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Gemelli

E' notte fonda, non riesco a dormire. Continuo a pensare a quello che ho appena sognato. Se fossi più vigile noterei che non ce n'è motivo. Era un sogno! Certo, uno di quelli che sembrano incredibilmente reali, uno di quei sogni che quando ti svegli hai gli occhi arrossati e stai sudando freddo, uno di quei sogni che anche se ti svegli, riesci a non pensarci più solo quando ti riaddormenti, perchè se tu sogni il tuo vicino di casa che in piena notte esce furtivo dall'uscita di servizio della sua abitazione trasportando un misterioso baule, quando ti svegli e il tuo subconscio ti ha permesso di ricordartelo, è difficile non pensarci più. Sei cosciente, il tuo cervello lavora ad una velocità impressionante, penso. Da dove vedevo quell'uomo? Una cornice...
Ah sì! Ero davanti alla finestra, a piedi nudi, avevo freddo. Gli stipiti incorniciavano la misteriosa azione. Ho già visto quel baule? Forse sì, ma non ricordo dove. Ha una croce per ogni lato, una croce minuziosamente intagliata nell'ebano che costituisce il forziere. Non ne intravedo i minimi dettagli. La luce della luna non è sufficiente. Intanto l'uomo ha attraversato metà del suo giardino, si è fermato e controlla di non avere nessuno alle spalle, fa per proseguire, ma poi alza lo sguardo verso di me, mi vede, ma non sembra sorpreso. Gli angoli della sua bocca si alzano. Ora sto osservando un ghigno atroce, e poi...

Buio. Mi sveglio. Era un sogno incredibilmente reale. Ho gli occhi arrossati e sono sudata, ma ho freddo. La trapunta è caduta dal letto. Rifletto. Penso. Il mio cervello lavora ad una velocità impressionante. Non me ne accorgo, ma sto vagando a piedi nudi per l'antica residenza del nonno, a Barcellona. Torno in me quando arrivo davanti alla finestra del corridoio. C'è qualcosa nella ghiaia, oltre il cancello. E' un baule. Non era un sogno. Sono inebetita. Ma poi la mia mente capta qualcosa. Movimento. Il mio vicino afferra il baule e prosegue verso il cancello. Esce e scompare nel buio della notte. Mi muovo senza accorgermene. Torno in camera. Raccolgo la trapunta e mi butto sul letto. Un milione di domande vortica nella mia testa, ma non ce la faccio più. Aiuto! Non voglio più pensarci! Subconscio? Eccolo. Sto dormendo. Sono al sicuro. Non avevo sonno, non potevo dormire. Dovevo dormire. A domani mattina. Sogno di nuovo, ma nulla di spaventoso. Le solite cose: cani, amici, colori... e un baule. Oh, questo sì che è spaventoso. Parla! Pronuncia il mio nome. Ha una voce calda, affettuosa, familiare.
"Emmalyn... Emmalyn... Svegliati" dice il nonno. E' giorno. Ho ancora sonno. Quanto sarò stata sveglia la scorsa notte? Abbastanza da farmi stare a letto un quarto d'ora in più. Mi alzo perchè altrimenti arrivo tardi a scuola e non voglio che succeda. La mia è una bellissima classe. Andiamo tutti d'accordo. Nonostante ciò, ognuno di noi ha i propri compagni preferiti. La mia migliore amica si chiama Gwen. E' molto carina, ed è particolarmente portata per il ballo. Io e Gwen siamo amiche anche perchè le nostre mamme sono entrambe ricercatrici per un'Università di Madrid, e spesso sono lontane da casa. Ma torniamo ai miei amici: ci sono Diego, Andres e Rumbe, i tre più scatenati della classe, ma anche i più divertenti. Non voglio dimenticarmi, infine, Lewis, con cui sono amica praticamente da sempre. Entro in classe e la normale e rumorosa confusione che c'è nell'aria tutte le mattine prima che il professore entri è in forte contrasto con il silenzioso e anomalo ricordo che ho della nottata. Resto perciò ferma sulla soglia dell'aula analizzando, concentrata, le azioni dei miei compagni: Rumbe tiene le mani sugli occhi di Diego conducendolo contro il muro, Andres ride divertito dalla scena, mentre Lewis da false indicazioni a Diego per farlo inciampare in una sedia. Obiettivo raggiunto: Diego ruzzola per terra in mezzo a risate selvagge.
"Tutto bene?" mi dice Gwen.
"Non proprio..." balbetto in risposta.
"Che cos'è successo? Non hai dormito? Hai due occhiaie!"
"Lo so. E' successa una cosa strana stanotte... Poi vi racconto".
Entra il bidello e ci invita al silenzio. Notiziona: non c'è la prof. Meno male, così posso rilassarmi un po'. Hanno trovato come supplente la prof di tedesco delle prime. E' abbastanza tranquilla e ci permette di chiacchierare liberamente. Comincio a raccontare ai miei amici lo strano e inquietante accaduto. Ascoltano silenziosi e concentrati senza porre domande. Solo alla fine Rumbe chiede: "Che cosa vuoi fare?".
