Lochan e Maya sono due ragazzi invischiati nella trama collettiva del nostro tempo. Sono quasi coetanei: li separano soltanto tredici mesi. Lochan sta per compiere la maggiore età e Maya ha sedici anni. Malgrado siano dei fanciulli, le prove, a cui dovranno essere sottoposti, determineranno la loro precoce maturità al di fuori dell’edificio scolastico.
A scuola, Lochan è il primo della classe, soprattutto quando si esprime scrivendo; diverso è quando deve parlare: la timidezza lo immobilizza. Non può contare su alcun amico e Maya è l'unica confidente.
Lochan e Maya sono indivisibili e, nonostante non possano ammetterlo, nutrono un sentimento: un amore impetuoso che, alla fine, registrerà un drammatico compimento.
Un amore occulto, sorto attraverso il fluire lento delle giornate, da un'amicizia affiorata nel corso dell'infanzia e dell'adolescenza e germogliata in un affetto prudente e multiforme al preludio della vita giunta a maturazione.

Lochan e Maya non meritano la facoltà di considerare, una volta tornati a casa, soltanto gli impegni scolastici, ma sono indotti a vivere con gravi impasse familiari e all'ombra di genitori-fantasma. L’uno e l’altra appaiono, senz’altro, come ragazzi equilibrati e premurosi, disposti, all’interno delle pareti domestiche, a farsi carico di ogni cosa.
All'improvviso, accade l'impensabile: la loro complicità cresce; il rapporto di reciproco sostegno si evolve in qualcosa che va oltre l’intenso sentimento: Lochan e Maya si scoprono annodati, mescolati da una vera affezione, che non ha nulla in comune con l'illusione della prima giovinezza. Arrivano a evitare le lezioni scolastiche per avere la possibilità di stare insieme, facendosi del male, in realtà, perché il loro è un affetto che logora e ferisce. Un amore con le spine, così com’è, in maniera disadorna, raffigurato in copertina.
Maya aiuterà Lochan a parlare in pubblico e, nel momento in cui sembrerà cominciare la loro nuova vita insieme, giungerà, fin da allora, l’epilogo. I due sono assegnati a un amore interdetto; alla fine, un errore consapevole, che li renderà felici e, nell'istante consecutivo, spaventosamente tristi. La causa non va ricercata nella differenza di età, nell’attinenza allo stesso genere o in un difforme clima culturale. In nulla del genere.
Una narrazione che graffia, punge, fa sanguinare all’interno per la sofferenza di un amore tanto disperato, dotato di aculei venefici al punto da portare alla morte.
Ed è il dramma dei drammi: Lochan e Maya sono fratello e sorella.
“Proibito” è il loro amore così come il titolo di un romanzo, composto da Tabitha Suzuma, una scrittrice londinese contemporanea.
Delicate le parole; oltremodo sensibili i gesti dei personaggi che conducono chi legge in una situazione di agonia che si accresce, fino a devastare lo stomaco: è utopico provare sentimenti di rifiuto nei confronti di due personaggi costruiti come se fossero veri; è illusorio non farsi coinvolgere, non innamorarsi del loro amore naturale, verace, ma, alla fine, nefasto. Qualcosa che, ancor prima di cominciare, è già condannato.
Una storia intrepida e irta, ammaliante e, per emotività, tormentosa.
E che amerete, in maniera esasperata.

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