Storia della mia colombaia di Isaak Babel’


È un concittadino, un vicino di casa, un amico, ma all’improvviso diventa l’”altro”, il giudeo, appartiene a quella massa passiva destinata da generazioni al macello, capro espiatorio nei momenti difficili. Il momento critico in questo caso è l’ammutinamento della corazzata Potemkin, di stanza nel Mar Nero, che prelude già alla Rivoluzione d’Ottobre: la rivolta viene repressa nel sangue e, per distrarre le masse oppresse, lo zar scatena un violento pogrom, una persecuzione antisemita. Lo scrittore non pronuncia parole d’odio o di condanna nei confronti dei persecutori di un innocente ragazzino: l’autore torna bambino e lascia parlare i fatti, come li ha vissuti. Per lui il pogrom è stato un uccellino morto e l’infrangersi di un sogno.
Storia della mia colombaia è un racconto autobiografico, inserito fra I racconti di Odessa, scritto nel 1925, ovvero vent’anni dopo i tragici eventi che causarono al piccolo Isaak una malattia nervosa tale da indurre i genitori a lasciare la città di Nikolaev e a trasferirsi di nuovo a Odessa, dove erano nati. Nel 1905 infatti lo zar Nicola II scatenò un violento pogrom, di cui il decenne Babel’ fu testimone.
Pur non essendo religioso Babel’ non rinnegò mai la sua origine ebraica e le sue opere hanno come protagonisti degli ebrei, ma in essi egli non vede il popolo eletto da Dio bensì una comunità ingiustamente perseguitata.
Isaak Emmanuilovic Babel’ nacque a Odessa, sul Mar Nero, nel quartiere ebraico della Moldavanka. Trascorse l’infanzia a Nikolaev, dove fu testimone del terribile pogrom scatenato dallo zar Nicola II nel 1905, in seguito al quale la sua famiglia ritornò nella città natale. Nel 1915 s’iscrisse alla facoltà di psicologia di Pietroburgo e iniziò a pubblicare i primi racconti sulla rivista “Letopis’”, diretta da Gor’kij. Nel 1917 scoppiò la rivoluzione bolscevica e venne istituito un nuovo governo capeggiato da Lenin. Quando, subito dopo, iniziò la guerra civile tra “bianchi” e “rossi”, Babel’ svolse l’attività di corrispondente di guerra, continuata nel 1920 presso la leggendaria Prima Armata di Cavalleria durante il conflitto contro i polacchi: da questa esperienza nacquero gli epici racconti riuniti nel volume L’armata a cavallo. Tornato a Odessa pubblicò sul prestigioso periodico “Lef”(“Fronte di Sinistra dell’Arte”)altri racconti, che confluirono in seguito nel ciclo de I racconti di Odessa. A partire dagli anni Trenta lavorò a documentari e soggetti cinematografici e teatrali, occupandosi attivamente di politica. Il 15 maggio del 1939 venne arrestato per motivi oscuri e scomparve senza che la famiglia avesse più notizie di lui. Nel 1956 il governo annunciò che era morto nel 1941 in un campo di concentramento e ne dichiarò la piena riabilitazione.
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