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"Sogno d'una notte di mezza estate" William Shakespear

L'opera

E' stata pubblicata nel 1600 per Thomas Fisher. E' un ottimo testo, un piccolo dramma, che ha come due tematiche principali l'amore e l'inganno. Si tratta della fusione tra mondo mortale e mondo fiabesco, popolato da fate e spiritelli. E' un insieme di intrighi, sortilegi e romanticismo. I personaggi che movimentano la storia e soprattutto fan sì che gli umani siano le pedine delle loro magie sono i "demoni" del bosco.

L'autore

L'immagine di Shakespeare non è autentica, ma costituita dai personaggi delle sue opere e dalle loro indoli. E' influenzata da queste personalità. Il suo mondo è il mondo delle sue opere. Ogni parola è sibillina in sé, perché appartiene al suo io e ai personaggi teatrali. Tutto questo rende Shakespeare uno scrittore alquanto misterioso per i giorni nostri. Infatti la critica oscilla tra varie posizioni: c'è chi crede che Shakespeare sia un revisore di opere di altri scrittori, chi nega la sua esistenza e crede che ogni lettera del suo nome sia l'iniziale degli scrittori che avevano fondato una loro setta poetica, chi considera i suoi testi modificati, rispetto all'opera originale, chi pensa che il suo nome sia formato da due parole "Shake a speare". Ognuno ha dato la propria idea e giustificato la sua ipotesi.

Coordinate spaziali

La prima parte si svolge nella città di Atene, mentre la seconda nel Bosco delle fate.

Coordinate temporali

La storia è ambientata al tempo del governo di Teseo, dopo che questo ebbe sconfitto le Amazzoni.

Caratterizzazione psicologica dei personaggi più significativi

1. Oberon: ha un temperamento sicuro ed è molto determinato, fa prevalere la sua autorità proprio come un re. All'inizio della storia è in conflitto con Titania, regina delle fate e sua sposa. Oberon è geloso di lei, per colpa di un suo paggio. Perciò, essendo molto vendicativo, stilla sugli occhi di Titania, mentre ella dorme, il succo di un fiore. Appena la sua sposa si sveglierà, s'innamorerà di chiunque veda davanti a sé. Questa vendetta rispecchia i difetti degli umani. Oberon per un affronto da parte di sua moglie, cerca subito una soluzione per non far passare inosservata la sua offesa. In questo modo Oberon scende al pari degli umani e la sua posizione di Re delle fate viene smentita velocemente. Però, è anche capace di svolgere buone azioni, infatti cerca di aiutare la giovane Elena, respinta da Demetrio. Non è lui in prima persona a portare a termine il lavoro, ma il suo aiutante. Infatti Oberon è il "cervello", che idealizza le strategie, mentre il suo aiutante è il "braccio", che lo esegue.

