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Relazione di "Meglio non sapere"

TITOLO: Meglio non sapere

AUTRICE: Titti Marrone. Nata a Napoli, l’autrice in questione è responsabile delle pagine dedicate alla cultura del quotidiano “Il Mattino”. Ha scritto molti libri a partire dagli anni ’80, come ad esempio Riforma agraria e questione meridionale, Controluce, Il sindaco ed infine il libro in questione Meglio non sapere.

GENERE: Possiamo considerare questo libro di genere storico, poiché rappresenta una sorta di testimonianza per ciò che concerne tutti gli orrori della Seconda Guerra Mondiale, in particolare la tragica esperienza degli Ebrei nei campi di concentramento. Questo libro, narra la storia di quel tempo vista mediante la “lente” di bambini innocenti. La loro vita rimarrà profondamente segnata, in quanto la permanenza in un campo di concentramento, vista con gli occhi di un bambino è terribile e quindi lascia delle tracce indelebili nella memoria di ognuno di loro.

TRAMA: L’opera in questione, narra la storia di due sorelline, Andra e Tatiana, e del loro cuginetto Sergio. Nel 1943, essi avevano quattro, sei e sei anni e furono deportati con le loro madri nel campo di concentramento di Auschwitz solo perché ebrei. La loro permanenza insieme fu troppo breve, in quanto dopo pochissimo tempo i bambini furono separati dalle rispettive madri.
In quei frangenti, i tre bambini sono costretti a subire numerose ingiustizie e soprattutto violenze da parte delle forze hitleriane.
Dopo circa due anni e mezzo di ricerche, la madre di Andra e Tatiana, Mira, riesce a ritrovare le sue due figlie.
Le due sorelle, inoltre, sopravvissute all'orrore, faticano per ritrovare il loro essere bambine, dopo aver visto di cosa sono capaci gli uomini. Andra e Tatiana ce l'hanno fatta, forse in virtù del loro legame, forse anche perché la mamma ingiunse loro di ripetere, almeno una volta al giorno, il proprio nome.
Così, sono tornate alla loro città, dopo un lungo viaggio in l'Europa, lingue diverse mischiate nella testa e una memoria capace ancora di riconoscere senza esitazione mamma e papà dentro una fotografia…
Invece, Sergio, non avrà nemmeno lo stesso destino di Andra e Tatiana.
Diversamente da loro due, Sergio non sapeva che a quell'adunata di bambini, non bisognava fare il passo avanti: ma l'SS aveva detto che chi voleva vedere la mamma doveva fare quel passo avanti, e sarebbe stato portato da lei. Lui, come altri diciannove bambini, finì nelle mani di un folle medico. Quest’ultimo li aveva ottenuti come cavie su autorizzazione di Himmler al fine di eseguire i suoi esperimenti sulla tubercolosi. In seguito, con l’arrivo degli alleati, quei venti bambini infettati con bacilli vivi, erano diventati alquanto “scomodi”. Così furono impiccati e cremati in una scuola di Anversa affinché non restasse alcuna traccia di ciò che un folle medico aveva fatto su di loro.

A differenza della madre di Andra e Tatiana, Gisella, la mamma di Sergio preferisce non sapere e continuare a sognare che il figlio un giorno tornerà. Anche quando la verità, che i tedeschi avevano cercato di nascondere, verrà fuori, lei continuerà ad attendere il ritorno del figlio. Forse meglio non sapere, per attutire il dolore. Meglio non sapere le sofferenze che i propri cari hanno subito nei campi di concentramento, meglio non sapere qual e' stata la loro sorte. Meglio continuare a sperare che siano vivi, che siano riusciti a ricostruirsi una vita altrove. Meglio non sapere, che dover accettare la loro morte.

ANALISI DEI PERSONAGGI: Possiamo dire che i personaggi principali dell’intero romanzo sono Andra, Tatiana e infine Sergio.
Andra, la più piccola delle due, era una bambina che appariva più sensibile e vulnerabile. Infatti prima di incontrare i suoi genitori, a Lingfield, era soggetta a continue e violenti esplosioni di rabbia. Andra voleva molto incoraggiamento e tendeva subito a fidarsi e soprattutto ad appoggiarsi alle persone più adulte. Tatiana, invece, era più tranquilla di Andra, e entrava subito in contatto con le persone. Dopo il periodo trascorso a Lingfield, Tatiana recuperò la sua gioia di vivere, la sua allegria, il suo carattere aperto e fiducioso negli altri, offuscato dagli orrori di Auschwitz.
Dei campi di concentramento, le due sorelle non hanno nessun bel ricordo e mettendo a confronto le loro memorie ormai adulte si sono rese conto che in quei posti l’estate, il sole non esistono mai, come anche gli alberi, un po’ di verde, o gli animali, a differenza di tutto ciò che è scuro, cupo, quindi solo topi…

Ora le due sorelle sono due signore sulla sessantina. Andra vive a Padova; è una signora con i capelli corti, grigi e il suo viso è caratterizzato da in sorriso accogliente. Invece, Tatiana vive a Bruxelles, e nonostante la lontananza le due sorelle sopravvissute ad Auschwitz, hanno conservato un legame fortissimo.
Nel libro non sono presenti tante informazioni in merito al carattere del piccolo Sergio. Si sa che era un bambino di sei anni, nato a Napoli e che aveva vissuto fino ad allora con sua madre. Quest’ultima e lo stesso Sergio, insieme ad Andra e a Tatiana, furono internati nel campo di concentramento di Auschwitz.
Dopo quest’esperienza, Sergio non fece più ritorno a casa. Infatti, fu impiccato nei sotterranei di una scuola, insieme ad altri diciannove bambini. Tutti loro, morirono perché ormai erano vite infettate senza valore e “prove” da far sparire, in quanto erano stati delle cavie di alcuni esperimenti sulla tubercolosi, privi di ogni fondamento scientifico.


GIUDIZIO SUL LINGUAGGIO: A parer mio, il linguaggio presente in questo romanzo è stato adeguato per descrivere questo preciso momento storico, nonostante la svariata presenza di nomi, frasi in lingua tedesca.

GIUDIZIO COMPLESSIVO SUL LIBRO: Secondo me, questo libro è stato molto interessante in quanto, attraverso la storia di tre bambini, narra una delle pagine più nere della storia mondiale di tutti i tempi.
L’unico nostro contributo è quello di ricordare quella storia, o meglio tutti gli orrori di quel tempo, affinché non si ripetano più ed anche perché senza memoria non c’è futuro…

Noi non dobbiamo dimenticare di cosa sono stati capaci gli uomini quando hanno “messo da parte” la ragione. Non dobbiamo smettere di guardarci intorno, di chiudere gli occhi, per non vedere come la scia di
orrori, iniziata in quei campi, continui ancora in tante parti della terra.
Gli uomini potenti del mondo non hanno ancora imparato la lezione. Le conseguenze di ciò si notano tutt’ora in tanti paesi del Mondo e i potenti credono che con la violenza salveranno il Mondo. Ma non è così…

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