Cosa voglio fare? Non me lo sono ancora chiesta. E ora non ho una risposta. "Non ne ho la minima idea" dico quindi.
"Indaghiamo, no?" interviene Lewis "Potrebbe esserci qualcosa di pericoloso in quel baule...".
"Venite a dormire a casa mia, stasera?", propongo io.
Domani è sabato e non c'è scuola. Sono tutti d'accordo. Meno male. Non so se sarei riuscita a superare la notte da sola. La giornata scolastica finisce cinque ore dopo. Finalmente! Sembrano passati due giorni! Scorgo la macchina del nonno infondo alla strada: è lì ad aspettarmi. Non so perchè, ma improvvisamente mi viene in mente il ghigno malvagio dell'uomo che abita nella casa accanto alla mia. Mi fermo. Fatico a respirare. L'ho visto di nuovo. Non sto rivivendo un ricordo. E' a pochi metri da me. Mi osserva. Non ha la stessa espressione di ieri sera, anzi. Sembra molto più turbato. Si avvicina. Mi irrigidisco. Vorrei scappare, urlare o semplicemente proseguire indifferente, ma non riesco a muovermi. Mi rassicura solo il fatto che lui sembra più teso di me. Quindi ritrovo coraggio. Ora è di fronte a me, restiamo in silenzio per qualche secondo. Non è zitto per mancanza di convinzione: mi sta studiando. Questo potrebbe andare a mio svantaggio, non posso concederglielo. Devo dire qualcosa, ma cosa? Qualunque cosa, pur di alleggerire il macigno del suo sguardo impenetrabile.
"Cosa c'è nel baule?". Pessimo errore! Magari non mi aveva riconosciuta, magari voleva rimproverarmi per la confusione che facevamo il sabato sera io e Gwen. Di sicuro parlandogli del baule gli ho tolto ogni dubbio. Accidenti alla mia boccaccia! Sorride. Adesso sembra tranquillo: tiene morbidamente le mani in tasca, ma questo il mio subconscio se lo tiene per sé.
"C'è tutto me stesso". Bella risposta. Ben calcolata per la domanda che gli ho fatto. Ma me ne rimangono molte altre in testa.
"Purtroppo me l'hanno portato via. E' terribile. Puoi immaginare come ti sentiresti al mio posto?"
"Vuota, suppongo".
Poco dopo il nonno mi sorride, mentre salgo sull'automobile blu.
"Alla buon'ora!", esclama.
"Scusami. Cosa mangiamo?"
"Tua nonna ha fatto la paella di pesce"
"Perfetto! Stasera verrebbero i miei amici... Siamo in sei... Spero non sia un problema..."
"Assolutamente no, basta organizzarsi".
La cena è squisita, come al solito. La nonna è proprio brava a cucinare! Con l'umore alle stelle per l'ottima mangiata, saliamo tutti.
"Novità?" chiede Diego.
"Si" rispondo laconica.
"Beh, non sembri proprio entusiasta!" commenta Gwen.
Infatti. Mi hanno molto turbata le parole di quel tizio. Prima ruba un baule da casa sua e poi denuncia il furto? Magari è un oggetto assicurato e lui vuole truffare la compagnia d'assicurazioni. Ma a che scopo? E' una persona agiata, non avrebbe bisogno di altri soldi. Che idea balorda! Il colloquio con quell'uomo mi ha traumatizzata. Ne parlo con i miei amici, che forse avanzeranno considerazioni più razionali.
"Mi ha fermata fuori da scuola" comincio.
"Quel tizio di ieri sera?" chiede Rumbe.
"Sì, e siccome non diceva nulla gli ho chiesto cosa ci fosse nel baule. Lui ha risposto - Tutto me stesso - E che gliel'hanno rubato".
"Ma non hai detto che ieri sera stava furtivamente uscendo di casa trasportandolo" chiede Lewis.
"Sì, ma stando a quello che mi ha detto oggi... forse ho sognato..." Sono più confusa di prima.
"Non è possibile! Perchè sarebbe venuto da te, allora?" ribatte Gwen.
"Beh, ma non ha senso comunque! Prima ruba un baule e poi si smaschera da solo".
Rumore sordo, come un tonfo. E un grido. Non quelli modello film - horror, laceranti, strazianti, disperati. No, questo esprime e trasmette rabbia, delusione.
Corriamo alla mia finestra, appena in tempo per vedere un'auto allontanarsi sfrecciando dalla casa del mio vicino.
Per terra, nel giardino accanto al mio, un uomo. Ci precipitiamo fuori, dimenticando che siamo scalzi e in pigiama. L'uomo per terra è lui: l'ambiguo tizio del baule, quello che mi ha malignamente sorriso, mentre rubava il suo mobile, quello che mi ha confessato che il misterioso forziere è molto importante per lui. E ora è qui, quasi morto, probabilmente caduto dalla finestra.
"Chi è stato?" chiedo d'istinto.
