a causa della persecuzione nazista degli ebrei, per rifugiarsi negli Stati Uniti. In questo romanzo egli ricorda l'amicizia tra lui e il suo compagno di classe. Egli viene a sapere il destino che è stato riservato al suo amico in tempi di guerra. Il tema principale è quello dell'amicizia tra l'autore del romanzo e il compagno, la quale ha come scenario gli anni Trenta del Novecento, in cui si affermano in Germania gli ideali nazionalsocialisti. Il romanzo descrive anche la Shoah che ha causato milioni di vittime.

Indice

L'amico ritrovato di Fred Uhlman - Versione alternativa 1
L'amico ritrovato, relazione - Versione alternativa 2
L'amico ritrovato, recensione - Versione alternativa 3
L'amico ritrovato, riassunto - Versione alternativa 4
L'amico ritrovato, schedatura - Versione alternativa 5
L'amico ritrovato, storia - Versione alternativa 6
L'amico ritrovato, sintesi - Versione alternativa 7
L'amico ritrovato, trama - Versione alternativa 8
L'amico ritrovato, spiegazione - Versione alternativa 9
L'amico ritrovato, analisi - Versione alternativa 10

L'amico ritrovato di Fred Uhlman


Olocausto, razzismo, guerra sono alla base del libro L'amico ritrovato. Il libro L'amico ritrovato è ambientato in Germania nel periodo di ascesa del partito nazionalsocialista (1933): ormai Hitler era ad un passo dal potere e l'intolleranza razziale e il culto della razza ariana si diffondevano nella maggior parte del paese.
Il romanzo è incentrato sulla grande amicizia tra due ragazzi sedicenni: Hans Schwarz, figlio di un dottore ebreo, e Konradin, conte di Hohenfels. Konradin appare sicuro nel portamento, sempre composto, un vero aristocratico dal sorriso controllato, appena accennato, altezzoso, elegante non solo nel vestire, ma anche nel muoversi (al contrario di Hans, talvolta impacciato e trasandato nell'abbigliamento). I suoi vestiti sono impeccabili, fatti di buona stoffa e taglio; anche i colori sono sobri ed eleganti. Konradin ha un atteggiamento tale da sembrare adulto. E' conte di Hoenfels, ma la sua particolare eleganza non dipende dal titolo nobiliare: nella sua classe ci sono altri "titolati", ma nessuno può reggere il paragone con lui. Hans si rende conto di essere molto diverso da quel ragazzo biondo: infatti è timido e insicuro, ha le mani tozze e goffe, sempre macchiate d'inchiostro a differenza di quelle di Konradin, che sono bianche, pulite e curate. Tutto ciò che possiede è curato nei minimi particolari: dalla cartella alla penna stilografica. L'autore (Fred Uhlman, nato a Stoccarda nel 1901 e morto nel 1983 a Londra) del romanzo (autobiografico) ambienta il racconto nella Stoccarda del primo dopoguerra. La città aveva una popolazione che non superava il mezzo milione di abitanti, era munita dei migliori teatri e musei del nord Europa: aveva tutto l'aspetto di una capitale. La città si estendeva in una stretta valle circondata da vigneti e da colline. Sulle terrazze dei numerosissimi ristoranti nelle sere d'estate, la gente si divertiva allegramente bevendo in compagnia. I due ragazzi frequentandosi imparano a conoscersi sempre meglio: spesso Hans invita Konradin a casa sua. Nell'animo di Hans si insinua il dubbio che l'amicizia non sia pienamente corrisposta perché Konradin contraccambiava i suoi inviti evitando scrupolosamente di farsi vedere dai propri famigliari in sua compagnia.
Tutti i dubbi di Hans furono confermati da un episodio: la mamma di Hans aveva procurato due biglietti per il Fidelio; il giorno dello spettacolo erano presenti all'interno del teatro personaggi di rilievo come il Presidente della Repubblica e la famiglia Hohenfels; oltre a Konradin erano presenti anche il conte e la contessa. Konradin saluta alcuni suoi conoscenti, incrocia lo sguardo di Hans ma finge di non riconoscerlo. Al termine del primo atto Hans si reca del grande salone e attende l'arrivo della famiglia Hohenfels. Il suo amico, quando arriva, non lo degna nemmeno di un saluto. Il giorno seguente i due ragazzi continuano a parlarsi come se nulla fosse accaduto, ma giunti al momento di salutarsi, di fronte all'abitazione di Konradin, Hans chiede con franchezza quale fosse il motivo per il quale il giorno precedente lo aveva freddamente evitato. Konradin inizialmente nega tutto, dichiarando di non averlo visto, ma poi decide di rivelare al suo migliore amico l'odio della madre verso gli ebrei, che considera inferiori a servi, la feccia della terra, e che teme in quanto rappresentano un vero e proprio pericolo. Questo episodio rappresenta per l'autore l'inizio della fine dell'amicizia tra i due ragazzi. Molto difficile da capire l'atteggiamento di Konradin, al momento viene giustamente interpretato come tradimento, irreparabile offesa ai sentimenti più nobili di amicizia. La tragicità degli avvenimenti che seguono il suo esilio in America, il suicidio dei genitori, tutto contribuisce a creare nell'animo del lettore un crescente senso di dolorosa tristezza. Il finale è a sorpresa, imprevedibile, ed illumina l'animo dell'autore, comunicando al lettore una commozione profondissima. L'amico si è addirittura immolato alla causa degli ebrei ed ha sancito con il suo atto di eroismo (tentativo di attentato a Hitler) un patto di fedeltà immortale.

Storia de L'amico ritrovato: Topic generale: Il libro L'amico ritrovato parla di un ragazzo ebreo di sedici anni, Hans Schwarz, con un carattere chiuso e solitario. Egli non aveva amici fino a quando, all’improvviso, nella sua classe arriva un nuovo alunno che colpisce subito la sua attenzione per i suoi modi freddi e distaccati, ma non scortesi, "Non sembrava di questo mondo" dice nel vederlo. Poi, piano piano, tra Hans e il nuovo ragazzo, Konradin von Hohenfels, nasce un’amicizia profonda e sincera che si interromperà bruscamente un anno dopo a causa dell’ascesa al potere del regime Nazista. Probabilmente questo romanzo non è esclusivamente frutto della fantasia dell’autore ma il racconto romanzato di un esperienza da lui vissuta veramente in gioventù.

Topic parziale: Non ci sono topic parziali, il racconto segue sempre la vita di Hans e del suo amico senza divagazioni.

Rapporto tra topic e titolo: Inizialmente può sembrare che non ci siano relazioni tra la storia e il titolo, infatti un titolo così farebbe pensare più che altro a due amici che si separano e poi si ricongiungono (L’amico ritrovato). Però se si fa attenzione alle parole di Hans appena vede Konradin si capisce che, pur non conoscendolo affatto, è come se lo avesse atteso da sempre, in quanto egli rappresentava il suo ideale di amico.

Livello iconico: Il libro è impaginato in modo semplice e lineare. Su tutte le pagine di sinistra è scritto il nome dell’autore e su quelle di destra il titolo dell’opera. Il romanzo è suddiviso in brevi capitoli numerati: alla fine di ogni capitolo c’è uno spazio bianco fino alla fine della pagina.

Intreccio o fabula: L’intreccio e la fabula coincidono sempre tranne nel breve flashback che l’autore crea, facendo ricordare ad Hans della morte dei figli dei loro vicini in un incendio scatenatosi all’interno della casa.
Il racconto si apre con una riflessione di Hans che ricorda la sua aula e il giorno in cui arrivò in classe quello che sarebbe stato il suo migliore amico (e anche l’unico): Konradin. Konradin colpì subito tutta la classe, ma in particolare Hans, per i suoi modi regali, il suo modo di vestire, sembrava un’entità superiore. Hans sentì subito di dover attirare l’attenzione di quel ragazzo, sentiva che sarebbero potuti diventare grandi amici. Pur di farsi notare Hans cominciò a studiare seriamente e ad eccellere in tutte le materie, compresa la ginnastica. Un giorno Hans, per cercare in qualche modo di sciogliere il ghiaccio tra lui e Konradin, portò a scuola delle monete greche della sua collezione e riuscì nel suo intento: appena entrato in classe, Konradin, vide le monete nelle sue mani e gli chiese di poterle vedere, si scambiarono qualche parola, ma furono interrotti dall’entrata del professore. Il giorno dopo, sulla strada di casa, Hans incontrò Konradin, non sapeva se fermarsi a parlarci o proseguire dritto, aveva sempre atteso quel momento ma ora ne era spaventato: alla fine si decise e i due rimasero per un ora a passeggiare avanti e indietro parlando dei più svariati argomenti. Da quel giorno i due divennero inseparabili: tutti i giorni andavano a casa insieme, i fine settimana facevano delle gite e quando erano insieme discutevano di poesia, di filosofia, si interrogavano sull’esistenza di Dio e sulla sua vera natura. Spesso Hans invitava Konradin a casa sua, ma egli di rado ricambiava, e quando lo faceva i suoi genitori non erano in casa...
Questa fortissima amicizia proseguì su questo piano per un anno, finchè non avvenne un fatto che iniziò a crinarla. Una sera Hans era a teatro e anche i conti Hohenfels vi sarebbero andati, ovviamente in compagnia del figlio, Konradin. Quando fecero la loro entrata trionfale in teatro i conti dispensavano saluti e sorrisi a tutti. Konradin vide Hans ma non lo salutò: egli ne rimase molto colpito e anche un po’ indignato, così, nell’intervallo, fece in modo di passare inequivocabilmente vicino al suo amico, che ancora una volta si limitò ad abbozzare un saluto. Hans ferito dal comportamento dell’amico, che per lui era una specie di tradimento, se ne andò. Il giorno dopo ne chiese spiegazioni a Konradin il quale, dopo aver esitato un po’, gli rivelò che sua madre odiava gli ebrei e non voleva che lui li frequentasse, pertanto sarebbero rimasti amici, ma i suoi genitori avrebbero dovuto saperne il meno possibile. Già da un po’ si sentiva nell’aria l’odore del nazismo, svastiche sui muri, cortei, ebrei picchiati, ma nella loro scuola ancora nulla era mutato fino a quando il professore di storia cambiò, quello che lo sostituì era profondamente convinto della superiorità della razza ariana, che lui faceva addirittura risalire ai tempi della Grecia. Un giorno Hans ebbe uno scontro con due alunni della sua classe che gli dissero di tornare in Palestina, dal momento che gli ebrei erano la rovina della Germania e il professore di storia approvò, sebbene non esplicitamente. In quello stesso periodo i professori cambiarono comportamento nei suoi confronti, gli parlavano di rado, e perfino il professor max Muscolo (come veniva chiamato), con il quale lui aveva sempre avuto un ottimo rapporto, cambiò atteggiamento e iniziò a portare un svastica d’argento sulla cravatta. Da quel giorno lui e Konradin smisero di frequentarsi e poco dopo suo padre decise di mandarlo a vivere in America da dei parenti, perché lì sarebbe stato più sicuro. Prima di partire ricevette due lettere: una era una poesia composta da due suoi compagni di scuola nella quale veniva invitato, in quanto ebreo, a lasciare la Germania e a non rimettervi più piede, un’altra era di Konradin. Egli esprimeva il suo dolore per la partenza di Hans e gli spiegava che anche lui era favorevole al Nazismo, perché si sarebbe trattato di scegliere tra quello e il Comunismo, e tra i due era la cosa migliore. Secondo Konradin almeno per un paio di anni Hans sarebbe dovuto rimanere fuori dalla Germania, ma poi, secondo lui, il Fuhrer sarebbe stato felice di riaccogliere gli ebrei "buoni". Hans andò in America, si laureò in giurisprudenza, si sposò ed ebbe un figlio, ma non rimise mai più piede in Germania né parlò più con un tedesco. Pochi mesi dopo la partenza di Hans i suoi genitori, vista la situazione, si suicidarono.
Venticinque anni dopo la sua partenza ricevette una lettera: il suo vecchio liceo richiedeva dei fondi per erigere un monumento ai ragazzi morti in guerra che una volta lo avevano frequentato. Insieme alla lettera c’era un libretto contenente i nomi di tutti i ragazzi morti. Cominciò a leggerlo e notò che la maggior parte erano di sua conoscenza. Saltò del tutto la lettera H. Dopo un po’ ci ripensò, prese il libretto e cercò "Hohenfels". Konradin von Hohenfels: implicato nel complotto per uccidere Hitler: giustiziato.
Certo, non era la cosa migliore che si potesse sperare per un amico, ma almeno sapeva che, alla fine, era stato dalla sua parte.

