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Il nome della rosa

L’Autore
Umberto Eco, filosofo d'arte italiana e scrittore, è nato ad Alessandria il 5 gennaio 1932. Dopo lo studio presta servizio in una nota società radiofonica, e lavora inoltre come docente all'università. Nel 1966 diventa professore per la comunicazione visiva a Firenze.
Dopo che Eco nel 1969 ha insegnato per due anni al politecnico milanese, diventò professore di semiotica a Bologna. Con i suoi studi teoretici sull’estetica medioevale, della storia degli spettri e dell’analisi dei segni e del significato si fece noto nel circolo accademico ed anche nel mondo.

La trama
Nell’inverno del 1327 arriva in una ricca abbazia benedettina del Nord Italia un frate francescano d’origine inglese, Guglielmo da Baskerville. È accompagnato dal giovane novizio Adso da Melk e deve svolgere un delicato incarico: favorire i contatti fra gli alti esponenti degli ordini religiosi per ricomporre la frattura fra papato e impero. Durante la sua settimana di permanenza, nell’abbazia avviene una serie di misteriosi delitti. La causa di queste morti è chiarita solo nell’ultimo giorno, dopo laboriose e difficili indagini da parte del francescano, un tempo inquisitore.

Adelmo, un famoso miniatore, aveva avuto un rapporto sessuale con Berengario cioè l’aiuto bibliotecario. Sentendo poi i sensi di colpa, si era suicidato. Nel frattempo Venanzio, monaco colto e perspicace, era riuscito a entrare nel Finis Africae, cioè nel luogo della ricchissima biblioteca dell’abbazia, dove erano nascosti i libri maledetti. Qui riesce a sottrarre un libro “strano” e comincia a leggerlo avidamente, ma poco dopo muore. Lo trova Berengario e poiché l’edificio era inaccessibile la notte, si carica il corpo in spalla e lo butta in un orcio di sangue, per non alimentare sospetti, pensando che tutti si convincessero che fosse annegato. Poi però legge il trattato e muore, lasciandolo incustodito. Severino da Sant’Emmerano, il padre erborista, ritrova il libro. Viene ucciso nell’ospedale con un colpo alla testa da Malachia, il bibliotecario, che però non resiste alla tentazione di aprire il libro e perisce in chiesa davanti agli occhi di tutti. Tutti questi omicidi sono stati architettati da Jorge da Burgos, un vecchio frate cieco che manipolava abilmente i personaggi più potenti dell’abazia a suo vantaggio, ritenendosi la ”mano di Dio”. Infatti, è fermamente convinto che il suo compito sia di impedire la lettura di una copia del secondo libro della Poetica d’Aristotele, dove l’autore vede la disposizione al riso come una forza buona. Jorge aveva anche fatto in modo che, quando un lettore sfogliava le pagine del libro, toccava inavvertitamente del veleno e quando appoggiava il dito sulla lingua, lo ingeriva e spirava. Alla fine della settimana, durante una lite notturna nella biblioteca tra Guglielmo, che ormai aveva scoperto tutto, e Jorge, Adso fa cadere una candela accesa su una pergamena. Ciò dà origine a un enorme incendio, che distrugge l’intera abbazia. Dopo questi drammatici avvenimenti Adso e Guglielmo continuano il loro pellegrinaggio fino a separarsi definitivamente. Adso poi tornò a Melk e in tarda età trascrisse le vicende di quel periodo.

Giudizio personale
Questo è un romanzo molto impegnativo, date le numerose discussioni filosofiche e citazioni in lingua latina. La trama è però costruita come in un giallo e quando si entra nel vivo dei fatti, si prova il desiderio di vedere come prosegue la storia e scoprire quali saranno le prossime mosse dell' ”assassino”, senza riuscire a interrompere la lettura. I personaggi sono tutti particolari e affascinanti, molto diversi tra di loro.
Una curiosità legata al titolo del romanzo, è parzialmente svelata alla fine del libro, dove l’ormai vecchio narratore, Adso da Melk, termina il suo racconto con un’espressione latina: ”Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus” (la rosa primigenia esiste in quanto nome, possediamo i semplici nomi). Si tratta di un messaggio che porta a riflettere affinché non si presuma, di essere depositari di verità assolute, siccome queste saranno sempre contestabili, se non addirittura risibili.

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