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Killers

CAPITOLO 1
Mancava ancora poco alla salvezza, erano pochissimi metri che gli sembravano però uno spazio lunghissimo, uno spazio che non aveva il tempo di raggiungere, prima che i killer arrivassero a lui e lo finissero per sempre, ormai aveva quello che gli serviva per completare la sua missione per conto dell’organizzazione statunitense più grande al mondo, ma nonostante questo la più segreta. Il mondo era nelle sue mani, due mani di un ragazzo di soli 15 anni appassionato di computer e giochi, non aveva mai provato un’avventura così realistica, gli uomini vestiti di nero gli si avvicinavano sempre di più, senza quasi lasciargli scampo, ma lui con un salto enorme scavalcò il burrone appendendosi sul ciglio dell’altra sponda; davanti a se c’era foresta, se ci fosse arrivato avrebbe potuto avere il tempo di salvarsi quando a quel punto sentì degli spari, erano piuttosto vicini a lui, capì subito che i killer avevano iniziato ad usare le armi, anche se sapevano benissimo che uccidendolo avrebbero perso i dati a loro tanto cari, ma cosa conteneva quel dischetto che Jan teneva con tanta cura, quel dischetto che sembrava più importante della sua vita stessa, quel dischetto che doveva portare al suo capo? La risposta non la conosceva neanche lui dato che dopo averlo rubato alla società brasiliana, quella di cui facevano parte i killer, non aveva avuto il tempo di guardare il contenuto, ma sapeva che era importantissimo.
All’improvviso si sentì risuonare un urlo nell’aria: era stato colpito e si doveva sbrigare prima che i killer arrivassero a centrarlo al cuore. Salì rapidamente e scappò nella foresta. Non si sentiva più braccato e si concesse qualche secondo di pausa per poter arrivare a concludere la sua missione, quando ad un cero punto sentì di nuovo degli spari, provenivano sempre da dietro a quel punto doveva arrivare alla fine, a tutti i costi, prese fiato, impugnò la sua calibro 50 e corse avanti per tenersi lontano dai suoi inseguitori. Capì che ormai anche loro avevano superato il burrone e quindi non ci avrebbero messo molto a trovare un ragazzo in mezzo ad una specie di foresta. Un altro burrone gli si propinava davanti e questo era molto vicino ad una cascata, sotto di lui c’era un lago, probabilmente abbastanza profondo per salvarlo, pensò che la sua attrezzatura non si sarebbe rovinata con l’acqua e soprattutto non si sarebbe rovinato neanche il disco che portava con se. Prese la rincorsa e si tuffò, i killer ormai erano lontani e la missione finita con successo. Sentì una voce lontana che lo chiamava: era la mamma che gli diceva di andare a cenare, lui rispose e si apprestò a chiudere il gioco, quel gioco fantastico che lo aveva affascinato già dallo scaffale su cui era posto, si chiamava “YOUR 007” ed era la rivelazione del decennio, si poteva giocare in modalità multiplayer, collegati on-line e con un semplicissimo visore tridimensionale ed un paio di cuffie poteva farti diventare uno 007 del futuro; il videogioco era molto realistico e per un patito dei videogiochi, come lo era Jan, non bastavano i requisiti minimi di gioco ma ci voleva l’impianto stereo, aveva utilizzato le migliori casse in circolazione con un sistema surround digitale in modo da far sentire i rumori proprio da dove provenivano, ma non era tutto, essendo lui una specie di genietto con i computer, aveva creato un programma che entrava nel firmware del gioco e modificava alcune impostazioni, una specie di trucchi per giocare in modo diverso, con più sparatorie e conflitti vari. Dopo la squisita cena preparatagli dalla mamma, era ora di fare i compiti, quei pochi compiti che doveva fare per il giorno successivo. Con stupore, osservando l’agenda elettronica, si stupì di non aver compiti per il dì seguente. Ormai era troppo stanco per continuare il suo gioco preferito e allora, quando arrivò al computer, decise di navigare un po’ in internet a vedere le novità del momento in fatto di giochi e componenti per computer. Rimase deluso perché non trovò niente di interessante in tutti quei giochi che sarebbero usciti di li a poco nei negozi. Per concludere la giornata diede un’occhiata alla posta elettronica scoprendo una grossa sorpresa… Aveva appena ricevuto la mail da una organizzazione contro le truffe informatiche. Vedendo il titolo Jan rimase sorpreso e quasi spaventato perché credette che gli insegnanti di informatica avessero scoperto quello che combinava da casa sua, nel laboratorio di informatica; in realtà lui non creava virus, pur sapendolo fare, per danneggiare i computer ma realizzava dei piccoli programmi per scovare le password e per copiare i dati e mandarli ad un indirizzo di posta elettronica prescelto. Aprì la mail scoprendo che, chi li contattava sapeva tutto su di lui per quanto riguardava i profitti scolastici, e la cosa strana è che erano a conoscenza anche del fatto che era un genio in informatica, cosa che solo pochi dei suoi amici stretti conoscevano, oltre che i suoi familiari; tutti invece erano a conoscenza della sua passione sfrenata per i videogiochi, specialmente quelli di azione. Quella sociètà lo contattava per proporgli un’offerta di lavoro molto proficua; egli doveva solo lavorare 2 volte a settimana di pomeriggio davanti a dei computer connessi con tutto il mondo e doveva entrare nei siti protetti, il tutto veniva ricompensato con circa 650 dollari alla settimana.