Situazione iniziale: Hans è in classe e arriva un nuovo alunno: Konradin.
Situazione finale: Hans è ormai un uomo e riceve la lettera del Karl Alexander Gymnasium per mezzo della quale apprende della morte dell’amico.
Mutamenti intercorsi: Konradin e Hans si incontrano - Konradin e Hans diventano amici - Hans si accorge che sta succedendo qualcosa: la madre di Konradin odia gli ebrei, Hitler sale al potere, la loro amicizia si tronca - Hans va in America - Hans riceve la lettera del liceo e viene a conoscenza della morte di Konradin
Spannung: Lo spannung si raggiunge nel momento in cui il legame tra Hans e Konradin comincia ad indebolirsi per varie cause e si sente nell’aria che grandi cambiamenti stanno per avvenire.
Personaggi:

* Hans: Un ragazzo solitario e intelligente che si pone delle domande significative e profonde. Crede nella vera amicizia e darebbe la vita per un amico.
* Konradin: Anche lui non ha molti amici, però, a differenza di Hans, anche nel comportamento ha qualcosa di speciale, il suo comportamento si addice perfettamente al suo titolo di von (conte).
* Padre di Hans: È un uomo retto e buono, si impegna nel suo lavoro e ama la patria, il tedesco-tipo dell’epoca. Anche lui però, che sembrava agli occhi di Hans così infallibile e perfetto, nel vedere in casa sua un Hohenfels, nonostante sia molto più giovane di lui, lo saluta militarmente ed ha con lui un atteggiamento quasi servile.

Linguaggio: Informale

Spazio: Stoccarda (Casa Schwarz, casa Hohenfels, liceo “Karl Alexander”) - U.S.A.

Tempo: 1932-1933 à 1963.
Il romanzo si svolge principalmente tra il Febbraio 1932 e il Febbraio 1933 e poi c’è un salto fino al 1963.

Focalizzazione: Interna, è Hans a narrare.

L'autore de L'amico ritrovato: Fred Uhlman è nato a Stoccarda nel 1901 ed è morto a Londra all’età di ottantaquattro anni. E’ autore anche di un’autobiografia, Storia di un uomo, e di altri testi brevi, ha ispirato L’amico ritrovato ai luoghi della sua infanzia.

L'amico ritrovato, relazione


TITOLO: “L’amico ritrovato”

AUTORE: Fred Uhlman (Stoccarda 1901 - Londra 1985). Egli non era uno scrittore di professione, era pittore ed anche avvocato di origine tedesca. Di genitori ebrei tedeschi, con l’avvento del nazismo e con la promulgazione delle leggi antisemite che negavano agli ebrei e non solo il diritto di esistere, non poté esercitare a lungo in patria la professione di avvocato, e quindi, lasciò la Germania, nel 1933 stabilendosi a Londra. A settant’anni pubblicò “L’amico ritrovato (1971) ”, primo romanzo di una "trilogia del ritorno", cui seguirono “Niente resurrezioni per favore” e “Un’anima non vile”, entrambi pubblicati nel 1979. L’esperienza della guerra e l’impegno personale dello scrittore nell’aiutare gli ebrei espatriati ispirano la vicenda del primo e più celebre romanzo, che ruota attorno all’amicizia fra un ragazzo ebreo e un ragazzo tedesco narrando la loro crescita spirituale.

GENERE: Possiamo considerare questo libro – L’amico Ritrovato – un breve romanzo o lunga novella, in quanto sono descritti per lo più rapporti. Rapporti del protagonista Hans con i genitori, gli amici, i professori, il rapporto con i grandi problemi dell’esistenza. Poiché questa è la storia dell’amicizia fra Hans e Konradin, nel libro prevale l’analisi dei sentimenti, delle idee, senza tralasciare l’analisi della personalità dell’adolescenza e le sue molteplici sfaccettature, che non lasciano spazio ad una trama molto articolata. Dunque, possiamo affermare che, per quanto riguarda il genere di questo romanzo, esso è di carattere autobiografico, grazie alle rievocazioni di alcune fasi salienti dell’adolescenza dell’autore.

AMBIENTE GEOGRAFICO E EPOCA STORICA: Per ciò che concerne l’ambiente geografico nel quale si colloca la vicenda narrata, possiamo assicurare che si tratta di una regione tedesca, precisamente il Wüttemberg, che funge sicuramente da sfondo alla narrazione degli avvenimenti storici descritti all’interno del libro.
L’epoca storica nella quale si susseguono gli avvenimenti, è quella del primo dopoguerra, anni nei quali la Germania attraversa un periodo di crisi dovuto alla pace punitiva del trattato di Versailles.
È tuttavia, un’amicizia piuttosto fugace quella fra Hans e Konradin, infatti essa nasce, fiorisce e termina nel giro di un anno, dal febbraio 1932 alle vacanze di Natale dello stesso anno, prima dell’ascesa al potere di Hitler.

TRAMA: Come già detto, questo libro non presenta una trama molto ricca, bensì semplice caratterizzata dagli eventi principali che scandiscono la narrazione. Tutto ha inizio con l’arrivo di Konradin presso il Liceo Classico Karl Alexander Gymnasium, in classe di Hans. Il nuovo arrivato, mostra – quasi ingenuamente – degli atteggiamenti di superiorità, maturando sempre più, in ognuno dei suoi compagni, comportamenti di profondo e dovuto rispetto. La sua diversità rispetto all’intera massa, sviluppa sempre più in Hans un desiderio di diventare suo amico, il suo migliore e unico amico. Unico perché lui non possiede veri amici: infatti nessuno della classe corrisponde “all’idea romantica” che egli ha dell’amicizia. Hans scopre di avere interessi comuni a quelli di Konradin, come per esempio la passione per la numismatica.
Così, in breve tempo, tra i due protagonisti s’instaura un rapporto, basato sulla fiducia e rispetto reciproci, a testimonianza delle visite di Konradin a casa di Hans. Il primo viene accolto a casa del ragazzo ebreo, in maniere differenti da parte dei due genitori di Hans.
Dopo una serie di alterne vicende, tra i due continua ad accrescere il sentimento dell’amicizia, che verrà in seguito offuscato dall’incontro a teatro. Infatti in questo frangente Konradin, affascinato anche lui dal nazismo, ostenta comportamenti d’indifferenza nei confronti di Hans, solamente a causa della presenza di sua madre. Quest’avvenimento segna l’inizio della fine della loro amicizia e anche dell’adolescenza. Successivamente, con l’ascesa al potere di Hitler, Hans sarà costretto ad emigrare in America, presso parenti, dove diverrà un buon avvocato americano, si costruirà una famiglia, cercando anche di dimenticare. Molti anni dopo, però, casualmente sarà costretto a ricordare, a ritrovare il suo amico perduto…

PERSONAGGI PRINCIPALI: HANS: Evidenzia una personalità piuttosto contraddittoria e vulnerabile, caratterizzata da continui alti e bassi, tipici dell’adolescenza. È l’esposizione delle sue idee, dei suoi sentimenti, della sua concezione estremamente “romantica” dell’amicizia, della sua visione abbastanza soggettiva dell’esistenza umana, che contrasta fortemente con la realtà quotidiana.
Hans, che apertamente si dichiara prima svevo, poi tedesco ed infine ebreo, è un adolescente interessato ed affascinato da tutto ciò che è arte, ma al contrario vive una vita scolastica serena, quasi al limite dell’indifferenza, costellata da timori, ingiurie dei suoi compagni nei suoi confronti che maturano in lui sentimenti simili alla rassegnazione e all’arrendevolezza nell’osservare un popolo sempre più estasiato da una politica dittatoriale. Tutto questo a causa delle sue origini ebree che gli impedivano di condurre una vita simile a quella dei suoi compagni, ed in particolare di avere un amico.
Fa dunque uno strano effetto ritrovarne la descrizione definitiva degli ultimi capitoli, nei quali Hans appare come un uomo finalmente realizzato ed in netto contrasto con la sua figura adolescenziale.

RAPPORTO CON KONRADIN: il rapporto instauratosi fra i due, nel corso della narrazione, appare sempre più saldo, ma verrà in seguito minato dalla madre di Konradin, ostacolo al proseguimento del loro rapporto. Quest’ultima, di origine polacca nutriva un profondo odio verso gli ebrei, ponendo sullo stesso piano giudaismo e comunismo internazionali, ritenendo il popolo ebraico la vera causa di tutti i problemi del mondo. Considerava l’amicizia fra suo figlio ed un ebreo una vistosa macchia per il nome glorioso degli Hohenfels.

