Puskin, Aleksandr - La figlia del capitano

Il giovane Piotr Andreic’ Griniov soprannominato da tutti Petruscia era figlio di un militare ormai in pensione, era rimasto solo perché tutti i suoi fratelli erano morti, cosi il padre e la madre si dedicarono completamente a lui, fu affidato a un anziano signore chiamato Savelic che venne rimpiazzato dopo tanti anni da un certo Beaupre che insegnò al ragazzo tre lingue e le scienze. Quando Petruscia diventò adulto il padre decise di mandarlo a militare, pensò di mandarlo in Siberia visto che nelle grandi città non si lavorava duramente come voleva il padre.
La mattina dopo il ragazzo parti alla volta di Oremburg; Andreic’ era accompagnato dal suo fedele servitore Savelic che doveva fare le veci del ragazzo, tenergli la contabilità e mantenerlo in buona salute come gli aveva ordinato il padre.
La prima tappa del viaggio fu Simbirsk, qui il giovane Petruscia conobbe un certo Zurin che lo sfidò a bigliardo ma il ragazzo perse una somma considerevole; la mattina disse il tutto a Savelic che era all’oscuro della vicenda e anche se l’aio cercò di far riflettere il ragazzo, questo volle in ogni caso saldare il debito perché ne sarebbe andato del suo onore.
Ripreso il viaggio, sulla carrozza c’era il silenzio più totale e ognuno pensava ai fatti suoi; quando il vetturale attirò l’attenzione e affermò che si avvicinava una tormenta e quindi bisognava tornare indietro, ma il ragazzo che non voleva fare tardi all’appuntamento decise spavaldamente di continuare e quando si addentrarono nella bufera, se non era per un uomo che fece strada alla carrozza, i tre sarebbero morti assiderati.
L’uomo li ospitò per una notte e la mattina ripartirono, Andreic’ però volendo ringraziare l’uomo gli donò il giubbotto di lepre, anche se Savelic non era assolutamente d’accordo.
Arrivati finalmente ad Oremburg Andreic’ andò dal generale, e gli fece leggere la lettera scritta da suo padre, il generale dopo poche righe decise di mandare il ragazzo alla fortezza di Bielogorsk al confine con le steppe
Chirghiso-Cosacche, a circa 40 km dalla città.
Durante il viaggio Andreic’ pensava alla fortezza come un grande e possente castello comandato da persone senza comprensione ma quando arrivò trovò solo delle piccole isbe e un piccolo villaggio.
Condotto nell’isba del comandante il ragazzo trovo una gentile signora, una certa Vassilla Jegorovna, che disse al ragazzo che Ivan Kuzmic, cioè suo marito, non era in casa; così la donna si preoccupò di trovargli la sistemazione,
e lo invitò a cena a casa del comandante la sera stessa.
Il ragazzo fu accompagnato nella sua sistemazione dall’altra parte del fiume, con lui dividevano la casa il proprietario, anch’esso un ufficiale, e un certo Svabrin; quando Andreic’ ebbe sistemato le sue cose lasciò Savelic e si diresse di nuovo verso l’isba del comandante, quando entrò si presentò subito a “Ivan Kuzmic” il comandante. Durante il pranzo Andreic’ si accorse di una bella ragazza, Maria Ivanovna, la figlia del capitano. Quando la cena fu terminata lui e Svabrin s’incamminarono verso la loro isba.
Passato diverso tempo il giovane Piotr scoprì molte caratteristiche positive sul forte e sulle persone che vi abitavano, in particolare di Maria Ivanovna di cui s’innamorò; un giorno si decise a scriverle una lettera d’amore che però fu letta anche da Svabrin e questo, geloso del rapporto che Andreic’ aveva con la ragazza iniziò ad insultarlo, ridicolizzandolo e andò a finire che i due si sfidarono a duello.
Per due volte rischiarono la vita: al primo duello furono fermati appena in tempo perché si era saputo che i due dovevano duellare quel giorno, al secondo il nostro protagonista fu ferito alla spalla.
Quando il ragazzo guarì chiese in sposa Maria Ivanovna e mandò una lettera al padre per la benedizione delle nozze, che però fu rifiutata dall’uomo deciso più che mai a far cambiare fortezza al figlio; ma questo non accadde.
Dopo circa un anno dall’arrivo di Piotr alla fortezza di Bielogorsk si scatenò una ribellione contro il regime.
Un certo Jemelian Pugaciov con una banda di ribelli stava sottomettendo alcune zone Cosacche con lo scopo di raccogliere alleati per irrompere a Mosca e avanzava verso la fortezza del capitano Ivan Kuzmic.
La fortezza era pronta a difendersi, l’unico inconveniente fu che Vassilla Jegorovna e Maria Ivanovna non ebbero il tempo di rifugiarsi ad Oremburg, quando Pugaciov attaccò; lo scontro fu durissimo ma la battaglia breve.
I soldati furono fatti prigionieri e solamente chi dichiarava Pugaciov suo sovrano aveva salva la vita, molti morirono compreso il capitano e sua moglie ma molti soldati cosacchi divennero dei traditori, Maria Ivanovna si salvò fingendosi figlia del pope, Svabrin si dichiarò fedele a Pugaciv e Andreic’ fu salvo grazie a Savelic che andò da Pugaciov e gli ricordò il regalo fattogli da Piotr durante la bufera, infatti, il rivoluzionario era l’uomo che li aveva guidati fuori dalla tormenta e a cui Andreic’ aveva regalato un giubbotto di lepre.
Il ragazzo, dopo aver pranzato con Pugaciov e aver salutato Maria Ivanovna, si rifugiò alla fortezza di Oremburg perché ancora fedele alla regina Caterina II; arrivato alla città insieme a Savelic andò ad informare dell’accaduto il generale sul da farsi, c’era chi voleva stare sulla difensiva chi sull’offensiva come Piotr ma infine si optò per aspettare il nemico.
Dopo poco tempo i ribelli arrivarono fino ad Oremburg e qui iniziò una battaglia molto lunga, in quei giorni di guerra Andreic’ ricevette una lettera di Maria che denunciava al fidanzato i soprusi di Svabrin; così Piotr decise di intervenire. Di li a poco il ragazzo fu fermato da delle guardie e portato al cospetto di Pugaciov che lo riconobbe; trattenutosi per la notte i due parlarono del problema di Andreic’ ed anche Pugaciov si convinse che il suo seguace Svabrin era un uomo ignobile che non meritava di vivere, così il gran sovrano decise di seguire il viaggio per punire Svabrin.
Arrivati finalmente alla fortezza Svabrin fu graziato e il giovane e la sua futura sposa dopo aver infinitamente ringraziato Pugaciov se ne andarono e decisero come meta Simbirsk dove Piotr voleva far conoscere ai suoi genitori Maria Ivanovna; i due erano accompagnati da Savelic e da Palaska, la serva della ragazza.
Ai posti di blocco era sufficiente dire “Un amico del sovrano” per poter passare ma naturalmente questo non funzionò nelle città fedeli alla regina Caterina II dove Piotr fu arrestato e portato al cospetto del maggiore del forte.
Questo era Zurin, col quale Piotr Andreic’ aveva giocato a bigliardo perdendo molti soldi e dopo una breve spiegazione della vicenda, ad Andreic’ fu fatta la proposta di rimanere nell’esercito sotto il comando del maggiore. Così, a suo malgrado Andreic’, dovette far proseguire Maria, Savelic, e la serva Palaska a casa dei genitori senza di lui.
Passato molto tempo si seppe che Pugaciov era tornato alla carica con un nuovo esercito di alleati e voleva assaltare Mosca, per fermarlo le truppe di Zurin si mossero verso Simbirsk dove già ardeva la rivoluzione, così Andreic’ chiese se poteva andare a trovare la sua famiglia e Zurin acconsentì.
Piotr ormai impaziente non poteva più aspettare così si precipitò verso casa sua; i contadini si erano ribellati e avevano chiuso i padroni nel granaio, il giovane si fece aprire ma ingenuamente fu chiuso dentro dove trovò tutti i suoi famigliari.
I ribelli comandati da Svabrin incendiarono il granaio ma per fortuna arrivò Zurin insieme agli ussari che in poco tempo soppressero la rivolta e arrestarono Svabrin, il merito era di Savelic che non era stato imprigionato e che, dopo aver rubato un cavallo, aveva avuto il tempo per avvisare il generale.
Pugaciov fu arrestato e la rivoluzione soppressa, però Andreic’ fu arrestato anche lui perché colpevole di un supposto complotto col nemico.
Maria volle parlare con la regina Caterina II e dopo averle spiegato, la regina capì la situazione di Griniov e decise di liberarlo.
L’ultima volta che Andreic’ vide Pugaciov fu quando questo fu condotto al supplizio, si salutarono amichevolmente, e Piotr ripensò ai momenti passati insieme, mentre adesso la sua testa rotolava sul terreno tra le acclamazioni del pubblico.
Piotr Andreic’ Griniov e Maria Ivanovna infine si sposarono vissero nella vecchia casa nella campagna di Simbirsk con i loro figli.