Quella proposta gli pareva interessante perché in quel modo avrebbe potuto permettersi molti lussi, tra cui il computer nuovo e tanti altri accessori che fino ad allora, se pur la sua famiglia fosse agiata economicamente, non gli aveva concesso. Suo fratello sarebbe tornato la settimana successiva perché era a Londra per lavoro, ma anche per studiare e conseguire alla laurea in criminologia, Jan aveva una grandissima stima di suo fratello perché lo considerava una persona che, pur diciannovenne, era comprensivo nei confronti di chi era più giovane di lui. La criminologia per George era una passione fin da bambino, fin da quando leggeva i libri polizieschi e da quando vedeva i film con tutti i suoi poliziotti,detective, ladri, i suoi preferiti; insomma per lui essere criminologo era una aspirazione, George aveva ben presente il suo futuro, soprattutto perché sarebbe significato un posto certo nella polizia newyorkese che cercava in continuazione persone come lui le quali dovevano capire la mentalità dei criminali per capire dove si trovavano e dove potevano colpire. Jan così spense il computer e andò a dormire.
Erano le 7 in punto quando vide una luce abbagliante provenire dalla finestra, insieme alla luce senti delle voci non tanto chiare ma arrivò per deduzione al capire che la mamma lo stava chiamando per andare a scuola. Si alzò in tutta fretta perché non vedeva l’ora di raccontare ai suoi amici più veri, Jack, Will e Nick la mail che gli era arrivata la sera prima. Scese le scale in fretta e furia accorgendosi però di aver dimenticato al piano superiore le chiavi della moto così risalì e andò in camera, qualcosa gli frullò in quel momento nella testa,decise di accendere il computer e stampare la mail, probabilmente gli avrebbe fatto comodo averla, per farla vedere ai suoi amici. Erano le sette e mezza quando uscì di casa e saltò sulla moto; era più che deciso ad arrivare con netto anticipo a scuola, mise in moto e partì. New York era strana alle otto meno venti, non era mai passato in quelle strade, quando la gente tornava dai bar,oppure quando, in quelle strade, si vedevano un sacco di automobili di uomini di affari diretti a Wall Street o da qualche altra parte.

CAPITOLO 2
Si fermò davanti alla scuola semivuota all’esterno vedendo che i suoi amici lo stavano aspettando con ansia, li aveva avvertiti per telefono che si trattava di una cosa seria, senza spiegare però di cosa, così da mettergli ansia; parcheggiata la moto, una vespa dell’87, un modello rarissimo regalatogli da suo fratello dopo un viaggio in Italia, si recò dai compagni per raccontare cosa gli fosse accaduto il giorno prima. Subito i tre non ci credettero, ma quando Jan fece vedere a loro la mail rimasero a bocca aperta.

Suonò la campanella che diede inizio alle lezioni, li aspettavano 6 ore molto lunghe e pesanti prima che arrivassero all’uscita della scuola. Arrivato a casa Jan, dopo un pasto abbondante, si mise davanti al suo computer per terminare la partita a “YOUR 007”.
