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Il visconte dimezzato

In questa opinione voglio parlare del romanzo "Il visconte dimezzato", scritto da Italo Calvino nel 1952. Tale romanzo costituisce il primo tassello della trilogia di racconti fantastici "I nostri antenati", insieme a "Il barone rampante" ('57) e a "Il cavaliere inesistente" ('59).

In estrema sintesi: l'autore racconta del visconte Medardo di Terralba, analizzando, in un ambiente fantastico e simbolico, psiche, sentimenti, azioni e reazioni dell’uomo di fronte ai fatti che gli riserva la vita.

E' la storia di un nobile che partecipando a una guerra contro i turchi, viene straziato da una palla di cannone. Da quel momento il suo corpo risultera' diviso in due metà. Dapprima ritorna al paese d'origine una meta', che si scoprira' essere la meta' maligna. Il Gramo (così come viene chiamato dai sudditi) inizia ad attuare terribili atrocità: provoca la morte del proprio padre, attenta alla vita del nipote (che è il narratore dell'intero racconto), appesta la balia Sebastiana, compie gratuitamente altre azioni malvage.

Dopo qualche giorno ritorna in patria anche l'altra metà del visconte, quella che si credeva dispersa in guerra, ma che in realtà era stata recuperata sul campo di battaglia da due eremiti, che avevano provveduto a medicarla e salvarla. Questo lato del visconte era tanto buono quanto l'altro era malvagio. Questa metà si potrebbe definire "buonista": essendo eccessivamente buono il visconte si impicciava negli affari altrui e per questo riuscì presto a farsi odiare quanto l'altra sua metà.
I due mezzi protagonisti si innamor
ano della stessa ragazza, una pastorella di nome Pamela.
Viene fissata la data delle nozze e si presenta solo il Buono, dato che il Gramo finisce in un fossato. Si arriva dunque al duello finale: inizialmente sia il Buono che il Gramo cercano di colpire nell'avversario la parte mancante, che dovrebbe essere quella occupata da loro stessi. Alla fine le due metà si feriranno proprio in corrispondenza della divisione originaria: "i sangui che già erano stati uno solo ritornavano a mescolarsi per il prato".
Al dottor Trelawney, in un lampo di genio, viene in mente di ricongiungere le due parti, ottenendo così alla fine un visconte unico, un miscuglio di cattiveria e bontà, "ma è chiaro che non basta un visconte completo perché diventi completo tutto il mondo".

Nel romanzo si insiste sull'ambiguità di fondo degli altri abitanti: il dottor Trelawney, che non si interessa di medicina, ma preferisce giocare a tressette o osservare i fuochi fatui, il falegname Pietrochiodo, sommo inventore, a cui però riescono meglio gli strumenti di tortura commissionati dal Gramo. L'autore sembra quasi voglia allertarci del pericolo di una scienza e di una tecnica distaccate dall'umanità.

Caratteristica di Calvino è la presenza nei suoi romanzi di due protagonisti contrapposti, si ricordino ad esempio "Le città invisibili" (Marco Polo e il Khan) o "Il barone rampante" (i due fratelli, Cosimo che vive sugli alberi e Biagio rimasto a terra).
Il linguaggio è semplice e scorrevole anche se sottende simbolicamente ad ampi discorsi morali.

Interessante è il raffronto di quest'opera con il celebre "Dr Jekyll and Mr Hyde" di Stevenson, alle cui opere certamente Calvino si è ispirato.
Ad esempio già il nome del dottor Trelawney è lo stesso di un personaggio della stevensoniana "Isola del Tesoro". Inoltre il suo laboratorio assomiglia a quello del dr Jekyll.
In entrambi i romanzi
si afferma che la persona non è una sola, ma in realtà due: "Non io solo, Pamela, sono un essere spaccato e divelto, ma tu pure e tutti".
Anche nella struttura si raffigurano delle coincidenze: entrambi i romanzi hanno dieci capitoli, ma se nel X capitolo del romanzo stevensoniano si assiste alla separazione di Hyde da Jekyll, nell'ultimo capitolo del "visconte dimezzato" si ha specularmente il ricongiungimento delle due metà.

Italo Calvino, alcuni anni dopo la pubblicazione, così si espresse sul suo romanzo:
"Volevo scrivere una storia divertente; avevo questa immagine di un uomo tagliato in due ed ho pensato che questo tema dell'uomo dimezzato fosse significativo, avesse un significato contemporaneo: tutti ci sentiamo in qualche modo incompleti, tutti realizziamo una parte di noi stessi e non l'altra.

Io credo che il divertire sia una funzione sociale, corrisponde alla mia morale; penso sempre al lettore che si deve sorbire tutte queste pagine, bisogna che si diverta, bisogna che abbia anche una gratificazione; questa è la mia morale: uno ha comprato il libro, ha pagato dei soldi, ci investe del suo tempo, si deve divertire. Non sono solo io a pensarla così, ad esempio anche uno scrittore molto attento ai contenuti come Bertolt Brecht diceva che la prima funzione sociale di un'opera teatrale era il divertimento. Io penso che il divertimento sia una cosa seria."

Note:
Esistono varie edizioni di questo romanzo. La più economica credo sia quella contenente l'intera trilogia:
Italo Calvino
"I nostri antenati"
Mondadori, I Miti Novecento, Milano 2000
Lit. 7900

Il libro è reperibile per l'acquisto in libreria e credo, essendo l'autore molto popolare, anche in altri punti vendita (grande distribuzione, edicole, etc).
Penso sia
molto probabile prendere a prestito il romanzo in una qualsiasi biblioteca decente.

Se avete letto il libro e avete un po' di tempo da perdere in Rete potete cimentarvi in un articolato quiz sul romanzo:
http://www.****.it/site/gioco/gioco_test00e.html

Al punto 6 ho confrontato l'opera con il "Dr Jekyll and Mr Hyde" di R.L.Stevenson.

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