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Antonio Tabucchi, Sostiene Pereira


Vita:

Antonio Tabucchi nasce a Pisa il 24 settembre 1943. Dopo aver terminato il liceo, si iscrive alla facoltà di lettere di Pisa, e si laurea nel 1969 con una tesi sul "Surrealismo in Portogallo". In questi anni egli compie studi disordinati e numerosi viaggi a Parigi e a Lisbona che destano in lui interessi letterari su autori che già aveva conosciuto tramite la lettura di numerosi testi provenienti dalla fornita biblioteca dello zio materno. Tra tutti gli autori conosciuti, Tabucchi rimane particolarmente colpito da Fernando Pessoa di cui curerà lo studio e le traduzioni. Dopo aver conseguito la laurea, egli si perfeziona alla Scuola Normale Superiore di Pisa negli anni ‘70 e nel 1973 viene chiamato ad insegnare Lingua e Letteratura Portoghese a Bologna. Dopo aver pubblicato numerose opere ispirate al surrealismo portoghese, nel 1975 esce il suo primo romanzo “Piazza d’Italia” e nel 1978 viene chiamato ad insegnare all’università di Genova. Negli anni ottanta sono stati pubblicati numerosi racconti e romanzi. Nel 1989 il Presidente della Repubblica portoghese gli conferisce l’Ordine "Do Infante Dom Herique" e nello stesso anno è nominato "Chevalier des Arts et des Lettres" dal Governo francese.Nel 1994 pubblica il romanzo "Sostiene Pereira", vincitore di numerosi premi tra i quali il premio "Super Campiello", il premio "Scanno" e il Prix Européen Jean Monnet. Ventidue traduzioni all'estero. Nel novembre 1994 viene chiamato dall’Ecole des Hautes Etudes di Parigi a tenere una serie di lezioni. Attualmente insegna all’università di Siena.

