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Il sergente nella neve

Cenni sull’autore
Mario Rigoni Stern è nato nel 1921 ad Asiago in una famiglia di commercianti (soprannominata Stern), terzo di otto figli. Lavora nella bottega di famiglia fino al 1938 quando si iscrive volontariamente alla Scuola Centrale Militare di Alpinismo di Aosta. Da militare combatte ai confini della Francia, in Albania, Grecia e Russia (descritta appunto in “Il sergente nella neve”). Dopo l’armistizio italiano, viene catturato dai tedeschi (prima suoi alleati) e deportato in un campo di concentramento come IMI (Internati Militari Italiani) a Hohenstein nel 1943. Torna a casa a piedi nel 1945 dopo essere stato liberato dai soldati russi.

Trama
“Il sergente nella neve” è un romanzo autobiografico scritto nel 1953 da Mario Rigoni Stern. Il protagonista (Rigoni), si trova in un caposaldo posizionato vicino al fiume Don, ma non si sa altro. Lo scopo di quel caposaldo e degli altri è mantenere a bada i soldati russi. Inizialmente questo risulta facile: ci sono poche battaglie e le giornate si passano pulendo armi, cercando cibo e lumi, parlando, ecc. Man mano che passava il tempo, però, gli attacchi russi si facevano più frequenti ed organizzati e le munizioni del caposaldo iniziavano a scarseggiare. Quindi dopo numerosi scontri Rigoni e tutti i soldati dei caposaldi vicini furono costretti a ripiegare in modo silenzioso una notte. Rigoni era un sergente e ora comandava il suo plotone “Vestone” in quanto era morto un ufficiale. Da qui si susseguono innumerevoli camminate attraverso la fredda steppa russa. Il protagonista più volte pensa di mollare, ma riesce sempre, anche con un po’ di fortuna, a trovare del cibo, luoghi caldi dove dormire in case russe o pagliai. In alcune di queste camminate ci sono degli scontri dove Rigoni mantiene la freddezza e il coraggio, riuscendo a salvare sé stesso e alcuni dei suoi compagni. Durante queste camminate, spesso incontra suoi vecchi compagni di paese, parenti e altri alpini e i tedeschi danno loro man forte con i panzer. Un giorno importante è il 26 Gennaio 1943, durante il quale muoiono quasi tutti gli amici di Rigoni nel tentativo di prendere un villaggio russo. Per un breve periodo il protagonista si ritrova a sparare da solo contro i russi. Infine riescono a prendere il villaggio assieme ai rinforzi e si rincomincia a camminare. Il romanzo finisce quando finalmente Rigoni e i pochi amici che gli sono rimasti, arrivano in un caposaldo tedesco dove si lavano e mangiano.

Personaggi
Mario Rigoni Stern: il protagonista. Il sergente maggiore del 55° battaglione, il Vestone. Un uomo del quale non si conosce nulla di come è fatto fisicamente, tranne che aveva barba e baffi. Durante questa guerra aveva 21 anni, quasi 22. Una persona molto coraggiosa, a differenza di quasi tutti gli altri soldati che combattono. Infatti, numerose volte si è buttato tra i proiettili e i colpi di mortaio pur di eseguire gli ordini, oppure ha sparato e lanciato granate ai nemici che gli capitavano davanti. Sapeva comandare, aveva fiducia nei propri uomini e essi avevano fiducia in lui. A sua detta, lui in realtà stava fermo ed era il suo corpo che si muoveva da solo per abitudine, nonostante la fatica, le ferite e la tristezza. Una persona clemente e che sa ascoltare i propri uomini ed amici, benvoluto da tutti, ufficiali compresi. Per rinfrancare i suoi uomini e sé stesso, parlava del vino che avrebbero bevuto e dei letti in cui avrebbero dormito. Delle sue origini non si sa molto, veniva da un paese del nord e aveva una fidanzata che lo aspettava a casa.

