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LA NOIA (ALBERTO MORAVIA)

TRAMA
Il romanzo è strutturato in un prologo, nove capitoli durante i quali si sviluppa la vicenda e un epilogo.
Il protagonista è Dino, un giovane e ricco trentacinquenne che risiede assieme alla madre in una villa lungo la via Appia. Egli trascorre le proprie giornate dipingendo, ma si sente sempre più soffocare da un senso di noia e indifferenza che aveva iniziato a patire già da bambino. Per questo era divenuto insulso, lento pure negli studi e persino il divertimento e la lettura di un libro per lui avevano acquistato l’amaro sapore della noia. Per liberarsi da quella prigione si dedica all’arte e alla pittura, ma il rimedio si rivela subito inefficace.
Convinto del fatto che la causa di tutto ciò sia la sua ricchezza, il pittore tenta di allontanarsi dalla madre, la quale manifesta il suo affetto solamente attraverso i valori del possesso materiale ed è perciò detestata in quanto simbolo di denaro e potere.

Dino si trasferisce quindi in via Margutta, sempre a Roma, in un palazzo abitato da persone alquanto strane. Una di queste è l’anziano pittore Balestrieri, un erotomane che si dedica al ritratto di nudi femminili ispirandosi a numerose modelle che frequentemente riceve nel suo appartamento e con cui intesse rapporti passionali. Una di loro colpisce Dino in modo particolare, anche perché tra tutte le modelle è quella che negli ultimi tempi frequenta più assiduamente lo studio dell’anziano pittore: Cecilia, una ragazza di diciassette anni che sembra molto più matura. La curiosità di Dino per questa fanciulla aumenta alla notizia della morte di Balestrieri, unita ai pettegolezzi riguardo la sua vita dissoluta e incline ad avventure erotiche che lo hanno portato a morire proprio tra le braccia di Cecilia.
Dino riesce a mettersi in contatto con lei. Cecilia tenta dapprima un approccio immediato, ma Dino non sembra attratto, anzi vuole saperne di più riguardo all’ex-pittore e alla sua passione per le donne.
In seguito tra i due nasce un’insolita relazione che si riduce essenzialmente al sesso, all’intreccio di corpi. Le visite di Cecilia si susseguono regolarmente, come le sue telefonate, ma con il passare del tempo anche Cecilia diventa uno dei tanti oggetti che circondano la vita di Dino. Quello strano sentimento di amore apatico che egli prova degenera nell’indifferenza e nella solita sensazione di estraneità, di incapacità di relazionarsi e inserirsi nella realtà circostante.
Più Cecilia si dimostra inafferrabile, più Dino la desidera: nel momento in cui lei non dimostra più i suoi sentimenti, lui dapprima cerca di riconquistarla e di superare il sentimento di estraneità. Pur di riuscire a possederla la paga e la tratta da prostituta, ma lei spende il denaro uscendo con un altro ragazzo, un autore di Cinecittà chiamato Luciani. Dino tenta quindi di liberarsi dell’inutile rapporto con la giovane donna e di lei stessa, ma la scoperta del “tradimento” della sua ragazza alimenta in lui un forte sentimento di gelosia che lo spinge a riprendere possesso di lei, facendole una proposta di matrimonio. Lei rifiuta la proposta, dicendo di amare sia lui che Luciani. Gli chiede tempo per pensarci su e intanto si fa dare dei soldi per trascorrere una vacanza a Ponza con l'altro.
Così il giovane pittore, accecato dalla gelosia, incomincia a spiare la nuova coppia e a registrare ogni loro minimo movimento. Pervaso prima da fame di possesso e poi da amore rabbioso, tenta di porre fine alla sua vita schiantandosi con l’auto contro un albero. Si risveglia però in ospedale e scopre di essere cambiato grazie all’esperienza della morte prossima: finalmente riesce ad accettare la sua condizione e a riallacciare i contatti con la realtà. Si accorge infine di essere riuscito a rinunciare a Cecilia, pur senza cessare di amarla "e, strano a dirsi, proprio a partire da questa rinunzia, Cecilia aveva incominciato ad esistere" per lui.


ANALISI PERSONAGGI
DINO:
Dino è la figura principale dell’intero romanzo: ci narra in prima persona le sue vicende e dà spesso spazio alla descrizione delle sue emozioni.

Egli è un intellettuale nato da una ricca famiglia romana, si dedica alla pittura ma non è mai soddisfatto di ciò che fa. Infatti, già da bambino incomincia a soffrire di “una specie di insufficienza o inadeguatezza o scarsità della realtà”, che non gli permette di cogliere appieno ciò che lo circonda.
Dino si illude di ritrovare un rapporto con le cose attraverso la relazione con Cecilia, una giovane modella che ai suoi occhi diviene il simbolo stesso della realtà. Ma pure Cecilia si rivela sfuggente, inafferrabile. Il fatto è che Dino, per Moravia, sconta in sé il peccato d’origine della sua classe: non sa concepire il rapporto con la realtà se non attraverso la categoria borghese del possesso. Perciò ad ogni incontro cerca ossessivamente il rapporto sessuale per dominarla, ma invano. Successivamente incomincia a pagarla per le sue prestazioni, perché sente che è diventata una persona sfuggente; un giorno addirittura la ricopre di denaro dalla testa ai piedi, fino a che, raggiunto dalla follia, le stringe le mani intorno al collo, preso dalla voglia di soffocarla e ucciderla: vorrebbe che la morte la rendesse definitivamente ed esclusivamente sua.