Quando accese il computer però gli capitò una cosa stranissima, una volta connesso ad internet per lo scaricamento della posta elettronica gli si aprì una mail con dei codici molto strani, fatti di lettere, numeri, simboli e parole che a lui sembravano latine, subito dopo gliene arrivò un altra che quando la aprì modificò il codice visto in precedenza. Era una lista di nomi che probabilmente appartenevano a qualche società, qualche società che aveva pochi dipendenti, infatti quei nomi erano pochi, meno di un centinaio.
Pensò che avessero sbagliato indirizzo e allora le cancellò, pur però tenendole nel cestino, visto che lo vuotava una volta alla settimana. Finiti tutti gli interminabili compiti per il giorno successivo, decise di uscire a fare un giro in moto con Jack e arrivare in un parco dove si trovavano i ragazzi per fare le sfide con le moto. Le sfide erano del tutto legali, perché lo stato di New York ammetteva che ci fossero gare solo però se controllate da funzionari statali. Essendo Jan il migliore pilota che gareggiava a quelle corse veniva sfidato da molte persone e Jack era praticamente il suo vice. Fu subito preso di mira da Charlie che lo sfidò su una pista da cross. Si misero ai posti e, al via, una derapata risuonò nell’aria. Ovviamente fin quasi dall’inizio Jan aveva il comando della sfida, era diventato un ottimo pilota grazie agli insegnamenti di suo fratello che era molto più bravo di lui. A metà della corsa uno sparò risuonò nell’aria e subito dopo più niente, tranne Charlie che cadeva dalla moto ancora in corsa, Jan si voltò subito per vedere cosa fosse successo, subito dopo si sentì un altro sparo ancora, questo Jan lo sentì passare vicino a lui capendo subito di essere l’obbiettivo, resosi conto di questo iniziò a premere con forza l’acceleratore per arrivare a casa o da qualche posto sicuro il più presto possibile. Uscì di corsa dal campo da cross e si diresse verso la strada dove pensava fosse fuori dalla portata di colui che lo voleva morto. Sulla strada principale si trovò davanti un furgone in mezzo alla strada con qualcuno dentro che lo mirava con un fucile; capì che se non avesse trovato una veloce via di scampo probabilmente non sarebbe vissuto a lungo, derapò velocemente a sinistra per trovarsi fuori dalla portata del fucile. Sentì una moto alle sue spalle e con un po’ di sollievo vide che Jack era dietro di lui, sentì subito dopo anche un altro motore molto potente di una moto e si accorse che uno dei killer era dietro di loro e dal suo fucile partivano proiettili che lo schivarono, stessa cosa non fecero però con Jack che fu colpito a una gamba, voltandosi per un attimo dietro, Jan vide Jack accasciarsi sulla moto e girare per una via secondaria. Il killer mirava su Jan però, quindi quando vide Jack girare non ne fece una tragedia. Jan pensò di avere poco da vivere perché il killer gli era alle costole ma stranamente non sparava, forse era per non attirare l’attenzione della folla o forse perché aveva finito l munizioni, lui sperò che avesse finito le munizioni ma si accorse che non era vero perché dopo un po’ senti di nuovo degli spari provenire dietro, prese la strada per arrivare a scuola sapendo che li c’era un nascondiglio che gli poteva essere utile, prese fiato e accelerò a tutta forza, il suo motore di cilindrata elevatissima diede il massimo, Jan vide il contachilometri segnare i 120 all’ora, velocità che non raggiungeva mai neanche nelle corse, vide il killer allontanarsi a poco a poco e la scuola avvicinarsi insieme al suo nascondiglio. Era a pochi metri dalla salvezza quando sentì uno sparo, poi un qualcosa che lo colpiva, poi più niente.

CAPITOLO 3
Una voce gli stava parlando, in modo molto fioco, lui non riusciva a capire cosa gli stesse succedendo, credette di essere in paradiso ma quando aprì gli occhi vide che non era vero. Un uomo i giacca e cravatta stava chiamando qualcuno per aiutarlo a scendere dal letto, si guardò in torno e si ritrovò in una stanza molto luminosa dove molte persone lavoravano con computer. Chiese dove era, la sola unica risposta che gli fu data era che si trovava al sicuro.
