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Se questo è un uomo - Primo Levi (5)

Se questo è un distruggere l'uomo è difficile, quasi quanto crearlo: non è stato agevole, non è stato breve, ma ci siete riusciti, tedeschi.

E io lo dico a Skuola.net
RECENSIONE:
“Se questo è un uomo” di Primo Levi


[justify]Titolo: Se questo è un uomo
Autore: Primo Levi

Il romanzo, ambientato nel campo di concentramento di Auschwitz, racconta la tragica esperienza vissuta in prima persona dall’autore durante la Seconda Guerra Mondiale, più precisamente dal febbraio 1944 al 27 gennaio 1945. Primo Levi era un chimico torinese di origini ebree che all’età dei 24 anni fu catturato dalla milizia fascista e deportato in Polonia con altri ebrei italiani. Ecco alcune frasi tratte dal libro: "L'anno scorso a quest'ora io ero un uomo libero: fuori legge ma libero, avevo un nome e una famiglia, possedevo una mente avida e inquieta e un corpo agile e sano. Pensavo a molte lontanissime cose: al mio lavoro, alla fine della guerra, al bene e al male, alla natura delle cose e le leggi che la governavano, e inoltre alle montagne, a cantare, all'amore, alla musica, alla poesia. Avevo una enorme, radicata, sciocca fiducia nella benevolenza del destino, e uccidere e morire mi parevano cose estranee e letterarie. I miei giorni erano lieti e tristi, ma tutti li rimpiangevo, tutti erano densi e positivi; l'avvenire mi stava davanti come una grande ricchezza. Della mia vita di allora non mi resta oggi che quanto basta per soffrire la fame e il freddo; non sono più abbastanza vivo per sapermi sopprimere".
Il libro offre al pubblico la più celebre testimonianza degli orrori che avvenivano nei lager nazisti: gli uomini venivano allontanati dalle proprie famiglie, privati persino del nome, torturati e denutriti, costretti ai lavori forzati e sottoposti a qualunque intemperie. E’ la più grande denuncia della storia: la degradazione della dignità umana e l’annientamento dell’uomo sono gli obiettivi del campo di concentramento, dove i prigionieri costretti a sopportare ogni male diverranno soggetti passivi e non più capaci di provare emozioni.
Ecco ancora alcune frasi etrapolate dal libro: "Allora per la prima volta ci siamo accorti che la nostra lingua manca di parole per esprimere quest'offesa, la demolizione di un uomo. In un attimo, con intuizione quasi profetica, la realtà ci si è rivelata: siamo arrivati in fondo. Più già di così non si può andare: condizione umana più misera non c'è, e non è pensabile. Nulla è più nostro: ci hanno tolto gli abiti, le scarpe, anche i capelli; se parleremo, non ci ascolteranno, e se ci ascoltassero, non ci capirebbero. Ci toglieranno anche il nome: e se vorremo conservarlo, dovremo trovare in noi la forza di farlo, di fare sì che dietro al nome, qualcosa ancora di noi, di noi quali eravamo, rimanga".
Troppo stanchi per comprendere la differenza tra vita e morte, uomini “vuoti” che marciano in silenzio, ormai indifferenti ai numerosi soprusi a cui sono sottoposti, i prigionieri non riconoscono più né la paura né la speranza.
Si esita a chiamarli vivi: si esita a chiamar morte la loro morte, davanti a cui essi non temono perché sono troppo stanchi per comprenderla.
Primo, dopo aver superato le selezioni e l’esame di chimica, viene scelto per andare a lavorare nel laboratorio chimico del lager; il coraggio e la passione della vita nati dopo le crudeltà viste in quegli inverni lo spingono a sopravvivere con altri compagni fino all’arrivo dei russi e all’evacuazione del campo.
"Distruggere l'uomo è difficile, quasi quanto crearlo: non è stato agevole, non è stato breve, ma ci siete riusciti, tedeschi".


“Se questo è un uomo” è uno dei libri che ognuno di noi dovrebbe leggere e rileggere per ricordare tutti gli orrori della Seconda guerra mondiale e i più alti livelli di disumanità dell’uomo; l’autore racconta ogni particolare della vita del lager, ogni crudeltà tedesca, ogni sofferenza e ogni sopruso offrendo ampi spunti di riflessione al lettore. Nato come testimonianza e documento, il romanzo è caratterizzato da una scrittura chiara e limpida, da un linguaggio oggettivo e comunicativo, attento all’adesione dei fatti e pronto a cogliere ogni sfumatura. Commovente ed espressivo, il libro è capace di portare il lettore all’interno del sistema del lager in ogni sua caratteristica sino a far conoscere le azioni più crudeli che l’uomo è stato capace di compiere. E’ proprio questo lo scopo dello scrittore: denunciare gli orrori della Seconda guerra mondiale, ricordandoci che siamo uomini, non bestie.


" I personaggi di queste pagine non sono uomini. La loro umanità è sepolta o essi stessi l’hanno sepolta, sotto l’offesa subita o inflitta da altri. Le SS malvagie e stolide, i Kapos, i politici, i criminali, i prominenti grandi e piccoli, fino agli Haftlinge indifferenziati e schiavi, tutti i gradini della insana gerarchia voluta dai tedeschi, sono paradossalmente accomunati in una unitaria desolazione interna".

In queste parole è racchiuso il senso intimo del libro: il lager è un mondo di negazione, di disumanità, di annientamento della dignità umana, sia nelle vittime sia negli oppressori. Ricordando a tutti i lettori le atrocità della storia, la sofferta testimonianza del lager lega la tragedia nazi-fascista a tutte le tragedie ancora e sempre possibili.
"La persuasione che la vita ha uno scopo è radicata in ogni fibra di uomo, è una proprietà della sostanza umana. Gli uomini liberi danno a questo scopo molti nomi, e sulla sua natura molto pensano e discutono: ma per noi la questione è più semplice. Oggi e qui, il nostro scopo è di arrivare a primavera. Di altro, ora, non ci curiamo. Dietro a questa meta non c’è, ora, altra meta"
Il lager è il luogo dell’ ossimoro, della contraddittorietà, è un universo rovescio: qui il presente domina ogni gesto e ogni pensiero. Annullata l’individualità di ogni prigioniero, ciò che egli può fare è solo pensare e sperare a superare la fame e il freddo dell’inverno e quindi a sopravvivere almeno ancora un giorno.
"E se potessi racchiudere in una immagine tutto il male del nostro tempo, sceglierei questa immagine, che mi è familiare: un uomo scarno, dalla fronte china e dalle spalle curve, sul cui volto e nei cui occhi non si possa leggere traccia di pensiero".[/justify]
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