CECILIA
Cecilia è, con Dino, uno dei personaggi cardine dell’intera vicenda. È una giovane ragazza di diciassette anni, i cui tratti caratterizzanti sono la duplicità e l’ambiguità, che si incarnano prima di tutto nel suo stesso fisico: volto da fanciulla e corpo da donna, pareva “una bambina cresciuta troppo in fretta e iniziata troppo presto alle esperienze muliebri”. Aveva un viso dalla carnagione pallida, incorniciato da una folta chioma mora e crespa, una bocca infantile, due piccole rughe e due grandi occhi scuri, che tradivano l’infantilità nascosta invece dal suo corpo.

Ciononostante Cecilia si rivela per Dino come una medicina contro la “noia”, in quanto viene percepita da lui come “reale”. Il fatto che si sottragga alla “noia” (e che quindi non sia padroneggiabile) alimenta perciò l’amore e il desiderio di possesso del pittore.
Cecilia è una ragazza totalmente priva d'immaginazione, le sue giornate si susseguono con ritmi meccanici e con una ripetitività quasi assoluta, come se vivesse per inerzia. Le sue visite a casa di Dino “avevano luogo sempre alla stessa ora, duravano sempre lo stesso tempo e si svolgevano sempre allo stesso modo; così che descriverne una vuol dire averle descritte tutte.”, scrive Moravia.
Mentre Dino non riesce a stabilire un rapporto con le cose, Cecilia presenta un “deficit di attenzione” nei confronti di ciò che le sta intorno, per cui non vede nemmeno le cose più ovvie. Quindi è come se anche lei soffrisse di “noia”, ma di una noia differente da quella di Dino e, anzi, quasi salutare o per meglio dire “normale”. Incapace di fare attenzione, apparentemente quasi sempre inconsapevole, Cecilia pare anche non possedere quasi nessun ricordo. In un certo senso, non può parlare molto, semplicemente perché non sa che cosa dire. E se parla, il suo modo di parlare si rivela tanto generico nei contenuti quanto privo di intonazione e di colorazioni affettive.
È possibile notare questo aspetto del carattere della ragazza già dai primi capitoli, quando alla morte di Balestrieri Dino invade Cecilia con domande riguardo la vita del pittore erotomane e ne riceve solamente risposte monosillabiche e prive di sostanza. E tautologico è pure il suo modo di parlare nel corso di tutta la vicenda:
«Vuoi bene a tua madre?»
«sì».
«Più o meno bene che a tuo padre?»
«È una cosa diversa».
«Cosa vuol dire diversa?»
«Diversa vuol dire diversa».
«Ma diversa in che modo?»
«Non lo so: diversa».
Non meno inquietante è la vistosa inaffettività di Cecilia. Nella maggior parte delle opere di Moravia la famiglia si presenta priva della figura paterna; in questo caso Cecilia ha ancora un padre, ma si tratta di un padre molto debole: malato di cancro, non riesce quasi a parlare e si capisce che ormai gli resta poco da vivere. Cecilia però non si crea alcuno scrupolo, decidendo di andare in vacanza con Luciani proprio quando il padre sta morendo; come dice sua madre, la signora Rinaldi: "non è affezionata a nessuno".

BALESTRIERI
Balestrieri è un anziano pittore che vive in uno degli appartamenti accanto a quello di Dino, nella palazzina di via Margutta. Nelle sue pitture ritrae principalmente nudi di donne, ispirandosi a giovani fanciulle che posano per lui. Queste ragazze però, oltre a essere le sue modelle personali, sono anche le sue amanti che offrono al pittore prestazioni di ogni genere durante le “sedute di pittura”. Cecilia fa parte di questo gruppo di ragazze ed è colei che assiste in diretta alla morte di Balestrieri, il quale le spira tra le braccia.
Esiste inoltre un certo parallelismo fra quanto accade tra i due pittori che sembrano rivivere la stessa esperienza in forme differenti. Balestrieri, infatti, si illudeva di avere un rapporto con la realtà, come testimoniano le sue tele, mentre Dino invece era profondamente convinto del fatto che un rapporto di questo genere fosse impossibile. Il primo si definiva savio, il secondo si credeva un savio pazzo.

LUCIANI
La figura di Luciani non trova moltissimo spazio nel racconto di Moravia. Egli è l’amante di Cecilia, di conseguenza la figura antagonista di Dino. Si dice sia un noto autore di Cinecittà. Per giustificare le uscite con lui, Cecilia racconta a Dino di dover fare dei provini per un film.