L’uomo in giacca e cravatta si chiamava Bill ed era il direttore generale della CIA. Bill lo invitò a sedersi davanti a lui dall’altra parte della scrivania, gli porse un bicchiere d’acqua e incominciò a spiegare il perché Jan si trovasse in quel posto.
Quando la sera prima aveva letto la mail che gli offriva un lavoro sul suo computer erano state memorizzate delle informazioni importantissime della CIA, la società americana lo faceva molto spesso perché così nessuno poteva scoprire i dati e se anche li scopriva,erano una minima parte che da sola non valeva niente, sul suo computer per errore però erano state memorizzate troppe informazioni che se scoperte potevano danneggiare la sicurezza nazionale, inoltre non avevano tenuto conto che Jan era un mostro in fatto di computer, quindi probabilmente non ci avrebbe messo molto a scoprirlo. La seconda mail che gli era arrivata, era da parte di un gruppo di malviventi, i quali avevano scoperto che la CIA teneva le informazioni sul computer di Jan, e che con esse potevano prenderle tutte per modificarle, la terza era stata inviata dalla CIA invece che, avendo capito l’errore e quello che ne stava derivando, mandando quella mail al posto dei simboli metteva dei nomi che non erano le informazioni cercate dai killers, ma nomi a caso.
I malviventi non ci misero molto a scoprire la fregature che gli aveva rifilato la CIA però sapevano anche che nel computer di Jan vi erano ancora le informazioni che cercavano. A quel punto avevano localizzato Jan, la cui morte avrebbe potuto dare ai killer tutto il tempo di andarsi a riprendere le informazioni sul suo computer, infatti essi pensavano che Jan avesse capito già tutto. Intanto anche la CIA era riuscita a localizzare Jan, e quindi comprendere dove fosse diretto; trovato avevano ucciso il killer inseguitore, e avevano addormentato lui per sicurezza fino ad arrivare alla sede.
A quel punto le strade da intraprendere erano due, la prima consisteva nell’eliminare i dati ma anche una volta eliminati i killers non sarebbero stati felici prima delle morte di Jan, la seconda era più rischiosa e consisteva di attirare i malviventi in una trappola e consegnare loro i dati esatti, subito dopo arrestarli e processarli. Jan capì che la seconda soluzione, se pur più rischiosa doveva essere la migliore. Jan quella sera ritornò a casa e fece come gli avevano detto gli agenti della CIA: doveva tenere sempre la pistola in tasca, non doveva dire niente a sua madre per questione di sicurezza, ci avrebbe pensato un incaricato della stessa agenzia, e infine, cosa no trascurabile di certo doveva salvare i dati del suo computer in moltissime copie, le più possibili. Per copiare le informazioni Jan sfruttò al massimo il suo computer, copiò venti cd con quello che gli era stato detto, inoltre mise i dati su una schedina minuscola che nascose da qualche parte nella pistola, non era finita, prese un floppy disc e, dopo averci inserito i dati, lo aprì e staccò il disco magnetico dal suo interno per attaccarlo nel suo giubbotto di Jeans. Andò a dormire per nulla tranquillo, mise la pistola sotto il cuscino e chiuse gli occhi accorgendosi di non avere per niente sonno. In quel momento il cellulare segnò l’arrivo di un messaggio: era la CIA che lo informava di aver messo delle pattuglie fuori da casa sua, alla notizia Jan si sentì lo rassicurato, ma non riuscì a dormire lo stesso. La mattina seguente alle cinque era già in piedi che si stava vestendo, la mamma era già andata a lavoro perché aveva il turno di notte e quindi Jan era a casa da solo, tutto sommato era contento di questo perché così non avrebbe coinvolto nessuno nei guai sentì d’un tratto un rumore provenire dalla porta, sua mamma non poteva essere, la CIA neanche, impugnò l’arma e aspettò lontano dalla porta, se pur vedendola. Entrarono degli uomini incappucciati che non lo videro, per sua fortuna, essi erano armati molto poco, avevano una calibro 9 e un coltello, Jan capì che doveva avvertire la CIA che non si era accorta di niente, pur essendo la fuori, era possibile che i killers se ne erano già sbarazzati ma lui non voleva credere a questo, sapeva inoltre che se li avesse