RAPPORTO CON I GENITORI: come tutti gli adolescenti che attraversano questa fase di transizione, anche Hans e la sua fragilità emotiva vengono confuse con freddezza ed indifferenza e diventa spesso difficile, come per la madre di Hans, star vicino ai propri figli.

RAPPORTO CON I PROFESSORI: i professori di Hans e Konradin hanno sempre un atteggiamento “protettivo e educativo” nei confronti dei loro alunni, ma le loro sono lezioni puramente didattiche.

KONRADIN: Konradin, esponente dell’aristocrazia tedesca (è Conte di Hohenfels), non mostra atteggiamenti di superiorità nei confronti degli altri suoi compagni. Ciò che colpisce, infatti, della sua personalità è la sua impassibile compostezza con la quale è in grado di star seduto nel suo banco, al contrario degli altri ragazzi. Un’altra sfaccettatura del suo carattere, è presentata in una chiave che potrebbe sembrare negativa, ma al contrario non lo è. Konradin, infatti, manifesta una certa superficialità, un distacco che vanno letti come un atteggiamento d’indifferenza, che varierà con la fiducia riservatagli da Hans.

PERSONAGGI SECONDARI:
GENITORI DI HANS:
PADRE DI HANS: ha una personalità assai controversa, caratterizzata dalla sua visione del nazismo come un morbillo facilmente guaribile. Egli è fermamente convinto che gli ebrei, evitando di integrarsi completamente all’interno della società tedesca, agiscano da catalizzatori, arricchendo e stimolando la cultura tedesca, come avvenuto già precedentemente.

MADRE DI HANS: poco incline alle questioni di carattere politico, è sempre troppo indaffarata, come definisce Hans, per preoccuparsi dei nazisti, dei comunisti o di altra gente di quella risma, guardando sempre in cagnesco le idee e le opinioni delle une e delle altre fazioni politiche.

AMICI DI HANS E KONRADIN: divisi nell’élite del ”Caviale”, vengono definiti da Hans come una “folla opaca e incolore”, con la quale quest’ultimo non riesce ad entrare in stretti rapporti.

I PROFESSORI

HERR POMPETZKY: ha una visione della realtà storica completamente soggettiva e cerca di inculcarla ai suoi alunni. Egli pretende di dare un’interpretazione generale della storia, capace di spiegare i più disparati fenomeni, verificatisi nel corso dei secoli.

GIUDIZIO PERSONALE SUL LIBRO: a parer mio, la trasposizione, il flash – back, il ridescriversi in maniera differente è stata una “tattica” adottata dall’autore, che vuole rilevare la fuggevole, irresoluta ed istantanea età dell’adolescenza, caratterizzata per l’appunto da frequenti dubbi, timori, paure, incomprensioni, incertezze.
Un commento positivo a parte va fatto per quanto riguarda la misura adottata per raccontare tematiche quali, l’adolescenza e il nazismo, una misura esatta per non farsi prendere dalla retorica. Anche negli ultimi capitoli, il protagonista ritrova l’amico perduto senza esprimere commenti, donandoci la realtà dell’accaduto.

L'amico ritrovato, recensione


Scheda di lettura
Titolo: L’amico ritrovato
Autore: Fred Uhlman
Casa editrice: Feltrinelli
N° di pagine: 92
Genere del libro: Romanzo
I luoghi: Stoccarda, liceo Karl Alexander, casa di Hans, Castello degli Hohenfels, New York
Tempo: Periodo Nazista

Personaggi principali: Hans Schwarz: è un ragazzo di origine ebraica che vive a Stoccarda, e frequenta il liceo Karl Alexander Gymnasium. Vive con il padre medico, insignito della Croce di Ferro durante la Prima Guerra mondiale, e con la madre. È appassionato di poesia, letteratura e storia. Non ha molti amici ed ha un carattere ombroso.
Konradin von Hohenfels: è il rampollo di un’illustre famiglia di nobili. I suoi genitori sono dei conoscenti ed estimatori di Adolf Hitler, e disprezzano gli ebrei. Konradin ha un portamento elegante che mette a disagio i suoi compagni di scuola. Come Hans, è appassionato di poesia, letteratura e storia.

Trama: Un giorno del febbraio 1932 arriva nella classe di Hans Konradin von Hohenfels. Konradin col suo portamento elegante intimidisce i ragazzi, ma Hans desidera diventargli amico. Inizialmente Konradin non dimostra alcun interesse verso il ragazzo, ma Hans riesce a catturare l'attenzione di Konradin il 4 marzo 1933, un giorno che gli rimane impresso nella memoria perché scopre di avere la sua stessa passione. Sulla strada di casa, Konradin rivolge la parola ad Hans ed entrambi iniziano a chiacchierare. Da lì inizia l’amicizia: Hans invita Konradin a casa sua e gli fa conoscere i suoi genitori. Dopo molto tempo, anche Konradin invita Hans a casa propria: la cosa a cui Hans fa quasi subito caso è che l'amico non lo presenta mai ai genitori. La ragione di ciò sta nel fatto che entrambi i genitori di Konradin non gradiscono che il figlio frequenti Hans poiché odiano e temono gli ebrei. Per questo Konradin ignora l'amico quando gli capita di incontrarlo a teatro in presenza di madre e padre.
Dopo questo episodio la lora amicizia si incrina, e finisce con l’intromettersi del nazismo nella loro scuola.
Quando in Germania vengono promulgate le leggi razziali, Hans viene mandato da uno zio a New York. I genitori di Hans restano talmente scioccati dal nazismo che decidono di togliersi la vita. Hans diventa un bravo avvocato, sposa una ragazza di Boston e diventa padre di un bambino. Dopo molti anni, riceve un opuscolo che propone la costruzione di un monumento agli ex alunni del Liceo Karl Alexander caduti nella Seconda guerra mondiale. Hans rilegge nomi dei compagni e scopre, con grande stupore, che Konradin è stato giustiziato per aver tentato, con altri, di assassinare Adolf Hitler.

Tecnica Narrativa: la storia è raccontata in prima persona da Hans ed è tutta in flashback.
Morale: la vera amicizia dura negli anni e cambia le persone.
Commento Personale: ho trovato il libro triste e molto bello, racconta un’amicizia ma anche il periodo nazista vissuto da un ebreo tedesco. È corto ed appassionante. Mi è sembrato di facile lettura, e lo consiglierei ad altri.