CORRENTI LETTERARIE ISPIRATRICI
Moravia si pone nei confronti del mondo attraverso un realismo critico, caratterizzato da un atteggiamento pungente e pessimista nei confronti della borghesia. Egli individua i mali di fondo della società, utilizzando strumenti d’indagine che vanno dalla sociologia al marxismo alla psicoanalisi.
L’analisi della società induce ad abbandonare ogni schematismo ideologico e, com'è tipico anche del neorealismo di Sciascia, Calvino e Levi, ad aderire ad una visione più duttile della responsabilità politica e civile del letterato e a riconoscere una prospettiva più articolata e critica della realtà quotidiana.
Ciò però non basta per spiegare la complessa metodologia di scrittura dell’autore, infatti, se non la si può ricondurre al realismo di Manzoni (manca la fiducia nella provvidenza), né a quella di Verga (non crede di poter rappresentare la realtà così come si presenta), sicuramente un realismo esistenziale, che indaga il carattere assurdo e contraddittorio del reale, come i meccanismi psicologici dell’alienazione e della noia risulterà sicuramente più consono al suo stile.
Il generale pessimismo che si coglie nelle sue opere nasce dall’impossibilità di realizzare rapporti positivi con la realtà. Da qui il sentimento di sconfitta e di incomunicabilità, oltre alla consapevolezza dell’inettitudine dell’individuo. Queste sono tematiche che si inseriscono perfettamente nell’ambito della narrativa del primo Novecento, con illustri interpreti come Kafka, Joyce e Pirandello.


STILE
La tecnica narrativa di Moravia è fondata sulla registrazione di fatti e sulla descrizione dei meccanismi della vita quotidiana. La descrizione di questi eventi è accompagnata da un linguaggio sintetico e comunicativo, preciso ed essenziale, senza dilungarsi troppo, quasi parlato. Spesso vengono utilizzate metafore che arricchiscono la prosa. L’assenza di ricercatezze formali è la necessaria rappresentazione di un mondo borghese caratterizzato dalla negatività e dalla noia. È inoltre presente un tono sarcastico e una certa freddezza della scrittura, mentre il tono è riflessivo e meditativo.


PENSIERI FILOSOFICI ISPIRATORI
Nella formazione dello scrittore intervenne sicuramente il pensiero di Karl Marx, lo si può facilmente dedurre da alcuni fatti della sua vita come i numerosi viaggi compiuti in Paesi comunisti ad esempio Cina e Russia, dove nel 1980 assieme a Giancarlo Pallavicini, consulente della perestrojka del governo sovietico e a Mario Rigoni Stern verrà coinvolto nella creazione dell'Associazione internazionale degli intellettuali e creativi Myr Cultura o l’elezione del 1984 a deputato del Parlamento europeo nelle liste del PCI. Inoltre l’alienazione, punto cardine dell’ideologia marxista, nei suoi romanzi diventa crisi del rapporto tra l’uomo e la realtà che lo circonda, rendendo i protagonisti inetti, deboli e incapaci di vivere.
Estremamente importante anche la psicoanalisi di Sigmund Freud, in quanto il sesso, assieme al denaro risulta nella realtà strettamente legato all’alienazione e al tentativo di possesso di un individuo da parte di un altro. Quest’ultimo aspetto è particolarmente evidente nel romanzo La Noia, quando il protagonista Dino, in seguito al riaccendersi della passione per l’amante, la quale sembra invece aver perso ogni interesse nei suoi confronti, cerca di possederla non solo fisicamente, ma anche finanziariamente, pagandola ad ogni loro incontro, senza però riuscire a cambiare in alcun modo la situazione.
La figura protagonista del perdente e l’atteggiamento dell’indifferenza sono tipiche del pensiero esistenzialista che verrà sviluppato in particolar modo dal francese Jean Paul Sartre.
Numerosi ed espliciti sono, infatti, i riferimenti dell’opera di Moravia a quella, forse più famosa, del filosofo d’oltralpe, La Nausea, la quale presenta l’incomunicabilità con il mondo degli oggetti e con gli altri esseri umani. Già i titoli, infatti, seppur diversi tra loro, indicano la medesima cosa, ovvero un sentimento di smarrimento, di perdita di fiducia in tutti i valori della società.
Mentre Moravia utilizza la noia come meccanismo d’innesco per scrivere un romanzo con una trama fatta di eventi, persone, avvenimenti e riflessioni, Sartre si indirizza più verso un’opera introspettiva con pochi personaggi che vengono ridotti a burattini esibenti sistemi filosofici. Egli in pratica mette in secondo piano i personaggi, dando molta più importanza e rilievo alle loro idee e riflessioni; ciò è possibile notarlo, perché ne La Nausea viene dato molto più spazio a ciò che avviene all’interno della mente del soggetto.

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