minacciati con la sua arma loro lo avrebbero ucciso prima che lui se ne sarebbe potuto accorgere. Frugò nelle tasche e si accorse di avere una fionda e qualche ciottolo, di solito con Jack li usavano per vedere chi aveva più mira, pensò che se fosse riuscito a disarmarli con la fionda avrebbe avuto la situazione in pugno. Prese il primo ciottolo e mirò verso l’uomo a lui più vicino, lo centrò in pieno sulla mano, il sasso era appuntito e sbattendo con forza aveva fatto scattare nell’uomo un grido di dolore e facendogli cadere l’arma, intanto l’altro si dirigeva verso di lui pur senza accorgersi di Jan che prese il secondo sasso e lo scagliò contro la mano dell’altro uomo, anche la seconda volta era andata bene visti i due uomini disarmati decise di scendere, arma in pugno, per andare a consegnarli alla CIA che sperava lo stesse aspettando fuori. Puntò la pistola verso l’ultimo centrato intimandolo ad alzare le mani egli lo fece in modo quasi impaurito Jan non si ricordò dell’altro che in poco tempo aveva di nuovo la calibro 9 in mano e che stava giungendo verso l’altra parte della casa. Di istinto Jan appena lo vide sbucare dalla porta con la pistola in mano puntata su di lui gli sparò per proteggersi e lo centrò in pieno cuore; a quell’azione Jan rimase sconvolto di se stesso ma allo stesso tempo si sentì sollevato da un peso. Vide l’ultimo killer rimasto tirare fuori il coltello ma a quel punto i suoi riflessi fecero in modo di sparare alla mano dell’incappucciato. In quel momento entrarono cinque agenti CIA, armati fino al collo che si accertarono prima della sua salute, poi di quella dei killers mandati per ucciderlo. Uno era morto sul colpo, l’altro era ferito e quindi fu portato via per essere interrogato.

CAPITOLO 4
L’unico agente rimasto lo confortò dicendogli che anche lui, quando uccise la prima persona rimase sconvolto, ma dopo gli passo pensando che era per una giustissima causa. Mezz’ora dopo accese la Vespa per andare a scuola, ancora gli risuonava nella testa lo sparo con cui aveva ucciso quell’uomo ma poi questo pensiero svanì una volta che arrivò a scuola dove i suoi amici lo stavano aspettando. Come poteva aspettarsi non c’era Jack a scuola quel giorno probabilmente a quest’ora non era neanche più sulla terra, questo pensiero fece risuonare fortissimo una parola nella mente di Jan, la parola vedetta. All’uscita della scuola lo aspettava Bill che quando vide Jan con i suoi amici si spacciò per lo zio del ragazzo.
Jan venne accompagnato alla sede della CIA per stabilire cosa si doveva fare per uscire da quella situazione complicata. Nessun agente CIA era mai riuscito a catturare un capo di quel gruppo che lavorava su commissione la maggior parte delle volte, non quella però perché i dati di cui Jan era in possesso erano troppo preziosi e non dovevano essere custoditi nei computer della CIA ma chi sapeva cosa contenevano secondo il gruppo dei killers, doveva essere eliminato. Si decise di adottare la via più drastica che consisteva nel far viaggiare Jan con la scorta e che se i killers lo avessero raggiunto si sarebbero dovuti arrestare e non uccidere solo in caso di assoluta necessità. Jan arrivò a casa molto stanco e insieme a Bill raccontò tutto alla mamma, che aveva una faccia sempre più pallida e allibita. La situazione era grave e la mamma decise che fino a quando non fosse finita quella storia Jan non sarebbe dovuto andare a scuola, il tragitto per la scuola era mediamente lungo e secondo lei era troppo pericoloso. Il giorno seguente Jan era molto scosso perché aveva molta paura per sua madre, la persona per cui sarebbe morto pur di salvarla e la persona per cui avrebbe pagato tutto pur di farla uscire da quella storia. Quel giorno alla CIA c’era una riunione speciale di cui doveva fare parte anche Jan che era il testimone chiave, l’unico che aveva intravisto il volto dell’uomo che lo inseguiva. Il prigioniero del giorno precedente non voleva parlare e le facce dei due non erano state trovate da nessun computer. Bill ipotizzò che il gruppo non mandasse mai i capi in prima persona, ma usasse i gregari per agire e che i capi si occupassero solo dell’amministrazione.

