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Uno, nessuno e centomila - Luigi Pirandello (5)

Recensione dettagliata del libro Uno, nessuno e centomila del celebre scrittore Luigi Pirandello, con analisi dei personaggi.

E io lo dico a Skuola.net
UNO, NESSUNO E CENTOMILA – Luigi Pirandello
Sintesi del libo:
Vitangelo Moscarda, detto Gengè, è un uomo benestante che abita nel piccolo paesino di Richieri.
Una mattina sua moglie Dida gli fa notare un suo piccolo difetto: Vitangelo ha il naso che pende leggermente verso destra. Viene così a conoscenza di altre sue piccole imperfezioni e capisce che, dei piccoli difetti, ignorati da lui stesso, erano invece familiari a chi gli stava intorno.
Moscarda si rende allora conto di non essere più lui, ma un altro, anzi, uno per ogni persona che incontra e per ogni azione che compie.
In un crescente bisogno di autenticità, Vitangelo compie atti del tutto inusuali agli occhi di chi lo conosceva prima della crisi: sfratta una famiglia per poi regalarle un appartamento nuovo; decide di liquidare la banca ereditata dal padre per riavere indietro i suoi risparmi; esplode improvvisamente dall’ira, pronunciando strani discorsi, sino a sembrare matto, tanto da far fuggire sua moglie e rischiare di venire interdetto.
Un’amica della moglie, Annarosa, lo avvisa delle pratiche in corso, attuate dalla stessa Dida e da altri suoi amici, per farlo rinchiudere in manicomio.
Per difendersi da questo complotto, Vitangelo diventa amico di Annarosa e, spinto dal desiderio di avere qualcuno con cui confidarsi, le svela le conclusioni che ha tratto dalla sua vita. Anch’ella, donna buona ma troppo semplice per capire l’animo di Moscarda, ne rimane talmente sconvolta da tentare di ucciderlo.
Vitangelo troverà pace solo dopo essersi rivolto al vescovo Mons. Partanna, il quale gli consiglia di donare tutti i suoi beni ai poveri.
Moscarda finirà i suoi giorni in un ospizio per i poveri, fondato da lui stesso, paradossalmente più felice di prima, nel tentativo di liberarsi di quell’Uno e di quei Centomila, allo scopo di diventare, per tutti e per se stesso, Nessuno.

Ambienti e luoghi della narrazione:
La vicenda si svolge a Richieri, che probabilmente è un piccolo paese della Sicilia,regione natale di Pirandello, ma del quale non si può accertare l’esistenza.
La scelta di quest’ambientazione così ambigua è giustificabile perché ha lo scopo di accentuare il fatto che il romanzo vuole parlare di una condizione generale diffusa in ogni tempo e in ogni luogo.

Personaggi:
Vitangelo Moscarda: detto Gengè, è il protagonista della vicenda. La sua caratteristica è proprio la sua aspirazione a non essere richiudibile in schemi. E’ un personaggio dinamico e a tutto tondo. E’ interessato all’assurdità delle cose più che alla loro situazione oggettiva e cerca di penetrare nei suoi centomila spetti diversi. Ma quando si accorge che nessuno può essere lo stesso per tutti e che è impossibile capirsi e perfino conoscersi, trova la soluzione nel diventare Nessuno.

Dida: moglie di Vitangelo; è colei che dà inizio alla storia facendo notare a suo marito i suoi difetti. A parte questo, non è un personaggio di rilevante importanza nel racconto.

Marco Didio: artista che Vitangelo decide di sfrattare da una catapecchia di sua proprietà per togliersi la maschera di usuraio che si era creato con la pretesa di partecipare attivamente alla gestione della banca. E’ un personaggio dinamico e a tutto tondo; Pirandello ironizza sull’arte mediocre di Marco Didio, la quale è il simbolo dell’arte contemporanea che lo scrittore reputa inutile e fittizia.

Annarosa: amica della moglie di Vitangelo; è una donna eterea, semplice e buona che aiuta Vitangelo, il quale le confida tutte le conclusioni della sua vita, poiché sente bisogno di autenticità. E’ un personaggio dinamico e a tutto tondo che emerge in una seconda parte del libro.

Vescovo Monsignor Partanna e il Canonico Sclepis: clericali che consigliano a Vitangelo di donare tutti i suoi beni ai poveri. Sono dei personaggi secondari in quanto compaiono solo alla fine del racconto per chiudere il romanzo.

Amici di Moscarda: uomini che gestiscono la banca che quest’ultimo ha ereditato dal padre; sono dei personaggi secondari.

Fabula e Intreccio:
Il libro può essere diviso in due parti:
• In una prima parte il romanzo ha una trama molto povera che è caratterizzata dal rovello interiore di Vitangelo. I pensieri del protagonista vengono trasmessi con continui soliloqui;
• In una seconda parte, la trama si arricchisce, la fabula coincide con l’intreccio, ma continuano tuttavia ad esserci pause e riflessioni.

Punto di vista della narrazione e il Narratore:
Anche per questa analisi il romanzo può essere diviso in due parti:
• In una prima parte l’unico punto di vista riportato è quello di Vitangelo, i cui pensieri sono contenuti nei soliloqui (focalizzazione interna fissa);
• In una seconda parte viene adottata una focalizzazione interna multipla perché Mostarda viene a conoscenza del fatto che non tutti hanno la stessa opinione su di lui.
Il narratore è interno e dalla personalità di questo personaggio Pirandello lascia trapelare i suoi pensieri riguardo l’argomento affrontato nel romanzo, creando una sorta di scrittore-protagonista.

Tempo della scrittura e dell’avventura:
Il tempo della vicenda è indefinito perché, proprio come l’ambientazione del libro, simboleggia l’attualità nel tempo della situazione di Moscarda.
Inoltre nella prima parte del romanzo il tempo dell’avventura è minimo perché sono presenti numerose analisi; in alcuni momenti, il rallentamento arriva fino all’arresro della storia e si hanno, quindi, delle pause.

Messaggio del libro e riflessioni personali:
Lo scopo del romanzo è mettere in evidenza gli stereotipi e gli schemi che ci vengono imposti dalla società; Moscarda sente il bisogno di autenticità proprio perché si rende conto che la sua vita è impregnata dalla casualità:
“(…) vi sentii dentro tutto lo sgomento delle necessità cieche, delle cose che non si possono mutare: la prigione del tempo, il nascere ora,e non prima e non poi,; il nome e il corpo che ci è dato; la catena delle cause; il seme gettato da quell’uomo:mio padre senza volerlo;il mio venire al mondo dal quel seme, frutto involontario di quell’uomo, legato a quel ramo e espresso da quelle radici (…)”.
Pirandello vuole far capire al lettore che i corpi delle persone sono animati dalle forme che ci impone la società; ognuno di noi è quindi un corpo mortificato che assume continui aspetti diversi a seconda del punto di vista di chi lo anima.
Lo scrittore ha saputo trasmettere con grande abilità i sentimenti del protagonista, destabilizzato da questa nuova realtà che scopre casualmente con degli “atti gratuiti”.
Inoltre ho apprezzatoli libro perché il suo contenuto spinge a riflettere; infatti espone una situazione sempre attuale che, quindi, interessa anche gli uomini d’oggi.
Mi è piaciuta particolarmente la conclusione del romanzo; infatti Vitangelo ha sperimentato il vuoto e decide di accettare la condizione di “personaggio fuori”: “vive non vivendo”; cerca di convivere con il suo nessuno, rifiutando anche il proprio nome; il suo ideale diviene abbandonarsi al flusso della vita, accetta di non essere.
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