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''L'isola di Arturo'' di Elsa Morante

L’isola di Arturo di Elsa Morante

"L'isola di Arturo" è un romanzo scritto da Elsa Morante straordinario per l'intensità emotiva che esprime, anche perché la parabola dell'adolescenza, che è la tematica principale, è resa in modo chiaro e diretto. Il protagonista, Arturo, è un mio coetaneo orfano della madre, conosciuta solo attraverso un ritratto su una cartolina:<<Figurina stinta, mediocre e quasi larvale; ma adorazione fantastica di tutta la mia fanciullezza>>. Il suo prototipo di vita ed exemplum è il padre, un uomo affascinante e brusco, coinvolto per pura passione in viaggi mirabolanti e misteriosi. La sua presenza sull'isola di Procida era addirittura un onore per il giovane protagonista, che si sentiva superbo e privilegiato. Durante i viaggi del padre la sola compagnia era quella di un cane, Imaccolatella, che rappresenta l'unica figura femminile della sua infanzia; alla sua morte Arturo cresce nella solitudine, istruendosi tuttavia con libri vari. Proprio la monotonia della fanciullezza, la carenza d'affetto, lo portano al disprezzo per le donne ad eccezione di colei che gli ha donato la vita; bisogna dire che però il disprezzo per le donne è anche passivo: nasce anche dal fatto che abitava in una casa detta dei "Guaglioni" dove le donne non avevano accesso, lasciata in eredità al padre Wilhelm, da Romeo l'Amalfitano, suo grande amico. Dopo uno dei suoi viaggi, il padre ritorna con la giovanissima sposa, Nunziata, che Arturo vede come una figura ostile, la sente estranea e ne è turbato. La ammonisce diverse volte per il suo comportamento confidenziale e ritiene un'onta la proposta della matrigna di chiamarla mamma o semplicemente "mà". Cerca di maltrattarla, offenderla, incuterle terrore come il padre, per avere autorità. Tutto quest'odio che nutre per lei si tramuta, al momento della nascita del fratellastro Carmine Arturo, in dolcezza e poi inconsciamente in amore. Quella che era una figura rozza, povera diventa la regina delle donne, la regina del suo cuore e addirittura è geloso del neonato e simula un suicidio per ricevere le cure di Nunziata. Quando finalmente vi riesce distrugge tutto con un bacio, un bacio innocente, puro e pieno d'amore che si rivela invece un bacio fatale. Dopo il rifiuto della matrigna e il comportamento freddo che lei assume nei suoi confronti, Arturo cade nel vuoto, nel dolore e il suo umore cupo e negativo non gli fa apprezzare la fase stupenda della vita nella quale è entrato: l'adolescenza. L'impressione che aveva di Nunziata viene mutata radicalmente e ora quella del padre inizia a sfatarsi e passa in secondo luogo. Nella vita di Arturo compare un nuovo personaggio, Assunta, una vedova ventunenne attratta da lui. Ne L'isola di Arturo il ragazzo lusingato intrattiene una relazione segreta con lei, basata sul sesso senza alcun bacio, poiché ritiene il bacio un gesto scaturito dall'amore e quindi consacrato a Nunziata. Ed è proprio quando si incontra con Assunta che capisce i suoi veri sentimenti per la matrigna. Dunque cerca di farla ingelosire facendosi notare di proposito mentre scambia sguardi di intesa con l'amante o la accompagna a casa. Mentre era di ritorno alla sua dimora, un giorno assiste a un diverbio violento tra Nunziata e Assunta, e il comportamento della prima (che per un motivo falso e futile quasi giunge a colluttazione) nasconde l'amore che anche lei provava per il figliastro, ostacolato dal matrimonio. Persa l'amicizia e l'affetto di Nunziata, Arturo ritorna a focalizzare l'immagine del padre, triste forse a causa della sorte toccata a un suo amico ergastolano. Dopo averlo seguito scopre che in realtà l' "ergastolano" del Penitenziario di Procida era un semplice galeotto, scagionato dopo due anni e pagato da Wilhelm per accompagnarlo in uno dei suoi viaggi. Arturo indignato si rivolge al padre arditamente, con spregio e lo accusa di essere un traditore, un bugiardo, una "parodia". Dunque medita di partire però prima dichiara il suo amore a Nunziata e dopo una nuova delusione, fugge. La matrigna mortificata lo cerca invano. Ormai non ha sentimenti per nessuno, né odio, né amore e si rifugia in una grotta. A questo punto c'è un colpo di scena: il ritorno di Silvestro, il suo balio, che come un deus ex machina è pronto a salvarlo e a consolarlo. La sua sosta è breve infatti deve partecipare alle seconda guerra mondiale e Arturo vede nel servizio militare una fuga perfetta dal rancore dall'amarezza. Dopo aver racimolato alcuni oggetti utili partono. Arturo abbandonando l'isola di Procida abbandona anche l'adolescenza e si svincola dalla fantasia.