CAPITOLO 5
Arrivati a casa Jan e la scorta si accorsero di una cosa che non avrebbero mai potuto immaginare così atroce. Per terra giacevano i corpi di due persone erano due agenti della CIA, rimasti a sorvegliare la casa e che erano stati uccisi a sangue freddo, in modo molto professionale, da un killer, o forse da più persone. Ma la cosa che colpì Jan nel più profondo del cuore era il vedere che sua madre non era lì. Jan andò in camera e si buttò sul letto a piangere a quel punto capì che i killers avevano oltrepassato i limiti dell’insuperabile, erano arrivati a rapire perfino sua mamma, la persona a lui più cara, l’unica persona che avrebbe fatto vincere i malviventi. Bill entrò in camera di Jan confortandolo e confessandogli da aver perso la madre da bambino perché durante una sparatoria si era trovata in mezzo, questo lo aveva spinto ad entrare prima nella polizia, poi grazie ai sui meriti fu reclutato nella CIA, di cui ora ne era il direttore attivo. Non era tutto perduto, Jan poteva evitare l’assassinio di sua madre consegnandosi ai killers in cambio di sua mamma, sapeva benissimo che lei non avrebbe voluto ma era convinto che ci fosse un’altra soluzione, una soluzione che poteva portare alla vittoria del bene. Chiese alla CIA come avessero fatto all’inizio a localizzarlo, Bill gli rispose che avevano seguito il suo cellulare; a quel punto le menti di Jan e Bill, nello stesso momento, si illuminarono di una gioia che forse poteva essere avverata concretamente. La mamma di Jan aveva sempre con se il cellulare e probabilmente quando i killers erano venuta a prenderla, nella fretta avrebbero potuto scordarsi il cellulare acceso nella tasca della donna. I due corsero verso la macchina e cercarono di raggiungere il più presto possibile la sede operativa CIA dove c’era anche il localizzatore per telefoni cellulari.
Entrati nel sotterraneo si diressero subito nella direzione del computer localizzatore e chiesero all’impiegato che ci lavorava vicino di rintracciare la traccia del segnale del cellulare appartenente alla mamma di Jan. Ebbero una grande fortuna nel trovarlo; a quel punto Bill avvertì tutti gli agenti messi nelle classifiche di: tiratori scelti, guardie del corpo, squadre speciali e altre e li fece radunare tutti per dare le istruzioni dell’azione imminente. Disse che tutti i tiratori scelti dovevano posizionarsi sui palazzi vicini con la massima discrezione, la banda non si doveva accorgere di niente se no l’intera operazione sarebbe saltata e la mamma di Jan si sarebbe trovata in grave pericolo. Pochi minuti dopo tutte le squadre prendevano i posti spacciandosi per ditte di lavori pubblici e per ditte di pulizia. Erano tutti ai loro posti quando Bill diede il via all’operazione, un incredibile assembramento di forze si concentrò su un solo palazzo, il direttore, se pur operativo, non era tenuto ad entrare in quel tipo di operazioni perché era stato addestrato ad altro, ma Jan non seppe resistere e entrò, con la pistola in mano, nel magazzino dove erano nascosti i killer dietro a tutte le truppe armate della CIA. I criminali vedendo entrare un sacco di uomini armati fino ai denti si arresero tutti tranne i più fedeli al capo con il quale presero la via della fuga insieme all’ostaggio. Jan se ne accorse e li inseguì senza tenere però conto che erano in molti in più di lui e che non aveva molta via di scampo se veniva messo in trappola. I killer iniziarono a sparare all’impazzata ferendo molti agenti della CIA ma fortunatamente Jan rimase illeso.Il capo dell’organizzazione criminale insieme ad altri riuscì a scappare dall’assedio rimanendo però feriti. Jan vedendoli scappare chiamò a se alcuni uomini e Bill per lanciarsi all’inseguimento. La macchina dei killers si gettò sulla strada seguita dalle automobili della CIA e in fondo una moto seguiva tutto a distanza. Le auto arrivarono ad un garage molto vasto, quello era il vero quartier generale dei killers, il luogo dove lavoravano tutti. Le