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TOKYO BLUES NORVEGIAN WOOD
HARUKI MARAKAMI

Watanabe, Naoko, Reiko, Midori, Nagasawa, Kizuki, Sturmtruppen… tanti personaggi legati tra loro dalla stranezza… personaggi che noi gente comune definiremmo pazza eppure, sono personaggi che nel loro mondo sono normali. Protagonista della storia è Watanabe che racconta gli anni dell’università segnati da diverse morti e scomparse oltre che da numerose difficoltà. La prima di queste è il ricordo di Kizuki, suo migliore amico ai tempi del liceo, che si suicida a 17 anni; grazie a lui conosce Naoko, la ragazza di Kizuki a quei tempi…la rincontra all’università, i due parlano e tra loro scocca la scintilla dell’amore,ma Naoko è affetta da una strana forma depressiva pe questo decide di ricoverarsi in una particolare clinica psichiatrica che isola dal mondo… sarà qui che il protagonista, andando in visita da Naoko, conoscerà Reiko con cui avrà una storia di sesso alla fine della storia quando quest’ultima, avendo deciso dopo 8 anni di andarsene dalla clinica, va da Watanabe per parlargli della morte di Naoko e dargli dei consigli. Personaggi di mino re importanza sono forse Sturmtruppen, compagno di camera di Watanabe al collegio, e Nagasawa, uno dei suoi pochissimi, anzi rari, amici…un altro personaggio importante è quello di Midori, una ragazza un po’ pazza o meglio, un po’ pervertita, ma che piace tanto al protagonista…lei riuscirà a prendere il posto di Naoko nel cuore di Watanabe o forse no, sarà solo la sua compagna di cui lui è follemente innamorato ma che non riuscirà a prendere il posto di Naoko.

Una storia che prende, colpisce dritti al cuore, ma forse troppo triste, segnata da molte morti, anzi suicidi… nel racconto sembra quasi che il suicidio sia una moda e questo rende tutto molto triste.
Il messaggio che da potrebbe essere quello che la vita è solo un passaggio e alle volte non vale nemmeno la pena di viverla, ma io ho voluto cogliere come messaggio dell’autore questo: “la vita è si, un passaggio ed è anche molto breve, ed è per questo che si deve cercare di viverla fino in fondo, cogliendo ogni occasione, non lasciandosi perdere nessun attimo; bisogna vivere in modo che l’ultimo nostro pensiero su questa terra sia “ho fatto tutto ciò che potevo, non ho nessun rimpianto e sono felice della vita che ho condotto”.

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