"Lui... dice che sono uguale a lui... ma non è vero..." balbetta l'uomo.
Solo ora noto che è calvo, abbastanza alto, corporatura esile, occhi neri come la notte e labbra esangui e sottili. Poi continua: "Un neo dietro l'orecchio... Recuperate il baule... Salvate mia moglie...".
"Un neo dietro all'orecchio?" chiede confuso Andres.
"Sì, l'ho notato mentre mi buttava giù... L'orecchio destro... Io non sono come lui".
"Rumbe? Chiama la polizia..." sussurra Lewis.
"Trovate il baule! Salvate mia moglie!" continua l'uomo.
"Sua moglie?" chiediamo in coro.
Ma lui non risponde più. E' morto.
"Rumbe, chiama la polizia" ripete Lewis.
"No, aspetta. Parliamo con mio nonno, prima" dico io.
Entriamo in casa e raccontiamo tutto al nonno. Alla fine chiamiamo la polizia e subito dopo saliamo nello studio per cercare informazioni sui libri della biblioteca. Il nonno ci ha informato del fatto che il vicino si chiamava Duffus Parker. Era sposato con Alex Parker, la creatrice del baule. Era morta un giorno in cui il marito era andato a pesca con mio nonno. Era in casa da sola, lavorava ad una nuova scultura. Qualcuno era entrato e l'aveva uccisa a colpi di scalpello. Duffus aveva fatto incriminare suo fratello per l'omicidio della moglie, costringendolo così a scontare una pena di quindici anni.
"Se sua moglie è morta" dice Gwen "Perchè ci ha chiesto di salvarla?"
"Trovate il forziere! Salvate mia moglie!" cita Andres.
"Veramente ha detto: trovate il baule" puntualizza Diego.
"Sono sinonimi, è la stessa cosa!" taglia corto Rumbe.
Sinonimi. La stessa cosa. "Sua moglie è morta, vero?", chiedo io.
"Sì, ormai l'abbiamo appurato" risponde Lewis.
"Allora il baule può essere l'unico ricordo che lui aveva di lei!" Deduco.
"Può darsi, ma con ciò?" chiede il nonno, finora rimasto in silenzio.
"Nonno? Puoi portarci al commissariato di polizia? Ci lavoravi, hai buone conoscenze, no?".
"Beh, sì, in effetti... Ma perchè" Chiede il nonno.
"Credo di aver capito qualcosa...".
"Ah, aspetta! La polizia ha chiamato poco fa, avvisandoci che hanno arrestato il fratello della vittima. È uscito da poco di prigione, l'hanno fermato per interrogarlo, ma dovranno rilasciarlo entro mezzanotte per mancanza di prove. Tu hai dedotto qualcosa di interessante?" Mi chiede il nonno.
"Sì. Fidati di me. Andiamo".
Il nonno ci carica sul pulmino che utilizziamo per andare in montagna. Quando arriviamo in commissariato, ad accoglierci c'è un poliziotto che saluta confidenzialmente il nonno, il quale gli dice:
"Ciao, Oscar, è ancora qui il sospettato, vero? Beh, mia nipote e i suoi amici vorrebbero vederlo. Ha capito qualcosa..."
"Va bene, entrate" dice Oscar, conducendoci in quella che dovrebbe essere la sala degli interrogatori.
Entrando, rimango a bocca aperta:
"Erano gemelli!"
"Sì" conferma Oscar entrando dietro di noi "Vieni pure, Emmalyn".
Mi faccio avanti, sostenuta dagli sguardi incoraggianti e curiosi dei miei amici.
Poi comincio: "Ieri sera, lei ha rubato un baule dalla casa di suo fratello Duffus. L'ho vista io. Quindi non neghi, per favore. Quell'oggetto valeva molto per il suo gemello. Rappresentava sua moglie, da quando lei è morta. Da quando lei l'ha uccisa. Perchè l'ha fatto, a proposito?".
"Lui..." comincia il sospettato "Non se la meritava. Amava l'arte di Alex, non Alex. Quando Alex è morta, lui era triste perchè non avrebbe più potuto creare meraviglie per lui. Così ha cominciato a distruggerle tutte. Quando è arrivato all'ultima, il baule, si è pentito ed ha smesso. E' vero, gliel'ho rubato, ma non l'ho ucciso io..." Tentò lui.
"Ne è sicuro? Beh, in effetti non ci sono testimoni, però, prima di morire" e qui m'interrompo, andando ad accertarmi di una cosa di cui sono già sicura "Duffus ha detto che chi l'ha gettato dalla finestra aveva un neo dietro l'orecchio destro" a questo punto sorrido "Come lei". Se volessimo, potremmo controllare a casa sua e troveremmo il baule, ma non ce n'è bisogno, vero? Inoltre, lei ha ucciso sua cognata, e per respingere i sensi di colpa, diceva a sua fratello che eravate stati crudeli allo stesso modo. Ma Duffus ha trovato questa differenza e l'ha incastrata".

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