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Recensione


“Il cavaliere inesistente”- Italo Calvino (1959)

Notizie sull’autore

Italo Giovanni Calvino Mameli è noto al popolo come Italo Calvino, grande scrittore e partigiano italiano. Nato a Santiago de Las Vegas de La Habana il 15 ottobre 1923 da Giacomo Calvino, agronomo originario di Sanremo ed Eva Mameli, laureata sassarese in matematica e scienze naturali, successivamente docente di Botanica all’Università di Cagliari, Italo Calvino trascorre i suoi primi anni di infanzia a Cuba, e torna con la famiglia in Italia nel 1925/26. Nel 1927 nasce il fratello Floriano, futuro geologo di grande fama. Gli anni del fascismo sono vissuti dalla famiglia Calvino con un generale sentimento di rifiuto, ma senza manifestazione di una grande opposizione. Tra il 1929 e il 1933, Italo entra veramente in contatto con il fascismo, essendo obbligato a diventare balilla. Lo scoppio della Seconda guerra mondiale distrugge l’infanzia di Calvino, il quale si oppone al conflitto e, tra il 1941 e il 1942, si iscrive alla facoltà di Agraria a Torino. Nonostante già dall’età di sedici anni Calvino avesse iniziato a scrivere piccoli racconti, poesie e testi teatrali, è in questi anni che sviluppa le sue reali passioni: la letteratura, il cinema e il teatro. Il 9 agosto 1943 ritorna a Sanremo. Dopo l'uccisione del medico e comandante partigiano Felice Cascione per mano fascista (gennaio 1944), Calvino aderisce assieme al fratello alla seconda divisione d'assalto partigiana "Garibaldi" intitolata allo stesso Cascione. L'esperienza partigiana sarà alla base del suo primo romanzo, “Il sentiero dei nidi di ragno” e della raccolta di racconti “Ultimo viene il corvo”. In questi scritti si possono già notare elementi che caratterizzeranno la sua produzione successiva, quali la dimensione fantastica e la visione dal punto di vista del narratore. Dopo la Liberazione si iscrive al Partito Comunista italiano, maturando l’esigenza di organizzare forme politiche e strutture sociali a difesa dei diritti, della dignità umana e della libertà. Conosce Cesare Pavese, guida culturale ed umana, nonché suo primo lettore. Nel mese di agosto del 1950 Cesare Pavese si uccide e Calvino perde così un amico e un maestro. Ne rimane sconvolto poiché Pavese era da lui vissuto come uomo forte di carattere e di temperamento risoluto. Gli resta il profondo rammarico per non aver intuito il dramma dell'amico. Perseverando nella sua attività politica e di scrittura, Calvino matura artisticamente. Il 6 settembre 1985, all'età di 62 anni, Calvino viene colto da un ictus e, aggravato dopo il ricovero e un’operazione, muore a Siena il 19 settembre dello stesso anno, ricordato come uno dei narratori italiani più importanti del Novecento.

Altre opere famose di Calvino sono “Il visconte dimezzato”, “Il barone rampante”, “Cosmicomiche vecchie e nuove”, “Collezione di sabbia”, “Sotto il sole giaguaro”.

