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"Fontamara", scritta in esilio nel 1930 è la prima fra le opere narrative di Silone in cui l'autore, abbandonata la militanza politica attiva e la voglia di battersi in questioni che non gli rendono soddisfazione( e quindi tirandosi fuori dal suo partito) , continua attraverso la produzione letteraria il suo impegno morale e civile. "Oscuro luogo di contadini poveri", il piccolo paese di Fontamara è il simbolo di tutto il Sud e dei suoi problemi, di cui Silone costruisce un quadro realistico, senza concessioni folcloriche, attingendo al ricordo e all'esperienza diretta. Sottoposti allo sfruttamento dei latifondisti, all'idea di una vita sistematica, monotona, dura e infame, e ai soprusi del regime fascista, i fontamaresi si ribellano rompendo finalmente una secolare rassegnazione. Saranno sconfitti sicuramente dall'avvento fascista stesso, che li porterà sull'orlo della fame, e nella situazione di non riuscire a capire quello che attorno a loro accadeva, ma testimonieranno con il loro sacrificio l'urgenza della lotta e della solidarietà di classe. Per la prima volta nella letteratura italiana, ai cafoni è attribuito il ruolo di protagonisti e di narratori in un'opra che assume così caratteristiche corali ed epiche. Finalmente i poveri, i deboli, e gli incolti parlano: esprimono la loro rabbia, la loro ostinazione, la loro sete di giustizia, capeggiati dal forte Bernardo, che in questo scritto assume il ruolo di ribelle e rivoluzionario. La lingua utilizzata dall'autore è molto semplice, come semplice è anche la descrizione della vicenda. Una descrizione però molto importante, che enfatizza in certi aspetti la cruda realtà.

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