Mika di Mika
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Schedatura del libro "Tifone"

* Autore: Joseph Conrad (Jòzef Teodor Konrad Korzeniowski) 1856-1924
* Titolo: "Typhoon" ("Tifone")
* Casa editrice: Mursia
* Anno di pubblicazione: 1991 (1903 in lingua originale)
* Traduzione: Ugo Mursia
* Genere: Racconto d'avventura

Il contesto

Il periodo compreso tra la fine dell'Ottocento e il 1914 venne chiamato "Belle époque" (epoca bella). "L'Ottocento era convinto di trovarsi sulla via diritta e infallibile verso il mondo migliore. Guardava con disprezzo le epoche precedenti con le loro guerre, carestie, rivoluzioni, come se fossero stati i tempi in cui l'umanità era ancora minorenne e insufficientemente illuminata. Tale fede in un progresso ininterrotto e immancabile ebbe in quell'età la forza di una religione. [...] In realtà, sulla fine di questo secolo di pace, l'ascesa generale si fece sempre più rapida e molteplice. Nelle strade splendevano di notte, al posto delle tremolanti candele, lampade elettriche, i negozi portavano dalle vie centrali sino alla periferia il loro splendore seducente; già in grazia del telefono si poteva comunicare da lontano, già si poteva correre nei tram senza cavalli con velocità impensata, già l'uomo si lanciava nell'aria. [...] Come stupirsi che il secolo si compiacesse dell'opera propria e vedesse in ogni nuovo decennio solo un gradino verso un decennio migliore?" ha scritto lo scrittore tedesco Stefan Zweig, rievocando l'ottimismo di quel tempo. Progressi erano avvenuti anche nel campo sociale e nel campo politico: il diritto di voto era stato riconosciuto, in molti paesi, ad una più vasta cerchia di cittadini, in altri era stato già introdotto il suffragio universale. Altri fatti, però, smentivano quest'ottimismo assai diffuso. Il grande sviluppo dell'industria nella seconda metà dell'Ottocento aveva portato gli stati europei a cercare nuovi sbocchi per piazzare quei prodotti che non riuscivano a vendere sul vecchio continente e per garantirsi riserve di materie prime. L'imperialismo e il colonialismo erano stati, per molti aspetti la conseguenza di questa situazione, anche se vi avevano contribuito elementi di altra natura. Conrad visse in questo periodo. Suo padre aveva partecipato (ed era per questo stato esiliato) ai moti per la liberazione della Polonia. Quest'ultima, che già nella metà del 1770 era stata per ben tre volte divisa tra i paesi confinanti, Russia, Prussia e Austria, con il Congresso di Vienna subì una nuova spartizione e solo Cracovia formò una repubblica libera, che però fu annessa all'Austria nel 1846. Nel XIX sec., molte furono le ribellioni del popolo polacco per ottenere la libertà dall'occupazione straniera: contro la Russia nel 1830-'31, contro la Prussia nel 1848 e ancora contro la Russia nel 1863-'64. E proprio a questo ultimo episodio che va riferita l'attività rivoluzionaria del padre di Conrad. La Polonia tornò indipendente solo nel 1918 alla fine della Prima Guerra Mondiale.

