La giacca stregata di Dino Buzzati


Da una situazione inizialmente realistica (una festa, chiacchiere tra persone mai conosciute prima, eleganza) si passa gradualmente a una situazione fuori dei limiti del reale. Il protagonista (sogno o realtà?) si trova infatti coinvolto in una sorta di favola, di quelle in cui qualche oggetto magico regala al possessore la ricchezza o l’abbondanza. E nella vicenda si insinua gradualmente il soprannaturale.
Il tema del patto con il diavolo è ricorrente nella letteratura. A centro del racconto è un fatto prodigioso: dalla tasca di una giacca esce una serie inesauribile di banconote.
Il protagonista cerca, senza trovarla, una spiegazione razionale al fenomeno. dapprima sta al gioco, poi il rimorso prende il sopravvento quando si rende conto che ogni volta che sfila dalla tasca una somma di denaro succede qualcosa di terribile. A questo punto decide di interrompere l’infernale meccanismo, ma è “troppo tardi”.
Ormai ha stabilito con il diavolo un patto che deve essere onorato per sempre, a un prezzo molto alto.
Dino Buzzati nato a Belluno, fino alla morte visse quasi sempre a Milano. Compiuti gli studi in legge, nel 1928 entrò come cronista al “Corriere della Sera”, dove lavorò per tutta la vita, con incarichi diversi. Durante il secondo conflitto mondiale fu corrispondente a bordo di navi da combattimento.
Il suo esordio letterario risale al 1933, quando pubblicò il romanzo Bàrnabo delle montagne, seguito, due anni dopo, da Il segreto del Bosco Vecchio. Qui si ritrovano già alcuni suoi temi fondamentali: il gusto per il magico e l’allegorico, le ampie descrizioni di una natura misteriosa e nordica, selvaggia e aspra. Il romanzo più famoso è però Il deserto dei tartari, che si colloca nella linea della grande letteratura europea tra le due guerre che ha in Kafka il suo maggiore esponente.
Nelle opere successive Buzzati costruisce una lunga galleria di situazioni terrificanti o inquietanti, cariche di mistero e di elementi simbolici.
Registrati via email