Genere letterario

Il testo appartiene al genere letterario del romanzo d’avventura. Genere che normalmente mi appassiona, mi ha fatto apprezzare ancora di più l’opera di Calvino, caratterizzata da molti spunti comici, ironici e molto attuali.
Contenuto e trama
All’interno dell’esercito franco di Carlo Magno c’è un cavaliere, Agilulfo, che si dichiara “inesistente” in quanto è un’armatura senza alcun corpo umano all’interno. Egli conosce Rambaldo, un giovane soldato arruolatosi allo scopo di vendicare suo padre ucciso dall’argalif Isoarre. Conosciuto Gurdulù, proclamato scudiero di Agilulfo, ha inizio la battaglia cristiana contro i Saraceni. Agilulfo dimostra grandi abilità in guerra, mentre Rambaldo vendica indirettamente il padre, rischiando tuttavia di essere ucciso. A salvarlo è Bradamante, una giovane guerriera di cui Rambaldo si innamora subito, nonostante il suo amore sia inizialmente non corrisposto. Tra Torrismondo (giovane soldato conosciuto da Rambaldo) ed Agilulfo sorge un problema: Torrismondo mette in discussione la verginità di Sofronia, la donna salvata da Agilulfo da un tentativo di violenza, dichiarandosi suo figlio e rendendo quindi ingiustificato il titolo di cavaliere attribuito a se stesso e ad Agilulfo. Agilulfo e Torrismondo partono per difendere i loro titoli: Agilulfo va in cerca di Sofronia, mentre Torrismondo si reca dai Cavalieri del San Gral per farsi riconoscere loro figlio, in quanto sosteneva essere nato dall’unione di uno di essi e Sofronia. Agilulfo, accompagnato da Gurdulù e inseguito da Bradamante, a sua volta seguita da Rambaldo, trova Sofronia e la porta in una grotta. Mentre Agilulfo si reca da Carlo Magno per condurlo alla grotta, Torrismondo - deluso dall’incontro con il Sacro Ordine - arriva alla stessa caverna e si congiunge con Sofronia, non riconoscendola come madre. Nel momento dell’incontro di Torrismondo e la compagnia di Agilulfo c’è un primo sgomento che porta Agilulfo e Torrismondo a fuggire. La verità, tuttavia, viene a galla: Sofronia adolescente, nata dall’unione del re di Scozia e di una contadina, si era forzatamente occupata di Torrismondo, nato invece dall’unione della regina di Scozia e da un Cavaliere del Sacro Ordine, e spacciato per figlio della stessa Sofronia. Scoperta l’assenza di legami di sangue tra i due, il rapporto tra Sofronia e Torrismondo e i titoli di cavaliere risultano leciti. Agilulfo, tuttavia, si è già dissolto nell’aria, lasciando a Rambaldo la sua armatura bianca. Rambaldo la indossa fiero e, scambiato per Agilulfo, si congiunge con Bradamante, la quale, dopo un primo momento di rabbia, si scopre innamorata di Rambaldo. Tra i due nasce una storia d’amore; Torrismondo e Sofronia si sposano, mentre Gurdulù, privo di padrone, diventa scudiero di Torrismondo.

La storia è strutturata su due piani: quello del narratore che esprime le sue opinioni riguardo alla storia che sta scrivendo e quello della narrazione effettiva del racconto. In essa, fabula e intreccio non corrispondono, a causa sia dell’ordine cronologico dei fatti non pienamente rispettato, sia delle frequenti interruzioni dovute a interventi del narratore, excursus riguardanti vari argomenti, anticipazioni e flashback e generali elementi che caratterizzano l’intreccio. La storia è molto interessante e avvincente nella sua totalità; dovendo trovare difetti nel corso della narrazione, gli unici momenti che ho giudicato “noiosi” sono state le descrizioni delle ambientazioni e dell’abbigliamento dei vari personaggi.

Narratore

Uno degli aspetti più originali dell’opera di Calvino è il fatto che il personaggio corrispondente alla voce narrante, che in un primo momento sembrava coincidere con un narratore esterno onnisciente, viene esplicitato soltanto nel finale. Si tratta, infatti, di Bradamante, la quale, accolta in un convento di suore viene denominata Suor Teodora. È, perciò, un narratore interno alla vicenda, corrispondente a uno dei personaggi principali. Bradamante narra sia in prima persona, quando desidera intervenire nel corso dell’opera per manifestare i suoi pensieri riguardo al libro che sta scrivendo, sia in terza persona, quando espone le effettive vicende del romanzo. Trovo questa scelta dell’autore molto particolare e sorprendente e quindi efficace.

Ambientazione

La vicenda narrata si svolge in epoca Medievale, verso la fine del regno di Carlo Magno, presentato nella narrazione come un uomo invecchiato. Prevalgono gli ambienti esterni, che spaziano dalle regioni europee più importanti alle coste africane del Marocco, le quali presentano una vasta gamma di luoghi ed atmosfere differenti. Gli ambienti in cui i personaggi si muovono assumono una grande importanza rispetto alla vicenda, poiché contribuiscono all’atmosfera generale delle diverse scene. I personaggi appartengono a molteplici sfere sociali, la differenziazione delle quali risulta fondamentale per i rapporti tra personaggi principali, secondari e comparse. I ruoli sociali presentati sono la cavalleria, i ceti bassi e i funzionari del re, nonché il re stesso.