L'amico ritrovato, riassunto


Hans Schwarz , il protagonista, era un ragazzo ebreo, frequentava il Karl Alexander Gymnasium di Stoccarda, il liceo più famoso del Württemberg. Un pomeriggio, durante la lezione del professore Herr Zimmermann nel febbraio del 1932, entrò nella classe il direttore Klett seguito da uno sconosciuto. Il professor Zimmermann accompagnò il nuovo studente a sedere in un banco libero, tornò alla cattedra e quando gli chiese nome e cognome, il nuovo studente, rispose : “Konradin, conte di Hohenfels”. Tutti gli alunni, compreso Hans, furono molto attratti dalla sua sicurezza, dall’aria aristocratica e soprattutto dalla sua eleganza. Hans ammirava molto il nuovo studente, ma ciò non dipendeva dal fatto che fosse conte. Hans, come anche i suoi compagni, era anche preoccupato perché non si sentiva degno di potergli rivolgere la parola. Anche il professore correggeva il compito del conte in modo diverso dal resto della classe aggiungendo lunghi commenti e spiegazioni. Hohenfels era molto riservato e i ragazzi avevano paura di lui. Un giorno il “Caviale della classe”: Reutter, Müller e Frank, convinti ad essere destinati a lasciare la loro impronta nel mondo, chiesero a Konradin se voleva entrare a far parte del loro gruppo, ma lui rispose che al momento era molto occupato e così se ne andò lasciando i tre delusi. Fino all’arrivo di Konradin, Hans, non aveva mai avuto amici perché nessuno rispondeva all’idea romantica che aveva dell’amicizia. Hans pensava questo dei suoi compagni anche perché mentre tutti sapevano già cosa volevano fare nella vita lui non aveva alcuna idea di ciò che sarebbe diventato. Così decise che sarebbe dovuto diventare amico di Konradin a ogni costo. Hans adesso non sapeva come attirare Konradin, che aveva già rifiutato la richiesta degli aristocratici della classe e del Caviale. Così, per attirare la sua attenzione e per fargli capire che era diverso dagli altri, inizio a interessarsi a quello che succedeva in classe e ad alzare la mano ogni volta che aveva qualcosa da dire. Così Hans riuscì a sorprendere i professori e anche ad attirare l’attenzione del Caviale. La seconda parte del piano per attirare Konradin consisteva nel mettersi in mostra durante l’ora di educazione fisica. Così si offri volontario per l’esercizio del professor Max Loher, meglio noto come Max Muscolo. Il giorno dopo Hans portò a scuola delle monete greche della sua collezione e così attirò l’attenzione di Konradin che per la prima volta gli rivolse la parola. Nonostante che a fine lezione Hohenfels non lo avesse degnato di uno sguardo Hans era comunque contento perché gli aveva rivolto per la prima volta la parola e avrebbe fatto il possibile perché non fosse l’ultima. Tre giorni dopo, il quindici marzo, Hans stava percorrendo la strada che gli era solita per tornare a casa, quando vide Konradin solo come se aspettasse qualcuno. Così Hans proseguì e quando l’aveva quasi raggiunto, Hohenfels si voltò e gli rise, così camminarono per ore e ore avanti e indietro come due innamorati. Hans era molto felice, sollevato e sorpreso perché aveva capito che Konradin era timido e bisognoso di amicizia proprio come lui. Hans pensò che sarebbe stato difficile non rivelare ai suoi genitori la sua felicità, ma per sua fortuna i suoi genitori erano troppo occupati da altro per notare il cambiamento. Quando arrivò il momento di andare a letto Hans era molto preoccupato perché aveva paura che Konradin si fosse già dimenticato o si era pentito. Il giorno dopo Hans capì che tutte le sue paure si rivelarono prive di fondamento. Infatti appena entrò in classe Konradin gli si avvicinò e si sedette vicino a lui. Inoltre dalle parole Hans capì che per neanche un momento Konradin avesse dubitato della sua fiducia. Così da quel giorno furono inseparabili. All’inizio i loro compagni rimasero stupiti, ma in seguito presero sul serio la loro amicizia. Per Hans i mesi che seguirono furono i più felici di tutta la sua vita. Il sabato Konradin e Hans lo passavano insieme. Mentre a Berlino si erano verificati scontri tra nazisti e comunisti la vita a Stoccarda continuava ad essere tranquilla, a parte qualche svastica che compariva sui muri, una molestia su un ebreo e alcune percussioni sui dei comunisti. Fino a quel giorno, Hans, aveva dato per scontato l’esistenza di un Dio onnipotente e benevolo. Suo padre era certo che Gesù fosse esistito, ma non riusciva proprio a capire come fosse possibile considerarlo “figlio di Dio”. Il padre di Hans avrebbe lasciato a Hans la possibilità di convertirsi. Sua madre, come suo padre, sembrava che non avesse alcun bisogno della religione, ma era attiva, buona e generosa. Anche Hans non aveva né una profonda convinzione né seri dubbi sull’esistenza di un esse superiore e benevolo.
I vicini di Hans, i signori Bauer, avevano due figlie piccole e un figlio più grande. Hans non li conosceva, ma era rimasto spesso ad osservarli. Una sera mentre i genitori erano usciti la casa prese fuoco e i bambini morirono bruciati. Così, dopo l’accaduto, Hans rinunciò a credere a un essere superiore che guardava l’uomo con occhio benevolo. Quando Hans comunicò le sue riflessioni all’amico Konradin, l’amico, educato nella stretta fede protestante, s i rifiutò ad accettare il pensiero di Hans secondo il quale non esisteva alcun padre divino o nel caso fosse esistito era indifferente al destino dell’umanità ed era quindi inutile. Nonostante ciò Konradin non riusciva a trovare una spiegazione razionale al fatto e così chiese al suo pastore. Alcuni giorni dopo Konradin tornò spiegando ad Hans quello che gli era stato detto dal pastore, cioè che il male era indispensabile per poter apprezzare il bene, così come senza la bruttezza non sarebbe esistita la bellezza. Ora il problema fondamentale non era più la natura della vita, ma ciò che di questa vita, priva di valore e al tempo stesso preziosa, dovevano fare. Hans e Konradin discutevano quasi quotidianamente di questo problema. Un giorno, mentre i due erano davanti a casa di Hans, gli venne in mente che l’amico non aveva mai visto la sua stanza e così lo invitò ad entrare. Konradin ebbe un attimo di esitazione, ma poi lo seguì all’interno. La casa di Hans era una villa modesta costruita in pietra locale. Dalla loro casa si vedevano solo i giardini e tetti rossi delle ville i cui proprietari erano più abbienti di loro che si potevano permettere un panorama, ma il signor Schwarz diceva che prima o poi la loro famiglia non avrebbe avuto niente da invidiare. La casa di Hans era fornita di riscaldamento centrale, quattro camere da letto, sala da pranzo, “giardina d’inverno” e una stanza in cui il padre riceveva i propri pazienti. La stanza di Hans era al secondo piano; era stata arredata secondo i suoi desideri. Alle preti erano appese alcune riproduzioni e qualche stampa giapponese. I libri: i classici tedeschi, la sua raccolta di opere francesi e russe. In un angolo c’era una vetrina contenente le sue collezioni: monete, coralli, pietre preziose, un blocco di lava, un dente di un leone, un artiglio di tigre, un brandello di pelle di foca, una fibula e dei vetri romani, una piastrella romana con un iscrizione e un molare di un elefante. Era il suo mondo, un mondo in cui Hans si sentiva al sicuro ed era certo che sarebbe durato in eterno. Sia Hans che suo padre si sentivano prima di tutto svevi, poi tedeschi e infine ebrei. Infatti, un giorno, il signor Schwarz ebbe una accanita discussione con un sionista incaricato di raccogliere fondi per Israele. Il padre di Hans detestava il sionismo, perché la pretesa di riprendersi Israele dopo duemila anni gli sembrava insensata come se gli italiani volessero dei diritti sulla Germania perché un tempo era stata occupata dai romani. Quando il sionista accennò ad Hitler ,il signor Schwarz rispose che conosceva la sua Germania e che non era altro che una malattia passeggera che passerà non appena la situazione economica accennerà a migliorare. Il signor Schwarz era stato ferito due volte durante la prima guerra mondiale e sarebbe stato disposto a combattere ancona per la Germania. Hans capiva bene suo padre, oltretutto ero un medico noto rispettato da tutti, inoltre il giorno del suo quarantacinquesimo compleanno si era presentata una delegazione di eminenti cittadini guidata dal sindaco a rendergli omaggio. Inoltre a capo del suo letto erano appese la Croce di Ferro di prima classe e la spada da ufficiale. La madre aveva troppo da fare per preoccuparsi dei nazisti o dei comunisti. Veniva da Norimberga dove era nato anche suo padre, avvocato. Una volta alla settimana si trovava con le amiche per mangiare pasticcini alla crema o al cioccolato e bere innumerevoli caffè. Una volta ogni quindici giorni andava all’Opera e una volta al mese a teatro. Hans pensa che i suoi genitori, dal punto di vista fisico, fossero due persone piuttosto notevoli. Quando Konradin entrò Hans lo guidò direttamente alla scala con l’intenzione di condurlo direttamente in camera sua senza presentarlo ai suoi genitori, che non li credeva abbastanza importanti per lui. Ma mentre saliva le scale la madre, che aveva sentito il rumore dei passi, lo chiamò. Così Hans portò Konradin in soggiorno e la madre era seduta nel “giardino d’inverno”. Hans presentò il suo amico e la madre inizio a fargli qualche domanda sulla scuola, sui progetti futuri, sull’università che voleva fare e infine gli disse che era felice di vederlo in casa loro. Hans era molto felice perché sua madre si era comportata come meglio non poteva sperare e Konradin era rimasto affascinato. Così lo accompagno nella sua camera dove esibì tutti i suoi tesori. Ad un tratto entrò nella stanza il padre che batté i tacchi e si mise quasi sugli attenti, dopo di che strinse la mano a Konradin e si presentò. Dopo aver finito di raccontare a Konradin la storia di Bautz, un soldato, che venne incaricato da Sua Altezza Imperiale di trovare un bel maschio in buona salute per la sua scimpanzé che voleva unire in matrimonio. Così Bautz cominciò a viaggiare tra uno zoo. Un paio di settimane dopo tornò con un enorme scimpanzé che si chiamava Giorgio Quinto. Così venne organizzato un ricevimento straordinario. Quando poi il signor Schwarz si ricordò che nel suo studio c’erano dei pazienti ad aspettarlo batté i tacchi e disse a Konradin di considerare questa come la sua seconda casa e se ne andò pieno d’orgoglio. Hans rimase seduto in preda a un grande turbamento. Era sconvolto e vergognato di suo padre che aveva battuto i tacchi a beneficio di un ragazzo. Hans provavo un sentimento di odio nei confronti del suo amico innocente. Konradin aveva messo a ridicolo l ‘uomo verso cui avrebbe dovuto portare rispetto. Konradin che aveva capito il dramma di Hans rimase in silenzio lasciando a Hans il tempo di riprendersi. Due giorni dopo Konradin tornò e da allora in poi venne a trovare Hans con regolarità, tre o quattro volte alla settimana. Anche il signor Schwarz finì per abituarsi alla presenza dell’amico che smise di chiamarlo “signor conte” per passare al più famigliare “Konradin”. Da quando Konradin era stato a casa di Hans, si aspettava di essere invitato a sua volta, ma i giorni e le settimane passavano senza che questo avvenisse. Alcune volte, dopo che Konradin entrava nell’enorme portone nero di casa, Hans restava ad aspettare fuori con la