2. Titania: non ha le caratteristiche della regina umile e sottomessa, anzi tratta il suo sposo con alterigia e superbia, facendo valer le sue ragioni. Non teme un rimprovero per il suo comportamento. Titania è molto coccolata dalle fate del regno e approfitta della carica, che riveste, facendosi servire e adulare come una dea. Le fate non le fanno mancare niente, sono disposte a cantarle perfino una nenia per farla addormentare. Vegliano su di lei come sentinelle e le sono molto devote. Titania non assomiglia ad una regina del mondo mortale, è troppo frivola, troppo viziata e pensa più a sé stessa che agli altri. Soddisfa ogni sua esigenza, anche se questa può recare disturbo a qualcuno, come suo marito. Infatti l'avere un giovane di bell'aspetto come paggio è la prova lampante del suo egoismo.
3. Lisandro ed Ermia: è la coppia d'innamorati, che deve affrontare un ostacolo, per poter vivere il loro amore in serenità. Rappresentano l'amore sincero, l'amore nato dai loro cuori con naturalezza. Le loro parole sono dolci e piene di sentimento, ma non sfiorano il patetico o la sdolcinatezza, è il cosiddetto "amore misurato", insolito in un'opera di Shakespeare, dove la passione e l'amore sono la medesima cosa. Sono molto uniti, ognuno di loro due è pronto a sostenere la decisione dell'altro, come fuggire dalla loro città.
4. Demetrio ed Elena: contrariamente a Lisandro ed Ermia, il loro amore è "artificiale", nato con l'aiuto della magia e, perciò, non genuino, ma procurato per un lieto fine. Infatti Demetrio respinge Elena con parole ostili e il lettore prova pena per la sorte delle povera donna. Elena sembra che non abbia orgoglio, cede sempre, affronta la situazione con pazienza e supplicando la pietà di Demetrio. Elena è l'eccesso di sottomissione per eccellenza ed ha un ruolo rilevante nella storia, soprattutto perché c'è un capovolgimento dei ruoli: la donna corteggia l'uomo. Demetrio, invece, non ha cuore, non ha pietà e non prova nemmeno per un momento a consolare Elena o parlarle con un tono più amichevole. Diventa impassibile e perde man mano umanità, finché non cambia totalmente con l'aiuto dell'incantesimo.

La natura

La natura è rappresentata dal "Bosco delle Fate". Questa selva è opposta alla città di Atene. Sono due luoghi molto diversi tra loro, il primo è misterioso, sede d'incantesimi e magie, mentre il secondo è razionale, ordinato secondo leggi e costumi. Perfino l'illuminazione è diversa: il bosco è illuminato dalla Luna, che per Shakespeare è fonte di falsità (in "Romeo e Giulietta" la descrive voltafaccia), mentre Atene risplende della luce del Sole, più chiaro e luminoso. Ermia fugge nel bosco con Lisandro, per sottrarsi alle regole di Atene e vivere secondo il suo istinto e la sua libertà. Il bosco è ricco di segreti, ogni suo pianta o fiore lo è. Il loro uso reca gioia o dolore, guarisce o provoca malesseri. E' davvero un mondo a sé. Qui l'uomo si confonde, ma riflette, circondato dal silenzio e da un'atmosfera serena.

Lo stile

Lo stile di Shakespeare ha un punto base molto importante, ovvero la libertà è estrema nelle sue opere. Si permette di giocare con le parole, creare straordinari intrecci, dai quali riesce ad uscirne con lieti fini o strazianti tragedie, plasma il personaggio in modo da renderlo rivelatore della sua storia. In questa opera in particolare è riuscito a creare un intreccio, tale da occupare metà della trama. Inoltre ha coinvolto tutti i personaggi, rendendoli protagonisti e soprattutto colonne portanti della storia. L'opera è svolta in forma di dialogo. Anche il linguaggio è molto importante. I personaggi usano un linguaggio ricco di aggettivi. Tra gli innamorati il dialogo è meno patetico e melenso rispetto ad altre opere dello scrittore. Invece il tono diventa più offensivo e soprattutto provocatorio quando parlano Demetrio e Oberon. I periodi spesso sono molto estesi. Sono più numerose le coordinate, mentre le subordinate sono accennate meno. I testi abbondano di metafore e richiami a dee o dei greci.

I passi più significativi

"Lisandro
Elena, di un nostro piano ti metterò a parte.
Domani notte, allor che in ciel Febea
l'argenteo volto nello specchio equoreo si mira,
e con liquide perle adorna i fili d'erba
(sempre tempo propizio per i transfughi amanti)
contiamo d'uscire inosservati per le porte d'Atene.

Ermia
E nel bosco dove solemmo, tu ed io,
distenderci su sponde di primule albicanti,
versando i segreti dei nostri cuori ardenti,
colà c'incontreremo, il mio Lisandro ed io.
E là, da Atene, altrove volgerem lo sguardo,
vago di nuovi amici e di stranieri incontri."

