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La Città del Sole


Autore: Tommaso Campanella
Titolo: La Città del Sole
Casa Editrice: Universale Economica Feltrinelli
Cura di: Adriano Seroni
Prezzo: € 5,50
Dati: 85 pagine

"La Città del Sole" è un trattato scritto nel 1602 dal frate domenicano calabrese Tommaso Campanella, strutturato sotto forma di dialogo fra un cavaliere di Malta, l'Ospitalario, ed un ammiraglio genovese. Quest ultimo racconta la storia di una comunità, scoperta durante i suoi viaggi intorno al mondo, collocata sull’isola di Taprobana, sulla linea dell’equatore, in una città ideale, sia per leggi che per costumi. La descrizione di un modello di società pacifica e giusta, in un luogo immaginario, è conseguenza del forte desiderio di rinnovamento della società dell’epoca in cui vive Campanella, ovvero il diciassettesimo secolo, caratterizzato sia da nuove scoperte geografiche e scientifiche (come quelle di Galilei e Copernico), sia dal declino del sistema feudale e dell’unità spirituale, dovuta alla Riforma Protestante. “La Città del Sole” è strutturata con ordine, razionalità e disciplina sotto ogni punto di vista, forse proprio ciò che mancava al tempo del frate domenicano. Essa sorge su un colle, ha una struttura circolare, formata da sette mura concentriche, che prendono nome dai sette pianeti ed è inespugnabile, in quanto ogni girone è fortificato. I punti di accesso alla città sono quattro, in corrispondenza dei quattro punti cardinali e nel punto più alto della città si trova il tempio circolare del Sole. La città è governata da Sole, o Metafisico, un sacerdote che esercita sia potere civile, sia potere religioso, ed è assistito da tre principi: Pon (Potenza), che è preposto alla guerra, Sin (Sapienza), che ha cura dell’istruzione, e Mor (Amore), che si occupa della generazione, della salute, dell’alimentazione e del vestiario degli abitanti, chiamati “Solari”. Essi hanno in comune i beni, le donne ed anche l’educazione dei figli: la proprietà privata non deve esistere perché scatena solo conflitti fra i diversi membri della società; se da un lato Campanella, parlando del bene comune, prende come modello “La Repubblica” di Platone, dall’altro se ne allontana affermando che tutti gli uomini sono obbligati a lavorare, poiché non è prevista la divisione in classi, e dichiarando che non vi è distinzione fra attività manuali e intellettuali. Particolarmente importante è l’aspetto dell’educazione, rivolta a tutti i membri della società a prescindere dal sesso, che inizia all’età di tre anni per proseguire durante l’arco della vita: gli abitanti si devono dedicare costantemente allo studio e alla preghiera in quanto ognuno deve avere conoscenza di agricoltura, arti della guerra e pastorizia, qualunque sia la professione svolta. I “Solari” vivono secondo la ragione e la religione naturale, onorano l’universo in quanto testimonianza di Dio, credono nell’immortalità dell’anima e nella continua metempsicosi ma non in un castigo eterno. La generazione è regolata da leggi molto precise: le donne non possono dedicarvisi prima di aver compiuto diciannove anni e gli uomini prima dei ventuno; vengono determinate anche le ore degli incontri ed alcuni funzionari hanno l’incarico di combinare accoppiamenti per migliorare la razza sotto l’aspetto del fisico. Tutti i solari con più di vent’anni partecipano alle assemblee ed esprimono le proprie idee, le leggi sono brevi e chiare e le punizioni vengono assegnate tramite la legge del taglione; la politica per Campanella si deve fondare sulla moralità, concezione totalmente opposta alla realtà dell’epoca storica in cui egli vive, concetto tutt’oggi nel XXI secolo molto lontano dall’attuazione. Nonostante la descrizione carica di enfasi e passione dell’autore, la società analizzata rimane comunque inattuabile, idealmente perfetta, ma praticamente non concreta.

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