Il ritorno di Guy de Maupassant


Un marinaio scompare e viene creduto morto nel naufragio della sua nave. Passano gli anni e un giorno la vedova, che nel frattempo si era risposata…
La vicenda è ambientata in un paese di pescatori, sulla costa normanna. Lo sfondo principale è costituito dalla casa dei Martin-Lévesque, dai muri d’argilla e dal tetto di paglia. L’uso del verbo al presente e il silenzio dei personaggi presenti provocano un effetto di staticità e sospensione, come se si attendesse l’evento che deve mettere in movimento la scena. Compare infatti un anziano vagabondo. Il suo aspetto fisico e il suo atteggiamento sospetto impensieriscono gli abitanti della casa…
Scandito su soli due giorni a ancorato a un luogo definito (la casa Martin-Lévesque), nel racconto si proietta il ricordo di tutta una vita e si spazia per oceani e continenti.
Lo stile di Maupassant è attento ai dettagli della realtà, preciso, sobrio e asciutto nella forma sintattica, parco nei commenti. Il massimo di concisione è raggiunto da Martin, che in meno di cinquanta parole riassume un’avventura durata quasi tredici anni. Ed è il discorso più lungo che lo sfortunato pescatore sappia fare “con semplicità”. Lévesque non è certo più loquace. Entranbi sono abituati a una vita di lavoro e di stenti che non lascia molto spazio alla conversazione. Entrambi, dunque, forti e frugali, sono rassegnati alle avversità e questo spiega ancor meglio le loro reazioni.
Solo in un momento l’emozione e gli affetti sembrano prendere il sopravvento: quando la Martin piangendo abbraccia il marito ritrovato e lui le bacia, pudico, la cuffia, mentre i bambini più piccoli urlano spaventati. Ma la preoccupazione per la difficile e imbarazzante situazione è più forte: c’è da “sistemare questa faccenda”, il destino della casa è più importante dei sentimenti, la soluzione degli inevitabili problemi materiali e legali conta più degli affetti. Lévesque fa buon viso a cattiva sorte e i due mariti della stessa moglie vanno di buon accordo a bere “un gocciolino”.
Il pessimismo di Maupassant si esprime attraverso il senso dell’ineluttabile trascorrere del tempo, con i suoi irreversibili effetti, oltre che nella registrazione apparentemente impassibile dei gesti e dalle parole dei personaggi o nella descrizione iniziale della “casupola” dei Martin-Lévesque.


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