Schema dei personaggi:

Piotr Andreic’ Griniov: Protagonista del racconto, è un soldato coraggioso che sfida la morte per amore di una donna.

Andrej Petrovic’ Griniov: Padre del ragazzo.

Advotia Vassilievna Ju: Madre del ragazzo.

Savelic’: Fedele servitore della famiglia Griniov segue il giovane Piotr in ogni sua avventura; è l’aiutante del protagonista e suo supporto.

Beaupre: istruttore del ragazzo durante l’infanzia.

Ivan Zurin: Inizialmente semplice amico, e maggiore del forte dove Andrej presta servizio

Ivan Kuzmic Mironov: Capitano della fortezza di Simbirsk e quindi maestro e superiore del ragazzo nel periodo di addestramento.

Vassilla Jegorovna: Moglie del capitano
Svabrin Aleksiej Ivanic: Antagonista principale, in diverse occasioni vuole uccidere Piotr perché anche lui vuole conquistare l’oggetto del desiderio.

Maria Ivanovna (Mascia): Oggetto del desiderio conteso tra il protagonista e l’antagonista.

Palaska: serva della famiglia Mirnov che poi seguirà la padrona Maria Ivanovna.

Pugaciov: Rivoluzionario spietato perché assetato di potere e gloria ma riconoscente col protagonista, ha un ruolo principale nel racconto perché salva e favorisce Griniov; può essere definito un “aiuto antagonista passivo” nell’ultima parte del racconto, perché per colpa sua il protagonista viene accusato di tradimento.

Pope e moglie: Aiutano Maria, a scampare all’uccisione da parte dei rivoluzionari fingendo che sia loro figlia.

Caterina II: La zarina.

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