auto della CIA si allinearono subito fuori i primi a scendere furono le squadre speciali che si lanciarono contro gli assassini di professione. Vi fu una strage incredibile, all’interno li aspettavano troppe persone, anche troppe per la CIA stessa forse però quelle persone non avrebbero potuto impedire a Jan di arrivare a prendere sua mamma per portarla via. Jan si gettò dentro con la sua ormai affezionata pistola e moltissimi caricatori, seguì con lo sguardo il capo dei killers allontanarsi in un corridoio sulla destra; lui si lanciò all’inseguimento ma fu bloccato da degli spari di alcuni uomini che seguivano il capo, riuscì a metterli fuori combattimento, anche se con molto impegno e dispendio di munizioni, arrivato nel corridoio imboccato prima di lui dal rapitore di sua madre e sua madre stessa vide davanti a se tre porte che erano praticamente uguali, non le distingueva nessun particolare, Jan imboccò la prima trovandosi davanti tantissimi uomini armati che gli puntavano addosso di tutto, si gettò dietro una scrivania alla sua destra e riuscì a mettere fuori uso molti uomini; ne erano rimasi soltanto tre e lui era allo stremo delle forze, non riusciva più a resistere, fece un respiro profondo e si gettò di lato esplodendo solo tre colpi, tre colpi che andarono a segno. Uscì dalla stanza che gli aveva procurato solo guai e entrò nella seconda dove vide sua mamma legata ad una sedia e subito sopra di lei una carica di dinamite che, se lei si alzava, saltava tutto in aria, a meno che nell’altra non si trovava un altro peso in modo da compensare. Alla sua destra Jan vide un armadio che gli sembrava andasse bene per fare da contrappeso, certo non avrebbe retto molto , ma avrebbe dato il tempo di scappare a tutti prima che la dinamite scoppiasse. Non aveva scelta, era l’ultima soluzione, alzò l’armadio e lo mise al posto opposto a quello di sua mamma, in modo che la dinamite non esplodesse, ma essendo l’armadietto meno pesante di sua mamma la sedia si sarebbe alzata un po’ alla volta fino a innescare la dinamite. Liberata sua mamma le disse di uscire e di riferire a Bill che stava per saltare tutto in aria. Lui si avvicinò alla porta dove probabilmente si trovava il comandante di tutti quegli uomini, diede un calcio forte alla porta e dentro allo stanzino non video nessuno, avanzò di qualche passo e si sentì puntare una pistola al collo insieme ad un intimidazione a lasciar cadere a terra la sua arma; i due uscirono dallo stanzino e Jan venne sbattuto contro il muro probabilmente per la probabile esecuzione, chiuse gli occhi e sentì uno sparo, ma subito dopo riuscì ad aprirli e si rese conto che lo sparo non proveniva dalla pistola del killer ma da quella di Jack che li aveva seguiti e che aveva ucciso il killer probabilmente peggiore dell’America. Quando Jan vide Jack il suo cuore si colmò di gioia, in quel momento si rese conto di aver portato a termine tutto quello che si era prefissato di fare da quando aveva capito a cosa andava incontro: aveva salvato sua madre, aveva visto Jack vivo e aveva distrutto per sempre la setta dei killers. Mancava una cosa ancora:dovevano scappare da quell’edificio perché a momenti sarebbe esploso; i due tirarono il fiato e si lanciarono verso l’uscita, arrivati alla soglia una grande esplosione dietro di loro li lanciò in avanti facendoli rimanere, però illesi, o quasi.

CAPITOLO 6
Cinque giorni dopo arrivò George, il fratello di Jan, a cui venne raccontata tutta la storia tralasciando i particolari più dolorosi.
Jan riprese ad andare a scuola, ma dovette tenere segreta la sua avventura, tranne che con Jack, che praticamente ne faceva parte.
Quel pomeriggio ricevette il messaggio di convocazione dalla CIA; arrivò quasi subito al quartier generale, dove lo aspettava Bill per nominarlo vice direttore operativo, grazie a lui erano riusciti a sgominare una delle maggiori società segrete di killers professionisti.

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