Ominide 51 punti

Ragazzi di strada

Mi chiamo Marco e ho dieci anni. La mia vita non è facile e non lo è mai stata: sono stato abbandonato per la strada all’età di 6 anni dalla mia famiglia; mamma e papà, avendo una situazione economica grave, non potevano mantenere me e i miei fratelli, così buttarmi per strada come un vecchio straccio inutile per loro era la giusta soluzione.
Camminando per strada, disperato, alla ricerca di un tetto dove poter dormire, trovai un vecchio deposito abbandonato del porto; altri ragazzi lo ospitavano, all’incirca tutti della mia età. Non esitarono un attimo a farmi entrare nella loro banda, io accettai volentieri e sentii quel calore che mi ricordava le dolci serate passate assieme in famiglia, tra i mille giochi e scherzi con i miei cinque fratelli. Capii che non ero solo.
Col passare del tempo era nata tra noi un forte legame di amicizia; mi piace questa parola, soprattutto utilizzarla; tuttavia io di amici ne ho avuti ben pochi.

Ben presto mi insegnarono a rubare cibo e vestiti, l’unico modo per sopravvivere.
Mi spiegarono che in questo sudicio deposito una volta vi era il mare. L’acqua passava sotto le tavole della banchina, da qui partivano innumerevoli enormi velieri carichi di merci. Per anni e anni, gli unici abitatori del deposito erano stati i topi; poi arrivò un cane randagio che nel deposito trovò rifugio contro il vento e la pioggia ed ora anche noi, la notte, ci sdraiamo sul pavimento del magazzino e lì dormiamo, indifferenti al vento che circonda il capannone sibilando, indifferenti alla pioggia che spesso ci bagna, ma con gli occhi fissi sulle luci delle navi, con gli orecchi tesi alle canzoni che vengono dalle imbarcazioni... sognando una vita nuova, diversa, migliore.

Registrati via email