speranza che Konradin tornasse indietro e gli facesse cenno di entrare. Ma la sua speranza non si avverava mai. Col passare del tempo il desiderio di Hans di penetrare nella roccaforte degli Hohenfels si trasformava in un’ossessione. Un giorno Konradin si voltò e gli disse di entrare. L’invito lo aveva accolto alla sprovvista ed era terrorizzato. Così Konradin e Hans entrarono; c’era una grande anticamera, le cui pareti erano coperte di trofei di caccia. Salirono una scala di quercia scura fino al primo piano dove sulle pareti rivestite in quercia erano appesi alcuni quadri. Poi salirono al secondo piano e andarono avanti per un corridoio dove c’erano appesi altri quadri. C’era una porta aperta dove Hans vide una camera da letto femminile, c’erano appese molte fotografie, soprattutto ritratti di ufficiali e uno di essi somigliava ad Adolf Hitler. Finalmente entrarono nella stanza di Konradin, che non era molto diversa da quella di Hans se non per le dimensioni. Da essa si poteva ammirare un giardino ben tenuto. Konradin si precipitò all’armadio con una fretta che fece capire ad Hans fino a che punto avesse atteso questa occasione ed espose i suoi tesori, tra cui alcune monete greche e altre rarità ben più preziose delle sue. Il tempo passò con una straordinaria rapidità e quando, due ore dopo, Hans se ne andò non provò alcun rimpianto a non aver conosciuto i genitori di Konradin, né sospettava del fatto che sarebbero potuti essere fuori di casa. Un paio di settimane dopo Hans venne invitato nuovamente a casa di Konradin, ma anche stavolta i suoi genitori erano assenti. Ma per Hans non era un problema, anche perché aveva un po’ di paura ad incontrarli. La quarta volta che ciò avvenne cominciò a sospettare che non si trattasse di una coincidenza e che lo invitasse solo quando i suoi genitori non c’erano. Nonostante ciò, però, non ebbe il coraggio di chiedergli spiegazioni. Quando un giorno a Hans tornò in mente la fotografia di quell’ufficiale che assomigliava tanto a Hitler pensò che era impossibile che i genitori del suo amico avessero rapporti con una persona del genere. La madre di Hans gli aveva procurato dei biglietti per il Fidelio(rappresentazione teatrale). Quando Hans era già seduto in poltrona ad aspettare che il sipario si levasse, dalla porta, fecero il loro ingresso gli Hohenfels. Davanti c’era in smoking il suo amico, seguito dalla contessa e per ultimo il conte. Si fermarono per fare in modo che la gente li guardasse. Così si avviarono ai loro posti. Sia Konradin che suo padre, prima di sedersi, si guardarono attorno e salutarono con un cenno del capo le persone che conoscevano. Ma nonostante la certezza Hans che Konradin lo avesse visto non diede alcun segno di riconoscerlo. Dopo il sipario si alzò e tutti precipitarono nell’oscurità fino al primo intervallo. Quando il sipario si alzò Hans andò nel foyer( la stanza dove si attendeva la fine dell’intervallo) e aspettò l’arrivo degli Hohenfels. L’amico con la contessa e il conte si avvicinavano sempre di più al punto in cui Hans gli stava aspettando per appurare la verità. Quando Konradin lo vide sorrise e proseguì. Quando suonò il campanello che annunciava l’inizio del secondo atto Hans aveva già abbandonato la sua postazione, tornò a casa e senza farsi vedere dai suoi genitori andò dritto a letto. Quella notte dormì malissimo, infatti sognò che veniva aggredito da due leoni e da una leonessa, che simboleggiavano Hans e i suoi genitori. Il giorno dopo Hans era a scuola e quando arrivò Konradin non alzò gli occhi per guardarlo e lo stesso fece anche Konradin. Al suono della campanella della fine della lezione Konradin si avvicinò ad Hans e gli fece qualche domanda, evitando di chiedergli come fosse andato il Fidelio, rispondendogli il più naturalmente possibile. Al termine della giornata scolastica Konradin aspettò Hans e se ne tornarono a casa assieme come se nulla fosse successo. Per una buona mezz’ora Hans continuò a far finta di niente. Quando però erano arrivati al cancello di ferro di casa degli Hohenfels ,Hans gli chiese il motivo per il quale il giorno prima lo aveva evitato. Konradin, forse si aspettava la domanda, ma lo turbò comunque. Inizialmente disse che “non lo aveva affatto evitato”, che “soffriva di allucinazioni” o che “non aveva potuto lasciare i suoi genitori”. Ma Hans si rifiutò di accettare le sue giustificazioni, mettendolo a conoscenza del fatto che si era accorto che le uniche volte in cui lo aveva invitato a casa sua i suoi genitori non c’erano. Così Konradin raccontò ad Hans tutta la sua verità, cioè che la ragione per la quale non ha osato presentarlo ai suoi genitori non è che si vergogna di lui, ma è più semplice e più sgradevole. Sua madre appartiene a una famiglia polacca di origine reale e odia gli ebrei. Per secoli e secoli la gente come lei ha ritenuto gli ebrei indegni di qualsiasi considerazione. Non solo detesta gli ebrei, ma li teme anche nonostante non ne abbia mai conosciuto uno. Inoltre secondo la contessa il fatto che suo figlio venga visto con Hans costituisce una macchia per il nome glorioso degli Hohenfels. Invece per suo padre è diverso, infatti, per lui un Hohenfels sarà sempre un Hohenfels. Così Konradin spiegò ad Hans che non era colpa sua e se la sera precedente aveva preferito non rivolgergli la parola, ma lo aveva fatto solo per evitargli un’umiliazione. Così, dopo queste parole, Hans gli diede la mano, ma non ebbe il coraggio di guardarlo negli occhi, per paura che uno dei due potesse scoppiare a piangere. Così Konradin chiuse il cancello di ferro ed entrambi sapevano che Hans non sarebbe più entrato in casa degli Hohenfels. Konradin non lo invitò più a casa sua, ma continuarono a frequentarsi lo stesso come se niente fosse successo, pur sapendo che quell’episodio era l’inizio della fine della loro amicizia e dell’adolescenza. Quando Hans tornò a scuola dopo le vacanze estive passate in Svizzera con i suoi genitori, scoprì che la dura realtà era penetrata all’interno del liceo Karl Alexander. La città era invasa da enormi manifesti rossi che si scagliavano contro Versailles e gli ebrei. I muri erano ricoperti da svastiche. Alla metà di settembre arrivò il signor Pompetzki, il nuovo professore di storia. Era prussiano. All’inizio della lezione il professor Pompetzki iniziò dicendo: “Signori, c’è storia e storia. C’è la storia contenuta nei vostri libri e quello che lo sarà tra poco. Sapete tutto della prima, ma nulla della seconda perché alcune potenze oscure, di cui mi auguro di potervi parlare presto, hanno tutto l’interesse a tenervela nascosta…” Il nuovo professore di storia spiegò poi che gli ariani avevano ricevuto un dono inestimabile, infatti secondo lui la fioritura della Grecia era dovuta al fatto che un gruppo di tribù ariane fece la comparsa in quel Paese, così come il Rinascimento ha avuto inizio poco dopo la calata in Italia degli imperatori germanici. La presenza di Pompetzki cambiò da un giorno all’altro l’atmosfera della scuola. Una mattina, arrivato a scuola, Hans sentì dalla porta chiusa della classe una discussione che ripeteva il temine “gli ebrei”. Quando Hans aprì la porta la discussione si interruppe andarono tutti a sedersi al loro posto, ad eccezione di due Bollacher e Schulz. Così Hans andò a sedersi facendo finta di controllare i compiti. A questo punto Bollacher si avvicino ad Hans e gli disse di tornarsene in Palestina, dopo di che prese un foglietto di carta, lo leccò e lo appiccicò al banco di Hans. Sul foglio c‘era scritto: “Gli ebrei hanno rovinato la Germania. Tedeschi, svegliatevi!” Così tutti i ragazzi, compreso Konradin, si alzarono per vedere cosa sarebbe successo. Hans colpì Bollacher, che gli restituì il colpo. Quando il professor Pompetzki entrò in classe, Bollacher che era inciampato, si alzò e disse che Hans lo aveva aggredito. Quando Pompetzki chiese ad Hans perché lo avesse fatto, lui rispose che era stato insultato. Così Pompetzki si informò su cosa gli avesse detto e alla risposta di Hans il professore rispose che non si trattava di un insulto, ma di un buon consiglio d’amico. Inoltre il professore disse a Bollacher che doveva essere paziente, perché presto tutti i loro problemi sarebbero stati risolti. Quando venne il momento di tornare a casa Hans attese che tutti se ne fossero andati. Sperava ancora che Konradin si fosse fermato ad aspettarlo per aiutarlo e consolarlo in quel momento di disperazione. Ma quando uscì la strada era vuota. Da allora lo evitò perché sapeva che farsi vedere con lui, per Konradin, costituiva motivo di imbarazzo. Ormai Hans era solo e nessuno gli rivolgeva più la parola, anche i professori parevano essersi dimenticati di lui. Il lungo e crudele processo che avrebbe portato Hans a perdere le sue radici era iniziato. Un giorno all’inizio di dicembre tornato a casa Hans venne chiamata da suo padre in ufficio. Il signor Schwarz annunciò a suo figlio che lui e la signora Schwarz avevano deciso di mandarlo a New York da dei parenti che faranno in modo di farlo andare all’università. Mentre lui e la madre di Hans sarebbero rimasti in Germania. Così Hans lasciò la scuola e il giorno del suo compleanno partì per l’America. Prima della partenza Hans ricevette due lettere: una da Bollacher e l’altra da Konradin. La lettera che gli era stata mandata da Konradin diceva che lui crede in Hitler e che per almeno i primi anni non ci sarebbe stato posto per Hans nella Nuova Germania, ma in futuro Hitler avrebbe deciso tra gli ebrei di valore e quelli indesiderabili e a quel punto Hans sarebbe potuto tornare in Germania. In America Hans terminò gli studi superiori e si laureo in legge. Sposò una ragazza di Boston da cui ebbe un figlio. Nel suo mestiere se la è cavata piuttosto bene. Molte persone sarebbero pronte ad affermare che è un uomo di successo. I suoi genitori morirono, ma non finirono a Belsen. Un giorno un nazista ricevette l’ordine di piazzarsi fuori dalla porta dello studio del signor Schwarz con un cartello con scritto che chiunque avrà a che fare con un ebreo sarà rovinato. Così il padre di Hans indossò l’uniforme da ufficiale con tutte le sue decorazioni e si mise di fianco al nazista. Così poco dopo il nazista pensò di andarsene e non tornò mai più né venne sostituito. Dopo alcuni giorni, mentre la mamma di Hans dormiva, il padre aprì il gas e così morirono. Un giorno Hans incontrò un uomo che veniva dal Württemberg e gli chiese di Stoccarda. L’uomo rispose che era stata distrutta per tre quarti, il Karl Alexander Gymnasium era un cumulo di macerie come la casa degli Hohenfels. Detto questo Hans scoppiò a ridere, ma neanche lui riuscì a capirne il motivo. Un giorno giunse ad Hans una richiesta di fondi dal Karl Alexander Gymnasium, accompagnata da un libretto contenete una lista di nomi, per l’erezione di un monumento funebre alla memoria degli allievi caduti durante la seconda guerra mondiale. Il suo primo impulso fu quello di buttare tutto nel cestino, ma poi cambiò idea e lesse l’appello. Trentasei su quarantasei dei componenti della classe di Hans morirono, tra cui anche Bollacher e Schulz. Così Hans pensò di buttare via l’appello, ma poi si decise e trovò il coraggio di cercare l’unico nome che l’ossessionava. Così aprì l’opuscolo alla lettera H e lesse “ VON HOHENFELS, Konradin, implicato nel complotto per uccidere Hitler. Giustiziato.”

