Intreccio

Volterra: il giovane archeologo Fabrizio Castellani sta cercando di decifrare una misteriosa anomalia racchiusa nella famosa statua etrusca “L’Ombra della Sera”; infatti pare che nel fianco della statua sia incastrata una lama. Durante i suoi studi notturni, una voce minacciosa al telefono gli intima di abbandonare la sua ricerca e di tornarsene da dove è venuto. Qualche giorno dopo, nella periferia della città viene scoperta una tomba etrusca inviolata in cui ci sono due sarcofagi: un cenotafio raffigurante una donna sdraiata e un cassone di pietra completamente disadorno e appena sbozzato nella pietra. Sul tutto il pavimento ci sono dei graffi. Fabrizio, a cui viene affidato l’incarico di ispezionare la tomba, apre il cassone di pietra e vi trova la prima testimonianza non orale di una spaventosa ordalia etrusca: il Phersu. Infatti, insieme ai resti di un uomo sbranato, si trovano le ossa di una mostruosa belva che era stata chiusa viva nel sarcofago con il Phersu, cosicché lo sbranasse vivo per l’eternità. Fabrizio chiede l’aiuto di una sua collega di Bologna, Sonia Vitali, affinché lo aiuti a ricomporre i due scheletri. La notte successiva all’apertura della tomba, Fabrizio sente un ululato terrificante e la mattina seguente viene trovato un tombarolo morto, con la gola dilaniata da un gigantesco animale che ha la grandezza di un leone. Entra in azione il tenente Reggiani, incaricato di trovare la belva che ha compiuto questo massacro e di risolvere questo mistero, affiancato nelle sue indagini da Fabrizio. Nei giorni seguenti, vengono trovati altri tombaroli volterrani, tutti coinvolti nella profanazione della tomba, morti sbranati. Intanto, il sovrintendente Balestra cerca di decifrare un’iscrizione etrusca divisa in sei parti che sembra collegata con il Phersu e la belva, ma purtroppo manca la settima parte. Fabrizio, aiutato dalla sua amica Francesca Dionisi, trafuga una copia delle immagini dell’iscrizione dal computer di Balestra, per provare a tradurla e scoprire il modo per fermare la belva. Una notte, Fabrizio, mentre stava decifrando l’iscrizione, sviene e cade a terra; nella sua mente prende forma un episodio accaduto secoli e secoli fa, infatti vede il modo in cui il Phersu è stato accusato ingiustamente dell’omicidio di sua moglie e del figlio e come si è sottoposto all’ordalia pur essendo innocente. Traducendo la stele, Fabrizio si rende conto che essa è una maledizione, lanciata dal fratello del Phersu a tutta la popolazione di Volterra che ha condannato un’innocente, affinché muoia sbranata alla gola per mano della stessa belva che ha ucciso il Phersu. Fabrizio, con l’aiuto del tenente Reggiani, scopre che la donna che lo minacciava per telefono era Ambra Reiter, una barista del bar Le Macine. Andandola a trovare di notte, Fabrizio si troverà a tu per tu con la spaventosa belva, riuscendo a sfuggirle per un soffio. Infatti è un mostro spaventoso, quasi Chimerico. Il figliastro della Reiter, Angelo, porta a Fabrizio l’ultima parte dell’iscrizione che contiene la spiegazione per fermare la belva, cioè di separare l’uomo dalla belva e di restituire il figlio al padre. Così Fabrizio ha capito che L’Ombra della Sera non è altro che la rappresentazione del figlio del Phersu, ucciso da una pugnalata al fianco. Così si spiega anche l’anomalia della statua. Fabrizio, allora, intima a Sonia di fare più presto che può a separare i due cadaveri. Infatti ha notato che la belva uccide solo uomini che sono volterrani da generazioni.
Angelo conduce Fabrizio e Sonia nei sotterranei del palazzo Caretti Riccardi, un palazzo disabitato in cui di notte si sentono rumori strani e ululati. Ma la belva li sta seguendo nell’ombra e quando Fabrizio si accorge di averla alle calcagna, scappano velocemente e per la seconda volta gli sfuggono. Fabrizio torna nel suo studio, ma scopre che Francesca e Angelo sono ritornati nel sotterraneo per cercare la belva e si precipita da Sonia, che nel frattempo ha finito di separare i cadaveri. Allora, colto da un’idea disperata, prende un lanciafiamme e brucia le ossa della belva. In quel momento, Francesca stava per essere uccisa dalla belva, ma essa prende fuoco un attimo prima che le saltasse addosso. Fabrizio si precipita nei sotterranei per cercare Angelo e Francesca e la trova in lacrime davanti al corpo inanimato di Angelo, morto. Osservandolo vede che sul fianco di Angelo c’è una cicatrice, esattamente come nell’Ombra della Sera. Allora Fabrizio capisce che la maledizione si è avverata e che la tragedia si è consumata di fronte ad una tomba etrusca, sepolta sotto il palazzo Caretti Riccardi. La tomba è della famiglia del Phersu, dove avrebbe dovuto trovarsi la sua salma.
Allora Fabrizio, piangendo, chiede che Angelo torni alla vita, che non muoia per la seconda volta. Angelo riprende conoscenza e viene adottato da una famiglia. Le uccisioni sono finalmente finite e a Volterra torna la pace.

CONTESTO STORICO

Dal libro emergono alcune notizie sulle usanze etrusche. Infatti viene descritto un tipico banchetto etrusco in cui gli aristocratici desinavano sdraiati sui triclini. Durante i banchetti c’erano dei suonatori che intrattenevano gli ospiti con musiche e balli.
Dal testo traspare anche il metodo di giudizio dei malfattori tramite le ordalie, paragonabili per certi aspetti a quelle con cui i Romani sottoponevano i patricidi. In questo libro viene esposta la pratica del Phersu, un’ordalia terribile destinata ai criminali più efferati, in cui il criminale doveva combattere una fiera con la testa avvolta in un sacco e la mano destra legata dietro la schiena. Se il colpevole riusciva a uccidere la belva, cosa non molto probabile, veniva assolto da tutte le accuse e liberato ; se la belva aveva la meglio, il corpo dell’accusato veniva trasportato in una tomba isolata dalla necropoli, messo in un sarcofago privo di qualsiasi ornamento. Poi,insieme al cadavere,veniva introdotto nel sarcofago anche la belva ancora viva, affinché lo sbranasse per l’eternità. Le tombe dei Phersu non venivano mai visitate dalle persone. Infine, nel libro si accenna alla figura demoniaca di Karun (Caronte), il traghettatore delle anime nell’Oltretomba. Egli brandiva un martello con cui colpiva le anime dei morti ed era tradizione, per gli Etruschi, dipingere la sua figura su una parete della tomba, per assicurare al morto il passaggio nell’aldilà. Questo accenno fa capire al lettore quanto fosse importante per gli Etruschi la religione e il culto degli dei.

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