Notizie sull'autore

Joseph Conrad nacque nel 1857 (o nel 1856? I documenti sono contraddittori) a Berdiczew, in Polonia. Rimasto orfano di madre in tenera età, dovette essere affidato alla tutela di uno zio materno quando il padre, poeta e rivoluzionario polacco, fu arrestato e mandato in esilio. Studiò per qualche tempo all'università di Cracovia. Devoto cattolico, fu ossessionato dal senso dell'inevitabile; lesse Dickens e l'Inghilterra divenne per lui una "terra di sogno". Mortogli il padre nel 1869, fu affidato a un tutore il quale si oppose decisamente al suo desiderio di darsi alla vita di mare. Ma nel 1874, recatosi a Marsiglia, Conrad riuscì a imbarcarsi su una nave francese diretta in Martinica; per quattro anni servì nella marina mercantile francese. Nel 1878, forse in seguito ad una sfortunata esperienza amorosa, abbandonò la Francia per l'Inghilterra. Imbarcatosi sul battello inglese "Mavis", iniziò una regolare carriera nella marina mercantile britannica, divenendo capitano di lungo corso nel 1883; nel frattempo imparava l'inglese leggendo giornali e Shakespeare. Nel 1884 prese la cittadinanza inglese e nel 1894 cessò di prestare servizio nella marina per dedicarsi alla letteratura. La produzione di Conrad viene suddivisa in tre periodi. Il primo, la "fase malese", è composto da romanzi che si ambientano nella zona malese, appunto. A questa fase appartengono romanzi come Almayer's folly ("La follia di Almayer"), il suo primo romanzo, del 1895, e l'insieme dei Tales of Untest ("Racconti inquieti"), scritti tra il 1896 e il 1897. I romanzi del secondo periodo sono psicologicamente più complessi: l'attenzione dello scrittore è rivolta all'analisi introspettiva. A questo periodo si rifanno romanzi e racconti come The nigger of the Narcissus ("Il negro del Narciso") del 1897, Lord Jim del 1900, Typhoon ("Tifone") del 1903, Nostromo del 1904. Con The secret agent ("L'agente segreto") del 1907, comincia il terzo periodo conradiano, imperniato su soggetti a sfondo più o meno politico. Conrad deve la sua fama di scrittore grazie a Chance ("Caso") del 1914, libro di scarso valore ma di grande successo. Morì nel 1924 per un attacco di cuore.

La Trama

Prologo

In una mattina qualunque, il capitano Mac Whirr del piroscafo Nan-Shan, stava preparando la sua nave per trasportare al porto di Fu-chou un carico di coolies. Il capitano era un uomo flemmatico e privo di fantasia. Spesso era incompreso dal suo equipaggio a causa del suo modo di fare, soprattutto da Jukes, il giovane primo ufficiale. Ad esempio, quando la nave passò sotto bandiera siamese, il capitano non riuscì a capire il disappunto del suo primo ufficiale.

Esordio

Dopo che la nave fu partita, si cominciarono ad avvertire i primi sintomi del tifone. Jukes andò dal capitano Mac Whirr per chiedere se si poteva cambiare rotta per cercare di aggirare la tempesta, ma la sua richiesta non fu accolta. La nave cominciò a rollare e, mentre il capitano riposava nella sala nautica, scoppiò il tifone.

Sviluppo

L'acqua spazzava il ponte della nave, e per poco il capitano e il primo ufficiale non furono travolti. Durante la tempesta, tutto sembrava perduto. A Jukes sembravano poche le probabilità che il Nan-Shan riuscisse a uscire da quel putiferio. Di colpo, Jukes sentì la voce del nostromo che chiamava il capitano. Il nostromo fece capire al capitano che, nella stiva, i coolies si stavano azzuffando: le cassette che contenevano il loro denaro si erano distrutte, i dollari si erano mescolati e ognuno lottava per appropriarsi di più denaro possibile. Inviato dal capitano, Jukes scese nella stiva a controllare. Intanto, il capitano aveva raggiunto il timoniere, che tenacemente continuava a guidare la nave. Lì litigò con il secondo ufficiale. Attraverso un tubo, parlò con Solomon Rout, nella sala macchine. Nel frattempo, Jukes entrò in sala macchine. All'improvviso, i motori si fermarono: la nave era salita su un'onda colossale, e con un tonfo sordo ricadde nell'acqua; i motori ripresero a girare. Mac Whirr ordinò a Jukes di prendere il denaro dei Coolies per separarli. Finalmente la nave entrò nella calma dell'occhio del tifone, ma avrebbe dovuto ancora affrontarne la furia per uscirne definitivamente.

Risoluzione

La nave arrivò al porto. Il secondo ufficiale scese subito e se ne andò con un uomo vestito di azzurro, sotto lo sguardo canzonatorio degli altri membri dell'equipaggio. Sia il capitano Mac Whirr che Solomon Rout scrissero delle lettere alle proprie famiglie, in cui non sembrava che fosse successo gran che. Jukes, invece, scrisse una lettera a un suo amico, in cui scrisse la verità. Da questa lettera sappiamo cosa successe dopo il tifone: i dollari sequestrati ai coolies furono restituiti ai legittimi proprietari dividendo il gruzzolo in parti uguali. Avanzarono tre dollari, che furono dati ai tre coolies più malconci. Jukes disse che il tutto era andato anche troppo bene per un uomo così ottuso.

