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L’Illuminismo in Francia di Georges Benrekassa


La Francia è sempre stata esaltata come patria dell’Illuminismo e grembo natio del mondo dotto e nuovo. Occupò questa carica in seguito a un rinnovamento intellettuale, politico, economico, del vigore morale e dei pilastri sociali. La Francia ha dettato i parametri di costruzione dell’Europa illuminista. Il modello di vita privilegiato che su poteva trovare nella Francia settecentesca - invidiato, imitato e criticato - era il termine di confronto che gli altri paesi utilizzavano per quantificare la riuscita dei loro tentativi di vita civile. La supremazia culturale francese però, non è sempre stata riconosciuta come tale, ma solo come un mero ingigantimento della realtà, attuato con spirito di propaganda e autocelebrazione. Gli oppositori dell’Illuminismo lo etichettavano come un cosmopolitismo estremo e vuoto.
Il rinnovamento francese dovette far fronte a alcune problematiche:
• la presenza di una società post-tridentina, era presente un forte controllo da parte della Chiesa che cercava di censurare la letteratura, ambendo al ristabilimento dei valori morali;
• la divisione del popolo in caste molto rigide e con tenori di vita opposti;
• la storia che impregnava il paese tradizioni e ideali passati.
Nonostante questo, il paese ebbe le capacità di ispirarsi all’Inghilterra. Sia da un punto di vista economico che politico. Economico grazie al notevole trionfo della borsa inglese, e politico perché l’Inghilterra presentava una democrazia e una libertà politica che in Francia non era mai state presenti.
La Francia illuminista ebbe la capacità di non ritenersi più al centro dell’universo e integrare culture differenti alla propria.
Gli illuministi creavano una voce collettiva contro gli inganni dello Stato e della Chiesa.
Lo scopo che gli Illuministi perseguivano era di avvicinare i governatori politici e religiosi della Francia al popolo, ergo gli illuministi studiavano dove i due ambiti confinavano e cosa potesse funzionare da tramite tra i due mondi. Il loro obbiettivo era di vedere i partecipanti alla sfera del potere e i letterati illuministi in un solo gruppo.
Secondo i philosophes, i gesuiti e lo Stato della Chiesa erano un ostacolo per la loro idea di società senza confini. All’interno dello stato della Chiesa vi erano anche coloro che concordavano con le idee illuministe, ma per la maggior parte erano in lotta con essi.
Gli Illuministi non apprezzavano lo Stato della Chiesa per via:
• della gerarchizzazione al suo interno
• l’immobilità dei beni a manomorta
• l’impossibilità della libertà di pensiero (come ad esempio “La lista dei libri proibiti”).

I Gesuiti si erano macchiati della presunzione di essere fautori del disordine politico e accusati di sperare, di nascosto, in una monarchia universale. Furono di conseguenza oggetto di un rifiuto politico e sociale, nonostante l’educazione gesuita, se pur caratterizzata da un tifo per la monarchia e l’estremo patriottismo, insieme al ruolo storico della Francia, segnò profondamente il concetto di cultura moderno. I Gesuiti infatti portarono al << civiliser >> l’umanità, come ad esempio: l’intelligenza e socievolezza dei rapporti, l’educazione dei sentimenti e la creazione delle istituzioni culturali, come il teatro.

La Francia al suo interno presentava un traffico di idee innovative, talvolta illegali, come ad esempio la diffusione di manoscritti clandestini, ritenuti degli attacchi contro il buon costume e che non favorivano il controllo della società da parte della Chiesa. La Francia divenne per questo un porto d’attracco per una forma di cosmopolitismo misurato e accettabile. Gli illuministi auspicavano a delle relazioni sociali con un registro meno grave, denunciando la consapevolezza del mondo delle apparenze che si era sviluppato nei salotti francesi. Apparenze composte e rigide date da un miscuglio di convenzioni nazionali, che coinvolgevano una limitata complicità tra gli individui, un cinico riconoscimento e una aristocratica tolleranza.

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