"Oberon
Però osservai dove il dardo di Cupido finì:
cadde su un picciol fiore d'occidente, allora
candido come il latte ed ora rosso d'amorosa piaga.

Viola del Pensiero lo chiaman le fanciulle.
Trovami quel fiore. Un dì te ne mostrai la pianta.
Il succo suo, stillato su ciglia dormenti,
farà uomo o donna delirar d'amore
per qualsiasi creatura il loro occhio contempli."

"Lisandro
Non è Ermia, ma Elena, ch'io amo!
E chi non cambierebbe una cornacchia con una colombella?
La volontà dell'uomo è governata dalla sua ragione,
e la ragione dice che tu sei la più degna.
Ciò che in natura cresce, matura al tempo suo,
e finora ero troppo giovane, e ancora acerbo."

"Demetrio
O Elena, mia dea, mia ninfa, perfetta, divina!
A cosa posso, amor mio, paragonare gli occhi tuoi?
Il cristallo è torbo. Oh come sempre più mi tentano
Quelle tue labbra turgide, ciliegie da baciare!
Il bianco puro e gelido delle nevi sulla vetta del Tauro
spazzato dal vento d'oriente, diviene nero corvino
sol che tu levi la mano. Deh lascia ch'io baci
questo principesco candore, questo sigillo di letizia.

Elena
Oh, oltraggio! Oh, inferno! Vedo che tutti
Siete contro di me per vostro diletto.
Se aveste un po' di garbo, se aveste imparato un po' di cortesia,
ora non mi maltrattereste così. Non potevate
semplicemente odiarmi -come so che mi odiate-
senza aver concordato anche il dileggio?"

"Lisandro
Sire, tra il sogno e la veglia risponderò confuso.
Giuro che finora non so com'io sia qui venuto.
Forse - il vero vorrei dirvi! -
Or che ricordo, ecco dev' essere così:
qui io venni con Ermia. Intendevamo
fuggircene da Atene, eludendo la minaccia
delle leggi ateniesi."

"Demetrio
Sire, Elena bella m'informò del loro intento
di fuggire insieme in questa selva.
Ed io, furibondo, qua son venuto ad inseguirli;
ed Elena - di me invaghita - venne sulle mie tracce.
Ma, mio buon signore, non so per qual magia
- ma di qualche magia certo si tratta-
il mio amore per Ermia qual neve si disciolse.
Ora nient'altro mi pare che il ricordo
d'un vano balocco d'infanzia,
allora appassionatamente amato.
La mia fedeltà, la virtù del mio cuore,
son per Elena soltanto, oggetto e piacere dei miei occhi.
A lei, signore, prima ch'io vedessi Ermia ero promesso.
Ma, come infermo, ebbi a schifo il mio cibo,
ed ora, risanato, torno al mio gusto naturale.
Io quel cibo lo voglio, lo amo, lo bramo,
e per sempre sarò fedele ad Elena."

Il giudizio critico personale

"Sembra nato da un sorriso tanto delicato, sottile, aereo", come scrive Benedetto Croce a proposito dell'opera. Concordo pienamente, perché questa storia è molto significativa. Sono davvero gli aggettivi giusti, ma aggiungerei: ingannevole, misterioso e intrigante. Come tutte le storie, anche questa ha un lato in antitesi. Ho colto un messaggio da quest'opera: il sogno, che rappresenta Shakespeare appare insensato alla prima lettura, invece si scorge come a volte il destino sia così dispettoso e ostile nei confronti degli umani. L'amore in sé è un bel sentimento, su cui si dovrebbe reggere l'intera umanità, ma spesso e volentieri non è ricambiato e quando lo è, sorgono immense barriere, che non permettono che questo si realizzi. E' proprio ciò che Shakespeare vuol tramandare: due storie dagli avvenimenti diversi, ma che hanno entrambe un problema a cui trovare una soluzione.

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