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Recensione del libro Il giardino dei Finzi Contini

Come era potuto succedere? L’avevo abbracciata, lei aveva compiuto un debole tentativo di resistenza, infine mi aveva lasciato fare. Era andata così? Forse era andata così. Ma ora?

E io lo dico a Skuola.net
[justify]RECENSIONE:
“Il giardino dei Finzi- Contini” di Giorgio Bassani



Il romanzo è ambientato nella fine degli anni Trenta del Novecento nella comunità israelitica di Ferrara: la storia si apre con il primo significativo incontro, nel periodo del ginnasio, tra il narratore-protagonista e Micòl, una giovane ragazza ebrea appartenente alla ricca famiglia borghese dei Finzi-Contini.
Per via dei capelli biondi, di quel biondo particolare striato di ciocche nordiche…che era soltanto suo, riconobbi immediatamente Micòl Finzi-Contini. Si affacciava dal muro di cinta come da un davanzale, sporgendone con tutte le spalle e appoggiandovisi a braccia conserte… Mi osservava di sotto in su: da abbastanza vicino perché riuscissi a vederle gli occhi; che erano chiari, grandi, forse troppo grandi, allora, nel piccolo viso magro da bambina.
Dopo un salto temporale di una decina di anni, l’autore si concentra sulla vita a Ferrara negli anni della promulgazione delle leggi razziali (1938): in seguito all’allontanamento degli ebrei dai circoli e dalle biblioteche, la famiglia dei Finzi-Contini decide di offrire il suo giardino al gruppo di amici dei figli Alberto e Micòl. Tra partite di tennis, lunghe passeggiate nella tenuta della nobile famiglia e vivaci discussioni letterarie e politiche, le giornate dei ragazzi trascorrono spensierate lontane dalla guerra e dall’inizio dell’incubo nazista. Nell’animo del protagonista, assiduo frequentatore della magna domus (in questo modo era chiamata la casa dei Finzi-Contini), nasce un sentimento d’amore nei confronti della bella Micòl. In occasione della Pasqua ebraica avviene il primo bacio tra i due ragazzi.
E poi… poi l’avevo baciata. Era accaduto d’un tratto. Ma come? Stavo tuttora col viso nascosto nel collo tiepido e profumato di lei (era un profumo strano; un odore misto di pelle infantile e borotalco) e già me lo chiedevo. Come era potuto succedere? L’avevo abbracciata, lei aveva compiuto un debole tentativo di resistenza, infine mi aveva lasciato fare. Era andata così? Forse era andata così. Ma ora?
Da questo momento in poi il rapporto tra i due giovani si complica: Micòl assume un atteggiamento distaccato e tenta di respingere il protagonista che tenta ostinatamente di toccarla e baciarla.
Era vero: da bambina, aveva avuto per me un piccolo striscio: e chissà, forse era proprio questo che adesso la bloccava talmente nei miei riguardi. Io... io le stavo di fianco, capivo?, non già di fronte: mentre l'amore – così, almeno, se lo immaginava lei – era roba per gente decisa a sopraffarsi a vicenda: uno sport crudele, feroce, ben più crudele e feroce del tennis, da praticarsi senza esclusione di colpi e senza mai scomodare, per mitigarlo, bontà d'animo e onestà di propositi.
Il ragazzo, sforzandosi di diminuire le sue visite alla casa su richiesta dell’amata, inizia ad incontrarsi con “il Malnate”, giovane frequentatore milanese della magna domus. La rinuncia a Micòl e la rottura dei legami con il Malnate e la famiglia dei Finzi-Contini, grazie ai consigli del padre, portano il protagonista ad una crescita interiore e alla continuazione della sua vita dedicandosi alla sua vocazione intellettuale e scrittore dimenticando quella passione struggente.
“Non andarci più, a casa loro. Ricomincia a studiare, occupati di qualcosa, mettiti magari a dare lezioni private, che sento dire in giro che ce n’è tanta richiesta… e non andarci più. E’ più da uomo, tra l’altro.”
Il romanzo conclude citando gli orrori della seconda guerra mondiale: la famiglia Finzi-Contini viene catturata nel settembre del 1943 e portata nei campi di concentramento in Germania.
Che cosa c'è stato, fra loro due? Niente? Chissà. Certo è che, quasi presaga della prossima morte, sua e di tutti i suoi, Micòl ripeteva di continuo anche a Malnate che a lei, del suo futuro democratico e sociale, non gliene importava nulla, che il suo futuro, in sé, lei lo abborriva, ad esso preferendo di gran lunga "le vierge, le vivace et le bel aujourd'hui", e il passato, ancora di più, il caro, il dolce, il pio passato. E siccome queste, lo so, non erano che parole, le solite parole ingannevoli e disperate che soltanto un vero bacio avrebbe potuto impedirle di proferire: di esse, appunto, e non di altre, sia suggellato qui quel poco che il cuore ha saputo ricordare.


Attraverso questo libro, lo scrittore offre al pubblico un diverso punto di vista nella descrizione della seconda guerra mondiale; essa viene presentata solo come sfondo alle vicende dei ragazzi dell’alta società ebraica, anche se sarà l’elemento che ne cambierà le sorti. Fulcro del romanzo è proprio il giardino dei Finzi-Contini che sarà il luogo grazie al quale i giovani ebrei potranno sfuggire all’inizio degli orrori del nazismo e quasi ingannare l’amara realtà che porterà fine a quei piacevoli attimi di gioventù tra partite di tennis, amicizie e amori impossibili. In aggiunta, Bassani è molto abile sia nella descrizione paesaggistica dei luoghi delle vicende sia in quella psicologica dei personaggi coinvolti in esse; è affascinante come l’autore riesca a introdurre il lettore nel mondo del gruppo dei ragazzi e a raccontare nei minimi dettagli le ansie, le paure e le fragilità del protagonista vittima di un amore non corrisposto. Nonostante ciò, l’inizio del romanzo è criticabile per i periodi e le sequenze riflessive-descrittive troppo lunghi che rendono il ritmo lento e la narrazione impegnativa e quasi noiosa.
Tuttavia, il libro può essere considerato uno dei capolavori della letteratura del Novecento per le emozioni che trasmette al pubblico e per la creatività con cui Bassani fonde facilmente il mondo amaro e osceno degli anni del nazifascismo ad una storia di un amore passionale e commovente.[/justify]
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