Sostiene Pereira - Recensione

Siamo nella Lisbona del 1938, in un agosto torrido, con il caldo e l'afa che gravano opprimenti sulla città e che diventano quasi una metafora dell'opprimente dittatura fascista di Salazar che grava sul Portogallo.
In questo contesto è ambientata la storia del dottor Pereira, anziano giornalista, critico letterario e responsabile della pagina culturale di un modesto giornale, il "Lisboa". La vita di Pereira è stata segnata dalla morte prematura della moglie: da allora Pereira si è richiuso in se' stesso, non curando più le amicizie, gli interessi e nemmeno il suo aspetto fisico, al punto che è ingrassato molto ed ha problemi di cuore. In definitiva, Pereira ha perso ogni interesse per la vita e la realtà intorno a lui, è un uomo stanco che ormai pensa alla morte e guarda al passato, ai suoi felici ricordi di gioventù e della sua moglie scomparsa, della quale conserva la foto ritratto, con la quale quotidianamente dialoga e si confida; persino sul lavoro Pereira trasferisce la sua propensione per la morte ed il passato, limitandosi a scrivere necrologi ed a tradurre i suoi amati e passati autori francesi.
La vita di Pereira trascorre in solitudine nel tranquillo ripetersi dei riti quotidiani: la limonata e l'omelette alle erbe al Cafè Orquidea, il tragitto fino alla "redazione culturale", che in realtà è composta solo da lui, le poche parole con la portinaia ficcanaso sulle scale. L'unica preoccupazione di Pereira è che niente venga a turbare questa sua tranquillità; e così, pur provando un'insofferenza di fondo per la censura ed il regime, alla fine il desiderio di tranquillità prevale e Pereira si guarda bene dallo schierarsi, dall’entrare nella battaglia civile e politica.
Tutto questo fino al momento dell'incontro con il giovane Monteiro Rossi e la sua fidanzata Marta, giovani, ingenui, attaccati alla vita, schierati politicamente ed attivi oppositori del regime: insomma, la fotografia in negativo di Pereira. Da questo incontro sortisce quello che si potrebbe chiamare un "lento risveglio della coscienza", ormai da troppo tempo sopita nell'anziano giornalista.
E così, quasi senza rendersene conto, Pereira comincia ad aiutare quella giovane coppia, non sa nemmeno lui perchè: forse perchè gli ricorda la sua giovinezza passata, forse perchè anche Pereira prova un senso di fastidio verso il regime dominante; forse perchè Monteiro gli ricorda il figlio mai avuto o più semplicemente, come dice il giovane Monteiro, "perchè è un brav'uomo". Così Pereira sostiene finanziariamente il giovane con il pretesto di dargli degli anticipi per i suoi articoli in realtà impubblicabili, perchè apertamente antifascisti; ed arriva al punto di ospitarlo in casa quando Si trova braccato dalla polizia.
Ma nel Portogallo di Salazar non sono i tempi adatti per i brav'uomini, buoni, pacati e riservati, come Pereira; e soprattutto non sono tempi per chi, pur provando insofferenza per il regime, vuole nonostante tutto rimanersene fuori. E Pereira, forse senza rendersene pienamente conto, ospitando il giovane Monteiro, non è più al di fuori della realtà: è parte in causa, è entrato a pieno titolo nella lotta politica e civile.
E così, la Storia, quella Storia e quella realtà che Pereira si era affannato in lunghi anni di tenere al di fuori della sua vita, una sera bussano alla sua porta, ed entrano con tutta la brutalità, l'arroganza e la violenza che Pereira non aveva mai voluto vedere ed affrontare. Monteiro Rossi viene ucciso a calci, bastonate e pugni nella camera da letto, mentre Pereira non può che assistere impotente, tenuto a bada, deriso e sbeffeggiato dal capo della squadraccia.
Ma la morte del giovane, quell'evento così tragico e straziante per la sua brutalità, diventa per Pereira l'occasione per dichiarare la morte simbolica della sua vita passata; e in un attimo, in un impeto d'orgoglio, recupera il coraggio e la dignità perdute. Il coraggio di affermare le proprie idee e di battersi per i propri principi; e la dignità di uomo, ma anche di giornalista, che avrebbe dovuto imporgli già da tempo di non accettare a capo chino tutti i condizionamenti della censura fascista.
E con lucida follia Pereira, fino al giorno prima l'uomo qualunque, l'anti-eroe per eccellenza, mette in atto il suo piano e riesce così a far pubblicare nella sua pagina culturale, nell'innocuo spazio dedicato ai necrologi, la cronaca fedele del massacro di Monteiro Rossi e la sua denuncia sulla polizia e sul regime.
Dopo aver compiuto questo eroico ma soprattutto ammirevole gesto Pereira è costretto a partire, abbandonando tutto il suo mondo, per rifugiarsi in Francia con un passaporto falso.
Il libro di Tabucchi è intenso e a tratti commovente e lascia in chi lo legge molti spunti su cui riflettere, a partire quella frase ripetuta fino all'ossessione, "sostiene Pereira”:
- che non bisogna sprecare nell'apatia e nell'indifferenza la grande opportunità che ci è data di dire sempre liberamente come la pensiamo: ci sono paesi nel mondo dove per questi diritti, a tutt’oggi la gente muore; e che non dobbiamo commettere l'errore di considerare la democrazia e la possibilità di esprimere sempre liberamente le nostre idee dei diritti acquisiti.
- che ognuno di noi ha le proprie amarezze, i propri dolori, le proprie paure, che alle volte portano a chiuderci in noi stessi, con i nostri ricordi; troppo spesso i nostri orizzonti non vanno aldilà della nostra famiglia e del nostro lavoro. Il mondo e la Storia li chiudiamo insieme con la porta di casa, quando rientriamo; e quand'anche avvertiamo un senso di malessere, di repulsione per tutte le ingiustizie, le crudeltà, le prevaricazioni piccole e grandi delle quali siamo a conoscenza, ciascuno pensa di non essere in grado di poter far nulla.
- che ognuno di noi può, volendolo veramente, con un po' di coraggio e con un po' di fantasia, superare ostacoli che paiono insormontabili, e con un semplice gesto, con una semplice presa di posizione, uscire dal proprio guscio, aprirsi alla vita e riscattare anni di silenzio e apatia.
Un gesto che forse non avrà il potere di cambiare da solo la Storia, certo: ma che potrà servire come testimonianza a uno, cento, mille altri Pereira e dargli il coraggio di opporsi a soprusi, arroganza e violenza e di far sentire la propria voce. Un gesto che soprattutto un giorno ci consentirà di sedere davanti al tribunale della nostra coscienza senza nulla di cui vergognarci.

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