Il contesto storico del libro

Non vi sono riferimenti espliciti nel romanzo sull'epoca in cui i fatti avvengono. Però, in un punto del romanzo, il capitano Mac Whirr e il primo ufficiale Jukes parlano della navigazione a vela come un mezzo a cui fare ancora riferimento. Ciò fa pensare che la navigazione a vapore era ancora poco usata. L'esperienza marinaresca di Conrad, poi, risale al 1874, quindi, dato che il libro si basa molto su questa esperienza, possiamo dire che il romanzo si ambienta negli ultimi decenni del XIX sec., nel Mar Cinese Meridionale. Negli ultimi decenni dell'Ottocento la crisi interna dell'Impero Cinese divenne sempre più grave e drammatica. A differenza che in Giappone, la classe dirigente in Cina non riusciva a realizzare nessuna "Rivoluzione dall'alto" in grado di modernizzare e "occidentalizzare" (in senso economico e tecnologico) il Paese. Il fallimento del progetto di fuqiang (ricchezza e potenza) sviluppata dalla classe dirigente cinese a partire dalla fine degli anni '70 dell'Ottocento, condannò la Cina a subire impotente la penetrazione e la dominazione straniera (soprattutto russa, inglese, francese, tedesca e giapponese). L'apertura forzata della Cina ai commerci e alla presenza straniera, già iniziata con la prima "guerra dell'oppio" del 1840-42, assunse grandi proporzioni negli ultimi anni del secolo. Nel 1899 i "porti aperti" cinesi erano ormai 45 (tra cui anche Fu-Chou, il porto dove approda il Nan-Shan) ed al loro interno erano sempre più diffuse le concessioni di territori in affitto, soprattutto a favore di Germania, Giappone e Russia. Soprattutto a seguito della sconfitta dei "boxers" (i nazionalisti cinesi che intendevano cacciare gli stranieri) nel 1898-1900, la Cina venne di fatto spartita in "zona d'influenza" fra le grandi potenze.

Narratore: il narratore è un narratore esterno onnisciente.

I personaggi

Capitano Mac Whirr

Capitano del piroscafo Nan-Shan, è un uomo imperturbabile, di poche parole, che nonostante capiti in mezzo al tifone mantiene la calma e comanda il piroscafo con grande carisma. La sua fisionomia rispecchia il suo stato d'animo: pur non presentando segni di fermezza o scarsa intelligenza, il suo aspetto suggerisce una certa timidezza e una insolita tranquillità. Il suo sguardo è di solito rivolto verso il basso ma, quando alza gli occhi si vede che sono azzurri (l'azzurro è stereotipo del buono e dell'angelico). Ha i capelli biondi e molto fini, mentre i peli della faccia sono rossi. È di statura piuttosto inferiore alla media con le spalle un po' curve e così robuste di membra che gli abiti sembrano un tantino stretti. Porta sempre una bombetta di colore scuro, delle scarpe nere ed un vestito scuro. Conrad descrive questo personaggio cercando di affiancare ad una descrizione fisica molto dettagliata, degli aspetti del carattere intuibili dall'aspetto e dal comportamento che hanno nelle vicende narrate, usando molte similitudini (anche ironiche) e metafore. Il capitano Mac Whirr appare come una persona flemmatica e assolutamente priva di fantasia che si isola spesso nella sala nautica e considera gli interventi del primo ufficiale Jukes e degli altri membri dell'equipaggio immotivati e senza senso. Forse è per questo che si crea un'incomprensione tra il capitano e Jukes fino alla fine del racconto. Per quanto riguarda la sua posizione socio-culturale, ha una grande preparazione tecnica alle spalle, che gli è stata necessaria per raggiungere il grado di capitano. Il tenore di vita della sua famiglia era alto: moglie e figli vivevano in un villino. La sua posizione sociale è, in fondo, quella di emarginato: sia quando comincia la storia che quando finisce, è incompreso da tutto il suo equipaggio e, addirittura, nel primo capitolo dice a Jukes che parlare, per lui, è inutile: " 'Non riesco a capire di che cosa potete parlare,' dice. 'Due ore intere. Non che voglia rimproverarvi. A terra vedo gente che chiacchiera tutta la santa giornata, e poi la sera si siede e riattacca col bicchiere davanti. Ripeteranno sempre le stesse cose. Proprio non so capire'."

