La prigionia di una ragazza ambiziosa di Simone De Beauvoir


Uscita dal liceo con brillanti risultati, la diciassettenne Simone frequenta la prestigiosa università parigina della Sorbona e i circoli studenteschi della capitale. Siamo però negli anni Venti, e una ragazza colta e ambiziosa viene guardata con sospetto persino dai suoi familiari. Il ruolo di una fanciulla di buona famiglia dovrebbe essere infatti, secondo la società in cui è cresciuta Simone, quello di moglie, madre e, compatibilmente con le disponibilità economiche, di “dama” dedita a ricevimenti e mondanità. Il conflitto generazionale in questo caso scoppia per la differenza tra la mentalità dei genitori, che vorrebbero veder la figlia “sistemata” con qualche buon partito, e il desiderio di Simone di proseguire gli studi, in un ambiente al tempo ancora pressoché esclusivamente maschile, e di intraprendere la carriera dell’insegnamento.
Memorie di una ragazza perbene è il racconto autobiografico dell’autrice dai primi ricordi d’infanzia alla laurea presso l’università della Sorbona. Il filo conduttore dei primi vent’anni di Simone de Beauvoir sembra essere la precoce consapevolezza delle proprie doti intellettuali, accompagnata da un angosciante senso di frustrazione: la protagonista, bambina e adolescente, vive nella solitudine e nella noia della propria superiorità, trovando raramente interlocutori alla sua altezza. Fin dai primi anni di scuola ella percepisce di possedere capacità che i suoi familiari tentano di reprimere e una sete di conoscenza che non viene assecondata. Nonostante questo, l’atteggiamento di Simone rimane per molto tempo passivo: crescendo s’acuisce in lei la sensazione d’essere ingabbiata e prigioniera in un mondo di convenzioni e ipocrisie, ma dovrà arrivare alla fine degli studi universitari per ribellarsi al suo ambiente e vivere in un modo, per quei tempi, anticonformista.
Simone de Beauvoir nata a Parigi da una famiglia nobile ma non ricca, decise fin da giovanissima di dedicare la sua vita allo studio e all’insegnamento. Si laureò in lettere e filosofia alla Sorbona nel 1929, anno in cui avvenne l’incontro con il compagno di studi Jean-Paul Sartre, il futuro filosofo dell’Esistenzialismo, che cambierà la sua vita.
Condivise con lui l’impegno politico: entrambi erano comunisti, ma nel 1968, con l’invasione della Cecoslovacchia, s’allontanarono dal partito. Continuarono a occuparsi attivamente di politica, scrivendo saggi e tenendo conferenze su argomenti scottanti come la questione palestinese, i dissidenti sovietici, le dittature in genere. Simone fu sempre in prima fila anche nella lotta femminista: nel 1947 pubblicò Il secondo sesso, messo all’indice dal Vaticano, e negli anni Settanta fu attiva nelle battaglie per l’aborto. Morì nel 1986, sei anni dopo Sartre.
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