Il profilo che si evince del protagonista è molto variegato in quanto Arturo è un personaggio dinamico e quindi in continuo cambiamento e l'isola è la metafora della sua vita. Arturo è il nome di una stella e il nome di un re e di questo ne è fiero e orgoglioso. E' grande quanto la sua isola e il suo universo fatto di reiterati sentimenti, di Certezze Assolute, di viaggi fantastici viene portato all'esasperazione proprio per rendere evidente l'identità tra la vita futura immaginata e quella presente vissuta. Arturo è schiacciato sempre di più alla vita dal suo crescere e dal suo essere abbandonato dagli eroi e questo è il taglio netto che lo separa dalle illusioni. Le ferite non sono più le ginocchia sbucciate ma tuttavia combatte la costernazione e sfida i suoi sentimenti, positivi e negativi. La sua solitudine, il suo dolore non lo rendono ambizioso dal punto di vista affettivo ma anzi gli fanno desiderare e apprezzare le cose semplici come un bacio, una carezza, un complimento…
L'episodio che mi ha coinvolta maggiormente ne L'isola di Arturo è quello della nascita di Carmine perché si evidenzia la vera purezza di Arturo. Nella ricerca disperata di aiuto, pensa a Nunziata, al suo dolore e per la prima volta vede in lei la figura di una madre ed è travolto da un grande affetto, da un sentimento di consolazione e quasi di riposo ma allo stesso tempo ha tante preoccupazioni, tante paure…come ad esempio ha paura di perderla così come ha perso la propria madre e fa di tutto per evitarlo. Dopo il parto, vedendo la matrigna rinvigorita e gaia, il grigio della sua vita si trasforma in un bagliore, in un'immensa felicità che sembra coinvolgere tutta l'isola e incendiare la sua anima. La gelosia che poi nasce in lui quando osserva la ragazza accudire il suo bambino è comica ma tenera e gli fa desiderare ancora più vivamente la sua mamma, assumere atteggiamenti puerili e dolci. La nostalgica e ironica fantasia di Arturo, la voce narrante in cui la Morante si identifica, non <<saprà mai concepire>> la ristrettezza della morte. E così, al ritmo di una musica sinfonica, trasformando l'umile, storica realtà nel mondo atemporale del mito, l'eroe - ragazzo dal nome di stella, rievoca la propria infanzia e la propria fanciullezza. Elsa Morante non racconta l'iniziazione alla vita, bensì la indaga e la illustra per esemplificare le tappe fondamentali di quel percorso che porta dall'isola della fanciullezza alla conoscenza di sé e al mistero della vita adulta. Quanto più manifesta e lascia trasparire, tanto più vanifica e nasconde il potere suggestivo delle immagini e dei simboli. Tutto il romanzo è scritto, conoscendo e ignorando al tempo stesso, la medesima certezza: <<fuori dal limbo non v'è eliso>>.
L'eccentrica e ambigua scrittura che adopera la Morante ne L'isola di Arturo, aderendo alla letteratura della seconda Guerra Mondiale, racconta cose reali, non fiabe. L'isola di Procida, il mare, le case, le botteghe del porto, la "Casa dei Guagliuni", il penitenziario e tutti personaggi sono minuziosamente descritti ma tutto sfuma nella favola e nell'allegoria e viene poeticamente trasfigurato.
L'isola di Arturo è un romanzo coinvolgente, appassionante, profondo, ricco di emozioni e di suspence. Elsa Morante è riuscita a farmi vivere e a impersonare i sentimenti del protagonista. E' una storia travagliata, realistica e avvolta da un alone di magia che cattura il lettore. Le problematiche trattate sono molto attuali e per questo rendono il romanzo vivo e riflessivo dal punto di vista psicologico. Consiglio la lettura ai miei coetanei e anche agli adulti affinché possano ripercorrere e ricordare l'isola della fanciullezza…l'isola alla quale ciascuno di noi è legato!

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