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Riassunto di "Albert Einstein" di Abraham Pais

Einstein discorreva con i suoi amici e colleghi oltre che di fisica, anche di politica, della bomba atomica, del destino del popolo ebreo e di argomenti meno impegnativi. Nel 1921 ricevette solennemente il premio Nobel per la fisica; nonostante ciò egli subì persecuzioni razziali da parte dei nazisti e dei nazionalisti tedeschi che mal tolleravano le sue convinte posizioni umanitarie e pacifiste. Nel 1933 lasciò la Germania rifugiandosi prima in Francia, poi in Belgio, in Gran Bretagna e infine negli Stati Uniti. Einstein continuò le sue ricerche e, conseguentemente ai propri ideali, rifiutò di partecipare alle ricerche per la fabbricazione della bomba atomica; tuttavia, con una lettera indirizzata a F. D. Roosevelt (1939) appoggiò Fermi e Szilard nella loro richiesta di finanziamenti, convinto che l'uranio poteva essere utilizzato quale importante fonte di energia per il bene dell' umanità. Sempre in questa lettera Einstein mostrava di rendersi conto delle implicazioni militari dell'energia atomica. Gli anni in cui Einstein si occupò maggiormente di politica furono quelli del secondo dopoguerra; disse nel dicembre del 1945 "Si è conquistata la vittoria, ma non la pace". Considerava la pace ottenuta tremendamente instabile. Affermava che "l'unica salvezza per la civiltà e la specie umana risiede nell'istituzione di un governo mondiale, cosicché la sicurezza delle nazioni sia fondata sulla legge". Tale governo avrebbe dovuto avere poteri decisionali tali da vincolare gli stati membri; era scettico sulle Nazioni Unite proprio perché prive di quei poteri. Nel 1950 tornò ad affermare che per salvare il genere umano era necessario istituire un sistema sovranazionale basato sulla legge, in modo da eliminare i metodi della forza bruta. Pacifismo ed internazionalismo furono i due più grandi ideali politici di Einstein; negli anni Venti si prodigò per il disarmo generale e per l'unità europea. Dopo la Seconda Guerra Mondiale portò avanti l'idea di un governo mondiale e la necessità di un uso esclusivamente pacifico dell'energia atomica. Egli riteneva necessario far progredire l'impiego dell'energia atomica per scopi pacifici per l'umanità. Nel 1954 Einstein si schierò con la grande maggioranza degli scienziati che condannarono pubblicamente l'atteggiamento persecutorio del governo degli Stati Uniti verso Oppenheimer, inquisito per motivi di sicurezza, era ritenuto comunista e dunque in collusione con l'Unione Sovietica. Per quanto riguarda il caso Oppenheimer egli riteneva che fosse sufficiente per lo scienziato andare a Washington e dire ai membri della Commissione che "erano degli imbecilli". L'orientamento politico di Einstein, genericamente di sinistra, derivava dal suo senso di giustizia non dal fatto che approvasse i metodi della sinistra e ne condividesse l'ideologia, egli diceva: "Rendo omaggio a Lenin come a colui che ha dedicato tutte le sue forze alla realizzazione della giustizia sociale, sacrificando a questo fine la propria individualità; non credo però che il suo metodo sia giusto". Quando parlava della giustizia o della libertà altrui o chiamava gli ebrei fratelli, lo faceva da uomo di sentimento non meno che di pensiero. Parlando di Israele utilizzava il "noi", e degli ebrei diceva che erano la sua gente; l'identità ebraica di Einstein si manifestò con forza sempre maggiore con il passare degli anni. Se aveva un dio era quello di Spinoza, un "deus sive natura", una sostanza unica da cui procedeva per necessità tutto il resto tra cui anche l'uomo. Albert Einstein, nato nel 1879 ad Ulma in Germania morì nel 1955 a Princeton negli USA.

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