sbardy di sbardy
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La sposa normanna

Dante Alighieri nel terzo canto del paradiso così parla di Costanza d'Altavilla facendola presentare da Piccarda Donati:

"E quest'altro splendor,che ti si mostra
dalla mia destra parte,e che s'accende
di tutto 'lume della spera nostra,

ciò ch'io dico di me,di sé intende:
sorella fu:e così le fu tolta
di capo l'ombra delle sacre bende.

Ma poi che pur al mondo fu rivolta
contra sua grado,e contra buona usanza,
non fu dal vel del cuor giammai disciolta.

Questa è la luce della gran Gostanza,
che del secondo vento di Soave
generò 'l terzo, e l'ultima possanza."

Costretta dalla ragion di stato ad abbandonare il convento rimase suora nel cuore per sempre. Così è presentata negli immortali versi di Dante che la beatifica nel cielo della luna , il luogo dove stanno gli spiriti mancanti, anche se non per colpa loro.

Il romanzo di Carla Maria Russo comincia proprio dal momento in cui Costanza, che è in convento da molti anni, viene richiamata di nuovo a corte perché deve sposare il figlio dell'imperatore Federico Barbarossa per poter salvare l'integrità del regno dei Normanni di Sicilia e Napoli, privo di un erede autorevole ed esposto alle mire espansionistiche del papa e dell'imperatore stesso.
Costanza ha superato la trentina, ma si spera possa avere un erede che riunisca nella sua persona le due corone e blocchi il tentativo del papa di fare intervenire in Italia il re di Francia.
Costanza è bellissima e, nello svilupparsi della trama incalzante e resa dalla scrittrice con un linguaggio fresco ed efficace, scopriamo che non è refrattaria al mondo come ce la presenta Dante. Il motivo per cui si è fatta suora sembra più il desiderio di sfuggire alle voglie del fratellastro e perché nutre un amore impossibile per un aristocratico di rango inferiore. Costretta dal nipote a divenire regina di Sicilia chiede a Dio un segno del suo volere. Non vuole essere considerata spergiura come le sibila in faccia il messo del papa che sarà il suo peggiore nemico. Come regina parte per Milano dove incontrerà Enrico il suo sposo. Federico vuole che le nozze si celebrino nella città lombarda per sottolineare la riconciliazione con i comuni della Lega Lombarda, una volta suoi acerrimi nemici. E' il primo di alcuni lunghi viaggi che sarà costretta a fare nella sua vita di sovrana. Il matrimonio è un legame infelice perché il giovane principe la tratta come una donna da poco, le rifaccia continuamente la sua età avanzata e la sua sterilità. La morte di Federico peggiora la situazione perché il nuovo imperatore si muove con ferocia e incapacità nei confronti dei sudditi normanni e fa scoppiare una rivolta capitanata da Tancredi, nipote di Costanza e ben visto dal papa.
Costanza viene in Italia col marito che la disprezza pubblicamente, ma è attratto dalle sue grazie mature e non la vuole lasciare in Germania. Con uno stratagemma la donna è rapita dal nipote e per un po' vive a Palermo, formalmente prigioniera di Tancredi che si è proclamato re di Sicilia, ma in realtà riverita e stimata da tutti come la vera regina. Ritornata sotto il controllo del marito è costretta a tornare in Germania dove finalmente resta incinta. Enrico, tornato in Italia per domare con ferocia la rivolta, non crede alla sua futura maternità e la tratta da spergiura. Costanza riparte per l'Italia e a Iesi dà alla luce un figlio maschio(il futuro Federico II) che lei chiama Costantino perché lo vorrebbe tutto per sé: è il segno che Dio le ha finalmente inviato! Bellissima la scena del parto con le donne del paese che l'aiutano e la proteggono. Ma Enrico la costringe a raggiungerla in Sicilia perché ha scoperto una sua lettera inviata al vecchio spasimante e l'accusa di tradimento. Per fortuna il giovane sovrano muore e Costanza con uno stratagemma riprende il figlio che lascerà orfano all'età di tre anni nelle mani del suo nemico che, però, come emissario del papa è l'unico che lo può proteggere. Il romanzo si conclude con Federico che prende il potere a 14 anni dopo aver trascorso gli anni della sua infanzia in una Palermo tollerante abitata da siciliani, normanni, arabi e ebrei.
Il pregio del libro sta nella capacità della scrittrice di utilizzare i documenti storici con sostanziale rispetto e solo di tanto in tanto concedersi qualche licenza poetica per rendere più umana e più affascinante questa grande donna del nostro lontano Medioevo.

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