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Il sistema periodico Primo Levi

Nel primo capitolo del libro, Primo levi si dilunga a descrivere le origini, lo stile di vita e vari particolarità della propria famiglia; successivamente inizia, dal secondo capitolo, a narrare la sua vita con un ordine di tempo più preciso.
Primo frequenta il liceo scientifico a Milano, dove conosce Enrico, amico e compagno di laboratorio con cui si diletta a fare vari esperimenti nel laboratorio del fratello (di cui più dettagliatamente viene descritta l’elettrolisi dell’acqua che Primo, per eliminare i dubbi dell’amico, dimostra la sua tesi facendo esplodere la provetta dove si trovava l’idrogeno, accendendo un fiammifero).
Successivamente, all’università, Primo frequenta le lezioni di chimica del professor P. (l’autore utilizza varie abbreviazione durante la narrazione, per proteggere le persone, reali, citate); durante il corso, Primo è affascinato da una ragazza che con lui segue le lezioni e dopo diverso tempo, egli riesce a conoscerla personalmente: casualmente il professore ha affidato a entrambi da svolgere lo stesso esperimento allora Primo dopo aver completato il suo si avvicina ad aiutarla, poi egli si accorge che nella borsa della ragazza c’è un libro a lui noto, così, per parlare con lei, Primo introduce l’argomento chiedendole il suo parere e, col proseguire del discorso, egli si offre di riaccompagnarla a casa.

