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Il formaggio e i vermi di Carlo Ginzburg


1.Il protagonista si chiama Domenico Scandella, detto Menocchio, nato nel 1532 a Montereale, piccolo paese del Friuli. Era sposato e aveva 7 figli, 4 morti. Faceva il mugnaio e fu bandito ad Arba. Nel 1581 era stato podestà del paese, e camararo. Il 28 settembre 1583 era stato denunciato al Sant'uffizio per eresia dal pievano don Odorico Vorai.

2.Menocchio non riconosceva alle gerarchi ecclesiastiche nessuna autorità nelle questioni di fede. Possedeva la Bibbia in volgare, libro ritenuto in quel periodo proibito.
Il 7 febbraio fu sottoposto al primo interrogatorio.

3.Durante il primo interrogatorio Menocchio espone la sua cosmogonia secondo la quale inizialmente tutto era caos, e i 4 elementi, la terra, l'acqua, il fuoco e l'aria, erano tutti fusi insieme.
Il caos si condensa in una massa come il formaggio nel latte, e dentro di esso, nascondo gli angeli e Dio, proprio come si creano i vermi nel formaggio.
Menocchio prosegue affermando che come Cristo, anche tutti noi siao figli di Dio, fatti della stessa natura di Cristo che era un uomo come noi ma con maggior dignità, come si direbbe adesso del papa. Il racconto è ambientato nell'epoca della Controriforma.

5.Alla fine del primo interrogatorio Menocchio chese perdono ma non rinnegò nulla. Inoltre le sue tesi contratticevano la dottrina della Chiesa riguardo al purgatorio: le messe e le elemosine si fanno per l'amore di Dio, il quale decide poi quello che vuole.

6.Durante il secondo interrogatorio Menocchio denunciò l'oppresione esercitata dai ricchi sui poveri, attraverso l'uso, nei tribunali, di una lingua incomprensibile come il latino.
L'esigenza di una Chiesa che abbandonasse i suoi privilegi, che si facesse povera con i poveri, si legava alla formulazione, sulla traccia del Vangelo, di una religione diversa, senza insistenze dogmatiche. Questa religione semplificata non ammeteva limitazioni confessionali, ma l'esaltazione dell'equivalenza di tutte le fedi, sulla base di un'illuminazione concessa in uguale misura ad ogni uomo. Menocchio inoltre dichiarò di rifiutare tutti i sacramenti, compreso il battesimo come invezione degli uomini, come strumenti di sfruttamento da parte del clero. Solo il sacramento dell'altare si sottraeva alla critica di Menocchio, ma reinterpretato in maniera eterodossa.
Questa critica radicale sui sacramenti non si fondava sulla Scrittura che per Menocchio si allontanava insieme ai Vangeli dalla semplicità della parola di Dio. Menocchio credeva nelle buone opere e la santità gli appariva come un modello di vita di comportamento pratico. Inoltre non bisognava venerare le relique e le immagini ma solo Dio. Menocchio inoltre rifiutava di credere ch Cristo fosse morto per redimere l'umanità dal peccato originale.

7.Ma in che modo questo mugnaio friuliano poté esprimere idee del genere?
Il Fiuli della seconda metà del 500 era un società con caratteristiche arcaiche in cui le grandi famiglie nella nobiltà feudale avevano un peso preponderante. L'antico parlamento medievale aveva conservato le sue funzioni legislative, anche se il potere effettivo era nelle mani dei luogotenenti veneziani. L'unica preocuppazione dei veneziani era stata quella di creare un equilibrio di forze tale da neutralizzare le tendenze eversive della nobiltà feudale friulana. I contrasti all'interno della nobiltà si erano inaspriti: si erano creati 2 partiti; da una parte vi erano gli zamberlani, favorevoli a Venezia, riuniti attorno ad Antonio Savorgnan e gli strumieri, ostili a Venezia, guidati dalla famiglia dei Torregiani. Vi fu uno scontro di classe. Durante il giovedì grasso del 1511, poco dopo la crisi seguita alla sconfitta Veneziana ad Agnadello e in coincidenza con un epidemia di peste, i contadini fedeli al Savorgan insorsero, facendo strage di nobili appartenenti a entrambi i partiti. Seguì una feroce repressione della rivolta. Dopo la rivolta si accentuò la tendenza veneziana ad appoggiare i contadini del Friuli contro la nobiltà locale. In questo sistema prese corpo l'istituzione della Contadinanza, organo che aveva funzioni fiscali e militari; attraverso le cernide organizzava una milizia contadina su base locale. Le autorità veneziane erano decise a fare della Contadinanza il rappresentante degli interessi degli abitanti delle campagne. Cadeva la funzione giuridica secondo cui il Parlamento era l'organo rappresentativo dell'intera popolazione.
Le concessioni di Venezia a favore dei contadini friulani miravano a tenere sotto controllo le tensioni latenti nelle campagne friulane e creavano nello stesso tempo un rapporto di solidarietà oggettiva tra i contadini e il potere veneziano, in contrapposizione alla nobiltà locale.