Jukes

Il primo ufficiale Jukes è un uomo giovane che rivela molto entusiasmo per la vita di mare, per la sua nave e un'incomprensione talvolta esasperata e talvolta indulgente verso il suo superiore. Conrad non descrive fisicamente questo personaggio e non fa cenno della sua storia. Solo attraverso i dialoghi con il capitano e con gli altri membri dell'equipaggio, le lettere all'amico e le sue azioni egli diviene un personaggio complesso. I sui rapporti con il capitano riflettono la differenza di età fra i due: il più giovane (Jukes) appare in tutta la sua fragilità di ragazzo che non è ancora diventato un vero e proprio adulto e, nonostante spesso non riesca a comprendere il vecchio superiore, egli cerca di dargli tutta la collaborazione possibile non solo perché è suo dovere ma anche per un segreto senso di stima, di cui forse non si rende nemmeno conto. Durante l'infuriare del tifone, rimane assolutamente sbigottito di fronte al precipitare degli avvenimenti, della furia degli elementi che si scatena sulla nave. Ciò lascia nel personaggio un senso di impotenza di fronte al fato, proprio di tutti i personaggi conradiani. La sua condizione culturale era quella necessaria per diventare ufficiali di marina mercantile. La sua posizione sociale, invece, era quella di un giovane ufficiale di marina scapolo e orfano, dove il ruolo della famiglia era costituito dall'equipaggio della sua nave, e soprattutto da "Papà Rout".

Secondo ufficiale

Il secondo ufficiale è la sola figura negativa. La descrizione che Conrad fa di questo personaggio è più graffiante rispetto alle altre infatti egli dice che "con il suo naso affilato e le labbra strette e sottili, aveva sempre l'aria che dentro lo rodesse la rabbia ed era sempre così laconico da rasentare l'ineducazione". Assimilato alla categoria dei marinai che hanno rapporti soltanto occasionali con le navi con cui si imbarcano e che trovano rifugio nei porti più ignorati e marginati, il personaggio rivela in un colloquio con Jukes la sua caratteristica più grave, la viltà. Egli accusa di incapacità il capitano e alla fine egli perde il controllo di sé e aggredisce Mac Whirr che è costretto ad atterrarlo. L'uscita di scena del personaggio è coerente alla sua personalità: egli si allontana dalla nave, giunta ormai in salvo nel porto e va in cerca di un impiego parlando con un uomo del posto, confidente perfetto per le sue misere insinuazioni. La sua condizione sociale era quello di un uomo solo: nessuna famiglia, nessuna ragazza, nessun amico. La sua preparazione tecnica è discreta.

Il Tifone

Il Tifone rappresenta molte cose. Per il capitano Mac Whirr, non è che una tempesta tremenda a carattere rotatorio. Per Jukes, e per tutti gli altri membri dell'equipaggio, il Tifone rappresenta il precipitare degli avvenimenti attorno all'uomo. L'equipaggio del Nan-Shan si sente perduto e impotente di fronte alla furia degli elementi. Se questo libro avesse seguito i canoni conradiani, probabilmente la barca si sarebbe inabissata, e i membri dell'equipaggio sarebbero morti disperati e impotenti. La particolarità di questo racconto risiede proprio nel fatto che l'equipaggio sopravvive; Mac Whirr non si preoccupa di tutto questo, non può capire che cosa rappresenta quel disastro. La sua innocenza, la sua onestà, la sua ottusità, in qualche modo lo rende invulnerabile agli attacchi del destino, e quindi rende tale anche tutto l'equipaggio. Da un certo punto di vista, però, Mac Whirr ha perso: in seguito alla tempesta viene considerato da Jukes, nella lettera che il primo ufficiale invia a un suo amico, un vecchio ottuso: nonostante abbia salvato con il suo carisma l'equipaggio del Nan-Shan dal caos e dalla morte, resta solo ed incompreso da tutti.

Personaggi secondari

* Secondo macchinista: è l'uomo che, grazie alla sua bonarietà e al suo linguaggio colorito, rafforza i rapporti tra sala macchine e coperta.
* Nostromo: "scimmione" potente e grossolano, è un uomo di una bonarietà quasi stupida, "facilone e loquace".
* Solomon Rout: è il capo macchinista, è l'uomo più "affettuoso" dell'equipaggio: assolve più o meno la funzione di padre e viene per questo chiamato "Papà Rout".
* I coolies: vengono raffigurati come una "massa": più che partecipare, fungono da sfondo alla vicenda, creando talvolta problemi.
* Timoniere: è uno degli uomini più determinati: durante il tifone, rimane da solo a reggere il timone impazzito.
* Uomo in azzurro: è il primo ad assistere all'attracco del Nan-Shan.
* Soci Sigg: affidano la nave al capitano Mac Whirr.
* Il "cinese": funge da interprete sul Nan-Shan.