Nel secondo anno di università, primo inizia a frequentare il corso di Analisi Qualitativa del professor D., contemporaneamente all’occupazione dell’Albania da parte di Mussolini.
Dopo l’emanazione delle leggi razziali, Primo diviene molto più isolato dai compagni che, se prima descrivevano la sua religione ebraica come una sua particolarità ora la vedono solo come un cattivo comportamento; così Primo conosce Sandro, anch’egli ragazzo molto isolato: tra i due nasce una forte amicizia che porta al miglioramento dell’andamento scolastico di Sandro e all’avvicinamento di Primo alla montagna, passione dell’amico, con cui varie volte decide di fare alpinismo.
Nel gennaio 1941 la Germania si accinge a comandare l’Europa. Nello stesso anno Primo segue il corso di fisica tenuto da un giovane insegnante, di cui il ragazzo diventa assistente, occupandosi però di chimica.
Alla fine di novembre Primo riceve la visita di un tenente che gli offre un lavoro come chimico presso una cava d’amianto e Primo accetta con entusiasmo (era molto difficile trovare un lavoro per un ebreo ai tempi delle leggi razziali), anche per portare i soldi a casa e devolverli alla cura del padre malato. Nel luogo di lavoro, dove il protagonista ha anche una piccola casa vicina, Primo preferisce mantenere un certo distacco dai colleghi e dalla giovane aiutante che gli è stata affidata, data la situazione politica. Dopo molte prove, Primo riesce a trovare una soluzione per estrarre una maggior quantità di nichel dalla soluzione, ma è costretto ad abbandonare il progetto a causa dei costi troppo elevati. Durante il soggiorno del protagonista nella cava, egli decide di scrivere due storie (narrate nei due capitoli seguenti) che hanno sempre a che vedere con la chimica e l’estrazione mineraria ma non fanno riferimento alla vera e propria vita di Primo.
Nel giugno 1942 Primo si accorge che il lavoro nella cava, è diventato ormai inutile e così decide di cambiare mestiere approfittando dell’offerta di lavoro del dottor Martini che, consigliato da Giulia (una sua impiegata amica di Primo), gli propone un lavoro come chimico in una fabbrica farmaceutica che cerca rimedi al diabete. Arrivato alla fabbrica, Giulia spiega a Primo che lì non è strettamente necessario lavorare poiché il datore di lavoro non effettua approfonditi controlli, ma il ragazzo decide comunque di impegnarsi a studiare, fabbricare e sperimentare su piante e conigli vari rimedi. Contemporaneamente i rapporti tra Giulia e Primo diventato sempre più stretti e intimi e, solo dopo che Giulia è riuscita a rimettersi con il suo ragazzo, Primo si accorge di amarla, ma lei, già lontana, non viene a conoscenza di tali sentimenti.
Nell’autunno dello stesso anno il protagonista vive a Milano con sei amici torinesi. I sette vivono scrivendo poesie come se non fosse in atto alcuna guerra, ma l’8 settembre fa scaturire in loro una grande maturazione di coscienza politica e Primo decide di scendere in campo con i partigiani, ma viene successivamente catturato il 13 dicembre del 1943 insieme a due compagni, Aldo e Guido. Dopo l’interrogatorio i tre vengono rinchiusi in cella separate, dove Primo inizia a pensare ad una imminente morte e incontra un prigioniero cercatore d’oro del fiume Dora che gli descrive dettagliatamente il suo particolare mestiere (tale narrazione fa crescere nel protagonista una profonda voglia di vivere e di imparare nuove arti come quella).
Nel novembre 1944 Primo viene deportato nel campo di Aushwitz, dove viene scelto per lavorare come chimico nella fabbrica della Buna. Nel campo di concentramento Primo è costretto, per istinto di sopravvivenza, a rubare tutto il possibile dal laboratorio: un giorno trova delle barrette di ferro cerio, con cui, insieme ad un amico, nascondendosi durante la notte, riesce a fabbricare degli accendini da vendere allo spaccio del lager per ricavare viveri a sufficienza fino all’arrivo dei Russi dai quali Primo viene salvato ma l’amico Alberto non sopravvive.
L’autore a questo punto decide di saltare, in ordine cronologico, molti anni della sua vita fino ad arrivare ad un pranzo con dei suoi vecchi amici, durante il quale si raccontano vari episodi caratteristici e particolari della loro vita; ad esempio Primo racconta di un particolare episodio avvenuto nel 1949 nella fabbrica di vernici dove lavorava a quel tempo e nei due capitoli seguenti, vengono narrate due storie descritte durante questa cena da due amici di Primo.
Il protagonista ora lavora come privato con un amico chimico, in un laboratorio di lor proprietà dove si prestavano in aiuto ai clienti per risolvere le loro richieste e i loro dubbi su qualsiasi aspetto risolvibile chimicamente. Un giorno un vecchio porta al laboratorio dello zucchero che dopo un’accurata analisi si rivela contenere arsenico (veleno); quando il cliente ritorna per sapere il risultato dell’analisi, dimostra di non essere minimamente stupito dell’accaduto: un suo rivale in affari (ciabattino come lui, molto giovane e poco onesto) gli aveva offerto quello zucchero e già dopo che il vecchio aveva dato al gatto un poco di quello zucchero, esso aveva vomitato. Un altro particolare cliente si presenta in laboratorio come proprietario di una fabbrica di cosmetici che rischia il fallimento dell’azienda a causa dei suoi rossetti che, dopo poco tempo dall’applicazione, si seccano; incuriosito Primo si fa dare la ricetta del rossetto e dopo qualche studio conclude che l’ingrediente mancante era l’allossana (elemento presente negli escrementi di gallina e direttile sotto forma di azoto), così, dopo una insolita ricerca nelle fattorie (evento in cui si viene a conoscenza della moglie di Primo) e in un museo di serpenti, Primo rinuncia alla ricerca dell’allossana e come conclusione del suo lavoro, manda al proprietario della fabbrica, il risultato delle sue analisi invitandolo a comprare il componente mancante.
Dopo molto tempo passato a lavorare come privato con l’amico Emilio, i due si accorgono degli ormai scarsi guadagni e così sono costretti a smantellare, a malincuore, il molto accessoriato laboratorio, per comporne uno precario nella casa dei genitori di Emilio.
Primo poi decide di abbandonare definitivamente questo lavoro per essere assunto nel Servizio Assistenza Clienti di una fabbrica di vernici; un giorno Primo ha un appuntamento con il signor Bonino che racconta al protagonista una lunga e strana storia in cui il cliente racconta di essere venuto in possesso di un pezzo di uranio. Primo, incredulo, prende l’ordinazione per le vernici e su consiglio del cliente, analizza lì ipotetico uranio narrato nella storia che scopre essere cadmio.
Primo riceve una lettera per un invito a cena per i venticinque anni dalla laurea con i suoi compagni di università. Durante la cena, Primo e l’autore della lettera, Cerrato, parlano molto e Primo presenta all’amico la sua idea di scrivere un libro sulla professione di chimico e così l’amico contribuisce con una storia, (narrata nello stesso capitolo) in cui egli racconta di una sue esperienza mentre lavorava in una fabbrica che fabbricava carta per radiografie.
Durante il lavoro di Primo nella fabbrica di vernici, gli viene affidato di analizzare un carico di vernici che stranamente non si asciugava, di una fabbrica tedesca con cui il protagonista si mette in contatto per sapere i particolari dal proprietario signor Muller. Con grande sorpresa di Primo, riconoscendolo dalla voce, il signor Muller si scopre essere una delle SS che lavorava alla fabbrica di Buna.
Primo allora decide di inviargli una lettera privata con l’edizione tedesca del suo libro “Se questo è un uomo”, al quale il dottore risponde confermando i sospetti e sottolineando di essere pentito di ciò che era avvenuto in quegli anni e scusandosi dicendo che lui personalmente, non era a conoscenza del secondo scopo del lager di Aushwitz (ovvero dello sterminio); dopo molte richieste da parte del signor Muller, Primo decide di fissare un appuntamento al quale però l’ex SS non riesce a prendere parte a causa della sua inaspettata morte.

Nel capitolo finale Primo descrive il perché di quel libro, per quale obbiettivo era stato scritto; descrivendolo solo e semplicemente come la storia del mestiere del chimico.
Successivamente, racconta i percorsi di un atomo di carbonio, intrecciando avvenimenti fantasiosi a quelli possibili e reali.

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