Antonelli: un personaggio principale. Un soldato del battaglione del protagonista. Non si sa niente sull’età di Antonelli. Uno tra i pochi che alla fine della storia è sopravvissuto. È sempre stato vicino a Rigoni, bestemmiando per ogni minima cosa che andava storta, ma secondo il protagonista era proprio questo bestemmiare che lo faceva andare avanti e lo rendeva forte davanti ai pericoli. Solo nella battaglia al villaggio del 26 gennaio i due si dividono, per poi rincontrarsi sani e salvi al caposaldo tedesco. Antonelli era tra i migliori amici di Rigoni, si sono sempre aiutati a vicenda nelle battaglie, nel camminare, nella tristezza.
Giuanin: un personaggio principale. Un soldato del battaglione del protagonista. Non si sa nulla sull’età di Giuanin, ma doveva essere molto giovane. Un soldato che aveva una stima immensa per il suo sergente maggiore e lo considerava un saggio che sapeva tutto su come sarebbe andata a finire la guerra, su chi sarebbe morto, chi invece no e addirittura se si fosse sposato. Gli faceva domande del genere ogni volta che si trovavano soli o lo portava in disparte e gli chiedeva sempre “Ghe riverem a baita?” (torneremo a casa?). Rigoni gli rispondeva sempre di sì e per Giuanin si sarebbe avverato sul serio. Ascoltava sempre gli ordini o qualsiasi altra cosa che gli diceva il sergente maggiore e la eseguiva. Le poche volte in cui Giuanin non domandava se sarebbero arrivati a casa a Rigoni, esso si preoccupava perché era una cosa strana. Il 26 gennaio 1943 Giuanin muore per portare le munizioni a Rigoni. Una perdita molto triste sommata a tutte le altre per il protagonista quel giorno.

Ambiente
Il romanzo si svolge in una zona della Russia vicino al fiume Don, nella steppa. Il periodo va dall’inizio di Gennaio 1943 fino agli inizi di Febbraio. A Fine libro viene però èaccennato l’inizio della primavera, ma è una parte di circa una pagina del racconto ed è irrilevante. Il paesaggio è ovviamente coperto di neve durante tutta l’avventura con case e accampamenti dappertutto. Alcune zone hanno una fitta vegetazione, altre sono rocciose. Il cielo è sempre bianco o grigio e raramente si vede il sole. Non viene detto altro riguardo il paesaggio.

Temi
I temi affrontati in questo romanzo riguardano per lo più tutti la guerra. La paura, di essere uccisi, di affrontare le battaglie (questo tema non riguarda molto il protagonista). L’amicizia, tra soldati e alleati. Il coraggio e la speranza, che, ogni tanto, capita di avere in guerra. si riesce a trovare il motivo di combattere per qualcosa, il più delle volte è il voler tornare a casa. Infatti la nostalgia di casa è un altro tema: voler tornare a casa dalla propria moglie, dai propri figli. C'è poi il tema della solitudine: vedere tanta gente ogni giorno ma sentirsi ugualmente soli e volerlo restare, come il protagonista stesso ha fatto. Rara ma presente, una volta riusciti nel proprio intento, la felicità. Quando Rigoni trovò alcuni dei suoi soldati al caposaldo tedesco, erano tutti felici. Infine la più importante, la fratellanza. Quando Rigoni entra nella casa, dove c’erano soldati russi che mangiavano, anche lui si è messo a mangiare come fosse un fratello, anche se era un nemico.

Tecniche narrative
Questo romanzo è stato scritto usando tecniche narrative diverse. Vi sono molte ellissi narrative, ma altre parti sono descritte in ogni minimo dettaglio. Non sono molto presenti i pensieri del protagonista, quanto più le azioni che fa e le sue riflessioni dopo che ha vissuto quelle cose. Ha descritto moltissimi dei suoi amici soldati nel libro, forse per il loro rispetto o forse perché in quei momenti valeva più la vita dei suoi uomini che la sua. Una cosa che mi colpisce nelle narrazioni è che l'autore non tralascia mai ciò che mangia o se ha fame, se ha cercato cibo. Giustamente, in una guerra cercare cibo è difficile ed è quindi tra i principali bisogni di tutti, ma non è una cosa usuale per uno scrittore parlarne.

Elementi che mi hanno colpito
Un elemento che mi ha colpito molto è il coraggio che aveva in guerra Mario Rigoni Stern, come a pag. 20, quando ha il coraggio di girarsi dove c’erano i russi e tirar loro delle granate. O quando, il 26 gennaio, rimane solo in un villaggio pieno di russi e combatte. Ha ucciso molti russi ma non ha mai avuto pietà o accennato a dei rimorsi per i nemici che ha ucciso. La maggior parte dei soldati invece ne aveva. Forse lui la vedeva da un altro punto di vista. L’episodio che mi ha colpito di più è stato quello in cui entra in una casa e rimane sbalordito nel vedere due soldati russi che mangiavano, ma si fa coraggio e chiede da mangiare. Tutti nella casa rimangono stupiti ma non fanno niente, rimangono solo in silenzio. Poi il protagonista finisce di mangiare, ringrazia e va via. A sua detta quello non era un episodio, era un modo di vivere, un costume che dovrebbe essere adottato da tutti, nel quale tra uomini ci si rispetta come un'unica razza e ancora meglio, come fratelli.

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