Analisi

Rappresentazione del tempo

La storia comincia in una mattina non ben definita. Le vicende narrate coprono un arco di tempo che dura circa settantadue ore: il viaggio del Nan-Shan comincia verso le dieci; alle otto di sera Jukes scrive sul diario di bordo e verso le dieci o le undici scoppia il tifone (inizio del secondo giorno); Verso l'una e mezza il Nan-Shan entra nell'occhio del tifone, ma dovrà ancora affrontare una dura lotta per uscire definitivamente, il che avviene al mattino del terzo giorno. La storia termina la mattina dopo, quando il Nan-Shan attracca nel porto. L'intreccio della storia è molto contorto. Nel primo capitolo vi sono molte analessi (che descrivono la storia del capitano Mac Whirr, di come riuscì a prendere il comando della nave e il carattere di Solomon Rout e di Jukes). Nel secondo, invece, la storia avanza lineare, anche se lentamente. Nel terzo capitolo il tempo viene rallentato fino a creare una grande tensione nel lettore. Nel quarto capitolo sono combinate sia analessi che prolessi: quando il nostromo parla del problema dei coolies, in realtà dice solo che c'è un problema, e il racconto della cosa passata (e quindi analessi) avviene in seguito (e quindi prolessi). Nel quinto il tempo è lineare, ma vi è un brusco salto: non viene narrato il secondo passaggio nel tifone, ma viene anticipato bruscamente il lieto fine: " 'Mi spiacerebbe perderla.' | Quel dispiacere gli fu risparmiato.". Nell'ultimo capitolo i vuoti di narrazione vengono colmati dalle tante analessi (ovvero dalle lettere scritte) presenti.

Rappresentazione dello spazio

Nella descrizione dello spazio si nota una contrapposizione fra i luoghi in terra e in mare. L'autore usa espressioni differenti per questi due spazi: il mare è connotato positivamente, la terra, invece, in modo negativo. Nelle espressioni usate dall'autore, gli spazi terrestri appaiono aridi e chiusi dove si chiacchiera solo, o luoghi squallidi e tetri dove si fatica in modo disumano. Le espressioni relative al mare, invece, aprono dinanzi al lettore spazi ampi e infiniti. Quando si parla della nave i luoghi appaiono circoscritti e definiti in modo preciso e rigoroso; occorre quindi fare una distinzione fra "sopra coperta" e "sotto coperta". Mentre nella nave i luoghi sono ristretti ed angusti, i mari appaiono infiniti e ricchi di sorprese e di imprevisti. Ma anche le ampiezze sconfinate del cielo e del mare diventano a misura d'uomo. I mari della Cina sono dunque porzioni ristrette di oceano, costellate di isole, fondali, scogliere che obbligano il capitano ad una vigilanza continua e a trasferire il suo alloggio nella sala nautica: essi parlano all'uomo di mare, suscitando attenzione e concentrazione, costringendo lui, piccolo e solo, tra mare e cielo ad aggrapparsi alla sua minuscola "realtà": in essi egli diviene protagonista.

Linguaggio

In questo libro prevale la descrizione sulla narrazione e sul dialogo. I tempi verbali più usati sono l'imperfetto indicativo (che viene usato soprattutto nella descrizione), il passato remoto (che viene usato nella narrazione), il presente indicativo (che viene usato in monologhi e dialoghi e per indicare le cose valide in ogni circostanza), infinito presente, i tempi del periodo ipotetico di tipo irreale (ovvero congiuntivo imperfetto e condizionale passato) e il condizionale passato (inteso come un'azione futura del passato). Il linguaggio usato (almeno in questa traduzione) non è particolarmente complesso, anche se figurano spesso termini specifici marinareschi (elencati in un dizionarietto alla fine del libro!).

Scelte stilistiche

Almeno in questa traduzione, la costruzione del periodo non è troppo pesante o complessa, anche se presenta alcuni "buchi" nella narrazione. Per quanto riguarda il discorso, figurano spesso il discorso raccontato e il discorso indiretto libero, affiancati da discorso indiretto e da discorso diretto. Il numero delle proposizioni subordinate è di poco maggiore di quelle coordinate.

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