Kitchen di Banana Yoshimoto


A differenza dei brani in cui si vede come la famiglia sia fonte di conflitti tra le generazioni: gli obblighi, i ritmi, la routine, consolidati nel corso del tempo all’interno della piccola società fondata da due adulti, provocano nei figli che crescono un senso d’insofferenza e di rifiuto. Eppure quelle abitudini che ci sono state imposte e che abbiamo a fatica tollerato si rivelano dolci quando vengono irrimediabilmente perdute. La protagonista, rimasta orfana e sola, cerca di rivivere il calore e l’intimità degli affetti familiari accettando l’ospitalità di amici molto particolari. Anche un surrogato di famiglia, composta da persone estranee e nella quale i ruoli sono assolutamente confusi, può creare l’illusione di un ritorno alle sicurezze, alla stabilità, al senso di protezione vissuti nell’infanzia e nell’adolescenza.
Della casa in cui viene accolta, e degli appartamenti che abiterà in seguito, Mikage ama soprattutto la cucina, ambiente che evoca in lei ricordi dell’infanzia e delle persone care. Nella cucina la protagonista ritrova l’intima atmosfera di una famiglia che non ha più, e solo nell’attività culinaria può godere rari momenti di tregua dall’angoscia che costantemente l’attanaglia.
La giovane Mikage, io narrante del romanzo Kitchen di Banana Yoshimoto, perde la nonna, ultimo familiare rimastole dopo la morte dei genitori. Sola e confusa, la ragazza accetta l’ospitalità del suo amico Yuichi Tanabe e della sua eccentrica madre, il transessuale Eriko, pronto ad accogliere Mikage come una figlia. In questa confusione di ruoli è difficile per Mikage prendere atto dei veri sentimenti che la legano a Yuichi. L’ambiguità sembra essere infatti la caratteristica dei rapporti della protagonista con le persone più care: la sua nuova madre è in realtà un uomo e il fratello acquisito è il ragazzo di cui s’innamorerà e con cui deciderà di vivere la sua vita. Inoltre anche all’interno della coppia i ruoli sono ribaltati: Yuichi ha una personalità “femminile” e sfuggente mentre è Mikage ad assumere iniziative in campo amoroso. In relazione al tema dell’omosessualità e alla scarsa verosimiglianza del racconto, che pur risponde a una logica interna, si sono trovati interessanti confronti con gli shojo manga, i fumetti giapponesi per ragazza. Anche lo stile del racconto, estremamente sintetico e impressionistico, ovvero concentrato su immagini e sensazioni senza un raccordo descrittivo, richiama la velocità e la tendenza all’ellissi tipiche del fumetto.
Banana Yoshimoto è nata a Tokyo da una famiglia di intellettuali: è infatti figlia di un famoso saggista giapponese. In Italia è diventata un caso letterario nel 1991, quando apparve Kitchen, romanzo che conquistò il pubblico giovanile per il suo stile immediato e intenso e per la drammaticità dei temi trattati.
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