L'amico ritrovato, schedatura


1. “L’amico ritrovato” è lo storico romanzo di Fred Hulman che narra dell’amicizia, nata sui banchi di scuola, tra due ragazzi, Hans e Konradin, due ragazzi molti diversi per le loro abitudini.
Hans ha origini ebree e Konradin proviene da una nobile famiglia tedesca. Il romanzo è ambientato a Stoccarda, durante gli anni in cui si diffonde il Nazismo. Tra i due ragazzi nasce un’amicizia profonda, sincera, e a legarli inizialmente sono due passioni che li accomunano: la lettura e la collezione di monete greche.
L’amicizia tra i due viene messa a dura prova da Hitler, infatti Konradin, che proviene da una famiglia di filo nazista, si schiera dalla parte due Fuhrer e lo considerava l’unico che potesse salvare la Germania. Questo provoca l’allontanamento di Konradin dall’amico ebreo. Per sfuggire al Nazismo Hans viene mandato da dei parenti in America, mentre i genitori restano in Germania, dove muoiono per difendere il loro paese.
Dopo molti anni dalla fine della guerra ad Hans arriva una lettera proveniente dal liceo che aveva frequentato, in cui c’è la richiesta di un contributo economico per la costruzione di un monumento agli studenti caduti durante la Seconda Guerra Mondiale. Ed è a quel punto che Hans legge, tra i vari nomi, quello del suo vecchio compagno di scuola Konradin, quello che inizialmente sembrava averlo rinnegato. Accanto al suo nome c’era scritto che era stato giustiziato per essere implicato nella congiura per uccidere Hitler. Proprio leggendo la lettera del suo liceo, Hans si rende conto di aver ritrovato un amico.
2. Tutto il romanzo è un enorme flash-back, perché l’autore narra i fatti quando è gli adulto e mentre è in America da circa trent’anni. Qui si è fatto una famiglia e una carriera molto dignitosa. Possiamo dire quindi che il tipo di romanzo che ci viene presentato dall’autore è un intreccio.
3. Il periodo in cui si svolge la storia è individuabile dai tratti delle abitudini dei personaggi e dai fatti che accadono. Si deduce che la storia narrata avviene nel primo Dopoguerra e durante la Seconda Guerra Mondiale. Che siamo nel primo Dopoguerra mentre si sviluppa il Nazismo in Germania ad opera di Adolf Hitler. Il padre dice, nel corso della storia, che aveva combattuto la Prima Guerra Mondiale a fianco dei suoi connazionali, e siamo quindi nel Dopoguerra; infatti le abitudini erano ben diverse da quelle che abbiamo oggi, infatti era raro che le ragazze andassero a casa dei ragazzi, le uniche volte che poteva succedere era con i parenti che venivano a trovare qualcuno. Il periodo della Seconda Guerra Mondiale è facilmente individuabile attraverso i nomi presenti, come per esempio quello di Adolf Hitler, e si capisce anche dalle parole che dice il maestro di storia ai ragazzi, e da quel momento gli ebrei vengono emarginati ed ignorati, tanto che appaiono anche delle offese e minacce sul banco di Hans.
4. Il racconto si svolge in vari luoghi, che sono: il liceo frequentato da Hans, la casa del ragazzo, la casa di Konradin. Il racconto è ambientato a Stoccarda, nella Germania degli anni 30. La fine del racconto, però, è ambientata in America dove fugge Hans per sfuggire al Nazismo.
5. Il racconto presenta una narrazione verosimile, dal fatto che presenta avvenimenti storici, ma i personaggi sono inventati dall’autore. Questo però ci indica i tratti, le abitudini della società di quel tempo.
6. Il protagonista è Hans. Egli viene descritto in due periodi fondamentali della sua vita: durante la gioventù, quando frequenta in Germania il Liceo Karl Alexander di Stoccarda; e la maturità, quando è entrato a far parte della società americana. È lui che racconta i fatti. Amava molto la Germania, ma non trascurava le sue origini ebraiche. Era un collezionista di monete greche, era appassionato di libri e di quadri. Per Konradin pensava che fosse importante portare avanti una vera amicizia. Hans ha un carattere timido e schivo e aveva una concezione molto alta dell’amicizia, infatti a lui non importava delle diversità di religione o provenienza che aveva del suo amico. Hans apparteneva ad una famiglia ebrea che viveva in Germania da diverse generazioni. Abitava con i suoi genitori in una modesta villetta nella zona di Stoccarda dove abitava la ricca e benestante borghesia; questo ci fa capire che apparteneva ad una classe sociale di persone benestanti.
9. Secondo me, questo testo ha uno scopo di denunciare un problema, in quanto ciò che viene narrato nel libro è un fatto che compone la nostra storia e il nostro passato; allo stesso tempo ha anche lo scopo di convincere che gli ideali in cui vengono spinte le persone a credere dal proprio governo non siano sempre quelli giusti, ma si può anche cambiare idea e esporre una situazione come ci pare più giusta.
10. L’autore, secondo me, vuol far riflettere il lettore dell’amicizia innocente tra due ragazzi che viene spezzata a causa di un regime che mette in cattiva luce una popolazione, in questo caso gli ebrei, e li emargina dal resto della società. I due ragazzi seguono quindi gli indirizzi dei genitori perché ancora inconsapevoli di ciò che sta succedendo nella Germania di quel tempo e si dividono, e Konradin appoggia in un rimo momento Hitler, ma quando a Hans arriva la lettera dei ragazzi morti che frequentavano il suo stesso liceo, si rende conto che era cambiato e che era stato ucciso perché aveva complottato per uccidere Hitler, visto che quest’ultimo uccideva persona innocenti, della stessa religione del suo amico Hans.
11. Secondo me, il messaggio di questo libro si capisce soprattutto nella parte finale, dove Hans legge la lettera che riceve dal suo vecchio liceo e vede il nome del suo amico che aveva cambiato idea in seguito a ciò che stava accadendo in Germania e si capisce che la persona cambiano idea, smettono di credere solo in ciò che vogliono e di vedere solo ciò che vogliono vedere, ma aprono gli occhi e si rendono conto che il potere tedesco di quel tempo era nelle mani di un uomo, il quale credeva fosse giusto che la sua razza fosse superiore a quella degli ebrei.
12. Vista la drammatica situazione in cui gli ebrei si trovavano da un po’ di tempo, dopo la presa del potere da parte di Hitler, Hans si era trasferito allora in America. Rima di partire aveva ricevuto da Konradin una lettera dove gli scriveva di avere molta fiducia in Hitler, perché solo lui avrebbe potuto salvare la Germania. Lui ancora, secondo me, non era sicuro di essere dalla parte di Hitler, perché aveva mandato quella lettera ad un ebreo, ciò che Hitler aveva negato. Hans aveva perso così un amico, essendo partito per l’America. La spiegazione dl titolo si ha nella parte finale del libro, quando riceve una lettera dal liceo che aveva frequentato per dare un contributo per costruire un monumento per tutti gli studenti che erano morti nella Seconda Guerra Mondiale. Quando legge la lettera dei decaduti salta la lettera H, ma poi ci ritorna sopra e vede scritto “Von Hohenfel, Konradin implicato nel complotto per uccidere Hitler, giustiziato”. Da qui capisce che le idee di una persona possono cambiare. Si ha quindi un ritrovamento spirituale e non fisico. La fine dell’amico gli fa venire in mente che niente è perduto e le cose in cui si crede non sempre sono giuste, ma si può anche cambiare idea in relazione ai fatti che succedono.
13. Questo libro mi è piaciuto, perché parla di un’amicizia che va oltre a ciò che gli viene imposto, per esempio Konradin va contro la voce di Hitler perché manda una lettera al suo amico ebreo, mentre il Fuhrer aveva vietato ogni forma di contatto con gli ebrei. Inoltre mi è piaciuto perché due ragazzi che ancora non si rendono conto in che tipo di società stanno vivendo cercano aiuto nei genitori, ma poi trovano la forza di esprimere i loro ideali.

L'amico ritrovato, storia


L'amico ritrovato narra la storia di Hans Schwarz, un ragazzo di origine ebrea che viveva a Stoccarda durante gli anni del Nazismo.
Un giorno nella sua classe entrò un nuovo compagno, Konradin Von Hohenfels, di cui Hans immediatamente subì il fascino. Questo perché Konradin appariva come un ragazzo semplice, educato, ben vestito ed ben diverso dai suoi compagni di classe maleducati e grossolani.
Inizialmente nessuno parlava con Konradin perché tutti erano timidi, per questo sembrava che lo evitassero. In seguito tutti i ragazzi che provenivano da famiglie illustri cercavano di rendersi interessanti ai suoi occhi, ma Konradin sembrava stare sulle sue, come prima. Hans, invece, cercava di attirare la sua attenzione in tutti i modi possibili impegnandosi anche a scuola come non aveva mai fatto prima, ricevendo anche complimenti dal “caviale”(la parte della classe più brava), ma Konradin non lo considera e così un giorno, Hans porta a scuola delle monete greche antiche e Konradin ne rimane affascinato visto che faceva anche lui questa collezione. Mentre tornavano da scuola, Konradin lo salutò e da lì nacque una profonda amicizia. Hans e Konradin passavano tutti i pomeriggi insieme, passeggiando nei viali e parlando dei più svariati argomenti camminando avanti indietro come due “fidanzati”.
Un giorno Hans invitò il suo nuovo amico a casa sua, lo presentò ai genitori e gli fece vedere la sua stanza e la sua collezione di monete a cui era particolarmente affezionato. La casa di Konradin, era una casa grande e maestosa rispetto a quella di Hans, piccola e modesta. Molte volte i due ragazzi trascorrevano interi pomeriggi a casa di uno o dell’altro, ma Hans non riuscì a vedere neanche una volta i genitori di Konradin e spesso si chiedeva il perché.
Un giorno Hans andò a teatro e, inaspettatamente, vide lì anche il suo amico con la famiglia. Konradin, quella sera, non salutò Hans nonostante entrambi si fossero visti. Hans rimase molto turbato da questa cosa, infatti il giorno seguente chiese spiegazioni a Konradin, il quale gli disse che non lo aveva presentato ai genitori perché la madre odiava gli ebrei, li temeva e suo padre appoggiava in questo la madre perché ne era profondamente innamorato.
Da quel momento in poi il loro rapporto cambiò, anche se non radicalmente. Le cose peggiorarono quando cominciarono a diffondersi le leggi razziali, infatti già a scuola non consideravano più Hans, ebreo, persino i professori, nonostante il suo rendimento scolastico fosse eccellente. I genitori di Hans prevedevano che le cose sarebbero peggiorate, per questo mandarono il figlio da alcuni zii in America, mentre loro rimasero in Germania, dove si suicidarono.
Konradin si era schierato come i suoi genitori dalla parte di Hitler, che considerava l’unico uomo capace di salvare la Germania.
Hans, in America, studiò legge, anche se avrebbe desiderato fare il poeta. Un giorno gli arrivò una lettera dal liceo di Stoccarda, con la richiesta di un contributo per la costruzione di un monumento commemorativo ai compagni caduti nella seconda guerra mondiale. Egli lesse i nomi della lista dei caduti evitando la lettera “h”. infine spinto dalla curiosità lesse: “Von Hohenfels, Konradin. Implicato nella congiura per assassinare Adolf Hitler. Giustiziato.” Così si chiude il racconto, con la rivelazione che Konradin è passato dalla parte del bene sacrificando la sua vita.
Hans Schwarz: È il protagonista. Non si ha una sua descrizione nel testo, anche perché l’autore si immedesima nella sua parte. Si sa solo che è ebreo, è molto timido ma molto ambizioso e che ha bisogno di una vera amicizia. Economicamente viveva discretamente, perché il padre faceva il medico.