Tra la metà del 500 e la metà del 600 sia per effetto delle ripetute epidemie, sia per l'intensificarsi dell'emigrazione verso Venezia, la popolazione complessiva del Friuli diminuì e grande fu la miseria dei contadini.

8.Un mugnaio come Menocchio di questo quadro politico si faceva un'immagine rudimentale e semplificata. La violenza dell'attacco contro le massime autorità religiose contrasta con la critica molto più blanda nei confronti delle autorità politiche: mentre papa, cardinali e vescovi sono accusati di "strussiare" i poveri dei signori veneziani si dice semplicemente che tengono ladri nella loro città. Per Menocchio l'incarnazione principale dell'oppresione era la gerarchia ecclesistica perchè alla fine del 500 la consistenza della proprietà ecclesiastica in Friuli era molto massiccia.
Per Menocchio tutti gli uomini sono uguali, perchè lo spirito di Dio è in tutti. La consapevolezza dei propri diritti nasceva, per Menocchio, su un piano religioso. Ciò che portava in Menocchio a negarele gerarchie esistenti era soprattutto l'ideologia religiosa che affermava la presenza in ogni uomo dello spirito Santo.

9.In che rapporto era Menocchio con i gruppi della Riforma e con le loro idee?
Menocchio nelle sue tesi aveva rifiutato ogni valore al Vangelo, aveva negato la divinità di Cristo e quindi siamo lontanissimi da Lutero e dalle sue dottrine.
L'ecclesiologia di Menocchio nel quadro religioso dell'Europa 500esca richiama le posizioni degli anabattisti: insistenza sulla semplicità della parola di Dio, il rifiuto dlle immagini sacre, delle cerimone e dei sacramenti, la negazione della divinità di Cristo sono elementi che riconducono al radicalismo religioso degli anabattisti. Il movimento anabattista, dopo essersi diffuso nell'Italia settentrionale e centale era stato stroncato verso la metà del 500 dalla persecuzione religiosa ma alcuni gruppi sopravvissero clandestinamente in Friuli. Ma non sembra possibile definire Menocchio un anabattista anche per il suo giudizio positivo verso la messa e l'eucarestia. Inoltre per gli anabattisti l'unica fonte di verità era Il Vangelo mentre per Menocchio poteva venire dai libri più svariati.

Inoltre Giustificazione e predestinazione, i due temi sui quali si era imperniata la discussione religiosa in Italia nell'età della Riforma, non significavano nulla per Menocchio.
Che cosa aveva a che fare con la Riforma una cosmogonia come quella descritta da Menocchio? Le affermazioni di Menocchio bisogna condurle a credenze contadine. Quindi le affermazioni di Menocchio non si dovranno ricondurre all'anabattismo o a un generico luteranesimo ma a un filone autonomo di radicalismo contadino che la Riforma aveva contribuito a far emergere.

10.Durante il secondo processo si scopre che Menocchio aveva parlato di questioni religiose con Nicola de Melchiori, (il pittore Nicola da Porcia) l'uomo che gli prestò il Decameron di Boccaccio e da cui probabilmente imparò la condanna delle immagini sacre. Il pittore inoltre gli prestò "Il sogno dil Caravia" in cui compaiono temi come la giustificazione per fede, la condanna dei sacramenti come mercanzie del clero e la negazione del purgatorio e quindi l'inutilità delle messe per i morti. Tuttavia si sostiene che il complesso delle idee di Menocchio non si limita a un passivo riecheggiamento di idee altrui.