Personaggi

Il protagonista della vicenda è Agilulfo. Fisicamente, è ovviamente descritto solo tramite la sua armatura, che spicca tra quelle appartenenti agli altri soldati in quanto totalmente bianca e costantemente lucente, pulita ed integra. Dal punto di vista dei valori cavallereschi, Agilulfo risulta “perfetto”, poiché conosce le regole dell’esercito, vi si attiene, è un soldato serio, preciso e consapevole, sa maneggiare le armi. Tuttavia, a livello morale, Agilulfo è schietto e distaccato, ma, al contrario di come si potrebbe pensare inizialmente, è generoso e disponibile. Troviamo il suo caratteristico distacco necessario, per esempio, a pag. 25, dove dichiara di non potersi assopire nemmeno per un istante, al fine di non rischiare di non ritrovarsi e perdersi per sempre; al contrario, vediamo la sua disponibilità e generosità nel momento in cui decide di lasciare la sua armatura a Rambaldo, capendo che si tratta di un giovane che deve maturare nei valori cavallereschi. Agilulfo è un personaggio astuto, intelligente e pronto, che utilizza i suoi pregi per compensare l’assenza di un corpo umano. Gli altri personaggi principali sono Rambaldo, Bradamante, Torrismondo e Gurdulù. Rambaldo è l’unico personaggio veramente sensibile alla situazione di guerra: solo da parte sua, infatti, notiamo un giudizio negativo o dubbioso riguardo alle circostanze estreme che sta vivendo; gli altri personaggi sembrano agire passivamente e con rassegnazione oppure con fervida convinzione intorno alle vicende. È presentato come un giovane intraprendente legato alla famiglia e all’onore, ma, nello stesso tempo, impacciato e bisognoso di una guida. Notiamo il messaggio di amicizia dell’autore espresso tramite il pensiero di Rambaldo a pag. 45: “Il combattere a fianco d’un compagno è una cosa ben più bella che il combattere da solo: ci si incoraggia e conforta, e il sentimento dell’avere un nemico e quello dell’avere un amico si fondono in un medesimo calore”. Bradamante è una giovane guerriera assai più intraprendente di Rambaldo, in quanto il ruolo di cavaliere era solitamente allontanato dalla figura femminile. La giovane è amante della severità, del rigore, delle regole, del maneggio delle armi e dei cavalli. Risulta invece più libera e leggera per quanto riguarda l’amore. Questa sua frivolezza deriva dal fatto che nonostante tutte le esperienze avute, Bradamante non riesca a trovare in un uomo le caratteristiche di forza e di controllo che desidera. La sua vera natura è di trasandata, sporca ed ostile a ciò che si addice ad una donna. Il narratore (ella stessa) descrive pienamente la sua forza a pag. 83, dicendo: “[…]mascolina in tutto tranne che nel fiero modo che hanno d’esser virili certe donne veramente donne[…]”. Bradamante con il nome di Suor Teodora esprime le sue considerazioni a proposito della vita in convento: dice di vivere giornate monotone a causa del compito a lei affidato, ma, contemporaneamente, si rende conto di avere la possibilità di poter fuggire la noia attraverso la scrittura di questo testo. Torrismondo è un giovane soldato simile a Rambaldo, ma più determinato. È capace di far valere le sue opinioni ed è molto coraggioso. È propenso al comando ma è in grado di comprendere il disagio di chi è sottomesso ed arrivare quindi ad un compromesso. Subisce, tuttavia, una certa influenza positiva dalla moglie Sofronia. È un giovane sensibile, non disposto a giustificare le nefandezze con delle false pretese (vediamo questa sua ultima caratteristica nell’episodio dell’attacco al villaggio da parte dei Cavalieri del San Gral) . Gurdulù è un sempliciotto. Nella sua “ignoranza” e “stoltezza”, è molto schietto e sincero. È forse il personaggio inconsapevolmente più coraggioso, spontaneo e “vero”: non gli interessano le conseguenze e agisce impulsivamente sugli oggetti e le persone, prendendoli per ciò che sono. Vediamo a pag. 30 una sua definizione importante: “Questo suddito qui che c’è ma non sa d’esserci” , in contrapposizione con il Cavaliere Inesistene che “Sa d’esserci e invece non c’è”. I personaggi secondari sono Carlo Magno, presentato unicamente come un uomo invecchiato e stanco, e Sofronia, indirettamente descritta come una donna vissuta e piuttosto disinteressata.