Konradin Von Hohenfels: Portamento pieno di sicurezza, dall’aria aristocratica, sorriso appena accennato e vagamente altezzoso, molto elegante. Indossava pantaloni lunghi d’ottimo taglio e perfettamente stirati. La camicia azzurra la cravatta blu a pallini bianchi. Socialmente stava molto bene perché apparteneva ad una famiglia molto aristocratica: i conti Infeltrendo.

Altri personaggi del testo, sono i membri del Caviale, suoi compagni di classe. Cita il professor Zimmermann e il professor Klett. Altri personaggi sono i genitori di Hans e di Konradin. La madre di Konradin odia gli ebrei, ed è per questo che lui non presenterà mai Hans ai suoi genitori.

L'amico ritrovato, sintesi


Nell’amico ritrovato, di Fred Uhlman, si parla dell’amicizia di due ragazzi tedeschi nelle prime fasi della seconda guerra mondiale. Il libro è narrato in prima persona da Hans Schwarz, un ragazzo ebreo che frequenta un liceo classico in cui non ha particolarmente socializzato con i compagni. In quel posto, il suo unico vero amico è Konradin von Hohenfels, ragazzo appartenente ad una nobile ed importante famiglia tedesca. Apparentemente i due non hanno niente in comune, ma riescono a stringere una forte amicizia,
fino al giorno in cui Hans scopre che i genitori dell’amico sono dei grandi sostenitori di Hitler e delle sue leggi antiebraiche. I due amici si trovano in imbarazzo dopo questa scoperta, e capiscono che la loro amicizia non potrà continuare serena e sincera come prima.
Verso la fine del racconto Hans è costretto a fuggire in America, per sottrarsi alle persecuzioni Ebraiche, e Konradin lo saluto dicendogli che Hitler in fondo è un grande uomo, e che presto l’amico sarebbe potuto sicuramente tornare in Germania.
A questo punto il comportamento di Konradin, che inizialmente sembrava in disaccordo con i genitori, si può dire deludente; ma tutto viene messo in discussione nelle ultime pagine.
Hans, ormai adulto e cittadino Americano, riceve un volantino ai caduti in guerra, e dicendosi che non vuole riportare alle mente tristi ricordi lo butta via.
Ma poi, troppo preoccupato per la sorte dell’amico, lo raccoglie e scopre che Konradin è stato fucilato per aver partecipato al complotto per uccidere Hitler. Un sacco di emozioni pervadono il lettore: la tristezza per la morte del ragazzo, il dispiacere per Hans che scopre la morte dell’amico, ma anche la contentezza che Konradin, alla fine, si è ricreduto sul conto di Hitler e ha addirittura cercato di ucciderlo.

L'amico ritrovato, trama


Capitolo 1: Hans ricorda benissimo il giorno in cui vide per la prima volta il ragazzo che diventò fonte della sua più grande felicità e della sua più totale disperazione.
Si trovava in un famoso liceo del Württemberg. In aula erano presenti i suoi compagni di classe e l’insegnante. Tra i ragazzi presenti ne spiccava uno: Konradin, conte di Hohenfes. Portava vestiti ben tagliati e di stoffa molto buona. Veniva osservato da tutto il resto della classe ma non sembrava essere timido.

Capitolo 2: Konradin proveniva dagli Hohenfels, famiglia molto nota a tutti. Hans conosceva le loro imprese quanto quelle di Scipione l’africano, di Annibale o di Cesare.
Ma nonostante questo, Konradin non sembrava sentirsi superiore agli altri. Era gentile e sorrideva sempre quando qualcuno gli rivolgeva la parola.
Capitolo 3
Hans non aveva mai avuto un amico pima d’ora, forse perchè nessuno vedeva l’amicizia come la vedeva lui. Aveva deciso che sarebbe diventato amico di konradin. Gli sembrava il tipo che gli avrebbe dato l’amicizia che aspettava.
Gli altri compagni di classe gli sembravano goffi e con troppe ambizioni, e non era attratto da nessuno di loro nel senso di amicizia.

Capitolo 4: Hans cercava in tutti i modi di farsi notare da Konradin. Doveva attirare la sua attenzione.
Iniziò ad impegnarsi più del solito per passare gli esami. Spiccava in molte materie e persino gli insegnanti ne rimasero stupiti.
Un giorno Hans decise di portare a scuola la sua collezione di monete. Riuscì così ad attirare l’attenzione di Konradin che finalmente gli rivolse la parola. I due avevano un interesse in comune: collezionavano monete.

Capitolo 5: In una giornata di marzo Hans camminava verso casa quando vide davanti a lui Konradin. Camminava verso di lui con la paura di oltrepassarlo, ma Konradin gli rivolse la parola.
I due passarono circa un’ora insieme. Hans capì che Konradin era come lui: molto timido e bisognoso di amicizia.
Hans tornò a casa ed era molto felice, qualcosa stava cambiando e sperava sarebbe durato a lungo. Passò metà della notte con la paura che Konradin si sarebbe dimenticato di lui e dopo un po’ cadde in un sonno inquieto.

Capitolo 6: Le paure di Hans si rivelarono infondate. Appena il giorno dopo entrò in classe, Konradin gli si avvicinò e si sedette con lui. Da come parlava e dai suoi atteggiamenti, Konradin lasciava capire che non aveva mai dubitato della sua scelta di essere amico di Hans, tanto che lui quasi si vergognò delle sue parole.
Da quel giorno in poi Konradin e Hans furono inseparabili.
Arrivata la primavera, Hans e Konradin passavano tutti i pomeriggi insieme, passeggiando nei viali e parlando dei più svariati argomenti.

Capitolo 7: Passarono i giorni e tra i due ragazzi non ci furono mai divergenze. In quel periodo si sentiva parlare di sovvertimenti politici, ma l’occhio del tifone era lontano. Stoccarda infatti, a parte qualche incidente, era la solita città tranquilla. Hans e Konradin non si preoccuparono mai della politica, era per gli adulti.
Un giorno accadde una tragedia che turbò i due ragazzi. I vicini di Hans, i Bauer, avevano due figlie. Hans le osservava sempre giocare con i loro genitori nel giardino, e talvolta le invidiava.
Un giorno nel quale le bambine rimasero da sole a casa, la struttura di legno andò in fiamme e le due bambine morirono bruciate.
Fino a quel giorno Hans era convinto che esistesse un Dio onnipotente, ma dopo quella tragedia rinunciò a credere che egli guardasse gli uomini con occhio benevole.
Konradin e Hans discussero a lungo su quell’argomento ma le loro opinioni sfociarono in un vicolo cieco. Ci furono altre mille domande che si posero, e furono l’oggetto delle loro conversazioni durante le lunghe passeggiate.
Un giorno Hans invitò Konradin a casa sua. Egli, dopo un attimo di esitazione, accettò.

Capitolo 8: La casa di Hans era una villa modesta costruita in pietra locale. Si trovava nella zona definita die Hohenlage. Era lì che abitava la borghesia ricca o benestante di Stoccarda, una delle città più belle e prospere della Germania.
Circondata da colline e da vigneti, si stende in una valle così stretta che solo poche strade sono state costruite in piano; la maggior parte s’inerpica sulle colline appena lasciata la Konigstrasse.
Giù in basso, nella città afosa, le strade portavano nomi che ricordavano agli svevi il loro ricco retaggio.

Capitolo 9: Da casa di Hans si vedevano solo i tetti rossi delle ville vicine.
La camera di Hans era stata arredata come lui la voleva. Hans reputava la sua camera come il suo mondo, in cui si sentiva sempre sicuro, un mondo che sarebbe durato in eterno.
Hans non pretendeva di far risalire le sue origini a chissà quale personaggio importante, nessun ebreo avrebbe potuto farlo. Ma non gli importava, quello era il suo paese, la sua patria.
Hans ricorda ancora una lite tra suo padre e un sionista che raccoglieva fondi per Israele. Il padre odiava il sionismo.
Non aveva mai visto suo padre così infuriato.

Capitolo 10: Hans capiva bene suo padre. Per suo padre i nazisti non erano una preoccupazione. Era un medico noto rispettato sia dagli ebrei che dai gentili. Inoltre possedeva un talismano infallibile: croce di ferro e spada da ufficiale.

Capitolo 11: La madre di Hans non si preoccupava di quella gente, se non se ne preoccupava il marito lei non ne avrebbe avuto alcun motivo.
Veniva da Norimberga. Si vedeva con le amiche una volta a settimana. Poche volte trovava il tempo per leggere, e in quei casi andava in camera di Hans e guardava con nostalgia i libri di Hans.

Capitolo 12: Il padre di Hans aveva un aspetto distinto, la madre era una donna oggettivamente bella.
Hans era orgoglioso dei suoi genitori e non se ne vergognava; ma non appena Konradin entrò in casa ebbe paura che non fossero stati alla sua altezza.
Hans fu però costretto a presentare l’amico ai genitori. La madre si comportò come meglio non avrebbe potuto sperare. Il padre si presentò con un fare grottesco e militare.
Il suo atteggiamento mise in confusione Hans che cominciò a provare sentimenti di odio verso l’amico che aveva cancellato in lui la figura del padre-eroe.
Konradin da buon amico gli lasiò il tempo di riprendersi e gli sorrise.

Capitolo 13: Hans aveva un’ossessione angosciante: l’amico non l’aveva mai invitato a casa e non gli aveva mai presentato i suoi genitori.
Un giorno, inaspettatamente, Konradin invitò l’amico a entrare in casa per fargli vedere la sua camera. Hans rimase affascinato dai ‘’tesori’’ che Konradin conservava all’interno di essa.
Quando Hans tornò a casa, si ricordò di non aver conosciuto i genitori dell’amico ma non rimpianse la cosa.

Capitolo 14: Hans fu invitato a casa di Konradin molte volte ancora, ma in nessuno di questi casi conobbe i suoi genitori. Non chiese però nessuna spiegazione.
Sospettò che avessero a che fare con Hitler, ma subito dopo si vergognò di quel sospetto.

Capitolo 15: Una sera Hans si trovava a teatro. Erano presenti molte persone importanti, ma tutti davano attenzione solo agli Hohenfels. Quando essi entrarono, Hans riconobbe Konradin.
Konradin lo evitò per tutta la sera.
Il giorno dopo, mentre tornavano da scuola, Hans pretese delle spiegazioni.
Scoprì che non era visto di buon occhio dalla famiglia di Konradin poiché era Ebreo e avrebbe rovinato la reputazione degli Hohenfels.
Konradin pregò Hans di non mettere fine alla loro amicizia, aveva combattuto per tutto il loro tempo passato assieme.
Hans non fu più invitato a casa degli Hohenfels. La sua amicizia con Konradin tornò come prima, anche se tutti e due sapevano che l’accaduto aveva determinato l’inizio della fine della loro amicizia.

