Riego di Riego
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IL FU MATTIA PASCAL

Luoghi: Il romanzo di Luigi Pirandello è ambientato in vari paesi e città. Una prima parte del libro descrive le prime fasi di vita di Mattia Pascal, infanzia, adolescenza, gioventù ed è ambientata a Miragno, paese ligure i cui luoghi più nominati sono la casa di Mattia Pascal, i possedimenti della madre di questi(Stìa e altri terreni), la casa della vedova Pescatore, la biblioteca della chiesa presso cui lavora Mattia Pascal. Successivamente il romanzo si trasferisce per una dozzina di giorni a Nizza e al casinò di Montecarlo. Quando Mattia Pascal decide di diventare Adriano Meis, Luigi Pirandello descrive i luoghi visitati da Mattia Pascal. Una vasta parte del racconto è ambientata a Roma presso casa Paleari e gli ultimi capitoli riniziano a descrivere la vita e le novità di Miragno.
Tempo: Da alcuni piccoli indizi si può intuire che il racconto narra episodi avvenuti tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900; infatti, in un capitolo un marchese filo borbonico si vanta di aver sempre appoggiato il re delle Due Sicilie durante l’avanzata dei Mille.
Trama e analisi: Il romanzo di Luigi Pirandello è una comica riflessione riguardo al significato della vita e della morte. Mattia Pascal è un giovane che dalla vita ha ricevuto molte delusioni e disgrazie: la necessità di vendere terreni a causa dei debiti, la disgrazia di avere quella che oggi è lo stereotipo di suocera e la sfortuna di veder morire due figlie, una pochi giorni dopo essere venuta al mondo e l’altra scomparsa a un anno nello stesso giorno in cui muore la madre di Mattia. In seguito a queste sfortune decide di dare una svolta alla sua esistenza; dapprima pensa di fuggire in America e trovare lavoro in modo da rifarsi una vita, poi, venendo a conoscenza del gioco della roulette decide di tentare la sorte. La prima scelta rappresenta il desiderio di lasciarsi tutto alle spalle, desiderio di evasione dalla realtà quotidiana per intraprendere un’avventura tanto grande quanto rischiosa in quanto Mattia, avendo sempre vissuto di rendita, è poco incline al lavoro e farebbe fatica a vivere in un Paese straniero dove per giunta si parla una lingua a lui sconosciuta; è questa la via che hanno scelto di percorrere milioni di italiani partiti in cerca di fortuna per abbandonare la miseria e una vita insoddisfacente. La seconda occasione che gli si presenta non è però meno rischiosa, ma di sicuro di più facile attuazione; la fortuna si rivela a lui favorevole e gli permette di guadagnare abbastanza da poter pagare i debiti accumulati e far felici moglie e suocera. Il gioco d’azzardo rappresenta l’incapacità dell’essere umano di porsi dei limiti, infatti Mattia Pascal frequenterà il Casinò per dodici giorni. Dopo il suicidio di un giovane anch'egli frequentatore del Casinò, Mattia decide di tornare a casa, ma durante il viaggio di ritorno, leggendo un giornale, viene a conoscenza del fatto che lo credono morto suicida poiché è stato rinvenuto un cadavere in una delle sue proprietà. Inizialmente è colto dallo stupore ma riesce poi a ragionare con lucidità e a comprendere che in fondo può approfittare della situazione. Cambia dunque identità e inventa un suo nuovo passato, decide di chiamarsi Adriano Meis e di intraprendere numerosi viaggi sotto questa identità dopo aver cancellato dalla sua persona ogni traccia del suo passato tranne che per un occhio ballerino. Inizialmente è spensierato, ma in seguito decide di prendere fissa dimora e si trasferisce a Roma, dove affitta una camera presso la casa di Anselmo Paleari dove abitano anche Adriana, la figlia di questi, e Silvia Caporale, maestra di pianoforte. A Roma Mattia Pascal si innamora di Adriana e la signorina Caporale lo invita a farsi operare all’occhio. L’ormai Adriano Meis prende in considerazione il suggerimento datogli, convincendosi di farlo solo per dare un addio definitivo alla sua precedente identità, in realtà si opera solo per un motivo estetico. Ecco dunque che Pirandello ci presenta un’ossessione di noi tutti: la forma, ossia la bellezza. Adriano, volendo apparire bello, incarna l’ossessione di ognuno per il giudizio altrui, l’essere umano infatti difficilmente si libera da questo senso d’inferiorità che prova a causa di difetti fisici o d’altra natura.
