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Il ladro di merendine

AUTORE: Andrea Camilleri
TITOLO: Il ladro di merendine, 1996
AMBIENTI: La storia è ambientata a Vigata, una cittadina inventata della Sicilia e in alcuni paesi vicina ad essa. Vigata è una cittadina abbastanza moderna con molti abitanti e simboleggia la Sicilia più tipica.
TEMPO DELLA STORIA: Nel libro compaiono alcuni indicatori di tempo da cui si deduce facilmente che la storia è ambientata nella seconda metà degli anni Novanta:lo si capisce dall’attività che faceva Lapecora prima della morte e dal comportamento dei personaggi; lo si intuisce anche dal fatto che si parla di immigrazione, una fenomeno che succede ai giorni nostri.
SINTESI DELLA TRAMA:
Questo libro parla di due omicidi, uno di un tunisino e l’altro di un uomo, che all’inizio sembrano diversi, ma poi si scopre che sono legati tra di loro. Infatti Salvo Montalbano, commissario di Vigata, cerca e trova gli elementi di connessione tra i due omicidi, quello del signor Lapecora, trovato morto nell’ascensore del palazzo in cui abitava, e quello di un tunisino, Ahmed Moussa, trovato su un peschereccio a Mazara del Vallo.
Interrogando gli inquilini del condominio dove viveva Lapecora, Montalbano riesce a comporre il puzzle che gli si presenta e ad avere un quadro generale della situazione sempre più chiaro: la moglie scopre l’infedeltà del marito, ma non agisce subito; sale su un autobus con la scusa di dover andare a trovare la sorella malata, per procurarsi un alibi e quindi torna indietro ed uccide il marito. Karima, l’amante di Lapecora, prima di essere uccisa riesce a far fuggire il figlio François. Questo sarà poi protetto da Montalbano e da Livia, fino a quando il commissario, con un ricatto, riesce a costringere il colonnello Lohengrin Pera a far ritrovare il corpo della ragazza.
Montalbano viene così a sapere come due anni prima, la polizia di Tunisi aveva proposto un accordo per eliminare un pericoloso terrorista, Ahmed Moussad,e la questura aveva rifiutato.
Poi a Tunisi avevano scoperto che la sorella di Ahmed, Karima abitava in Sicilia, e Fahrid, il braccio desto di Ahmed aveva intenzione di aprire una base operativa in Sicilia servendosi della donna. Fahrid prese contatto con Karima, la quale costrinse Lapecora a ripristinare la sua ditta di importazione, un’ottima copertura, in quanto permetteva di comunicare con la Tunisia tramite finte lettere commerciali.
Poi Amhed venne in Italia, convinto dal suo collaboratore Fahrid, ma il comandante del peschereccio lo portò dritto nell’agguato che gli era stato teso, proprio dove il tunisino venne ucciso. Fahrid, alla notizia si reca ad uccidere Lapecora ma, con grande stupore scopre che l’uomo era già stato eliminato. Allora decide di uccidere Karima e il figlio, gli ultimi testimoni. Poi ritorna in Tunisia. Pochi giorni dopo il ricatto, Montalbano viene a conoscenza del ritrovamento del cadavere di Karima, così da rendere legale l’adozione di François, che comincia una nuova vita con la sua nuova famiglia, la sorella di Mimì.
PERSONAGGI :
Montalbano, il commissario di Vigata, nonché il protagonista
Augello, vice-commissario
Livia, la fidanzata di Montalbano
Clementina Vasile, signora anziana che fornisce dati utili per le indagini.
Mimì, Fazio, Catarella, Gallo, Galluzzo sono i collaboratori del commissario
Lapecora, l’uomo ucciso trovato in ascensore
Karima, tunisina frequentata da La pecora François, figlio di Karima
MESSAGGIO DELL’AUTORE: Montalbano ci comunica il messaggio principale del libro, ossia che non si devono superare certi limiti (omicidio di Karima). Infatti, nel dialogo con l’agente Pera, il commissario si scalda molto poiché non condivide le opinioni dell’interlocutore, non crede che lo Stato debba sempre mantenere la posizione di giustizia, a volte sbaglia e se così accade deve uccidere o “comprare” coloro che sono a conoscenza della verità. In questo caso a Montalbano faceva comodo ricevere dei piccoli favori ma sa bene di essere molto diverso da Pera.
GIUDIZIO PERSONALE: Mi è piaciuto molto questo libro per la trama avventurosa, però a volte mi ha messo quasi in difficoltà l’uso continuo del dialetto siciliano che si mischiava all’italiano. Questo credo inoltre che sia un modo per coinvolgere il lettore nella trama e nella realtà siciliana.

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