Capitolo 16: Dopo aver trascorso le vacanze estive in Svizzera, Hans tornò a Stoccarda. Nella città era scomparsa la solita tranquillità, i muri erano tappezzati di svastiche e insulti contro gli ebrei.
Hans non aveva più nessuno: lui e Konradin non si rivolgevano la parola ormai da troppo tempo.
Tornato a scuola era più solo che mai: veniva evitato da compagni e insegnanti perché ebreo.

Capitolo 17: Un giorno, dopo scuola, il padre di Hans gli chiese di parlare.
I genitori lo vollero mandare a studiare in America poiché potesse scappare dalle persecuzioni e compiere gli studi.
Prima di partire Hans ricevette qualche lettera dai suoi compagni di classe, delle quali la più importante fu quella di Konradin.
Egli sperava che le loro strade si potessero incrociare di nuovo in futuro e che Hans potesse ritornare in Germania, prima o poi.
Il 19 gennaio Hans partì, diretto verso quella che era una nuova realtà.

Capitolo 18: Hans rimase in America per il resto della sua vita.
Studiò legge e divenne un avvocato, un uomo reputato da tutti di successo. Si sposò ed ebbe un figlio.
I suoi genitori erano morti in Germania.

Le sue ferite non si erano chiuse: ogni volta che parlava con un tedesco, o che sentiva parlare della Germania, era come se ci si strofinasse del sale sopra.
Un giorno, parlando con un uomo proveniente da Stoccarda, scoprì che essa fu distrutta quasi completamente. Non rimaneva nulla del Karl Alexander Gymnasium ( la scuola superiore di Hans) o del palazzo degli Hohenfels, e Hans trovava in questo molta comicità.

Capitolo 19: Ad Hans arrivò una richiesta di contributi da parte del Karl Alexander Gymnasium con l’elenco dei morti in guerra. Tra quelli erano presenti i nomi di trentasei suoi ex compagni di classe.
Konradin era morto giustiziato poichè implicato nel complotto per uccidere Hitler.

L'amico ritrovato, spiegazione


Fred, l’autore de l'Amico Ritrovato, non era uno scrittore di professione: faceva l’avvocato e aveva l’hobby della pittura. Di genitori ebrei tedeschi con l’avvento del nazismo e con la promulgazione delle leggi antisemite (che negavano agli ebrei, non solo il diritto di vivere, ma anche quello di condurre una vita agiata), egli lasciò la Germania nel 1933 e non vi fece più ritorno. Trascorse l’ultima parte della sua vita in Inghilterra, precisamente a Londra dove è morto. In quest’ultimo periodo della sua vita, si fece conoscere come scrittore di libri. A settant’anni pubblicò il primo romanzo di una “trilogia del ritorno”, il bestseller “L’amico ritrovato” (1971), cui seguirono “Niente resurrezioni per favore” e “Un’anima non vile”, entrambi pubblicati nel 1979. L’esperienza della guerra e l’impegno personale dello scrittore nell’aiutare gli ebrei espatriati ispirano la vicenda del primo e più celebre romanzo, che ruota attorno all’amicizia fra un ragazzo ebreo ed uno tedesco.
L’amico ritrovato non può essere considerato né un racconto, tanto meno un romanzo, ma una lunga novella, date le dimensioni ridotte dell’opera, che è scritta in un tono minore, pieno di nostalgia per il tempo passato.
Nel libro prevale l’analisi dei sentimenti che fanno da fulcro nella vita dei protagonisti, dei loro ideali, senza tralasciare l’analisi della loro crescita spirituale nel tempo: elementi, questi, che non lasciano spazio ad una trama molto articolata ed intricata. Come conseguenza di ciò, infatti, nel romanzo di Fred Uhlman si parla per lo più di rapporti: il rapporto con la scuola e i compagni, il rapporto con i genitori, il rapporto con la natura e i grandi dilemmi dell’esistenza; ma soprattutto il rapporto con quella la persona allo stesso tempo simile e diversa, l’amico. Questo rapporto è però calato in una realtà culturale e storica che gli attribuisce la sua sfumatura specifica. E se mancano grandi eventi nella storia del legame che unisce i due protagonisti per un breve periodo della loro vita, i “grandi eventi” incalzano minacciosamente intorno a loro: non eventi privati, ma una grande catastrofe storica che travolgerà l’intero Mondo e cioè la Seconda Guerra Mondiale. Ed è l’epoca storica quell’elemento che dà all’intero romanzo una particolare ed ulteriore sfumatura per ciò che concerne il suo genere: a parer mio, quindi, il libro è di carattere storico – autobiografico, grazie alle rievocazioni di alcune fasi salienti dell’adolescenza dell’autore. Ma l’amico ritrovato non narra la vita dello scirttore, nemmeno quella di uno dei protagonisti o di entrambi, bensì racconta la storia dell’amicizia, di un legame molto forte, instauratasi fra Hans e Konradin, i due protagonisti. È comunque un’amicizia piuttosto fugace, quella fra Hans e Konradin, infatti essa nasce, fiorisce e termina nel giro di un solo anno. Ma nel giro di quest’anno tutto cambiò. L’antisemitismo avvelenò l’atmosfera di Stoccarda; per gli studenti ebrei la vita a scuola diventò quasi impossibile. Anche konradin, affascinato dal nazismo, si staccò dall’amico: per Hans è questa la ferita più bruciante. Successivamente, Hans fu costretto ad emigrare in America, dove diverrà un buon avvocato americano, si costruirà una famiglia, cercando anche di dimenticare gli orrori che aveva vissuto sulla propria pelle. Molti anni dopo, però, casualmente sarà costretto a ricordare, a ritrovare il suo amico perduto… da quest’ultima frase parte la spiegazione della scelta del titolo che è stato attribuito al romanzo.

L'amico ritrovato, analisi



Autore:Fred Uhlman
EditoreE:Feltrinelli
Luogo e data di pubblicazione:Milano, gennaio 1986
Breve sintesi:La storia dell’amico ritrovato inizia con la presentazione di Stoccarda, la città dove viveva Hans,un adolescente di 16 anni .Lui frequentava il liceo scientifico aveva molti compagni, ma con nessuno di loro aveva mai legato particolarmente.
Un giorno ad insaputa di tutti arrivò al la scuola un ragazzino nuovo, che capitò proprio in classe con Hans. Quando il ragazzino varcò la porta della classe, nell’aula ci fu uno stupore totale. Lui si chiamava Konradin ,era un ragazzo nobile, questo si poteva notare guardando il suo portamento elegante, e il suo abbigliamento . Dopo quale giorno dall’arrivo di Konradin Hans era sempre più incuriosito da lui e dai suoi atteggiamenti. Gli sarebbe piaciuto conoscerlo meglio ma sapeva che davanti a lui non sarebbe riuscito a dire neanche una parola. Dopo quasi una settimana riesce a farsi avanti anche se aveva notato che già molti avevano provato a instaurare un discorso con lui ma non c’era riuscito ancora nessuno. A lui al contrario successe l’opposto. Riuscì in qualche modo a catturare l’intesse di Konradin e già dopo poche settimane erano come due amici che si conoscono da una vita. Dopo circa un mese che si conoscevano tornando a casa da scuola Hans fece una cosa che nessuno dei due aveva mai fatto, invitò Konradin ad entrare in casa sua. Così quel giorno Konradin conoscè i genitori di Hans ,in particolare fu molto incuriosito da sua madre una donna non più tanto giovane che era seduta su una sedia a lavorare a maglia. Dopo aver conosciuto i genitori di Hans i due ragazzi salirono ai piani superiori .I due passarono un pomeriggio bellissimo e dopo quel giorno Konradin tornò molte altre volte da loro .Passò quasi un mese e Hans era un po’ deluso perché lui aveva invitato il suo amico a casa sua nella speranza che l’invito venisse contraccambiato. Finché un giorno tornando a casa insieme da scuola Konradin lo invitò ad entrare, lui era talmente sorpreso che non sapeva più cosa dire. Dopo qualche istante si risvegliò e accettò l’invito. La casa era deserta Hans cercava qualcuno in quell’immensa villa ma non c’era nessuno, e anche tutte le altre volte che tornò lì la casa era vuota. Lui era stupito pensava che Konradin si vergognasse di lui. Finché una sera sua madre gli regalò un biglietto per l’opera ,lui andò era seduto al suo posto quando vide entrare a teatro un uomo seguito dalla sua sinora e da Konradin. Hans quindi presumeva che quei due signori fossero stati i suoi genitori. Hans provò a fargli qualche gesto con la mano , Konradin l’aveva notato ma non gli aveva risposto neanche con un segno del capo. Il giorno dopo a scuola i due litigarono Konradin spiegò che sua madre odiava gli ebrei e che quindi lui evitava di farli conoscere. Da quel giorno Hans venne preso in giro da tutti perché era ebreo. I suoi genitori allora decisero di mandarlo in America e lui se ne andò cercando di dimenticare tutto. In America andò avanti con gli studi , si laureò, si sposò con una giovane americana ed ebbe dei figli. La sua vita in America andava bene finché un giorno non incontrò un uomo di Stoccarda allora Hans ne approfittò per chiederli com’era diventata la sua città natale dopo la guerra. Lui gli rispose che era stato distrutto tutto la scuola, la chiesa persino la reggia di Konradin. Dopo aver saputo questo sorrise, pensava che se lo meritava. Un giorno gli arrivò una lettera dove c’era una richiesta di fondi per ricostruire la sua scuola non sapevano come l’avevano trovato ma c’erano riusciti. Allegato alla lettera c’era un fascicoletto e Hans iniziò a leggerlo iniziava così: “in ricordo di tutti gli studenti morti nella guerra”si fermò per qualche secondo e poi andò avanti “A...................B…………..C…………..D…………”si ricordava di quasi tutti “E………..F…………G……………”poi ebbe un sussulto si fermo e richiuse il fascicolo il cognome del suo amico iniziava per H. Aveva l’intenzione di buttarlo ma la curiosità era troppa “H……. Konradin von Hohenfels giustiziato perché implicato nel complotto per uccidere Hitler.

Autori che hanno contribuito al seguente documento: Mika, pukketta, Gaia111, nerdistinto, samueletoresani, oettam03, celo8, giulymary, Sassa.Mina.
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