Il tema del confronto tra noi stessi e gli altri è d’attualità, se si pensa alle operazioni chirurgiche cui ci si sottopone. D’altro canto però sono proprio quei difetti di cui ci vogliamo liberare che ci rendono particolari, Adriano Meis, liberandosi di quella caratteristica di Mattia Pascal, infatti diventa un uomo comune, senza una storia, era proprio quell’occhio a renderlo particolare e a legarlo ancora alla sua vecchia identità. E’ dunque “per lo specchio”, come dice Silvia Caporale, che Adriano Meis si libera di quell’odioso difetto di Mattia Pascal, per piacere agli altri l’uomo è perciò in grado di rinunciare a tutto. Adriano Meis si convince poi ad abbandonare quella maschera dietro cui si era nascosto per fuggire da una vita insoddisfacente e decide di riprendersi quell’identità a cui aveva rinunciato, perché è stanco di mentire agli altri e a sé stesso. Sono tre gli eventi che lo inducono a riportare in vita Mattia Pascal. Una sera Adriano Meis si imbatte in un gruppo di ragazzi impegnati a picchiare una donna, dopo aver salvato quest’ultima il protagonista teme di dover testimoniare in questura ed essere dunque costretto a rivelare le proprie generalità. Il secondo motivo che lo spinge ad abbandonare la maschera di Adriano Meis è il fatto che vorrebbe sposare Adriana, ma non essendo registrato il suo nome presso alcun comune, è impossibilitato a prendere moglie. Infine, Adriano si accorge di non poter continuare a vivere come un fantasma dopo che, avendo subito un furto, non può denunziare il fatto. In seguito a questi eventi Adriano si rende conto del fatto che sta vivendo come un fantasma, o meglio come un’ombra, infatti, osservando la sua ombra per terra si convince che non c’è alcuna differenza tra lui e quella; essa non può reagire alle ruote dei tram che le passano sopra come anche Adriano non può reagire a un furto subito; sono entrambi impotenti di fronte agli eventi che capitano loro.
In questa parte Pirandello evidenzia tutte le debolezze dell’uomo, nonostante Adriano si sia creato una vita com’egli voleva, si ritrova sempre ad essere scontento e debole. Adriano Meis decide di inscenare un suicidio e di tornare al paese natio. Durante il viaggio di ritorno, egli è finalmente contento poiché, liberatosi dal peso opprimente della menzogna, può finalmente disfarsi di quel costume dentro cui si era nascosto per due anni con lo scopo di dare un’impronta alla sua esistenza. Appena può decide di indossare di nuovo i panni di Mattia Pascal, compra un cappello come quelli che indossava e si fa tagliare i capelli, mentre pensa con odio ad Adriano che non gli ha permesso di vivere un’esistenza normale. Mentre è in treno, diretto a Miragno, Mattia Pascal pensa “Come mi ero illuso che potesse vivere un tronco reciso delle sue radici?”. Con questa frase penso che Pirandello abbia voluto dire che per una persona il proprio passato e le proprie esperienze sono importanti per andare avanti nella vita; Adriano Meis essendosi voluto liberare di entrambi non è mai riuscito a rifarsi una vita. Mattia Pascal in fondo non è mai riuscito a dimenticare completamente il suo paese e i suoi familiari, prova ne è il fatto che è felice di far ritorno a Miragno e prima di tutto va a trovare il fratello Beto a Oneglia. Quando torna a casa è contento di vedere la moglie anche se si è sposata con l’amico Pomino. Per Mattia Pascal gli affetti familiari sono importanti.

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