11.Cosa rendeva così sicuro Menocchio e in nome di che cosa parlava?
Nei suoi discorsi Menocchio metteva in primo piano il proprio razioncinio.
14. Nei libri che possedeva Menocchio vi è prevalenza di testi religiosi sui quali il protagonista faceva riferimento per giustificare le sue idee. Nei suoi libri vi erano vite di santi, il Decamerom, poea semi buffonesco, libro di viaggi, cronoca, tutti testi in Volgare. Inoltre possedeva il Corano.

15.La proposta di inserire le idee e le credenze di Menocchio in un filone profondo di radicalismo contadino portato alla luce, ma indipendente, dalla Riforma è contradetta dall'elenco dei libri che possedeva e su cui giustificava le sue idee.
La chiave di lettura di Menocchio nei suoi libri metteva in luce certi passi nascondendone altri, esasperava il significato di una parola isolandola dal contesto, che agiva nella memoria di Menocchio deformando la stessa lettura del testo. Questa chiave di lettura riinvia a una cultura diversa da quella espressa nella pagina a stampa. Una cultura orale. Fu lo scontro ta una pagina stampata e la cultura orale di cui era depositario a indurre Menocchio a formulare le sue opinioni.

16.Nel primo interrogatorio Menocchio sostenne che Cristo era stato un uomo come tutti gli altri, nato da san Giuseppe e Maria Vergine e spiegò che Maria si chiamava Vergine essendo stata nel tempio delle vergini, affermazione nata dalla lettura del "Rosario della gloriosa Vergine Maria" di Alberto da Castello. Ma egli ribaltò il significato del testo, in cui un particolare diventava il centro del discorso, mutandone il senso complessivo.

19.In Menocchio vangeli apocrifi e vangeli canonici venivano posti sullo stesso piano e considerati testi meramente umani. Inoltre per Menocchio bestemmiare non era peccato perchè chi besemmia fa male soltanto a sè e non al prossimo. Dunque chi non fa male al prossimo non commette peccato e il rapporto con Dio diventa irrilevante di fronte al rapporto con il prossimo.
Per Menocchio inoltre ai doveri verso il prossimo si affiancavano i doveri verso Dio, quelle buone opere che consentono l'uomo di andare in Paradiso, senza che venisse ribadita la superiorità dei primi sui secondi ma le cattive opere verteva unicamente sui rapporti tra gli uomini, sulle capacità dell'uomo di prevalicare sul prossimo. Le tesi sostenute da Menocchio ci fanno capire che nell'Italia del 500 esisteva una tendenza a ridurre la religione a una realtà puramente mondana, a un vincolo morale e politico.

20.In una lettera inviata ai giudici del carcere Menocchio affermò che qel che aveva affermato lo aveva letto nei "Viaggi di sir John Mandeville" che sono una compilazione sia su testi geografici, sia su enciclopedie medievali. E' diviso in 2 parti: 1: itinerario verso la Terra Santa; 2: descrizione di un viaggio verso l'Oriente. Il libro termina con la descrizione del paradiso terrestre.
Il rifiuto di Menocchio del valore sacramentale della confessione ha trovato conferma nella descrizione contenuta in questo libro di "Jacobini". Menocchio ammeteva che il prete poteva dare a chi non sapeva la "cognitione della penitentia" altra cosa che forse ha appreso dal libro. In Mandeville Menocchio potè apprendere alcune tesi sostenute dai maomettani e il rifiuto della crocifissione di Cristo e la critica nel confronti della Chiesa. Questo quadro della corruzione della cristianità fu letto da Menocchio come un testo contemporaneo infatti l'avidità dei preti, i privilegi e le prevaricazioni di quanti si dicevano seguaci di Cristo, erano sotto i suoi occhi ogni giorno.