Aspetti narratologici; punto di vista e ritmo

Il punto di vista adottato dal narratore varia nel corso della vicenda: mentre per effettuare alcuni interventi, il narratore utilizza il suo punto di vista, durante la narrazione, esso si muove da Rambaldo ad Agilulfo, da Carlo Magno alla Bradamante che agisce (non narratrice) ecc… Il ritmo narrativo è piuttosto veloce e incalzante, vari enigmi sono disseminati nel racconto allo scopo di intrigare il lettore e c’è suspense suscitata dalle sorprese e i colpi di scena presenti durante lo scorrimento della vicenda.

Aspetti stilistici

Il linguaggio utilizzato è ironicamente metaforico (es: “il polverone infedele”, “la tosse saracina”, “i cavalli cristiani”…), comprensibile e molto attuale. Il lessico è piuttosto quotidiano e semplice, i periodi sono in prevalenza brevi e ci sono parecchi dialoghi. Lo stile dell’autore è brillante, spiritoso, vivace e mai volgare, nel senso che, nonostante le situazioni a volte sessualmente esplicite, il linguaggio resta elegante e piuttosto fine. Questo stile ha reso la successione delle vicende molto piacevole e scorrevole e mi ha invogliato a proseguire serenamente la lettura.

Tematiche

Dalla lettura del romanzo si ricavano molte tematiche che si possono riportare anche all’attualità. La prima è quella legata alla guerra e ai disagi da essa derivati: la guerra risulta ridicola, inutile e causa di perdita sia di vite umane, sia di risorse economiche. Un’altra tematica è quella della cavalleria: il romanzo è uno spunto notevole per riflettere sui valori cavallereschi tipici dell’epoca ed è un’occasione per far notare la differenza che c’è tra questi valori espressi in letteratura e le effettive applicazioni del codice etico cavalleresco. Sempre legandosi alla letteratura, dal romanzo ricaviamo il tema amoroso, quello religioso e il tema del potere contrapposto alla sudditanza che dipende dall’ignoranza generale. Gli ultimi temi molto attuali sono quello del bisogno di certezze e del bisogno di esserci veramente. Troviamo un chiaro esempio che spiega questi ultimi temi a pag 35: “Ancora confuso era lo stato delle cose del mondo, nell’Evo in cui questa storia si svolge.[…]Era un’epoca in cui la volontà e l’ostinazione d’esserci, di marcare un’impronta, di fare attrito con tutto ciò che c’è, non veniva usata interamente, dato che molti non se ne facevano nulla – per miseria o ignoranza o perché invece tutto riusciva loro bene lo stesso – e quindi una certa quantità ne andava persa nel vuoto”.

Osservazioni conclusive

Il romanzo mi è piaciuto molto, non solo per la trama interessante e piuttosto originale, ma anche e soprattutto per lo stile accattivante dell’autore, appunto caratterizzato dall’ironia e dai riferimenti mirati. Ci sono più parti che ho apprezzato maggiormente, tra cui (pag. 31-32) il momento in cui Gurdulù esprime senza censure il suo pensiero nei confronti di Carlo Magno e del potere in generale; la parte in cui Rambaldo scopre con rammarico la dissoluzione di Agilulfo(pag. 126-127); il momento in cui Gurdulù cerca il padrone scomparso negli oggetti vuoti senza trovarlo e poi viene proclamato da Torrismondo suo scudiero (pag 131-132); infine il momento in cui il popolo di Curvaldia si scuote e mostra indipendenza (pag. 131-132). Una frase a mio parere bellissima è, a pag 132: “Neppure noi sapevamo di essere al mondo… Anche ad essere si impara”. È un libro che porta a riflettere su molti aspetti seri dell’esistenza: Calvino è impeccabile nell’utilizzare uno stile così leggero e spiritoso per giungere al cuore e al cervello del lettore, il quale ha l’opportunità di andare oltre le frasi ironiche e le scene comiche e di comprendere tutti i messaggi profondi contenuti nell’opera.

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