21.La diversità delle credenze e delle usanze registrate da Mandeville, indussero Menocchio a interrogarsi sul fondamento delle sue credenze. Inoltre la descrizione di antropofagia rituale del libro portò Menocchio a pensare (deformando come era solito il testo, in cui vi era l'incontro tra pagina scritta e cultura orale) che non esiste l'aldilà, non esistono pene e ricompense future, il paradiso e l'inferno sono su questa terra e l'anima è mortale.

22. I "Viaggi" di Mandeville trasmettevano la tolleranza religiosa ed erano solo uno dei molti canali che alimentavano una corrente popolare favorevole alla tolleranza di cui si intravedono tracce nel corso del 500. Un altro era la leggenda medievale dei 3 anelli (Un gran signore aveva deciso che il suo erede doveva essere colui che possedeva un certo suo anello prezioso. Egli aveva donato 3 anelli di cui solo uno era quello giusto ai suoi 3 figli, e ognuno di loro sosteneva di avere il vero anello ma per la loro somiglianza non si poteva sapere con certezza. Allo stesso modo Dio ha vari figli che lo amano e a tutti ha dato la volontà di vivere nella sua legge ma non si sa quale sia quella buona. Leggenda che lesse nel Decameron di Boccaccio (terza novella, 1 giornata).
Il modo di accostarsi ai libri di Menocchio e le sue affermazioni sono il segno di una rielaborazione originale del contenuto in cui si trovavano filoni dotti e filoni popolari.

23.Lo scontro tra l'inquisitore Gerolamo Asteo e il mugnaio Menocchio a proposito della novella dei 3 anelli e dell'esaltazione della tolleranza in essa contenuta appariva il simbolo della Chiesa cattolica che combatteva una guerra su 2 fronti: agli schemi controriformistici e contro la cultura popolare. La risposta di Menocchio alla domanda dell'inquisitore su quale sia la "buona legge" era la tesi dei fautori della tolleranza che in Menocchio si traduceva come un riconoscimento dell'equivalena di tutte le fedi, in nome di una religione più semplificata, priva di caratterizzazioni dogmatiche. Il radicalismo religioso di Menocchio coincideva con le teorizzazioni religiose degli eretici contemporanei di formazione umanistica.

25. Durante il processo Menocchio afferma che che Dio e il caos siano sempre stati assieme e mai separati.

26.Menocchio non era dai libri che aveva tratto la sua cosmogonia. La sua esperienza quotidiana della nascita dei vermi dal formaggio putrefatto serviva a Menocchio per spiegare la nascita dei primi esseri viventi, gli angeli dal caos, dalla materia, senza ricorrere all'intervento di Dio.
Il caos precedette la "santissimà maestà" e dal caos nacquero i primi esseri viventi, gli angeli e Dio stesso che era il maggiore di loro per generazione spontanea. La sua cosmogonia era materialistica-scientifica. La dottrina della generazione spontanea, condivisa da tutti i dotti del tempo era più scientifica della dottrina creazionistica della Chiesa. Ma il rinvio all'esperienza quotidiana non spiega tutto.

27. Nel proporre la sua cosmogonia Menocchio, riecheggiava senza saperlo miti antichissimi: in un mito indiano l'origine del cosmo è spiegata con il coagularsi – simile a quello del latte – delle acque del mare primordiale, battuto dagli dei creatori. Secondo i Calmucchi, al principio dei tempi le acque del mare si coprirono di uno strato consistente, come quello che si forma nel latte, da cui scaturirono piante, animali, uomini e dei. Nel caso di Menocchio si può pensare a una trasmissione orale di generazione in generazione e questa ipotesi è giusdtificata se si pensa alla diffusione negli stessi anni e in Friuli di un culto scimanico come quello dei benandanti. E' su questo terreno di rapporti e migrazioni culturali che si innesta la cosmogonia di Menocchio.

28.Perchè questa cultura lontana potesse venire alla luce era stato grazie alla Riforma e diffusione della stampa. Grazie alla prima un mugnaio aveva potuto pensare di dire le proprie opinioni sulla Chiesa e sul mondo e grazie alla seconda aveva avuto delle parole per esprimere la sua visione del mondo.

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